Antonio D’Andrea ed il “ferro battuto” leccese

Antonio D’Andrea, La cerbiatta, 1949. Rame sbalzato e cesellato

ANTONIO D’ANDREA ED IL “FERRO BATTUTO” LECCESE. EVOLUZIONE STILISTICA DI UN CONCETTO

 

di Romualdo Rossetti

Oltre al Barocco floreale, uno dei tratti caratteristici del corredo artistico leccese è sicuramente quello del “ferro battuto”. Tali “opere d’arte” erroneamente considerate come dei semplici manufatti di uso comune, a ben considerare, posseggono una loro storia ed una loro dignità estetica, che in questa sede è opportuno ricordare. Fu nel lontano 1916 che venne fondata a Lecce la Règia Scuola Artistica e tra le sue cinque sezioni che la componevano vi era una appositamente dedicata al “ferro battuto”. Dal 1923 al 1929 l’incarico di Capo Officina venne assegnato a Nino Lodi autore della celebre pensilina stile “Liberty” dell’Hotel Risorgimento a Lecce. Dal 1926, invece, a guidare la sezione fu il Maestro Alceo Pantaleoni, anch’essi formato come il suo predecessore presso le officine di Alberto Calligaris di Udine. Fu Alceo Pantaleoni che introdusse a Lecce l’eleganza stilistica propria dell’Art’ Nouveau.  I lampioni della Banca d’Italia di Lecce e le lunette del Palazzo delle Poste, presero forma proprio nei laboratori della Scuola Règia.

Nel 1936, il maestro Alceo Pantaleoni si trasferì a Padova per dirigere la Scuola d’Arte di quella città e nel 1937 venne incaricato a dirigere la sezione del ferro battuto il maestro Antonio D’Andrea. Fu proprio da questa nomina che il “ferro battuto” di scuola leccese acquisì, in breve tempo, una vera e propria dignità artistica di tutto rilievo.

Il D’Andrea, con la collaborazione di alcuni suoi allievi, pose in essere una vera e propria rivoluzione stilistica, dove si fusero armonicamente  le istanze proprie dell’ “Art-nouveau” e la vivacità floreale propria del barocco leccese, vivacità floreale arricchita da una variegata serie di richiami faunistici di derivazione esotica o locale.

Antonio D’Andrea

Antonio D’Andrea nacque a Lecce il 23 Luglio del 1908 dove, dopo aver seguito per poco tempo gli studi ginnasiali, decise di iscriversi alla Rèale Scuola d’Arte della sua città dove si licenziò con lode ed onore. Dopo essersi trasferito a Bologna ed aver frequentato il Liceo artistico di quella città si avvicinò con fervore alla scultura del ferro ed a quella di altri metalli. A Roma,

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