L’issopo. Da coltivarsi nel Salento?

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di Antonio Bruno

 

L’issopo officinale (Hyssopus officinalis L.) è una pianta aromatica della famiglia delle Lamiaceae.

È una pianta erbacea molto antica coltivata per le sue proprietà terapeutiche (espettoranti, digestive) e per gli usi in cucina. In questa nota viene presa in considerazione l’opportunità della sua coltivazione nei territori del Salento leccese

 

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Dal Salmo 51

7 Purificami con issopo, e sarò puro;

lavami, e sarò più bianco della neve.

L’Issopo (Hyssopus officinalis L. ) originario di alcune regioni del nord Africa, dell’Asia occidentale, della Siberia e dell’Europa si è diffuso naturalizzandosi un po’ ovunque, comprese le regioni nord americane. Cresce allo stato spontaneo negli incolti assolati.

Dal latino hyssopu(m), greco hyssopos, di origine semitica. Alcuni autori fanno risalire l’origine del nome all’antico ebraico esob o ezob, con il significato di “erba santa”.

Il Salmo 51 della Bibbia cita l’Issopo che è una pianta che nel libro è citata per undici volte. Gli ebrei la utilizzavano per la purificazione, e questa stessa pianta nella tradizione dei primi cristiani era il simbolo del Battesimo ovvero della purezza.

Plinio cita l’Issopo come rimedio efficace contro i pidocchi ed il prurito della testa; decotto d’Issopo con sterco di gallina, purché bianco, contro il veleno dei funghi; Issopo con sale contro il morso dei serpenti; Issopo con granchi per provocare le mestruazioni

I fiori dell’Issopo sono blu, stesso colore del lapislazzolo. L’uso dei rami di Issopo nelle cerimonie di purificazione è attestato da molti altri richiami del Vecchio Testamento: nelle prescrizioni riguardanti la Pasqua, (Esodo 12, 22); nella purificazione del lebbroso (Levitino 14, 4 ecc.); nell’uso dell’acqua lustrale (Numeri 19, 18 ecc.). Anche nel Vangelo secondo Giovanni (19, 29) nella tragica sequenza finale della crocifissione e morte di Gesù, viene citato l’Issopo: “E i soldati inzuppata una spugna nell’aceto, la posero in cima ad una canna d’issopo, e gliel’accostarono alla bocca.”

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Dioscoride, Galeno e Ippocrate utilizzavano l’Issopo che è considerato un buon succedaneo del the. Questa pianta viene citata sempre nella Bibbia come rimedio contro la lebbra; i lebbrosi infatti la sfregavano sulla pelle per liberarsi da questo male. E´ considerata una pianta con proprietà antibiotiche ma soprattutto antiasmatica. L´Issopo è sconsigliato alle donne incinte.

Per distillazione dell’Issopo si ricava un’essenza, il cui effetto sui centri nervosi, studiato da Cadéac e Meunier nel 1891 e da Caujolle nel 1945, può trasformarsi in vere crisi epilettiche.

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La semina dell’Issopo va fatta con l’ultimo quarto di luna di marzo e trapiantato dopo un mese ad aprile, sempre nello stesso periodo lunare ma sarebbe meglio trapiantare le giovani piante nella primavera dell’anno seguente. Ancora più facile è provvedere a piantare le barbatelle o schegge di radice in primavera o in autunno, che mettono rapidamente radici.

Nel Salento leccese l’issopo è una pianta che si adatta bene nella terra calcarea, ricca di humus e ben drenata. È una pianta ideale da far crescere tra i gruppi di rocce decorative dei giardini. E’ singolare il fatto che se l’Issopo coltivato diviene molto vigoroso, cambia il colore dei fiori! Spesso in questo caso i suoi fiori azzurri sono sostituiti da corolle bianche o rosee, che comunque conservano la loro attrazione per le api.

I fiori e le foglie secche vengono vendute su internet in buste da 100 grammi al prezzo di 39 euro al chilo! Sarebbe opportuno prendere in considerazione la coltivazione dell’Issopo per venderlo!

La coltivazione rimane sul terreno per cinque anni. Al primo anno di coltivazione l’unico sfalcio permetterà la raccolta di circa 20-30 q/ha di prodotto verde. L’issopo entra in piena produzione dal secondo anno. Le produzioni di massa verde variano fra i 100 e i 150 q/ha a seconda delle tecniche di coltivazione adottate. Il calo verde-secco è di 4 a 1 mentre il calo da pianta fresca a foglie e fiori mondi è di 5-6 a 1. Nella peggiore delle ipotesi si ricavano 35 quintali per ettaro di foglie e fiori secchi che venduti al prezzo di 390 euro al quintale potrebbero garantire un reddito di oltre 10 mila euro per ettaro l’anno.

Ha un sapore di menta un po’ amaro e può essere aggiunto alle minestre, alle insalate o alle carni, anche se dovrebbe essere usato con parsimonia poiché il sapore è molto forte. L’issopo entra nella composizione del liquore Chartreuse ed è un ingrediente dell’acqua di Colonia.

Anatole France scrive: «Anacoreti e cenobiti vivevano nell’astinenza, prendendo qualche cibo non prima che il sole fosse tramontato, e tutti i loro pasti si riducevano a puro pane con un po’ di sale e d’issopo. Alcuni inoltrandosi nel deserto, cercavano asilo in una caverna o in una tomba e conducevano una vita ancor più singolare».

Anacoreti e cenobiti facevano una vita sana e naturale e in questo contesto l’unico aroma consentito era l’issopo, per questo motivo sarebbe interessante riprendere in considerazione il suo consumo e la sua coltivazione nel nostro territorio.

 

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