La Fera de San Ciseppe a Salignano

 

di Giuseppe Candido

La chiesa di San Giuseppe, posta a metà strada fra Santa Maria di Leuca e Castrignano del Capo, costituiva un’antica tappa per i pellegrini che dai paesi dell’entroterra erano diretti al Santuario di Leuca.
I lavori di costruzione iniziarono nel 1617, interrotti con l’arrivo a Leuca degli algerini, tanto da rimanere in abbandono fino al 1630, quando furono completati dai cittadini di Castrignano e Salignano nel 1630. L’impianto assai semplice, ad unico ambiente, è caratterizzato da alcuni fregi e ornamenti lapidei sul portale d’ingresso e sulla finestra del prospetto.

La chiesa è immersa in una pineta recintata, aperta in occasione della festa di San Giuseppe, il 19 marzo.

La chiesa, posta sul confine tra il casale di Salignano e quello di Castrignano del Capo, fu per molti secoli contesa fra le due comunità, che per molti secoli ne rivendicarono la paternità della fiera del santo.

Una curiosa leggenda racconta dell’assegnazione dei diritti della fiera agli

Scienza e scienziati salentini tra Seicento e Novecento


di Livio Ruggiero

La tradizione scientifica salentina, in buona parte messa in ombra da quella umanistica e dal barocco, è ricca di una lunga serie di personaggi, da Archita da Taranto, grande matematico del IV secolo a. C., a Ennio De Giorgi, uno dei più grandi matematici del Novecento. La vita e le opere della maggior parte di essi sono cadute inesorabilmente nell’oblio e solo di alcuni si è salvato il ricordo del nome nella toponomastica stradale. Eppure la loro attività è stata di grande importanza e spesso di rilievo internazionale, come quella del medico Giorgio Baglivi, dalmata ma salentino di adozione, dei naturalisti Oronzo Gabriele Costa e Salvatore Trinchese, del fisiologo Filippo Bottazzi, candidato al Nobel.

 

Alcuni hanno dotato Lecce di strutture scientifiche e tecnologiche d’avanguardia, anch’esse cadute nel dimenticatoio e scomparse dal panorama cittadino, come l’Orto Botanico realizzato da Pasquale Manni, la rete di orologi pubblici sincronizzati elettricamente ideata da Giuseppe Candido, sacerdote e vescovo, e l’Osservatorio Meteorologico e la Rete Termopluviometrica realizzati e gestiti, per oltre quarant’anni, con grande passione da Cosimo De Giorgi.

A ciò si aggiungano fatti di rilievo come i primi esperimenti di illuminazione elettrica condotti dal gesuita P. Nicola Miozzi, l’istituzione dell’Istituto Tecnico “O. G. Costa” e la realizzazione del tram elettrico Lecce-S.Cataldo, all’epoca il più lungo d’Italia.

In ambito universitario si sta cercando di recuperare questo ricco patrimonio, ma è l’intera comunità salentina che ne deve riprendere coscienza per salvare quanto rimane.

 

abstract del saggio pubblicato integralmente su Spicilegia Sallentina n°5

La Madonna del SS. Rosario e la confraternita di Salve

di Giuseppe Candido

L’esistenza della confraternita è documentata nel 1711, come si evince dai verbali redatti dal Vicario Capitolare Tommaso De Rossi. Nello stesso periodo, precisamente nel 1715, è documentata la commissione della statua lignea della Vergine del Rosario a spese della confraternita, sotto l’arcipretura di Don Andrea Tommaso Lecci.

La statua è opera dello scultore napoletano Nicola Fumo. Alla confraternita del SS. Rosario fu riconosciuto lo scopo esclusivo o prevalente di culto con

Per una storia della Fiera di San Nicola a Salve

Interno della chiesa di San Nicola Magno a Salve

di Giuseppe Candido

Il 18 luglio 1886 si riuniva il Consiglio Comunale. Durante quella seduta il consesso cittadino dell’epoca approvava la seguente deliberazione avente per oggetto: “Istituzione di una Fiera sotto il titolo di San Nicola”.

