Una biblioteca per lo sviluppo della comunità. A Gagliano del Capo

libri digitali

di Paolo Vincenti

Non è facile descrivere un anno e mezzo di attività culturale svolta dalla Biblioteca Comunale di Gagliano del Capo senza che questo si trasformi in una mero elenco di date, autori e titoli, insomma in una fredda nomenclatura. Non è facile, ma lo diventa se si considera il fatto che dietro ad un Ente, ad una qualsiasi istituzione, ci sono uomini e donne con il loro portato di entusiasmo, senso del dovere, dedizione. Se si considera il fatto che nessun successo, alcun traguardo,  è possibile senza che delle persone abbiano lavorato al loro raggiungimento. È il caso appunto della Biblioteca Comunale di Gagliano, intitolata a Vincenzo Ciardo (1894-1970), pittore e maggior gloria del paese, e della sua responsabile, dott.ssa Luigina Paradiso, alacre promoter culturale e autrice anche di un libro di storia locale “Don Ferdinando Coppola Parroco di Gagliano dal 1859 al 1918” edito da Congedo.

Il nostro resoconto di un anno e mezzo di attività della Biblioteca Comunale di Gagliano, inizia Il 2 marzo 2013, con la prima edizione della “Festa del Poeta” organizzata da Luigina Paradiso e dall’assessore alla Cultura Riccardo Monteduro.   Presentati da Mauro Ciardo e Maria Maggio, i poeti: Antonella Sergi, Antonio Ceddia, Imma Melcarne, Francesco Moncullo, Luigi Cazzato, Mario Battagliero, Cesare Piscopo, Salvatore Sergi. Musiche al pianoforte del maestro Maria Fino.

Si prosegue poi con il progetto“Vivere narrando storie”, ideato  e  curato  dalla  dott.ssa  Luigina  Paradiso. Nell’ambito dei“Giovedì d’Autore”, vengono ospitati mensilmente degli autori salentini con i loro libri, presentati in un contesto di cura e raffinatezza da parte degli organizzatori, grande interesse e partecipazione da parte del pubblico. L’atmosfera che si respira durante questi incontri è quella di una calorosa convivialità, di un operare cultura partecipato, democratico diremmo, allargato, arricchente.

La prima presentazione è del 4 aprile 2013, con il libro “Immagina la gioia” di Vittoria Coppola, relatore il giornalista Mauro Ciardo.

 

Il 14 maggio 2013 è la volta di Maria Pia Romano con “La cura dell’attesa”, relatore il giornalista Mauro Longo.  intermezzi musicali a cura della pianista Maria Fino e Letture a cura di Teresa Scappaviva.

 

Il 24 Maggio 2013, Luisa Ruggio con “Afra”.  Relatore il giornalista Mauro Ciardo. Letture a cura di Teresa Scappaviva e intermezzi musicali a cura della pianista Maria Fino.

 

Giovedi 6 giugno 2013, Fabio Calenda con “Rosso totale”. Relatore il professor Pasquale Rosafio. Letture a cura dell’attrice Santo Ciardo. Intermezzi musicali a cura della pianista Maria Fino. Tutte le serate sono introdotte da Luigina Paradiso, bravissima padrona di casa, la quale, a proposito del libro“ Rosso Totale”dice:  “Rosso come il drappo che il torero nel suo gioco d’illusione fa comparire e scomparire dagli occhi del toro impazzito, alla ricerca forsennata della sua chimera. Totale come  sono le passioni, totalizzanti nell’annullare la ragione. Questi erano all’incirca i ragazzi tra i venti e trenta anni, che nel decennio degli anni 70 decisero di fare esplodere la loro rabbia,spesso generazionale, tra figli e padri, contro quell’ordine primo costituito dalla famiglia, che la borghesia e il benessere derivanti stavano frantumando  , in un attacco ad un ordine costituito ben più grande,  lo Stato. In questo teatro inutile e tragico di protagonisti e comparse, di storie di singoli in primo piano, e di Eventi grandi sullo sfondo, dal golpe in Cile, agli Stati Uniti, alla Russia comunista negli anni 70, si esprime l’estetica di Fabio Calenda nel suo romanzo Rosso Totale”.

