Quando un’agonia si protraeva oltre i tre giorni, se ne forzava la conclusione posando sul petto dell’agonizzante il pesante giogo dei buoi

LA CIVILTA’ CONTADINA NEL SALENTO FINE OTTOCENTO

 

LA MORTE PER GIOGO

 (LU SCIU’)

 

Per affrettarne la morte posavano sul petto degli agonizzanti il pesante giogo che si metteva ai buoi durante l’aratura. Rimedio barbaro adottato non in virtù di un principio eutanasico, ma nella superstiziosa credenza che a trattenere l’anima nel corpo fosse il diavolo. A furia di gravare, l’agonizzante moriva per soffocamento.

 

 

di Giulietta Livraghi Verdesca Zain

(…) Al lettore può sembrare inverosimile, ma all’epoca, quando un’agonia si protraeva oltre i tre giorni, se ne forzava la conclusione posando sul petto del povero agonizzante il pesante giogo che si metteva ai buoi durante l’aratura; rimedio barbaro adottato non in virtù di un principio eutanasico (ché anzi la morte avveniva per soffocamento), ma nella superstiziosa credenza che a trattenere l’anima nel corpo fosse il diavolo, e questo al fine di farla spazientire, disperare e quindi impossessarsene.

Intànnu lu fiézzu ti lu sciù [1] (Fiutando la puzza del giogo), oggetto a lui familiare in quanto se ne serviva per piagare la groppa dei buoi – rei di vantare corna non asservite al male perché accarezzate dalla Madonna, tornite da S. Giuseppe e benedette da Gesù Bambino [2] -, il diavolo si incuriosiva e, desideroso di vedere se nella stanza c’era anche un bue sul quale infierire, usciva dalla bocca spalancata del moribondo guadagnando la sponda del letto per meglio guardarsi attorno.

Immaginandolo in questa perlustrazione, al fine di trattenerlo il più a lungo possibile e dare così all’anima maggiore tempo di fuggire dal corpo e rifugiarsi nelle braccia di Dio, le donne, subito dopo aver sistemato lu sciù, si sparpagliavano per la stanza, inscenando la farsa di una loro complicità: mentre la più furba, girata contro il muro, raccoglieva le mani a imbuto sulla bocca emettendo suoni che simulavano muggiti, le altre facevano segni con gli occhi e con l’indice verso il basso del letto, intendendo così suggerire che il bue vi si era nascosto sotto. Un’abbindolata che voleva essere doppia, giacché sotto il letto, al posto del fantomatico bue, c’era una scopa,

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