Liborio Salomi, un illustre salentino quasi sconosciuto

liborio salomi

Riccardo Carrozzini, “LIBORIO SALOMI, un illustre salentino quasi sconosciuto”, Ed. Milella – Lecce Spazio Vivo, Lecce 2015

 

di Riccardo Carrozzini

Conoscevo la famiglia Caputo, da Carpignano, fin dagli anni ’80, per essere stato Luigi mio alunno, per alcuni mesi, durante una delle mie sup­plenze di Tecnologia delle Costruzioni presso l’Istituto tecnico per Geome­tri “G. Galilei” di Lecce, poi tirocinante presso il mio studio ed infine mio collaboratore (lo è ancora oggi). Conobbi perciò la sua famiglia: il padre Umberto, la sorella maggiore Margherita e la madre, Cettina Salomi, dalla quale appresi della sua parentela col naturalista Liborio, a me noto, all’e­poca, solo perché a Lecce gli era stata intitolata una traversa di viale Don Minzoni, alle spalle dell’Istituto Marcelline, e una scuola privata, sempre a Lecce. Appresi anche della parentela tra le nostre due famiglie, entrambe provenienti da Soleto, risalente all’epoca del mio bisnonno, Tommaso, che sposò Rosa Salomi, zia del naturalista (figlia di un fratello del nonno, anche questi di nome Liborio).

Tutto sarebbe finito lì, se… il 16 marzo 2006 non fossi stato in pericolo di vita per un brutto infarto che mi consentì, dopo un lungo periodo di con­valescenza, di poter lasciare Ostuni, dove insegnavo da 10 anni, e di poter scegliere, perché utilizzato in altri compiti per motivi di salute, un’altra scuola, anche nella nostra provincia. Ed allora, parlandone con un amico, dirigente scolastico, nel periodo degli esami di stato 2007, gli manifestai il mio desiderio di venire utilizzato nella mia scuola (da studente), il Liceo scientifico “Cosimo De Giorgi” di Lecce. Mi occorreva, però, la richiesta del suo Dirigente, che all’epoca era il prof. Salvatore Dota, che per puro caso, in quei giorni, era presidente, come il mio amico, di una commissione d’esame presso il Liceo “Capece” di Maglie. Perciò: appuntamento, pre­sentazione e, dopo le ferie estive, di nuovo in servizio, ma presso il “mio” Liceo De Giorgi.

Poco tempo dopo fui incaricato dal Preside, insieme al collega Pino Sambati, oggi in pensione, di sistemare, in 4 nuove vetrine fatte apposi­tamente realizzare, una collezione di minerali e, in piccola parte, di fossili che erano stati per lungo tempo depositati più o meno alla rinfusa nello scantinato della scuola e da poco riordinati, in gran parte almeno, con l’a­iuto di un esperto. Stampammo le etichette da incollare sulle basi in legno fatte appositamente predisporre e ci recammo a sistemarli nelle vetrine. Trovammo i minerali e i fossili nelle loro cassettine originali, di cartone, che conservammo, molte delle quali portavano l’etichetta del prof. Liborio Salomi. Eccolo di nuovo. Cercai perciò in rete notizie sul personaggio, per la redazione di una breve scheda informativa da esporre in una delle vetrine, e trovai che vi erano solo poche e frammentarie notizie (niente su Wikipedia!), che però, in qualche modo, furono sufficienti allo scopo, ma anche ad accrescere da un lato la mia curiosità e dall’altro le mie cono­scenze sulla levatura dello studioso il quale, appresi, succedette a Cosimo De Giorgi nella cattedra di Storia naturale presso l’Istituto tecnico “O. G. Costa” di Lecce.

