Diego Tafuro da Lequile (XVII secolo): un frate fra santi, prìncipi e parole (1/3).

di Armando Polito

Alla fine saranno chiare, almeno lo spero, le motivazioni che mi hanno indotto alla composizione del titolo di questo post in cui non ho fatto mancare nulla, nemmeno l’accento su prìncipi. Tuttavia è proprio dalle parole che voglio iniziare, e lo faccio con la massima latina attribuita a Catone il censore (III-II secolo a. C.) rem tene, verba sequentur (conosci l’argomento, le parole seguiranno!). A distanza di più di un secolo Cicerone esprimerà un concetto analogo (De oratore, III, 125): Rerum enim copia verborum copiam gignit (infatti la ricchezza degli argomenti genera quella delle parole). Pur essendo un nemico dichiarato dell’ipse dixit, questa volta, dopo le perplessità di natura pratica, non ideale,  espresse in un altro post sull’altra massima ciceroniana relativa alla storia maestra di vita (una volta tanto non riporto il link; chi ha interesse sfrutti il motore interno di ricerca), debbo dire che io non sto né con Catone né con Cicerone ma con l’ipse, che, poi, è il più vecchio. Il suo pensiero sull’argomento (Retorica, III, 1) si può sintetizzare così: la conoscenza dell’argomento dev’essere supportato dall’abilità nell’esporlo; in altri termini: la parlantina, la dialettica, l’arguzia sono elementi fondamentali per esaltare la propria conoscenza di un argomento e renderne partecipi gli altri, prima di convincerli …. L’ideale sarebbe possedere l’una (conoscenza) e l’altra (abilità espositiva), ma non sempre è così, anzi, quasi mai e in questi casi la forma asfalta (per usare un termine di moda in questi ultimi tempi) la sostanza. Basti pensare all’esito dei recenti duelli tra costituzionalisti di chiara fama e politici rampanti che riescono, con un semplice gioco di parola, ad essere anche arrapanti nei confronti di una popolazione avviata da tempo sulla strada che porta all’ignoranza totale. Lo stesso vale per certi autori dalla produzione sterminata, autori di ogni tempo, dei quali propiro il tempo è stato sempre (e lo stesso vale per gli incantatori di folle) il giudice inesorabile. Era indispensabile che io facessi questa breve premessa perché fosse progressivamente più nitida la conoscenza che oggi faremo insieme del frate del titolo.

Biografia ed opere

Il primo passo nell’approccio ad un autore consiste nel fornire essenziali note biografiche e, per chi ha interessi e capacità di pura divulgazione, compilare una scheda con un adeguato copia-incolla dai testi più disparati, si spera affidabili. Nel nostro caso vano sarebbe cercare notizie sul nostro nelle opere di prima, fondamentale consultazione in casi del genere: nulla di nulla si trova in Domenico De Angelis (Le vite de’ letterati salentini (parte prima, s. n. Firenze, 1710; parte seconda, Raillard, Napoli, 1713)  né in Giovanni Bernardino Tafuri (Istoria degli scrittori nati nel Regno di Napoli , Mosca, Napoli, 1744-1770) né nei 15 volumi della Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli, usciti per i tipi di Gervasi a Napoli dal 1814 al 1830.

Al momento, a quanto ne so, la biografia più completa di Diego Tafuro è quella di Giambattista Lezzi. Fa parte, insieme con altre vite di letterati salentini, del manoscritto autografo  ms D/5 custodito nella Biblioteca pubblica arcivescovile Annibale De Leo a Brindisi. Chiunque può avere informazioni sul documento all’indirizzo http://www.europeana.eu/portal/it/record/2048088/CNMD0000209711.html?q=giambattista+lezzi

e leggerlo nella versione digitale all’indirizzo http://www.internetculturale.it/jmms/iccuviewer/iccu.jsp?teca=&id=oai%3Awww.internetculturale.sbn.it%2FTeca%3A20%3ANT0000%3ACNMD0000209711.html?q=giambattista+lezzi.

Sul Lezzi ed il De Leo segnalo: http://emeroteca.provincia.brindisi.it/Brundisii%20Res/1971/Articoli/Giovanni%20Battista%20Lezzi%20Primo%20Bibliotecario%20della%20De%20Leo%20e%20Biografo%20Salentino.pdf.

Nel manoscritto la biografia del nostro va da p. 507 a p. 510. Ogni pagina comprende due colonne di scrittura, una di pugno del Lezzi (all’epoca bibliotecario della biblioteca arcivescovile), l’altra con le integrazioni di pugno del De Leo (fondatore della biblioteca che porta il suo nome). Dal link prima segnalato riproduco le pagine che ci interessano facendo seguire volta per volta ad ogni pagina originale la mia trascrizione, occasione che ho sfruttato per aggiungere qualche nota.

p. 507

p. 508

p. 509

p. 510

(CONTINUA)

Per la seconda parte:

Per la terza parte: http://www.fondazioneterradotranto.it/2016/11/30/diego-tafuro-lequile-xvii-secolo-un-frate-fra-santi-principi-parole-33/ 

Lacrimae rerum a Lequile

Romano Sambati

Lacrimae rerum

 

Dal 7 luglio fino al 7 settembre 2012

Lequile, Palazzo Andrioli, piazza San Vito

Orari: 10-12.30; 18-20.30

Eco (2010)

A trent’anni esatti dal percorso di ricerca sul De rerum natura di Lucrezio, Romano Sambati presenta l’ultimo risultato della sua attività pittorica e scultorea. Il nuovo ciclo, che trae il nome da un celebre verso dell’Eneide di Virgilio, Lacrimae rerum, comprende dipinti e sculture realizzati negli ultimi sei anni, dopo che nel 2006 una mostra nella chiesa leccese di San Francesco della Scarpa aveva offerto alla riflessione del pubblico le facce essenzializzate del paesaggio salentino.

