Ad Otranto non ti senti turista plagiato

di Florio Santini

…A Otranto […] il tono allegro della gente, tuttavia, non concede arrabbiature; se vuoi non importa cosa, vai con fiducia al mercato e […] tra scalini, scale, scalette e scalinate, puoi persino trovare chi t’incornincia i quadri come sempre avevi sperato […]; ad Otranto non ti senti turista plagiato, sei solo un amante della costa, dunque un uomo libero. In definitiva, gli otrantini non vogliono perdere l’antica dignità di abitanti di un’antica terra, per certi viandanti stagionali […] Di cappelle ne ho viste in tutta la Cristianità, ma quelle ossa, quelle tibie, quei teschi sottovetro in Cattedrale sono un insolito, formidabile martirologio; e quella consunta gradinata in pietra secolare, con a lato la moderna, in marmo per i visitatori, che discendono e risalgono verso e dal cuore profondo di Otranto eroica, sembra l’allegoria leggendaria e reale assieme di questa terra bivalente, non abbastanza nota, i cui testi, le cui municipalistiche ricerche meriterebbero d’esser presenti nelle grandi biblioteche italiane…

Il pavimento della cattedrale di Otranto

di Florio Santini

…Ora che Pantaleone e Dante, pur se italo-greco l’uno e fiorentino l’altro, amassero e possedessero rispettivamente la barbara, in senso vichiano, evidenza rude del segno e del verso, ma anche una sottostante emblematicità teologica o significato metafisico di fondo, nessuno potrà negarlo. Che, poi, l’amore del reale e del trascendente in essi coesistessero, trasformandosi in forza creativa del canto e della figura, fino a renderli capaci di grandi sincresi religiose, per dotti e analfabeti in una, ancora una volta, questo, nessuno potrà negarlo.

[…] E ‘La Divina Commedia’ non è forse, anch’essa, una specie di mosaico-omelia? E il pavimento parlante di Pantaleone non è forse una colorata lezione di Conoscenza, condotta con metodo allegorico sopra un ordito di gesta e personaggi storici? Niente di più dantesco, quindi./

Nel mosaico troviamo la biblica punizione terribile del Male che non si pente, ma anche la figura pietosamente cristiana del buon ladrone. Nel mosaico, come nella Commedia, troviamo un attualissimo ammonimento esemplificato ai potenti del mondo, quelli che costruiscono l’effimera e inutile Torre di Babele, non per caso collocata da Pantaleone al lato opposto dell’Albero primigenio./

Tutto il mosaico idruntino, al pari della ‘Commedia’, si svolge e si svela al servizio del simbolismo mistico. Si pensi ai due elefanti indiani, asiatica allusione […] alla Sapienza Divina.

Pantaleone e Dante sono artisti caleidoscopici: non manca il gusto dell’orribile, del grottesco, del gigantismo, del composto e del frammentario, messi però al servizio dell’ incantesimo cristiano, anziché della magia pagana./»

(da Suggestioni e analogie tra il mosaico pavimentale della Basilica Cattedrale di Otranto e la Divina Commedia, p. 97).

Otranto, terra di sole e di vento

di Florio Santini

«Il petroso Salento, e soprattutto una città d’insolita bellezza come Otranto, bisogna dimenticare, oggi, quanto su essa è stato scritto e riscritto, senza nulla aggiungere di nuovo alle sue pur suggestive storie. Di questo mare idruntino, invece, bisogna conoscere correnti e approdi, esplorare caverne e scogliere; insomma, bisogna giungervi dal largo, non da terra. Baie, canaloni, grotte, insenature dai suggestivi toponimi, allora, spiegheranno cose non dette, civiltà dimenticate, portandoci spesso fino alle soglie del mito, giusto quello che dal mare approdò, là dove la costa si apriva, calda e sicura, ai marinai.

In verità Otranto, terra di sole e di vento, mi conquistò del tutto quando, dopo averla studiata in cronache avare, la vidi dal suo limpidissmo azzurro, come la videro i Greci. La costa si avvicinava azzurra nel mattino, rosseggiante di sera; e gli antichi lutti, le mistiche storie sparivano nella fiducia chiara ch’essa trasmetteva»

 

(da “Anche la vita ha i suoi scavi”, Otranto 2004, pp. 60-61).