In tempi immediatamente successivi, recandomi per ragioni del mio uf­ficio nella succursale di via Massaglia, vidi, in 4 grandi vetrine, di non recente fattura, una collezione di animali imbalsamati, scheletri e prepa­rati osteologici vari, molti dei quali portavano ancora le etichette origina­li, anche queste del prof. Liborio Salomi. Rieccolo. Chissà perché, però, non ricordavo (e non ricordo ancora) dov’era collocato tutto quel materiale dall’ottobre 1962 al luglio 1967, periodo della mia permanenza, da studen­te, al Liceo “De Giorgi”, nell’allora unica sede di viale Brindisi (oggi De Pietro). Il Preside mi chiese di cercare un bravo tassidermista che potesse occuparsi del restauro della collezione, che versava in non buone condizio­ni di conservazione. Il restauro, però, non poté essere eseguito, probabil­mente per mancanza di fondi, almeno fino al pensionamento del prof. Dota. La nuova Dirigente, prof. Giovanna Caretto, biologa e già insegnante di scienze naturali, per alcuni anni anche nel nostro Liceo, ha portato a compi­mento il recupero della collezione nell’estate del 2012, facendo restaurare anche le vetrine originali e dando al tutto degna collocazione nel grande atrio/disimpegno a piano terra della sede di via Pozzuolo.

Nel frattempo, a maggio dello stesso anno, contattava il Liceo “De Gior­gi” il dott. Nicola Maio[1] per avere notizie su un cranio di delfino, anche questo preparato dal Salomi, facente parte della collezione. Il dott. Maio, che stava preparando una pubblicazione sui Cetacei delle raccolte minori di Puglia, mi informò dell’esistenza di un volume, curato da Arcangelo Rossi e Livio Ruggiero[2], reperibile anche in rete, nel quale vi era anche una foto di quel cranio. Gli inviai le notizie richieste insieme ad alcune foto. La pubblicazione, che ha il titolo prima citato, ha visto la luce di recente[3].

Le numerose coincidenze (?) che portavano tutte a Liborio Salomi han­no progressivamente incrementato il mio desiderio di conoscenza del per­sonaggio, ed avendo la mia scuola in preparazione un nuovo numero dei “Quaderni”, da pubblicare nel 2013, novantesimo anno dalla sua fondazio­ne, volli approfondire le ricerche con l’intento di produrre un articolo da inserire in quella pubblicazione.

Ma ecco quello che non t’aspetti: chiacchierando del più e del meno, Luigi Caputo mi dice che era ancora vivente una figlia di Liborio Salomi, che aveva casa a Roma, ma che più volte all’anno veniva a Lecce. Ed ecco saltar fuori la prof. Teresa, oggi più che ottantenne, con qualche piccolo acciacco, ma decisamente molto vitale e decisa a conservare e tramandare la memoria e l’opera del padre, come ha fatto in tutte le occasioni in cui è stato richiesto un suo contributo, ad esempio nel volume per i 100 anni dell’Istituto “O. G. Costa”, del 1985, e in un convegno su Liborio Salomi tenutosi a Carpignano salentino (suo paese natale) nel 2004. E come ha fatto anche di recente con una ricerca – di tipo genealogico e non – sulla fa­miglia Salomi, durata alcuni anni e pubblicata nel 2013[4]. Con lei si è subito stabilito un ottimo feeling e, con la sua vitalità, ha fatto scattare quell’inter­ruttore che mi ha dato tutta l’energia e gli stimoli necessari per desiderare di mettere insieme tutto ciò che si può trovare su suo padre, ponendo inoltre a mia disposizione tutto il materiale in suo possesso ed i suoi ricordi diretti.

Presto mi sono reso conto che il materiale a disposizione era tanto, e non avrebbe potuto costituire una piccola sezione di un libro dedicato anche a molte altre tematiche, come i Quaderni 2013 che la mia scuola aveva in preparazione, ma doveva diventare un volume interamente a lui dedicato, nel quale trovasse posto tutto il materiale, edito e/o inedito, per illustrare la sua vita, la figura e la sua attività di naturalista, studioso, educatore. Un articolo per i “Quaderni 2013”, necessariamente breve, è stato dato alle stampe ed è stato perciò utile per ricordare la figura di Liborio Salomi e per anticipare il contenuto di questo libro.