 

L’8 settembre 2013, Piero Borrello con il suo libro “Memorie di guerra”. Prestigiosi relatori i professori Antonio Cataldi Mario Spedicato Giuseppe Caramuscio. Scrive Luigina Paradiso: “Settanta anni dall’armistizio 8 settembre 1943 dall’inizio della catastrofe e contemporaneamente della resurrezione delle coscienze che finalmente si liberavano da una ideologia che teneva stretta in una morsa la libertà delle menti. La presentazione del libro di Borrello figlio” Diario di guerra” che dopo aver con cura e dedizione raccolto le lettere di suo padre combattente nella seconda guerra mondiale, le pubblica e stasera le dona a noi presenti.  Ogni lettera e ogni immagine fotografica pubblicata in questo volume sa esprimere per intero l’atmosfera del periodo così travagliato, intenso e sofferente per tanti e tanti uomini che la guerra la vissero in terra straniera,lontani dai loro cari e con l’angoscia del non rientro. Le lettere di Francesco Borrello rappresentano, come perle rare, la testimonianza diretta della sofferenza e tracciano in modo quasi metodico, come a non voler tralasciare nulla, ciò che accadde intorno a sé nel periodo che va dal 1939 al 1945 e nonostante gli impedimenti riescono, come  uccelli migratori, a raggiungere la destinazione anche dopo mesi o intere stagioni”.

Il 17 ottobre 2013, relatore l’ottimo Mauro Ciardo, viene presentato il libro di Mario Carparelli “ Il più bello e il più maligno spirito che io abbia mai conosciuto (Giulio Cesare Vanini nei documenti e nelle testimonianze)”. Introduce Luigina Paradiso. Letture a cura dell’attore Antonio D’Aprile e intermezzi musicali a cura della pianista Maria Fino. Al violoncello Tiziana Di Giuseppe. “Vanini in questo breve dissertazione vuol convincere dell’esistenza di Dio, ma più che per intima convinzione lo fa forse per timore o per ostentazione di dottrina. Qualunque sia stato il motivo le parole sono le più convincenti, le più armoniose , le più delicate per dimostrare che  la natura,la meravigliosa “De Admirandis è figlia di Dio. Mentre lui in verità come naturalista credeva in una  “religione della natura” che non nega Dio, ma lo considera un suo spirito-forza.”.

Il 26 ottobre 2013, Giovanna Bandini  presenta “Serial Lover”, con la giornalista Mariella Piscopo. Scrive Luigina Paradiso “Percorriamo  i meandri del cuore , dell’irrequietezza  di una giovane donna, Viola che affronta situazioni più grandi di lei, imprevedibili , arrampicandosi ogni volta alla speranza  di aver trovato l’amore vero, quello che ti fa sentire importante. Percorre, sbaglia e si nasconde al  mondo, delusa affoga nei cibi mentre   si lascia avvolgere da  nostalgici ricordi di infanzia. Ascolta suoni del passato come ad illudersi che tutto è immutabile nella vita, dal negoziante all’angolo della strada che non c’ è più e al cielo che a volte azzurro non le appare in quell’angolo   di casa, uno scantinato con un orlo di giardino.  Inizia il viaggio di riscoperta di sé proprio facendo suo quel piccolo pezzo di terra  pieno di sterpaglie. Si accorge,che esse  nascondono le rose , piantate forse  in un altro tempo e da altre persone. Le mette alla luce le porta a profumare ancora quell’angolo privo di vita,  ed esso diviene il suo segreto, che le  consola il cuore. Si nasconde come fosse una ladra, o forse da sé stessa ladra di illusioni e quando costretta deve uscire ,guarda  per strada ,come fossero reliquie  le case che l’hanno vista ospite con altri amori. Rivede  in esse  la sua vita fino a provare  tenerezza per i suoi proprietari, forse come a perdonarsi di errori commessi per desiderio d’amore.”

 

Il 12 dicembre 2013 è la volta di Ada Fiore col suo fortunato libro “Vota Socrate”. Relatore il Sindaco di Gagliano del Capo, Antonio Buccarello. Letture a cura dell’attore Antonio D’Aprile e intermezzi musicali a cura della pianista Maria Fino.

Il 2 gennaio 2014, Matteo Greco presenta “ Giorni fatti a mano”, relatori: Elena Tagliaferro, Gianni Pellizzari e Luigina Paradiso che così lo introduce:“Non so cucire le ore che seguono e che precedono,non so tenerle in tasca” dice Matteo, il poeta  che  parla con la magia della parola . La sua poesia  narra con i versi la fatica del vivere, che si lasca accarezzare dal vento, che benedice il gatto equilibrista e il suo puro vagabondare in una strada di paese,che guarda il mondo dandogli un nome che non arrugginisce con l’uso del tempo. Matteo  porta nel cuore di tutti un’immagine nuova, fresca come i suoi anni e intensa come la sua lirica. Recita l’amore senza fare rumore, con fiato di carezze mentre si traducono “ le mie mani in vento e ti sento”. Così  volge alla sua amata, bagnata di stelle filanti, all’amore che “ scosta liane nel caldo ed è arte e cucito” e fa nascere  la parola magica. Scopre il segreto della felicità e chiamerà l’amore: Mare e quanta dolcezza “vedere che partiamo uomini e torniamo a onde e cavalloni”. A lui  i versi che gli escono come fiume che scorre e plasma statue di fango sulla riva della vita. Ecco dove stasera ci porterà Matteo in mondo profondo come il mare, di chi sa come fare di ogni momento della vita,poesia ,pianto e sorriso”. Gli intermezzi musicali sono di Davide Sergi e Daniele Vitali.