Lacrimae rerum, in allestimento presso il Palazzo Andrioli di Lequile, è una discesa nel profondo di uno spazio in cui è bandito qualsiasi elemento di riconoscibilità geografica e in cui appaiono tracce di presenze umane, figure di argilla, in una resa estremamente estenuata, spoglia, che frustra sistematicamente ogni tentativo di lettura familiarizzante.

Due temi ricevono un particolare spicco: gli Angeli senza Dio e gli Angeli senza cielo, che si inseriscono con una cifra stilistica ben caratterizzata all’interno dell’angelografia occidentale, accanto ai discendenti contemporanei degli angeli moderni di Paul Klee. Pitture e sculture che annunciano allo sguardo tracce di una trascendenza metafisica, ‘religiosa’ in senso lato, ma in contrasto essenziale con i modi consueti e codificati di vivere il sacro. “Pittore dell’ombra”, lo definisce Lorenzo Mango: “[…] Sambati sa, come il pittore Wladimir di Rilke, che si può dare corpo sensibile solo al tentativo di figurare l’assoluto, si può guardare dentro l’abisso ma solo vederne l’ombra. Quell’ombra, il riflesso originario e fondativo del mondo, il suo mistero, è tutto ciò che possiamo aspirare di vedere, restando lì, come Wladimir, la faccia sulle mani, nel silenzio della notte, ad ascoltarne il suono lontano”.

Angelo senza Dio (2008)

Nel saggio che accompagna il catalogo, Emanuele Coppola illustra la novità del linguaggio pittorico di Sambati, tracciando un’analogia con la teologia apofatica: “Apofatica è la pittura che ambisce a inverare una contraddizione: far rifluire nei limiti precisi di un luogo fisico ciò che è oltre il fisico, negando parimenti le soluzioni positivo-costruttive e quelle negativo-distruttive; cosicché, se appare palese la sua differenza rispetto ai vari stili che hanno contrassegnato l’epoca d’oro della figurazione classica, meno scontato ma altrettanto netto è lo scarto rispetto a quella semantica della negazione del mondo, che fiorisce con l’Espressionismo astratto e l’Informale”.

Sulla produzione scultorea Antonio Del Guercio ha parole convincenti: “se considero le sculture […] devo prendere atto del prezioso ‘far della mano’, per dirla con linguaggio settecentesco, che in esse si incorpora. Questa straordinaria sapienza artigianale, quasi all’incontro tra l’esattezza del gesto dell’ebanista e la materialità erotica del gesto del pastaio, appare a servizio di tutti quei dati psicologici e culturali che sono nelle pitture: quasi fossero, queste preziose sculture, anche una sottile elegia sulla scomparsa del fare artigianale popolano. Sospese tra amoroso rispetto di tradizioni popolaresche, memoria struggente della plastica antica e crudele senso d’una perdita irreversibile, le sculture di Sambati aggiungono la loro voce non marginale a quella d’una persuasiva storia di pittura”.

Accompagna la mostra una pubblicazione a metà strada fra il tradizionale catalogo d’arte e lo studio monografico: il volume, edito da Degli Alami, ospita gli interventi di Antonio Del Guercio e Lorenzo Mango, autori di altri contributi critici su Sambati negli anni Ottanta e Novanta, e un saggio di Emanuele Coppola, che ripercorre ampia parte della carriera artistica di Sambati, impostandone un’interpretazione generale. Sono riprodotti ventotto dipinti, ventidue sculture e sei disegni; seguono, infine, una parte antologica (1981-2006), una breve biografia dell’artista ed i consueti apparati bibliografici.

Foglie morte [Particolare] (2010)
A cura di Emanuele Coppola

Allestimento Andrea Rollo

Ufficio stampa DamageGood

Vernissage sabato 7, ore 18.30

Intervengono Antonio Caiaffa (sindaco)

Emidio Buttazzo (assessore alla Cultura)

Emanuele Coppola (curatore e autore di alcuni testi in catalogo)

Patrocini Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Museo Provinciale “Sigismondo Castromediano” (Lecce)

Regione Puglia

Provincia di Lecce

Università del Salento

Catalogo Romano Sambati. Lacrimae rerum, a cura di Emanuele Coppola, Degli Alami, Lecce 2012

Sponsor Nicolì per l’arte

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Biografia

Romano Sambati nasce a Lequile (LE) nel 1938. Diplomatosi all’Accademia di Belle Arti di Napoli, presso maestri come Emilio Greco e Augusto Perez, ha insegnato discipline pittoriche nel liceo artistico di Lecce fin dai primi anni Sessanta. Ha cercato la sua via personale all’arte utilizzando mezzi poveri e mirando alla resa massima di un’espressione ridotta all’essenziale; il suo percorso ha un culmine nel 1981, con una mostra sul De rerum natura di Lucrezio e una monografia del 1982 curata da Antonio Del Guercio. Negli anni successivi la ricerca si incentra sui fenomeni del buio e della luce, colti nella loro dimensione metafisica (notevole è il ciclo delle Males lunes, con tele esposte in una mostra a Grenoble); nel 1998 presenta le sue prime opere di scultura (Mal d’argilla); da ricordare, fra le esposizioni importanti, Il dolore nel mito (2003, Ex Conservatorio di Sant’Anna, Lecce) e Geografie. Paesaggi a sud del sud (2006, Chiesa di San Francesco della Scarpa, Lecce).

Info e contatti

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piazza San Vito n. 23

tel.: 0832/639112

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