Il mio ruolo è stato quello di svolgere alcune ricerche necessarie (che hanno dato in più di un caso esito positivo) e sistemare in un certo ordi­ne tutto il materiale disponibile. Ho cercato di limitare al massimo la mia “presenza”, sia perché ho preferito, dovunque possibile, lasciar parlare i documenti, sia perché le mie conoscenze/competenze non mi avrebbero permesso di approfondire molte cose. Ho consultato tutte le (poche) pub­blicazioni che sono riuscito a reperire e che contengono articoli sul Salomi; ho effettuato indagini presso diversi archivi e biblioteche: l’Archivio di Stato (III Deposito della Provincia, comprendente anche materiale dell’I­stituto “Costa”), gli archivi del Liceo “De Giorgi”, della fondazione “Cape­ce” di Maglie e dell’Istituto “Costa”, la biblioteca provinciale, la biblioteca “Caracciolo” dei frati minori di Lecce. Ho contattato anche l’Università di Pisa, in possesso di un importante scheletro di un cetaceo preparato dal Salomi a soli 19 anni, e ne ho ricostruito tutta la vicenda, inclusa la relazio­ne di accompagnamento scritta da Salomi, che mostra il livello dell’uomo e dello scienziato già a soli 20 anni; ho preso contatti con molte scuole e diversi Istituti universitari ai quali aveva venduto le sue collezioni.

Per gli aspetti che non ero in grado di affrontare (la tesi di laurea, gli appunti di anatomia comparata ed embriologia) ho chiesto ed ottenuto col­laborazione da parte di Stefano Margiotta[5], geologo, di Piero Medagli[6], bo­tanico, e di Elena Valsecchi[7], biologa nonché pronipote di Liborio Salomi. Il mio lavoro è stato perciò quello di approfondire quanto è stato già scritto su Liborio Salomi, attingendo a piene mani da ciò che è stato scritto da Teresa, mettendolo insieme con un ordine prestabilito ed arricchendolo, dove è stato possibile, con ricerche originali, notizie, documenti inediti e contributi di validi specialisti.

Ho pensato anche a lungo al carattere da dare a questo scritto, forse il primo, di una certa consistenza, sulla vita e l’opera di Liborio Salomi. Alla fine, dopo tante chiacchierate con Teresa, si è deciso che dovesse essere solo un mezzo per far conoscere questo figlio del Salento, fino ad oggi decisamente poco noto ai più. Una ricerca sul web, fatta ancora oggi, dà risultati deludenti, fatta eccezione per il sito “Il Salento e la scienza”, creato nell’ambito del progetto finalizzato CNR intitolato “Beni culturali”, in cui al link http://scienzasalento.unile.it/biografie/liborio_salomi.htm si posso­no leggere notizie biografiche di Liborio Salomi. Perciò il contenuto di questo libro è organizzato per rivolgersi ad un pubblico più vasto possibile, con inserimento di numerose note esplicative, rivolte soprattutto ai giovani e agli studenti (ma non solo).

Ed ecco, finalmente, quanto ho potuto mettere insieme. Molto materiale mi è stato dato da Teresa, la cui sola esistenza mi è sembrata un miracolo (quando nacque Teresa il padre aveva 51 anni), quel miracolo che ha co­stituito il volano per questo mio lavoro. Teresa mi ha fornito anche notizie su cose da trovare e persone da contattare. Il resto lo ha fatto la mia pazien­za, la mia curiosità, il mio entusiasmo e la mia disponibilità di tempo. In futuro mi auguro che possa esservi chi avrà ancora più pazienza di me e chi, perciò, possa continuare ed approfondire, ad esempio, le ricerche delle collezioni prodotte da Salomi ancora esistenti in tante Scuole e Università italiane, dalle quali non ho avuto un riscontro proporzionale al mio impe­gno di ricerca.