 

Prezioso è stato per l’organizzatrice Paradiso il valido aiuto dei collaboratori volontari della Biblioteca fra i quali in primis Mimmo Russo, il fotografo Orazio Coclite e l’operatore Michele Ferilli che ha ripreso e trasmesso tutte le serate sulla web tv www.radiodelcapo.it

Il 31 gennaio 2014 è la volta di Paolo Vincenti che presenta“Nero Notte. Romanza di amore e morte”, con Luigina Paradiso, Mauro Ciardo, Letture di Vittorio Mangiullo e Ilaria Romano, Interventi musicali di Maria Fino. Scrive Luigina Paradiso: “In queste pagine si legge l’interiorità dell’Uomo di oggi ,con note disarmoniche dell’animo irrequieto che lotta ogni giorno col cuore e la  mente in cerca di qualcosa che forse ha già ,ma che continua a non vedere. Molti suggeriscono di essere felice con le piccole cose, ma ci sono uomini come  il protagonista Ermanno non si accontenta, per una sorte di impagabile desiderio di altro. Lo cerca in ogni sfaccettatura del suo mondo, trasgredisce di proposito come a provocare ed essere provocato, mentre il subbuglio del suo animo va per mondi diversi. Finisce per perdere il lavoro, continua a collezionare delusioni, continua a scrivere e a dipingere quadri, convinto che mai sarà né pittore né scrittore. Una giostra di delusioni e sbadigli dell’anima sofferente . La lettura di questo libro porta con sé la traduzione del cuore in tristezza, ma che sa risorgere se solo lo vuole. Ecco alla fine di questa lettura si ha come la sensazione di essere guidati, consigliati ad apprezzare  la felicita quotidiana, verso un mondo che ci vuole partecipi, perchè ognuno di noi ha da dare e non può farsi vincere da forze nichiliste e abbiette della mente confusa. Vi invito a leggerlo perché il dono chiuso in queste pagine è davvero unico e se Nero Notte può sembrare un titolo cupo io dico che si vede la Luce quella bianca dell’anima ,che si vuol bene e soprattutto guida a voler bene alla Vita.”

 

Venerdi 14 febbraio2014,si svolge l’iniziativa “Un mondo di fiaba”. Lettura fra gli scaffali della biblioteca” con i bambini della scuola elementare e la partecipazione della scrittrice Tiziana Cazzato col suo libro “Matisse a quattro zampe”. Come sempre, Luigina Paradiso a fare gli onori di casa. Con lei, l’Assessore alla Cultura di Gagliano, dott. Riccardo, la Dirigente Scolastica dell’Istituto Comprensivo di Gagliano, Dott.ssa Pamela Licchelli e la straordinaria pianista M°Maria Fino.

Sabato 15 Marzo 2014, fortemente voluta e tenacemente organizzata da Luigina Paradiso, si tiene a Gagliano del Capo presso l’Auditorium Comunale, la “Festa del poeta”, con mostra dei quadri degli artisti: Laura Petracca,Cesare Piscopo e Rosa Savarelli. Dopo gli interventi  del Sindaco Dr. Antonio Buccarello e dell’Assessore alla Cultura Dr. Riccardo Monteduro, presentati da Mauro Ciardo, gli interventi di Valentina Bodini, figlia del grande poeta Vittorio, e di Luigina Paradiso e poi dei poeti “festeggiati”: Giuseppe Greco, Pina Petracca, Lara Savoia, Matteo Greco, Elena Tagliaferro, Lara Carrozzo. Interventi musicali di Maria Fino e Giuseppe Calignano, performance teatrali di Marco Romano e Mino Profico e danze della Compagnia Arabesque.