Il pavimento di Otranto, mosaico-sinfonia, corale e plenario, su cui convergono l’Occidente e l’Oriente

di Florio Santini

…Qualcosa m’aveva spinto a ritirarmi ad Otranto, dopo aver vissuto, per molti anni, ai quattro angoli della Terra, quando chiedevano il perché di tale scelta, davo risposte che convincevano gli altri, non me stesso: la gente semplice, la vita non cara, il mare pulito, la quiete tra dotte memorie./ Ora, invece so. La spiegazione l’ho trovata sul pavimento della basilica-cattedrale di Otranto che, come troppi pseudo-informati professori, non conoscevo… Uno specialissimo prete, di nome Pantaleone, aveva ricordato l’epifonema di Terenzio “Penso che niente di umano mi sia estraneo”./ Entrai in chiesa, guardai per terra./ Erano i tempi delle Crociate, dei Cavalieri, delle turbe pellegrine; eppure, in quel mosaico-sinfonia, corale e plenario, convergevano l’Occidente e l’Oriente. Un emblematico disegno, intitolabile ‘Teologia della storia’, sussumeva grandi e piccole cose, bestie e fiori, artigiani e profeti, miti pagani e rivelazione cristiana. In breve, una specie di mistico fumetto sulla fenomenologia del creato. Fu così che […] inventando, a forza e furia di pietruzze e di marmo, la prima enciclopedia per immagini, vera Bibbia dei poveri, mi fece vedere, ripeto “vedere” che dovevo dimenticar subito quanto stava dietro di me, se avessi voluto progredire un po’. Forse, avrei fatto in tempo. E mi riconobbi, con gioia, nell’asino arpista del mosaico: il mosaico pavimentale del non abbastanza noto “duomo di Otranto”, costruito tra il 1080 e 1088 […] Grande era stata […] l’emozione del ritrovamento sul pavimento d’una cattedrale pugliese, quel discorso ideografico che tante volte, in scala ridotta, avevo ammirato nei tappeti da preghiera del Medio Oriente e d’Asia; grandioso, ora, il significato, lì, sul pavimento idruntino, di quei tre alberi della vita […] che attestano la singolare potenza del segno di Pantaleone. Mistico paziente aveva composto sotto quelle tre navate, tessera dietro tessera, dall’ingresso al presbitero, un gran libro che tutti, di ogni fede o civiltà, potessero leggere, presentandosi a noi, oggi, come un Teilhard de Chardin del 1163./ Mi sorpresi a pensare che l’ecumenismo fosse nato ad Otranto e che, non per caso, io vi fossi approdato da popoli lontani e diversi…

(da: Suggestioni e analogie tra il mosaico pavimentale della Basilica Cattedrale di Otranto e la Divina Commedia, pp. 107-110).

Musei/ Il Museo Civico di Paleontologia e Paletnologia Decio de Lorentiis di Maglie

Il Museo Civico di Paleontologia e Paletnologia Decio de Lorentiis di Maglie (seconda parte)

a cura di  Medica Assunta Orlando

Decio De Laurentiis

Decio de Lorentiis, figlio di Pasquale , il primo direttore del Museo di Maglie, era approdato all’esperienza museale passando attraverso un’infanzia e una giovinezza vissuta, al fianco del padre e del di lui fraterno amico Paolo Emilio Stasi – lo scopritore di Grotta Romanelli –, nell’orbita degli scavi  di Gian Alberto Blanc in questa importante cavità preistorica.  Ne respirò l’atmosfera di grandi entusiasmi e di fervida ricerca, crescendo all’ombra di uno tra i più illustri maestri della preistoria italiana, qual’era il barone Blanc – uno studioso di fama internazionale, formatosi nel Gabinetto parigino di Marie Curie – e prese parte alle diverse esplorazioni dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana anche in

Florio Santini e la sua Africa

una delle utlime foto di Florio Santini (per gentile concessione di Maurizio Nocera)

di Maurizio Nocera

Il 23 dicembre 2007 è scomparso nella sua città natale, Lucca, dov’era ritornato dopo più di vent’anni vissuti nel Salento, il mio amico Florio Santini. Lo conoscevo dall’inizio degli anni Ottanta e non poche volte le nostre strade si erano incrociate, vuoi per motivi intellettuali vuoi per la sincera amicizia che si era instaurata tra di noi. Indimenticabili le serate passate con lui e “Piccola Nuvola” nelle scuderie dell’antico maniero dei De Viti De Marco. Appena pochi mesi prima di partire per Lucca, nel 2006,

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