Anche un’approfondita ricerca diretta presso l’Università di Napoli po­trebbe dare buoni risultati, rintracciando, ad esempio, il fascicolo personale dello studente Liborio Salomi e la sua tesi (originale) presentata e discussa. Poche speranze, in merito, mi ha però dato il dott. Nicola Maio, dell’Uni­versità di Napoli, più sopra citato, che mi ha fornito alcune notizie utili e mi ha informato sul pessimo stato di conservazione del materiale e sulle enormi lacune dell’archivio storico di quella Università. Poche speranze mi ha dato anche il prof. Francesco Zaccaria, fisico della stessa Università, in pensione da diversi anni, da me conosciuto in occasione delle ricerche sulla Cassa scolastica del Liceo “De Giorgi”, che ha attivato le sue conoscenze, non avendo, purtroppo, alcun riscontro.

Decisamente diversa la situazione dell’archivio dell’Università di Fi­renze, dove sono state trovate le (poche) tracce lasciate dal Salomi nel suo breve soggiorno toscano. Mi ha dato una mano per queste ricerche Alberto Bernardini, leccese, architetto e mio compagno di studi universitari, che vive presso quella città.

Il contenuto della tesi di laurea (sempre che la copia pubblicata in questo libro, in possesso di Teresa, sia conforme a quella presentata e discussa), da me trascritta, viene analizzato nello scritto di Stefano Margiotta. Insieme alla bibliografia, in originale, ne viene pubblicata una parte con trascrizione a fronte, quella cioè sui giacimenti della pietra leccese, e la conclusione, ma non quella sui fossili, certamente più da specialisti e che esula dagli scopi di questo scritto. Gli appunti di biologia ed embriologia sono stati invece esaminati da Piero Medagli e da Elena Valsecchi, dei quali riporto le valutazioni, unitamente ad alcuni dei numerosi disegni di Salomi contenuti negli stessi.

I pochi, ma significativi, documenti sulla sua carriera scolastica utili ai fini di questa pubblicazione sono contenuti nel fascicolo personale in pos­sesso dell’Istituto “O. G. Costa”, da me visionato in compagnia di Teresa. Ringrazio la Preside prof. Adas Mazzotta per la sua disponibilità.

Quanto resta degli appunti del Salomi tassidermista, qui pubblicati in fedele trascrizione, può servire anche da utile supporto agli attuali prepa­ratori di animali e/o restauratori delle numerose vecchie collezioni didat­tico-scientifiche nel campo naturalistico ancora esistenti, anche se oggi alcune delle sostanze più pericolose, all’epoca largamente utilizzate, sono state certamente abbandonate. Alcuni disegni superstiti dei suoi preparati osteologici, qui riprodotti, ci mostrano la profondità dei suoi studi e l’accu­ratezza delle preparazioni.

La riproduzione di numerosissime foto (d’epoca e non) e dei documenti più significativi contribuiscono validamente, a mio giudizio, ad inquadrare e valutare la personalità dell’uomo e il valore dello scienziato.

Spero soltanto che queste pagine abbiano diffusione anche tra i non ad­detti ai lavori, in modo che Liborio Salomi possa conquistarsi il posto che gli spetta nella storia del Salento del XX secolo.

Ovviamente Teresa Salomi è stata la mia più importante collaboratrice (io direi quasi coautrice) per questi scritti. Oltre che a lei e a Livio Ruggie­ro (per i consigli, sempre utili, la supervisione di tutto il lavoro e le foto di alcuni preparati), i miei ringraziamenti vanno a tutte le persone, Enti e istituzioni che hanno collaborato, in qualsiasi modo e a qualsiasi titolo, alla riuscita di questa iniziativa. Alcuni sono stati citati in questa prefazione, altri lo saranno nel corpo del testo, come tutti coloro che hanno contribu­ito a darmi notizie sulla produzione tassidermica. Mi scuso davvero se ho dimenticato qualcuno. L’ultimo e il più sentito grazie va alla persona, che ha voluto mantenere l’anonimato, che ha voluto finanziare la stampa del volume, senza il cui contributo il mio lavoro sarebbe stato destinato, pro­babilmente, ad essere pubblicato solo su qualche sito web.