Dichiara Luigina Paradiso nel suo discorso introduttivo alla festa : “Leggo Bodini, poeta e fratello di questa nostra terra che ha suoni per mani e  canti del cuore per sconfiggere l’amarezza che da sempre accompagna il vivere.  Una terra nostra fiorente di poesia,eco di malinconiche approvazioni di cuori in duello e tumulto di anime che sanno percepire il dolore e la gioia e colorarla di parole. Quanto poetare! quanti nobili sentimenti si scorgono all’orizzonte tra lune calanti e stelle lucenti, come se questo nostro cantare in versi ci porti a far compagnia all’universo per capire meglio ciò che all’uomo è dato di avere, è dato di sapere e sperare. Questa nostra terra che sembra voler nascondere dietro i suoi muretti a secco il mistero della vita e lascia parlare i suoi ulivi secolari, pronti a lasciarsi baciare come donzelle innamorate appoggiando la testa sul grembo dell’amato. Il poeta continua a rincorrere il sogno di felicità e si accorge di essere a volte vicino all’ebbrezza, ma a caro prezzo di rotture d’insofferenze e molti sono gli uomini condannati al coraggio. Uomini condannati ad dover affrontare il loro pensiero ingombrante, si rannicchiano nel cuore dei loro versi e lì si fanno forti, si corazzano dal mondo ostile e urlano, invano a volte il loro pensiero. E stasera qui festeggiamo questi uomini che più di  altri attingono colore e forza dal loro cuore e portano da esso alla bocca sollievo con versi lucenti come acque di torrenti in piena. E tu natura che rendi i cuori molli, porta a cavallo sulla luna, uomini e donne, che rincorrono il loro sogno di carta con dita di angelo e furia di vento e lascia che sia coraggio e forza il loro urlo e che sia musica e canto il loro messaggio”. Una serata di grande successo, più di 200 persone ad assistere in mistico silenzio nell’auditorium comunale, e con loro tutti quanti hanno voluto questo evento che si ripeterà negli anni a venire, a testimonianza che questa terra nei suoi lembi di zolle rosse nasconde poeti ed artisti, come afferma orgogliosamente l’organizzatrice.

 

Venerdi 28 marzo 2014, Alberto Diso con “Mariemma”. Relatore la giornalista Giuliana Coppola Letture a cura di Sara Ercolani e interventi musicali della maestro Maria Fino. Intervento di Luigina Paradiso: “E non sono anche sogni questi nostri momenti insieme per raccontare e raccontarci con gli autori che ogni volta invitiamo? Siamo alla nona presentazione riguardante questo progetto e in modo fiero dico che ogni volta abbiamo avuto la possibilità di narrare ciò che scorre nelle pagine della vita che gli scrittori riescono a fermare sulla carta. La nostra vita che come quella di Moris si incanta sul molo di un porticciolo che potrà essere in Grecia o forse in altro luogo. Moris il protagonista che in età matura, quando ormai si è sicuri che il cuore non batte più per le emozioni,inceppa il suo e dico inceppa tra i ricordi di un amore fresco di gioventù. La donna incontrata dopo averla molte volte forse immaginata in un angolo nascosto della mente, quello che non fa rumore che tiene tutto in riserva come ad accucciarci quando fuori piove o tira il vento. La bella Mariemma con il cappottino giallo canarino a quadri bianchi è stata sempre lì nascosta tra le pieghe del suo cuore e il ricordo diventa realtà per Moris che la rincontra per caso tra i viottoli colorati da fucsia buganville e odorosi di mare azzurro di una aspra e affascinante Grecia. Il caso, anche questo è il mistero della vita che conduce dove il cuore vuole. Ti porta per mano Morris dove hai sempre voluto esserci e non ti turba la tua ragazzina divenuta donna che nel tenerti abbracciato fa sognare ancora il tuo corpo, la tua energia e la voglia di vivere. Ma molto ancora come la stessa magica e turbolenta vita ti riserveranno le traversie. Morris e tu vorresti saper contenere la gioia e spartire il dolore che attanaglia  lei e l’ancora vivo ricordo del suo passato. Esso non ti appartiene, ma dove tu ci vuoi entrare  per quasi rubarla al tempo e riportare la tua Mariemma nell’eden riserva della tua memoria. Saperla sofferente ti strazia e la disperazione per la tua amata è immensa come il mare. Il mare, il compagno che vive con te nella solitudine delle notti di luna che ti offre il verde degli occhi di Mariemma,che decora di stelline lo scintillio della vita che ritorna!”

Il 30 aprile 2014, Lara Savoia presenta “I versi della polvere”. Introdotti da Luigina Paradiso, relatori la giornalista e scrittrice Giuliana Coppola e il critico letterario Antonio Imbò .Letture a cura di Marco Romano e interventi musicali del maestro Maria Fino.

