Il letame ci ha fatti, il letame ci sta affossando

raccoglitore di letame (da union3.le.it)

di Armando Polito

Detto così sembra una contraddizione, una sorta di maledizione o, per chi ha smanie intellettualistiche, una nemesi storica all’inverso.

Probabilmente e paradossalmente ha ragione proprio quest’ultimo (che magari avrà buttato quel nemesi storica a caso…senza aggiungere all’inverso) ma non è da dimenticare che bisogna sempre fare i conti con la metafora, cioè con quella figura retorica che l’intelligenza umana (te la raccomando…) ha creato. Bisogna che tutti (anche parecchi degli addetti ai lavori…non agricoli) sappiano che letame è dal latino laetàmen, a sua volta da laetus=grasso, rigoglioso, fiorente, propizio, allegro. Poi a letame si affiancò come sinonimo concime, ma già la sua etimologia (da conciare, dal latino  *comptiàre, a sua volta da comptus participio passato di còmere=adornare) annunziava il distacco dal ciclo naturale, come dimostrano le multinazionali, chimiche, del settore, sicché concime oggi, in concreto, è un dannoso orpello1.

Sembrava che l’originario letame avesse toccato il fondo, ma una fine ancora

La raccolta del letame

di Giorgio Cretì

Sì, un tempo si raccoglieva il letame che le bestie abbandonavano lungo le strade e anche nelle vie dei centri abitati. Come altre poche cose, allora, il letame era considerato res nullius e quindi disponibile per chiunque lo trovasse per primo, nonché, qualche volta, fonte di lite tra poveraccci. Chi non ricorda la zuffa del racconto “Questione d’interessi” di Renato Fucini nella campagna toscana. Qui da noi non mi risulta che qualcuno si sia azzuffato per lo sterco di un cavallo o di una mucca trovato sulla pubblica via. Sappiamo, però, che il letame, tutto, era ritenuto bene di grande valore nelle pratiche agricole sin dai tempi antichi e il grande Columella nel libro primo della monumentale opera De re rustica dedica un capitolo intero all’agomento.

Emblematica, e direi di ispirazione georgica, a Ortelle è ancora ogggi la figura di Ntoni Tappu che torna a casa dalla non tanto vicina contrada Chianu con sulla zappa una cacata di vacca e in collo una fascina di rovi. Lo sterco gli serviva per concimare il piccolo giardino domestico ed i rovi servivano alla moglie per far cuocere le foje(1)  giornaliere.

Cynara Scolymus (ph Giorgio Cretì)

Per lo più la raccolta del letame era affidata ai bambini, se non altro per tenerli occupati e per abituarli a dare il giusto valore anche alle cose più infime.

Quello che segue è il racconto di una giornata  in cui un bambino di  sette anni, di nome Ciccio, che è il diminutivo di Francesco, riceve l’incarico di andare a raccogliere il letame e si distrae a tal punto che torna a casa con il paniere vuoto ch’è già notte ed il genitore è preoccupato e furioso.

Facciamo parlare il protagonista e rccontare la storia proprio come l’aveva

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