Il volume si articola come segue:

– note biografiche;

– intervista a Teresa Salomi, di Franco Martina;

– approfondimento di singoli aspetti e/o episodi della vita di Liborio Salomi:

  • il percorso scolastico e universitario (Maglie – il Liceo; Firenze e Napoli – l’Università; il capodoglio; Gli appunti di embriologia e di anatomia comparata, di Elena Valsecchi e Piero Medagli; La tesi di laurea: Età ed ambiente di sedimentazione della pietra leccese: gli studi del Salomi e le recenti ricerche, di Stefano Margiotta; la tesi di laurea, prima parte e conclusioni, con trascrizione a fronte);
  • il tassidermista e il preparatore (di scheletri e reperti osteologici, esemplari di minerali, di fossili, di conchiglie; all’interno: breve storia del­la tassidermia, la tassidermia oggi, la tassidermia secondo Salomi, appunti di tassidermia, Liborio Salomi ed Umberto Eco, curiosità);
  • la produzione tassidermica (le collezioni didattico-scientifiche, con documentazione fotografica; foto d’epoca dei preparati tassidermici; i disegni dei sistemi di assemblaggio dei preparati osteologici);
  • la maturità (la carriera scolastica all’Istituto “Costa”; il discorso in occasione della festa degli alberi del 1928; la cava di bauxite; il Gruppo Speleologico Salentino);
  • la morte, i funerali, la tomba di famiglia;
  • personaggi che conobbe o con cui fu in contatto (Pasquale De Lorentiis, Salvatore Panareo, Augusto Stefanelli, Geremia D’Erasmo, Giulio Cotronei, Francesco Bassani, Paolo Emilio Stasi, Gian Alberto Blanc, Ulderigo Botti) ;
  • foto di Liborio Salomi a diverse età, ritratti e schizzi.

Non finirò mai di ringraziare Teresa sia per questa sia per un’altra op­portunità, altrettanto importante, che mi ha offerto, ossia il dono, che ha voluto fare proprio a me, di un diario manoscritto di Cosimo De Giorgi del 1866 (va dall’1 gennaio al 22 agosto), conservato gelosamente per oltre 30 anni da suo padre Liborio e per oltre 60 da lei. De Giorgi aveva, allora, 24 anni, e si trovava a Firenze, capitale d’Italia, per specializzarsi in Chirurgia. Ho appena finito di trascriverlo in vista del suo studio sistematico e della sua pubblicazione. È una vera e propria miniera[8], con un pezzo di storia d’Italia; vi si riconosce integralmente il De Giorgi maturo e si comprende da dove vengano tante conoscenze e tanti interessi dell’illustre salentino.

Ma questa è un’altra storia.

(dalla prefazione del libro)

 

[1] Del Dipartimento di Biologia, Complesso Universitario di Monte S. Angelo, Università degli Studi di Napoli Federico II. Edificio 7, via Cinthia, 21 – 80126 Napoli. I suoi contri­buti sono stati di recente pubblicati nel volume numero 12, settembre 2014, della “Rivista Museologia scientifica – Memorie”, dal titolo Le collezioni di cetacei dei musei italiani, parte prima, cetacei attuali, di L. Cagnolaro, N. Maio e V. Vomero, a cura dell’Associa­zione Nazionale Musei Scientifici

[2] A. Rossi, L. Ruggiero (a cura di), Collezioni Didattiche Scientifico-Tecnologiche in Pro­vincia di Lecce. Un patrimonio da conoscere e valorizzare. Edizioni del Grifo, Lecce 2003, pp. 136.

