Distillerie, alcool e liquori nel Salento

di Massimo Vaglio

Un elemento che contraddistingue e caratterizza molti paesi del Salento, è la presenza di antiche, svettanti ciminiere color sughero. Nella quasi totalità dei casi si tratta dei monumentali camini delle gloriose distillerie che hanno operato in questa subregione sino agli ultimi decenni del secolo scorso.

Osservando l’imponenza e la qualità artistica e architettonica di molti di questi opifici, non ci vuole molto per capire che si trattava, di un’attività industriale particolarmente importante ed opulenta.  Enormi, erano infatti le masse di prodotti e sottoprodotti agricoli locali a basso costo, suscettibili di distillazione; basti pensare, che verso la fine degli anni “20 del secolo scorso, nel solo Salento leccese la produzione di uve da vino sfiorava i tre milioni di quintali, dato da cui si deduce un volume di circa seicentomila quintali di vinacce e un notevole quantitativo di altri scarti della vinificazione. Se a queste di aggiungono la non meglio quantificabile, ma certamente significativa, produzione di carrube e le migliaia di quintali di fichi secchi di scarto prodotti negli stessi anni, dagli oltre ventimila ettari di ficheti specializzati e dalle altre centinaia di migliaia di alberi di fico sparsi per tutta la Provincia, ci rendiamo conto  di quanto questa industria fosse economicamente rilevante.

Verso la fine dell’800 la tecnologia per la distillazione dell’alcool, aveva fatto grandi passi avanti ed è in questo periodo che, anche in seguito all’aumento della produzione vinicola vengono impiantati in Puglia, i primi stabilimenti industriali. Nel 1890 se ne contano 186, dei quali, 50  nella sola provincia di Lecce con 79 alambicchi, 7 dei quali, innovativi alambicchi a vapore, per una produzione complessiva annua di circa 13.000 q.li di spiriti. Di lì a poco, sarebbero scomparsi gli stabilimenti più piccoli, e alla fine degli anni “20 si sarebbero contate ben 40 grandi distillerie, molte delle quali, però non avrebbero, però resistito alla terribile crisi economica del “29. Il settore,  si avviava però, verso un lento, progressivo ridimensionamento, comunque negli anni “60, in provincia, operavano ancora una ventina di solide industrie di distillazione, ma nel 1980, anche molte di queste avevano chiuso definitivamente i battenti.

Ottima la qualità dell’alcool prodotto nel Salento, che, non a caso, alimentava primarie aziende nazionali, quali: la Stock, la Buton, la Sarti etc. Molti, sono inoltre i nomi di imprenditori rimasti indelebilmente impressi nella storia, nella memoria collettiva non solo locale, e negli albi d’onore delle Camere di Commercio e delle Esposizioni Internazionali di molti paesi europei.

Fra questi Luigi Capozza e il figlio Luigi, titolari di una grande distilleria con annessa fabbrica di liquori a Casarano. Il Cavaliere Ambrogio Piccioli, con distilleria e innovativa raffineria di alcool e fabbrica di liquori a Tuglie. Sempre a Tuglie, Pompeo Imperiale e figlio. A Lecce, operava la distilleria Carmelo Pistillo, poi rilevata dall’imprenditore Giacomo Costa e infine demolita per far posto all’Hotel Tiziano. Sempre a Lecce, l’imprenditore neretino Gregorio Falconieri, ai primi del secolo scorso, aveva impiantato una distilleria presso l’ex convento di San Domenico extra moenia, sulla via per San Pietro in Lama, ove aveva iniziato la fortunata produzione dell’Amaro San Domenico, stabilimento che in seguito sarebbe stato rilevato dal Consorzio Agrario Provinciale di Lecce, che ha continuato questa produzione sino ad un recente passato. La ditta F.lli De Bonis, a San Cesario di Lecce, produttrice di tutta una gamma di apprezzati liquori, quali: il Malibrand, l’Anice Crystal Forte, l’Elixir Jamaica, la Sambuca… che ha cessato l’attività nel 2003, alla morte dell’ultimo depositario, Gino De Bonis.

Qualche anno prima, nel 1999, sempre a San Cesario di Lecce, aveva chiuso i battenti un’altra importantissima azienda, la ditta De Giorgi, che aveva operato nel Salento con ben tre distinte, grandi distillerie (a Squinzano, San Pietro Vernotico e San Cesario di Lecce), i cui prodotti, in 90 anni di attività avevano conquistato notorietà anche internazionale ed un ricco e prestigioso medagliere, mitica, l’Anisetta, prodotta sin dal 1919 e, alla quale, nel 1920 venne concesso, da Vittorio Emanuele III il brevetto di fornitore della Real Casa. Altra ditta salentina ad essere insignita con lo stesso ambito riconoscimento fu la Ditta Leone di Nardò, fondata ne 1896 da Gregorio Leone e rilanciata dal figlio adottivo Salvatore Napoli Leone,  scienziato e inventore di grande talento, che ampliando con formule esclusive la gamma delle referenze prodotte, portò la ditta Leone ad essere una delle più accreditate a livello nazionale.  Per non far torto alla memoria di alcuno, precisiamo che, per ragione di spazio, quelle citate sono solo alcune delle premiate ditte salentine.

