Tutto, ma proprio tutto, sul fico d’India

fichi d'india

Il munifico fico d’India

di Massimo Vaglio

Il fico d’India, è una pianta appartenente alla famiglia delle Cactacee e al genere Opuntia, caratterizzato da una moltitudine di specie, la maggior parte delle quali d’interesse ornamentale. La specie più importante dal punto di vista colturale e alimentare, è l’Opuntia ficus indica Mill., della quale si distinguono diverse cultivar in base alla colorazione della polpa del frutto (cui corrisponde in genere la colorazione della buccia) bianca, gialla, rossa.

Si conoscono, anche se poco diffuse, delle varietà a frutto senza semi (apirene) e la Burbank (Opuntia inermis), caratterizzata dall’assenza di spine. Le cultivar più diffuse nel Salento sono: quella a polpa gialla, molto produttiva; seguita a ruota dalla varietà a polpa rossa e a distanza dalla cultivar a polpa bianca.

La pianta risulta da un aggregazione di articolazioni carnose costituenti le pale o cladodi, queste, in periferia hanno consistenza succulenta e risultano tenere e appiattite, man mano, avvicinandosi alla base,  acquisiscono consistenza fibro-legnosa, ingrossano e costituiscono il fusto. Le foglie, sono appena visibili e nascono alla base di varie gemme sparse sulla superficie delle pale. Intorno alle gemme sono disposti gli aculei, o setole, più o meno lunghi e rigidi. Dalle gemme situate sui

Sikalindi. In Salento si può!

fibra

di Giani Ferraris

 

Sikalindi è un nome che sa di esotico, lo ascolti e ti sembra di poter volare lontano, invece rimani con radici (nel senso più letterale del termine) ben piantate in Salento. Sikalindi è il fico d’India detto in grico. Fare mobili col fico d’India? In Salento si può!

L’azienda che aggredisce il mercato con l’intelligenza e la capacità, questa si tutta salentina, di saper ricavare il bello dal consueto si chiama proprio così: Sikalindi.

È pianta infestante, cresce ovunque, fra le rocce, negli uliveti, in ogni pezzo di terra dove può mettere radici. A volte può diventare fastidiosa per i contadini che la debbono tenere a bada, controllare, ripulire, potare. E le “pale” tagliate debbono essere fatte a pezzi e poggiate sui muretti a secco per appassire e poter esere smaltite. “Se le lasciamo a terra immediatamente radicano e tornano ad infestare più di prima” dicono i contadini.

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Nasce da un’intuizione la produzione di mobili e complementi d’arredo della Ditta Sikalindi, condotta da Marco e Marcello Rossetti. Mobilieri di seconda generazione, ad un certo punto dovettero prendere atto che l’affollamento dei concorrenti in Italia lasciava poco da dividere, il mercato era saturo, occorreva distinguersi, trovare nuove forme di produzioni, nuovi materiali.

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“Abbiamo messo assieme due peculiarità, da una parte la capacità ereditata di costruire mobili, dall’altra la necessità di distinguerci e la conoscenza del nostro territorio, la passione per la natura. Abbiamo iniziato a  testare  i materiali del nostro territorio alla ricerca del  valore aggiunto” dice Marco.

tavolo panca

Salentini di Casarano non volevano andare lontano a trovare materiali da lavorare, “abbiamo provato con tutto, anche con la pietra leccese, con l’ulivo, qualcosa che non funzionava c’era sempre, nè volevamo aggredire l’ambiente con il taglio di alberi preziosi. Nella nostra campagna c’erano molti fichi d’India, più che un’intuizione è stato un lavoro di ricerca pignolo, metodico. Dovevamo sfruttare il reticolo legnoso che è all’interno delle foglie, che poi abbiamo battezzato fibra di fico d’India. Abbiamo lavorato anni sul capire come lavorarlo, come toglierlo dalle foglie prima che l’acqua contenuta lo macerasse, alla fine ci siamo riusciti con un processo che ora è coperto da brevetto ed è vero legno dopo la stagionatura. Due anni di lavoro intenso,  poi nel 2006 il brevetto e nel 2011 abbiamo aperto questo show room che per noi è vetrina indispensabile, i turisti passano da qui si fermano e apprezzano.” I mobili e i complementi d’arredo prodotti ed esposti nello show room di via Libertini, a Lecce, sono veramente innovativi e belli nel design. “E il meglio deve venire”, è orgoglioso Marco quando parla della produzione prossima ventura in collaborazione con Sandro Santantonio, un design milanese di fama che collabora ora stabilmente con Sikalindi nella creazione di nuove collezioni.

Prima di aprire il negozio ovviamente alcuni clienti privati già avevano in casa pezzi che potremmo definire unici.