Scrive Luigina Paradiso: “Poema che taglia con lame di parole, la poetessa le mette in fila una dietro l’altra con la forza del vento, con l’impeto di Orione e lascia che esse diventino frecce di un arco teso, capaci di raffigurare “i sibili crolli che attraversarono inganno e volontà ampliandosi tra il cemento”. Nel sonno , l’uomo dormiva e “le Stelle tolte ad Alba regnarono un’aurora fissa cosicché Male divenne Non buio”.Le parole , i versi della polvere o la polvere che diventa verso, che non si perde, ma lascia testimonianza di sé, che riesce a scalfire e rimbombare nell’anima di chi legge. La poetessa porta con sé in uno strascico di stelle, la Terra che scrolla dal suo grembo l’Uomo e ascolta,mentre Sonno  dice “Tu sei viva , non – visione, sii fedele ti renderò le braccia per la seconda volta e non cancellerò il tuo nome dai Viventi-. Intanto impietosa essa  trema e lascia che i suoi figli corrano e allora “divenni musa posi dei fiori, simboleggiai altari di rese e mirtilli per chi li ama o ne odia il profumo penetrante. Tra i crolli non volli vedere, ma l’alba arrivò e il grido più forte mi portò la realtà”e qui che la parola sa di avere ancora forza e nasce dal dentro,dal divino, dalla magia dell’essere poesia e fotografa il nulla del dopo.”

Il 17 maggio 2014, viene ospitato Mario Desiati con “ Il libro dell’amore proibito”. Relatrice la giornalista Mariella Piscopo e intermezzi musicali a cura degli alunni della Scuola Media di Gagliano del Capo. Letture a cura di Teresa Scappaviva . “Un libro che parla degli amori impossibili. La storia d’amore di Veleno il giovane che lotta affinché il suo di amore sia capito La tenera storia di speranza del ritorno  dell’amato marito e il disperato amore di Walter  vittima nel corpo ,dopo un incidente che  rifugge da esso  ritenendolo ormai impossibile da vivere. Tre storie di amori  proibiti da eventi estranei al proprio cuore. La guerra, la malattia, i pregiudizi sociali.”

 

Venerdi 6 giugno 2014, Anna Laura Giannelli con “Di terra e d’anima”. Relatori: l’avvocato Silvia Russo e il critico letterario Francesco Greco.  Letture a cura dell’attrice Giustina De Iaco e intermezzi musicali a cura del maestro Luigi Ferilli

Alla presentazione Luigina Paradiso dice: “La vita ha i suoi segreti ,li tiene lontani dalla luce del sole, dall’indiscrezione per poi apparire per sempre in una pagina di scritto, in una lettera lasciata apposta tra cassetti impolverati dal tempo. Un viaggio nell’amore più vero ,nel cammino travagliato di cuori che si lasciano andare e soffocare da paure recondite. Pagine timbrate a fuoco come il sentimento che giace da anni che si specchia in Catullo ancora innamorato della sua Lesbia, tra profumo di vento e di more mature nelle albe del Salento- Terra abituata alle rinunce che partorisce donne che per secoli hanno rinunciato a loro stesse.”
Venerdi 27 giugno 2014, Alberto Colangiulo con “Il tesoro di Sant’Ippazio” . Relatrici la dirigente scolastica Pamela Licchelli e la docente Maria Angela Cosi. Letture a cura dell’attore Marco Antonio Romano con gli intermezzi musicali a cura degli alunni della Scuola Media di Gagliano del Capo. “Nella prima metà anni degli anni ’80, la tranquillità di un piccolo paesino del Basso Salento viene stravolta da un terribile fatto di cronaca nera. La notte fra il 14 e il 15 agosto, durante la festa patronale, qualcuno attenta alla vita di Don Gino, parroco della piccola comunità salentina. Due arzilli quattordicenni – Fischio e Vasco – diventano loro malgrado testimoni oculari dell’orribile misfatto. Turbati dalla sconvolgente tragedia, gli abitanti del posto sembrano avere una certa reticenza nei confronti delle indagini condotte da Gerardi. Ad aiutare il giovane e razionale Maresciallo – che dovrà districarsi fra riti, superstizioni e antiche credenze – ci saranno due appuntati alquanto singolari: il taciturno Nardi e il gioviale Verzin. Pochi indizi: un leggendario tesoro di cui tutti parlano, ma che nessuno ha mai visto, e una chiesa aperta che però sarebbe dovuta restare chiusa per qualche giorno.  Risolvere l’intricato giallo non sarà facile.Con uno stile semplice e scorrevole, Colangiulo riesce a creare la giusta atmosfera, un misto fra suspense e curiosità, che porta il lettore a restare col fiato sospeso fino all’ultima pagina.”

Nei mesi di giugno luglio, sempre presso la Biblioteca Comunale, realizzato con grande passione e dedizione,si tiene il Corso di Pittura con bambini e adulti che vi partecipano ogni mercoledi e venerdi. Il 31 luglio 2014, organizzato dall’Associazione Auser RisorsAnziani e dalla Biblioteca Comunale si tiene l’ultimo incontro del “Corso di pizzica salentina e canti popolari”.