[3] Fa parte del volume “Le collezioni di cetacei dei musei italiani. Parte prima (cetacei attua­li)”, a cura di L. Cagnolaro, N. Maio, V. Vomero, cit.

[4] T. Salomi, I Salomi, antica famiglia della Grecìa salentina, Lecce 2013.

 

[5] Docente Geologia stratigrafica e sedimentologica – Università del Salento.

[6] Botanico, in servizio presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Am­bientali dell’Università del Salento.

[7] Docente a contratto presso l’Università di Milano Bicocca, Dipartimento di Bioscienze e Biotecnologie.

[8] Nei 234 giorni del diario, scritto a caratteri minutissimi su una piccola agenda (due giorni per pagina, normalmente da 11 a 15 righi per gli avvenimenti di ciascuna giornata), sono citati oltre 650 nomi ed oltre 400 tra località e luoghi geografici. Nello stesso periodo De Giorgi assistette ad oltre 50 tra opere teatrali, opere liriche e balletti.

 

Da punta Palascia a Pisa, ovvero l’ultimo viaggio di un capodoglio.

di Armando Polito

 

Nel Museo di storia naturale e del territorio dell’Università di Pisa, sito nella Certosa di Calci, è custodito nella galleria dei cetacei lo scheletro di un capodoglio … salentino.

Ecco come si presenta nella foto d’epoca pubblicata il 14 giugno u. s.  in https://www.facebook.com/pages/Salento-Come-Eravamo/546048392120110, un sito che si avvia ad essere, a mio avviso, una preziosa banca dati di natura iconografica  del nostro territorio,  grazie al contributo spontaneo di chi, e fa bene, lo segue soprattutto collaborando con l’invio di materiale di gran lunga più importante (e non solo perché testimonianza del passato) di qualsiasi selfie, tanto per citare solo l’ultimo simbolo della dannata voglia di apparire (non essere …) a tutti i costi. In tal senso l’inflazione iconografica consentita dalla tecnologia abbasserà, paradossalmente, la percentuale di immagini che entreranno nella storia: se fino a pochi decenni fa se ne salvava una su mille, ora lo farà solo una su miliardi di miliardi.

La didascalia recita: Il Salentino Liborio Salomi nella foto, ricompose lo scheletro di un capodoglio di 20 metri arenatosi nei pressi di Otranto nel 1902 il mese di Gennaio. Poi acquistato dal museo zoologico di Pisa.

Cerchiamo (non è un nos maiestatis …) di saperne di più, non solo sul capodoglio …

Liborio Salomi (Capignano salentino, 1882- Lecce, 1952), nell’immagine che segue tratta da http://scienzasalento.unile.it/biografie/liborio_salomi.htm , laureatosi a Napoli in Scienze naturali, lavorò presso la Cattedra ambulante per le malattie dell’olivo di Lecce e, quando fu soppressa (alla luce del recente caso della xylella fastidiosa non sarebbe il caso di ripristinarla? …), succedette a Cosimo De Giorgi nell’insegnamento di storia naturale presso l’istituto tecnico O. G. Costa di Lecce, istituto nel quale continuò l’opera di realizzazione di un museo interno avviata dal suo predecessore, del quale provvide a pubblicare la Descrizione geologica e idrografica della Provincia di Lecce per i tipi di Spacciante a Lecce nel 1922.

E a proposito di questo museo non “ufficiale”  non posso perdere l’occasione di ricordare la lodevolissima recente iniziativa di alunni e docenti dell’istituto, il cui resoconto è in http://www.sagreinpuglia.it/puglia-news/news-lecce-e-provincia/39-lecce-news/4485-apertura-a-lume-di-candela-del-museo-di-cosimo-de-giorgi-e-liborio-salomi-lecce-le-25-01-2014.html.