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“La fibra di fico d’India esiste come legno in formazione, è una sorta di cartilagine. Non lignifica in quanto si decompone con l’acqua contenuta nelle  foglie. Quello che abbiamo fatto è stato di separare la parte molle dalla dura quando la foglia è ancora verde. Poi si stagiona, come ogni legno che deve perdere la parte umida. Non parliamo di una fibra, è vero e proprio di legno. Contiene moltissima lignina, più  di altri vegetali. E’ vero che ci sono in commercio piccoli oggettini di fibra di fico d’India, orecchini e ninnoli, però chi li crea utilizza  piccole parti diventate legnose, il brevetto che noi abbiamo creato consente invece di utilizzare tutta la fibra nella foglia. Dopo la stagionatura, con opportune resine, lo applichiamo su supporti multistrato di betulla. Anche qui la nostra attenzione per l’ambiente, non cerchiamo legni diversi che implicano la distruzione di foreste e di boschi, la betulla è invece coltivata per fare mobili e riforestata di continuo. Utilizziamo solo legni certificati. Se parliamo di legni nobili come l’ebano, il mogano ed altri, ovviamente, parliamo di deforestazione, noi vogliamo distinguerci anche in questo. Inoltre noi con il fico d’India utilizziamo scarti di potatura. I contadini, per evitare il troppo infittimento delle pale, le tagliano, quindi debbono farle seccare sui muretti  ed eliminarle, noi le ritiriamo senza abbattere nulla ed evitando un lavoro suppletivo ai contadini, non a caso Coldiretti ci ha riconosciuto questo lavoro.

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Ovviamente la materia prima per noi è gratuita, il costo è la lavorazione che segue, non utilizziamo truciolati, solo multistrati come base per i mobili. Anche le resine sono di ultima generazione. Prossimamente, grazie ad una sinergia che abbiamo creato con Unisalento, si stanno testando resine ad impatto zero”.

 

“La domanda si pone naturalmente, durano a lungo i vostri mobili?”

“La fase di sperimentazione è durata 5 anni ed è terminata nel momento stesso in cui abbiamo aperto il negozio (tre anni fa). In quel momento oramai eravamo certi che la tecnica era stata perfezionata ed il prodotto era assolutamente affidabile. E così è stato”.

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“Il vostro mercato?”

“Lecce è città turistica, vendiamo parecchio tramite il passaggio anche di molti stranieri e su internet. In Italia l’e commerce sta decollando, all’estero funziona alla grande. Abbiamo prodotto merce per gli USA, li hanno acquistati vin Internet”

 

“Un’azienda in contro tendenza, voi date lavoro”

 

“Non abbiamo grandi numeri, la crisi si sente, però abbiamo numerosi terzisti che lavorano per noi. In azienda ci occupiamo della parte più delicata, il resto tentiamo di creare lavoro anche fuori. Però siamo in controtendenza e in espansione”.

 

“Mi dice del rapporto qualità prezzo dei vostri prodotti?”

 

“Il materiale costa, il mobile può costare poco in rapporto. Abbiamo pezzi di punta che sono comunque pezzi unici e tutta una serie di prodotti a costi sostenibili, dall’oggettistica a tavolinetti. Abbiamo soprattutto una clientela che comprende ed apprezza, soprattutto che conosce, generalmente con un livello socio culturale medio alto. Questo ci conforta molto, non parliamo di fasce altissime di reddito, ma di persone che scelgono il nostro prodotto come unico. Non è un caso che molti nostri clienti siano sensibili all’arte e al bello”.

 

“Siete anche stati premiati”

 

“Certo, siamo segnalati per il  premio sviluppo sostenibile 2013, dell’omonima fondazione che ha come presidente Edo Ronchi. Siamo fra le prime dieci aziende nel settore eco design. Siamo stati premiati nell’ambito di Oscar Green di Coldiretti. Abbiamo partecipato a trasmissioni su TV 2000 di Avvenire, su UnoMattina, prossimamente saremo a Geo & Geo.”

 

www.sikalindi.it  Facebook:  sikalindi)

Tutto, ma proprio tutto, sul fico d’India

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Il munifico fico d’India

di Massimo Vaglio

Il fico d’India, è una pianta appartenente alla famiglia delle Cactacee e al genere Opuntia, caratterizzato da una moltitudine di specie, la maggior parte delle quali d’interesse ornamentale. La specie più importante dal punto di vista colturale e alimentare, è l’Opuntia ficus indica Mill., della quale si distinguono diverse cultivar in base alla colorazione della polpa del frutto (cui corrisponde in genere la colorazione della buccia) bianca, gialla, rossa.

Si conoscono, anche se poco diffuse, delle varietà a frutto senza semi (apirene) e la Burbank (Opuntia inermis), caratterizzata dall’assenza di spine. Le cultivar più diffuse nel Salento sono: quella a polpa gialla, molto produttiva; seguita a ruota dalla varietà a polpa rossa e a distanza dalla cultivar a polpa bianca.

La pianta risulta da un aggregazione di articolazioni carnose costituenti le pale o cladodi, queste, in periferia hanno consistenza succulenta e risultano tenere e appiattite, man mano, avvicinandosi alla base,  acquisiscono consistenza fibro-legnosa, ingrossano e costituiscono il fusto. Le foglie, sono appena visibili e nascono alla base di varie gemme sparse sulla superficie delle pale. Intorno alle gemme sono disposti gli aculei, o setole, più o meno lunghi e rigidi. Dalle gemme situate sui

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