Venerdì 1 agosto 2014, nel chiostro della Biblioteca Vincenzo Ciardo di Gagliano del Capo, le Associazioni Auser RisorsAnziani e Avo con il patrocinio del Comune e con la collaborazione dell’ Assessorato alla Cultura e della Biblioteca Comunale tengono l’evento: “L’Officina dei ricordi: balli,canti,mestieri e giochi di una volta sotto le stelle di agosto” con musica, canto e raffigurazioni fotografiche, un’immersione nel passato per rivivere,ricordare e rivalorizzare il nostro Salento.

Il 3 agosto 2014, Andrea Settembrini presenta “L’alba d’inverno”. Relatori il dott. Carlo Franza e Luigina Paradiso, che dice del libro: “Questa alba d’inverno ha la luce che merita, l’alba che si apre, diversa come dici tu da quella che si vive nell’estate, magari seduti sulla spiaggia ad aspettarla. Diversa nel suo tentativo di esprimersi gradualmente. Nasce timida e infreddolita chiede spazio alla stagione che a volte la nasconde dietro nubi di acqua. Ma quando noi la vediamo, che gioia, ci offre una speranza diversa, di fede alla natura di speranza al domani. E tu Andrea con il tuo romanzo nato dopo tanto riflettere come succede alle cose belle, che vuoi che siano sempre migliori ,  finalmente date alle stampe. Stasera siamo tutti qui come a battezzarti scrittore e sceneggiatore di queste pagine di interiorità. Hai saputo entrare nell’animo umano nelle  sue titubanze con  maestria . si sente l’odore delle spighe d’orzo e il profumo delle more selvatiche e ci possiamo sedere sui muretti a secco mentre con te ci incamminiamo nell’animo umano. Sempre costellato da dubbi e verità nascoste, tra gridi di dolore,tra incertezze e approdi di felicità e narri del tempo  quello delle due stanghette dell’orologio  che segnano le ore  fino al consumo  della batteria   e  racconti la tua storia di giovane capace di guardare oltre che non accetta che si faccia sacrilegio di povertà di animo che si possa fare in tempo per non ingoiare  ogni cosa dei nostri padri riuscendo a trasformare il nostro eden in un supermercato dei desideri facili. Ci manca l’ingenuità della pazzia che pazzia non è, ma solo grido di una umanità che vuole tornare se stessa. Tu Andrea l’hai impersonata questa umanità nel giovane Manuel che con il suo disperato grido chiede e cerca ciò che gli altri non vogliono neppure sentire. I suoi mille perché, la sua  tempesta di domande per i una libertà che si intrinseca di dolore ma sempre e comunque di sincera Umanità”.

Il 24 agosto 2014, presso il Palazzo Ciardo, si tiene la chiusura della mostra itinerante “Vittorio Bodini Un uomo condannato al coraggio.1914-2014”, con la presentazione del libro di Bodini “Il fiore dell’amicizia” a cura del professor Antonio Lucio Giannone dell’Università del Salento. Coordinati dalla giornalista Luisa Ruggio e con il saluto dell’organizzatrice Luigina Paradiso, intervengono il Sindaco di Gagliano Buccarello e l’Assessore alla cultura Monteduro, la figlia di Bodini, Valentina,  e le attrici Carla Guido e Michela Leopizzi che leggono alcuni brani del libro“Il fiore dell’amicizia”. Viene inoltre proiettato il cortometraggio “Viviamo in un incantesimo” a cura di Giuliano Capani.

Determinante il ruolo di una biblioteca pubblica ( se essa funziona a dovere) nell’ambito di un organico sviluppo di una comunità, fondamentale l’impulso dato dagli operatori culturali nella crescita della coscienza critica di una popolazione. Determinante, il ruolo di un ente territoriale come la biblioteca comunale, anche quando (o forse a maggior ragione) in un Comune vi sia carenza strutturale, inefficienza generale, notevole o pressoché totale mancanza di servizi. In tal caso, un presidio come questo diventa suo malgrado un avamposto, una sorta di Fortezza Bastiani come nel “Deserto dei Tartari” di Buzzati, e si trova a svolgere una funzione di avanguardia nella mancanza di punti di riferimento e nel disordine generale intorno (ma questo non è il caso di un comune virtuoso come Gagliano, che rappresenta un’eccellenza, nel Capo di Leuca, dal punto di vista dell’impegno amministrativo e della promozione culturale). Quale è la narrazione culturale svolta dalla Biblioteca Comunale di Gagliano? Certamente la più importante lezione che viene dall’operare di chi l’ha voluta e la gestisce è la ricerca di una partecipazione attiva del territorio, non solo allo svolgimento delle sue iniziative ma nel momento stesso della loro elaborazione, nella loro fase ideativa. A Gagliano del Capo sembra cioè chiaro  che la biblioteca non debba essere un luogo chiuso, hortus conclusus, dove i libri stanziano come oggetti da museo, ma invece un luogo dinamico, aperto, in cui i libri viaggiano; un luogo in cui, oltre a fruirne, si produca cultura,  una biblioteca insomma che diventi un punto nodale per la crescita del territorio, con un proficuo interscambio fra tutti coloro che vi transitano.