Quando il capodoglio si arenò (così recita la didascalia ma, come vedremo, pare che le cose siano andate diversamente), dunque, il Salomi aveva circa vent’anni.

Per il resto lascio la parola alle immagini che ho tratto dal Catalogo dei cetacei attuali del Museo di storia naturale e del territorio dell’Università di Pisa, alla certosa di Calci, note osteometriche e ricerca storica, a cura di S. Braschi, L. Cagnolaro e P. Nicolosi, in Atti Società toscana di scienze naturali, Memorie,  Serie B, 144 (2007) pp. 1-22 (integralmente leggibile e scaricabile da http://www.stsn.it/images/pdf/serB114/01_braschi.pdf).

Il lettore avrà già notato, a parte il 1802 invece di 1902 nella didascalia, che si tratta dell’immagine speculare della foto precedente; è difficile dire quale sia l’originale, ma non cambia assolutamente nulla.

Nella didascalia si legge il nome scientifico del capodoglio: Physeter macrocephalus L.  (1758). Physeter è trascrizione latina del greco φυσητήρ (leggi fiusetèr)=sifone, sfiatatoio; la voce è da φυσάω=soffiare. Macrocephalus è voce del latino scientifico, dal greco μακρός/μακρά/μακρόν (leggi macròs/macrà/macròn)=grande + κεφαλή (leggi chefalè)=testa. Si direbbe che il profilo delle monoposto di formula 1 abbia tratto da qui ispirazione …

 

Ecco ora la scheda di catalogazione.

La scheda rinvia alla nota storica che di seguito riproduco.

Il Richiardi nominato nella scheda è Sebastiano Richiardi (1834-1904), professore di Anatomia comparata prima a Bologna e poi a Pisa, della cui Università fu rettore dal 1891 al 1893.  Nell’immagine che segue (tratta ed adattata da GoogleMaps) è visibile  tutto il tragitto dal punto di recupero a quello di partenza per Pisa. Debbo dire, infine, che trovo estremamente interessante la nota finale con il costo totale dell’operazione, spese di spedizione comprese, convertito, addirittura, in euro1.

 

Qualche lettore potrebbe dirmi: – Tutto ok, però come mai nel titolo il protagonista è l’animale e non l’uomo, anzi lo scienziato? -.

Risponderei:  – In tempi in cui, se non sei Belen o Balotelli, puoi anche scoprire la cura definitiva di una malattia gravissima e aspirare, tutt’al più, solo all’attenzione di chi ne è affetto e, se ci tengono a lui, dei familiari, il titolo può sembrare sparato, altra piaga del cosiddetto giornalismo di oggi, per avere qualche lettore in più. È vero, un capodoglio, bando alle ipocrisie!, suscita più interesse di Liborio Salomi, cioè della persona senza la quale il mare sarebbe stato per lui, come per tutte le creature che vi vivono, dopo la culla pure la bara. Tuttavia,  la mia scelta non è una forma di scarso rispetto  nei confronti dell’uomo e dello scienziato,  né l’ho fatto per sedurre te o altri ma perché sono certo che Liborio Salomi avrebbe condiviso la mia decisione. Se non ti ho convinto, non me ne faccio una pena, perché ora, come me, forse sai qualcosa in più su di lui avendo letto, era quello che in fondo volevo ma non in base ad un’applicazione privatistica, quella oggi tanto di moda, del machiavellico il fine giustifica i mezzi, queste quattro sgangherate righe. –

__________

1 Notizie leggermente discordanti sulla data e le modalità del ritrovamento e sul prezzo d’acquisto sono in Bollettino del Museo zoologico della regia Università di Genova,  1906, p. 145 (in basso, immagine tratta da http://www.forgottenbooks.org/readbook_text/Bollettino_del_Museo_Zoologico_Della_R_Universita_DI_Genova_1300007799/145).

 

 

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