La deliberazione ha questo tenore: “Il Presidente si fa dovere esprimere al Consiglio Comunale, che quasi ogni comune ha una fiera annuale di animali ed altre per la comodità di poter fare degli affari nel proprio Comune ed anche per scambievole interesse dei Comuni vicini. Opinerebbe quindi istituire in questo Comune Capoluogo una fiera sotto il titolo di San Nicola e in quel tempo che il Consiglio crede più opportuno ed in epoca da non esserci altre fiere vicine. Trova che tale fiera non riuscirà discola a niuno, stante che nella

Giuseppe Candido: a Lecce i primi orologi sincroni d’Europa

di Marco Piccinni

Il 4 Luglio del 1906 si spegneva sull’isola di Ischia dopo una lunga malattia, a 68 anni, il vescovo Giuseppe Candido. “Demenza” fu la diagnosi dell’epoca.  Secondo la sua volontà le sue spoglie mortali vennero collocate nel Duomo dell’isola del golfo Napoleano, dove ancora oggi riposano. Nonostante le insistenze della sua famiglia, Don Pippi decise di non far ritorno nella città che gli ha dato i natali il 28 Ottobre del 1837, e che a lui doveva tanto: la sua Lecce.

A questo punto in molti si chiederanno: “Ma chi era quest’uomo?” Primo di sette figli, nato in via Regina Isabella, a due passi dall’immenso cantiere dei Teatini, da Ferdinando e Stella De Pascalis, Giuseppe Maria Luigi Candido divenne ben presto l’uomo che il mondo intero ci avrebbe invidiato, il cosiddetto punto all’infinito in cui due rette parallele finalmente si incontrano. I due binari della scienza e della religione che seppe tenere insieme in un connubio quasi metafisico che lo accompagnò fino alla fine dei suoi giorni.

Studiò sotto la guida dei padri gesuiti presso il collegio Argento dove accrebbe il suo interesse per la fisica e l’elettricità, quel semplice “movimento di cariche elettriche” di cui ormai non possiamo più fare a meno. I suoi studi proseguirono poi a Napoli dove si laureò in Matematica e Fisica prima e in Teologia poi.

Ritorno quindi a Lecce, in qualità di sacerdote nonché insegnante di lettere presso il Liceo-Ginnasio Palmieri e nel Seminario Diocesano, e poi ancora a Napoli dove si recava costantemente per perfezionare i suoi studi e incontrare altri scienziati. Studi intensi e ricercati che lo portarono a ricevere una “menzione onorevole” all’Esposizione Universale  di Parigi nel 1867, la prima in Italia in materia di Elettricità, per il suo brevetto della pila a diaframma regolatore che consentiva di ottenere una corrente costante per lunghi periodi con un basso costo di esercizio e grande facilità di manutenzione.

E si, perché don Giuseppe non si limitava solo a studiare, la sua spiccata intelligenza e la sua insaziabile curiosità gli consentirono di portare una vera e propria rivoluzione nel mondo scientifico ideando quello che potremmo definire come precursori dei primi campanelli elettrici, sveglie, impianti di illuminazione nonché orologi elettrici sincroni di cui Lecce può vantare il primato in Italia e annoverarsi tra i primi posti in Europa e nel mondo Intero. Tra il 1868 e il 1874 don Candido installa una rete 4 orologi: sul sedile, sul palazzo delle prefettura, sul liceo-convitto palmieri e sull’ospedale dello Spirito Santo. Tutti alimentati grazie alla sua pila, comandati in sincronia elettricamente da un orologio motore a pendolo meccanico, che azionava, sempre elettricamente, anche le quattro suonerie. Rimasero in funzione fino al primo trentennio del XX secolo.

Uno degli orologi di Candido- Ospedale dello Spirito Santo

Ideò e realizzò inoltre un pendolo elettromagnetico che batteva il

I riti della settimana santa a Salve

di Giuseppe Candido

La Pasqua è un momento molto importante, carico di alti significati e configurato da celebrazioni solenni, ma anche ricco di piccoli riti che ogni singolo effettua nell’intimità della propria casa e che rientrano nei costumi di questa festa. Nelle 5 settimane di Quaresima che precedono la celebrazione pasquale, in alcune famiglie, si usa seminare, in piattini di creta o in coppette  di plastica, diversi tipi di semi: ceci, orzo, lenticchie, grano e lupini.

Chiamati “Sabburchi”, si depongono negli angoli più bui e asciutti della casa, e, dopo poco tempo, producono germogli di forme diverse.  Decorati con fiori,  e nastri colorati, vengono portati in chiesa e completano l’addobbo dell’ altare della reposizione , che i fedeli cominciano a visitare dopo la celebrazione dell’Ultima Cena.
La sera del Giovedì Santo in chiesa inizia la celebrazione dell’Ultima Cena del Signore, in questo giorno le campane smettono di suonare. Riprenderanno a

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