Dalle strade del mondo in Salento, “a Cappello”

di Francesco Greco

A cappello 2

L’arte di strada nasce con l’uomo. Quando un bambino di Atene si mise a fare capriole nell’agorà, un altro a giocare col “curuddhru” (cerchio) nelle piazze dell’Urbe, un altro ancora si dipinse in fronte il terzo occhio a Calcutta. Nei millenni questa arte povera ha attraversato le favelas, il barrio, le bidonville, i suk di ogni meridiano e paralello. Per giungere sino a noi conservando intatte la capacità di emozionare e stupire.

E’ la forma d’arte più vera e immediata, senza accademia, business, manager. Nessuna lacerazione semantica: l’arte per l’arte, allo stato puro, restituita alla primitiva etimologia. Non deve cercare il pubblico con le astuzie del marketing, soggiogandolo con la falsità dei moderni incantatori di serpenti, subdoli messaggi subliminali: ma lo trova dove decide che val la pena fermarsi e, col passaparola, convocare ogni artista che vuol mostrare al mondo la sua abilità.

L’idea di arte di strada si associa subito al mangiafuoco di Piazza Navona, l’illusionista indiano a Piazza di Spagna, il violinista all’angolo di piazza San Venceslao, l’omino delle bolle di sapone a Montmartre. Non costa niente, solo qualche “monetina, monetina!”, o “monetona!”, come dice sorridendo la ragazza che col cappello fa il giro del cerchio degli spettatori. Da qui questa forma d’arte nobile, sublime, poetica ha preso il nome di “A Cappello”.

A Cappello 3

Anche quest’anno il Carro di Tespi sbarca in Salento col suo carico di stupori e meraviglie. Gli artisti provengono da tutto il mondo e si sono dati appuntamento a Gagliano del Capo (nel Leccese, a due passi dal mare da sogno di Santa Maria di Leuca) per celebrare la Va edizione di “A Cappello” (Festival dell’Arte di Strada) il 17 e 18 agosto nel dedalo di vicoli tra Palazzo Ciardo, Palazzo Daniele e la chiesa di San Rocco (il protettore, festeggiato in quei giorni).

“Se la modernità è per voi una forma di eccezione – dice Matteo Greco (info: 329-4433924) – se amate solo le storie che vi portano lontano, se cercate nel profondo lo stupore, trasferitevi tutti a Gagliano, perché quest’anno il festival raddoppia il suo carico di meraviglia…”. E infatti Gagliano si veste di cosmopolitismo: con gli artisti in arrivo da tutto il mondo diventa una babele di lingue, popoli, etnie, intreccia arazzi di culture, arabeschi di vissuti, tesse le trame delle esperienze più varie. Per donare a grandi e piccoli allegria e stupore, emozioni intrecciate con la materia dei sogni, performance che incantano grandi e piccoli. “Due serate – aggiunge Greco– di performance e attrazioni con artisti di calibro internazionale che mostreranno al pubblico. Gli incroci si fanno musicali, le piazze diventano quelle di tutto il mondo e portano canzoni dall’Irlanda, l’America, le isole tropicali. E alla fine della notte si sale in mongolfiera…”.

Ecco gli artisti dell’evento: Alberto Cacopardi, “Et nunc” (spettacolo di teatro, danza e acrobazia scenografica); Delia De Marco e Valentina Elia, “Rotolandia” (attraversano le strade del paese in un folle viaggio sopra i materassi); Monsieur Cocò (promette grandi prove di fachirismo); il Grande Lebuski (sfreccia spericolato per le piazze sulla sua microbicicletta); i Los Minchios, gruppo cult messican-pugliesi doc (interpellano grandi e piccoli con le loro clownerie musicali); i corti cinematografici di Scratch (Festival internazionale di animazione); le storie cantate tratte dal repertorio popolare di Elisabetta Mazzullo e Evarossella Biolo; le magie di Robertino; la parata dei Galli trampolieri; il lancio delle mongolfiere di El Globo de Papel; le divagazioni comiche sul potere di Don Corleone; da Milano i Portugnol Connection, gruppo patchanka (liriche in italiano, spagnolo, francese, portoghese): autentico meltingpot musicale; da Taranto gli El Folk con la loro ossessiva musica irlandese; da Firenze, guest star, i Martinicca Boison che col folk elegante hanno incantato il pubblico italiano e dei Paesi del Mediterraneo: “Le canzoni del Trimarano”, terzo lavoro, ha scalato le classifiche delle radio indipendenti. E dunque, che la festa cominci, e che grandi e piccoli facciano “ooh!” spalancando gli occhi per lo stupore…

