Santo Stefano. Una tela di Antonio Verrio in Sant’Irene a Lecce

Alezio. S. Maria della Lizza, affresco di Santo Stefano 

di Nicola Fasano

Stefano, il cui nome di origine greca significa “corona”, è il protomartire della fede cristiana, vissuto in Palestina nel I secolo. Probabilmente ebraico di origine ellenica, fu il primo nominato di sette diaconi incaricati di curare la distribuzione quotidiana del cibo ai più bisognosi. Tra loro Stefano si distingueva per la profonda conoscenza delle scritture e per l’eloquenza. Queste doti furono causa del suo martirio. Durante il sinedrio di Gerusalemme, organo preposto all’emanazione delle leggi e alla gestione della giustizia, Stefano scatenò le ire dei membri, accusandoli nel suo discorso (Atti, 7, 2-56) di essere miscredenti e di avere ucciso il Messia, già  preannunciato dai Profeti. Conclusa la sua arringa, come riportano gli atti, il Santo esclamò : “Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio”, ciò aizzò maggiormente gli astanti che trascinarono Stefano sul luogo del martirio per lapidarlo impietosamente fino ad ucciderlo. La  salma del Santo venne inumata da Gamailiele che, secondo la tradizione, rivelò in una apparizione il luogo preciso della sepoltura, scoperto nel 415, circa 400 anni dopo il martirio. Le reliquie di Stefano vennero distribuite in tutto il mondo cristiano, alimentando il culto in suo onore.

Il Santo, festeggiato il 26 dicembre in Occidente e il 27 in Oriente, viene ritenuto protettore dei  diaconi, dei muratori, dei frombolieri, è inoltre invocato contro l’emicrania e i calcoli  renali.

Dal punto di vista iconografico, il soggetto trova larga diffusione in Italia e in Francia nei secoli XV-XVII;[1] viene rappresentato come un giovane abbigliato con la dalmatica, spesso accompagnato da

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