Il vecchio (Francesco Antonio D’Amelio) e, forse, il nuovo…

di Armando Polito

C’è quella che accomuna la moglie e i figli, un’altra che fissa la riconoscenza al padre o alla madre, un’altra ancora, con l’evocazione di criptiche allusioni che probabilmente lo stesso autore a pochi giorni dall’uscita del suo capolavoro non è più in grado di decodificare, mette in crisi il lettore ignaro ; mai una, e sarebbe forse la più sincera, che reciti A me stesso. Di cosa sto parlando in modo così progressivamente pesante? Della dedica, cioé di quella riga unica o, nei casi più sfortunati (stavo per scrivere patologici…) duplice o triplice, che non può mancare in qualsiasi testo, dal romanzo al ricettario, da una raccolta di poesie ad una grammatica qualsiasi.

Il fenomeno, antico, ha però, per fortuna (altrimenti che monotonia o che sfiga…!) subito un’evoluzione, nel senso che le kilometriche dediche a questo o a quel nobile che corredano le pubblicazioni degli ultimi secoli hanno ceduto il passo a quelle ricordate all’inizio lasciando alla prefazione ed alla postfazione (spesso non dello stesso autore ma del critico o del politico di turno)  il compito, raramente assolto in modo semplice e chiaro, di preparare ed orientare il lettore prima della lettura e di fornire alcune coordinate (che non sempre orientano…) per una comprensione più agevole della genesi dell’opera, dei suoi esiti scientifici o artistici e di chi (oggi si chiamano sponsors) li ha economicamente resi possibili.

Dediche, prefazione, postfazione e simili sono probabilmente le parti del libro su cui il lettore si sofferma meno, e spesso ciò è dovuto a superficialità non disgiunta da una sorta di bulimia letturale che concentra la sua attenzione unicamente sul testo vero e proprio, più raramente ad una scelta consapevole dettata dalla volontà di non lasciarsi in qualche modo condizionare nella lettura.

Eppure, c’è chi ogni tanto riesce abilmente a fare in modo che la dedica diventi parte integrante e, in qualche modo, imprenscindibile. È il caso, per esempio, del poeta leccese Francesco Antonio D’Amelio (1775-1861) e delle sue

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