Negli ultimi decenni la prestigiosa tradizione liquoristica salentina ha rischiato quasi di sparire, ma è stata recentemente ripresa e viene portata avanti,  da alcune giovani dinamiche aziende, che in diversi casi hanno rilevato alcuni storici brand, ma vive anche in molte famiglie, che spesso si tramandano di generazione in generazione l’affascinante arte dei liquori fatti in casa.

Libri/ Genio in Terra d’Otranto. Salvatore Napoli Leone (1905-1980)

Personaggio finora poco noto nel panorama salentino, Salvatore Napoli Leone di Nardò fu un personaggio eclettico e fortemente operoso nel corso del Novecento, che si interessò di non pochi aspetti economico-strutturali legati allo sviluppo produttivo di Nardò e della Provincia di Lecce.

Numerose le imprese avviate da Salvatore (Totò per gli amici) nel settore manifatturiero, commerciale e pubblicitario; quest’ultimo, peraltro, in tempi assolutamente pioneristici.

Buona parte dell’attività inventiva e industriosa di Napoli Leone è raccolta nelle pagine del presente volume; in esse i lettori troveranno gran parte della storia del Neretino, oltre ad un ampio apparato iconografico che illustra quanto vasto sia stato l’operato di quest’uomo considerato  «un vulcano in continua eruzione: chimico, esperto in cemento armato, industriale in più settori: inchiostri, cosmesi, pasticceria, torrefazione caffè (era suo il più noto Gran Bar Pasticceria di Nardò), coni gelati, editorìa, tipografia, bibite, vini e

Un geniale figlio di Terra d’Otranto: Salvatore Napoli Leone (1905-1980)

di Pier Paolo Tarsi

Il travaglio inquieto che caratterizzò costantemente l’intensa vita di Salvatore Napoli Leone sembra contrassegnare persino il passaggio incidentato del suo ricordo nelle pagine più interessanti della nostra storia recente, meta fino ad oggi impedita e tuttavia spettante di diritto ad una così eccezionale figura.

I tentativi di consegnare alla memoria collettiva quanto qui è finalmente raccolto, narrato e rigorosamente documentato furono in ogni caso vari, al punto che possiamo tracciare una sintetica storia delle tentate biografie del Nostro.

Fu per iniziare egli stesso, negli ultimi anni della sua esistenza, il primo a cimentarsi vanamente con il difficile compito di una simile narrazione; successivamente toccò a Maria Teresa Napoli misurarsi con il tentativo di tramandare la complessa esistenza del padre e provare a illustrarne gli ingegnosi frutti.

Quell’unica figlia del Nostro non riuscì però mai ad andare oltre qualche pagina: non le giovarono infatti un profondo affetto filiale e una salda cultura ad arginare il prorompere delle emozioni e l’impeto dei ricordi che sopraggiungevano a fermare la sua penna ogni volta che si accingeva a consegnare la vita operosa ma sfortunata del padre alla scrittura, operazione che avrebbe implicato una distanza emotiva che le era naturalmente negata.

Tenacemente convinta, ad ogni modo, della rilevanza e della necessità di quel compito mai potuto portare a termine, Maria Teresa consegnò alle sue ultime volontà terrene il desiderio postumo della realizzazione, per opera altrui, di un’attenta e documentata biografia del padre. Tale volontà fu dunque raccolta dagli eredi della donna, i quali, nel fermo proposito di onorare il suo

La Fondazione Terra d'Otranto, senza fini di lucro, si è costituita il 4 aprile 2011, ottenendo il riconoscimento ufficiale da parte della Regione Puglia - con relativa iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche, al n° 330 - in data 15 marzo 2012 ai sensi dell'art. 4 del DPR 10 febbraio 2000, n° 361.

C.F. 91024610759
Conto corrente postale 1003008339
IBAN: IT30G0760116000001003008339

Webdesigner: Andrea Greco

www.fondazioneterradotranto.it è un sito web con aggiornamenti periodici, non a scopo di lucro, non rientrante nella categoria di Prodotto Editoriale secondo la Legge n.62 del 7 marzo 2001. Tutti i contenuti appartengono ai relativi proprietari. Qualora voleste richiedere la rimozione di un contenuto a voi appartenente siete pregati di contattarci: fondazionetdo@gmail.com

error: Contenuto protetto!