Giuseppe Resci, in Cina i racconti (in b/n) dell’inquietudine

 

Giuseppe Resci, Open-gate
Giuseppe Resci, Open gate

 

di Francesco Greco

 

Un’inquietudine intensa, energica, decisa, vigorosa, magica: carica di bianchi e neri pronti a “fermare” il movimento del tempo e il senso del fluire delle cose, cercando in quell’attimo l’equilibrio dell’immagine per ricrearlo.

Se è vero che “ci sono fotografi che guardano il mondo per farne fotografie e quelli che fanno fotografie con l’esigenza di raccontare il mondo” , il pugliese Giuseppe Resci appartiene decisamente a quest’ultima categoria.

I suoi paesaggi sanno ben raccontare un mondo denso di antichi anfratti attraversati dall’intensa luce del Sud, una luce che a volte corrode pietre e piante  increspando tormentosi nuvoloni bianchi.

Il colore non esiste nelle immagini dell’artista, ma s’intuisce. I blu, i rossi, i verdi, gli ocra, si leggono nelle pieghe infinite dei grigi fino al bianco più bianco e al nero più nero, interpretando con risoluta capacità creativa singoli elementi della composizione.

Mario Giacomelli – grande firma della fotografia italiana – sosteneva che “prima di ogni scatto c’è uno scambio silenzioso tra oggetto e anima”. Questo significa in fondo che lavorando in questi ambiti si ha la possibilità di “sentire” la realtà intorno e poi la facoltà di interpretarla ridando all’osservatore una propria verità della vita.

Giuseppe Resci, Sun and thorns
Giuseppe Resci, Sun and thorns

Giuseppe Resci ha la consapevolezza di tutto ciò, ma soprattutto la sensibilità della scelta, del momento fatidico, in cui quella realtà fatta di ritratti intensi, di corpi sensuali, di nature ataviche e incontaminate  incontrano una luce che sa dare valore ad ogni dettaglio e sfumatura.

“Il mio compito – afferma l’artista – è trasmettere all’osservatore tutta l’inquietudine e l’adrenalina che ho dentro quando scatto, tutto  racchiuso in un singolo fotogramma… “.

Giuseppe Resci è nato nel 1959 a Gagliano del Capo (Salento meridionale). Studi classici, poi laurea in Medicina (a Roma). Comincia a fotografare nel 1978, da autodidatta e, in seguito, studia Fotografia e si perfeziona alla Scuola Romana di Fotografia nel quartiere San Lorenzo, sempre nella Capitale. Nelle sue opere rappresenta atmosfere dense e mondi onirici sospesi sul reale ordinario. L’essere umano, relativamente poco rappresentato, è spesso sostituito da una galleria di simboli (riflessi, ombre, manichini) vettori di messaggi articolati e complessi che conducono l’osservatore ad approdare a dimensioni percettive che abitano nei luoghi ancestrali dell’immaginario e dell’inconscio, site a profondità tali da non poter essere raggiunte senza provare emozione, inquietudine, piacere o anche stupore e arrivare così a porsi interrogativi su se stessi.

Resci sostiene che l’Arte, nel figurare in prima istanza ciò che prima non era visibile, si deve dirigere verso il pubblico, mai il contrario. Per questo preferisce esporre in luoghi non convenzionali, modulando di volta in volta la selezione e spesso il concepimento delle proprie opere in funzione del sito espositivo, affinché possano fondersi in un unicum che diviene un vibrante strumento di comunicazione e condivisione artistica.

Fotografa in bianco e nero su pellicola e su dorsi digitali. Effettua ricerca fotografica in Italia e all’estero a si dedica alla post-produzione e alla stampa Fine-Art. Vive alle porte di Roma, in aperta campagna, in una dimora isolata, posta di fronte all’enigmatica maestosità del Monte Soratte. Per il 2013 (tra fine estate e inizio autunno) proporrà le sue inquietudini in bianco e nero con un’esposizione fotografica nel contesto di “Pechino – 2013 – Beijing  A. C. Art Museum Dongzhimenwai St.”, allestimento permanente, e successivamente un reportage e una ricerca su Pechino e la Mongolia.

 

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