Dialetti salentini: faùgnu

di Armando Polito

 

* Nerinu mio, finalmente sto trovando un po’ di refrigerio!

* Traduzione dal miciese in dialetto neretino: Ma va spònzate tuttu e llassa stare lu sale ca no ssi ‘nna friseddha!

Ma va’ spònzate tuttuo e llassa stare lu sale,  ca no ssi ‘ nna friseddha! (Ma va a metterti a bagno tutto e lascia perdere il sale, che non sei una frisella!)

 

 

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1 Vedi http://www.fondazioneterradotranto.it/2013/05/06/mamma-mia-cce-faugnu-mamma-mia-che-afa/

2 zzaccare ha il suo corrispondente italiano in azzeccare, che è dal medio alto tedesco zecken «assestare un colpo. Proprio da questo significato di colpire è derivato l’altro che assume ‘zzaccare, cioè quello di prendere e da questo,con il complemento oggetto inizio è derivato quello di cominciare, come nell’italiano uintraprendere.

3 scuffundare è da un latino*exconfundare, composto dalle preposizioni ex e cum e dalla voce tarda fundare=sommergere, a sua volta denominale dal classico fundus=fondo.

4 ‘ntrama è da un latino *intramen, dal classico intra=dentro; nel latino medievale (Du Cange, p. 404) è attestato intranea col significato di visceri.

5 ddifriscu è composto dalla preposizioo latina de indicante allontanamento (in questo caso dal caldo o, comunque, da qualcosa di spiacevole) e da friscu, in italiano fresco, che è dal germanico frisk.

‘ncignare, dall’italiano antico incignare, a sua volta dal latino tardo incaeniare=consacreare, inaugurare, a sua volta trascrizione del greco tardo ἐγκαίνια=feste d’inaugurazione», da καινός =nuovo».

6 Come la locuzione italiana può avere nelle risposte valore positivo quando è seguita dal punto esclamativo, sarcasticamente negativo quando è seguita dai puntini di sospensione. Qui la locuzione dialettale ha valore negativo ed in più regge la proposizione successiva.

7 spunzare è deverbale dal latino spòngia=spugna; superfluo dire che spugna ha lo stesso etimo. Spòngia,a sua volta, è dal greco σπογγιἀ (leggi sponghià). Deverbale da spunzare  è spuènzu usato nella locuzione a spuenzu=a mollo. E mi raccomando: le friseddhe non vanno spunzate!

8 Vedi http://www.fondazioneterradotranto.it/2012/11/29/saietta-furmine-e-coccia/

9 Qui lu ‘state è complemento di tempo determinato ma la locuzione può essere usata anche come soggetto o complemento oggetto, Da notare il genere maschile dovuto forse al sottintendimento di tiempu ti (tempo di).

L’aria quagghiata (L’aria cagliata)

di Armando Polito

Guardando la traduzione del titolo dal dialetto salentino all’italiano si direbbe che la nostra gente è riuscita a compiere un miracolo che, brevettato, chissà quanto potrebbe fruttare economicamente. Non è da tutti, infatti, ridurre l’aria allo stato solido, magari farla a pezzi e venderla al supermercato. Ci sarebbe da chiedersi se viene utilizzato lo stesso caglio che porta dal latte al formaggio, ma, purtroppo le cose non stanno così. Aria quagghiata è, non saprei se per disgrazia o per fortuna, solo una metafora, degna di un grande poeta, tratta dal mondo contadino, per definire l’afa insopportabile (faùgnu; vedi http://www.fondazioneterradotranto.it/2013/05/06/mamma-mia-cce-faugnu-mamma-mia-che-afa/) che ormai puntualmente ci affligge e costringe ad usare locuzioni come sta squàgghiu (mi sto squagliando; esattamente il contrario dell’aria) o sta scolu (sto scolando), un po’ macabre perché ricordano il medioevale trattamento dei cadaveri prima della loro sepoltura …  Ma quest’anno essa sembra aver anticipato i tempi e accresciuto la sua pesantezza, anche se non ho mai capito in base a quali parametri viene calcolata la temperatura percepita,  complice l’umidità, rispetto a quella effettiva; e questo mi ricorda tanto, ma è solo una mia (?) impressione (?) le statistiche ISTAT …

in compenso riconosco che non ho notato il solito martellamento televisivo stagionale sull’opportunità di bere abbondantemente. Debbo dire che grande fu il mio entusiasmo quando sentii il consiglio la prima volta. Una misura della mia intelligenza che non riusciva a capire l’ovvietà del suggerimento basato sul fatto che l’acqua eliminata col sudore o per altra via che non dico (e per la quale, per la par condicio, non scomodo l’uccellino di Del Piero …) dev’essere ripristinata a tutti i costi in un organismo, quello umano, del quale essa, a tutte le età e sia pure in misura differente, costituisce la componente preponderante? Sarò scemo e ignorante, ma non fino a questo punto e vado a dimostrarlo. Quando si dice Tizio mangia non significa che Tizio è attore di una corruzione o di una concussione, quando si dice Tizio beve non vuol dire che Tizio è particolarmente soggetto al fascino dell’alcol? Allora, che colpa ho io se, amante del buon vino, ho accolto con entusiasmo l’invito a bere contenuto nella raccomandazione? Addirittura, secondo logica (che non mi risulta vigile negli alcolizzati), avevo pure stilato una scaletta del consumo del vino proporzionale alla temperatura e, siccome sono pure furbo (praticamente un ottimo candidato politico …), avevo manomesso il termometro in quell’orologio multifunzione appeso in sala da pranzo che, secondo me, tra fasi lunari, orario scandito dal satellite (non ho ancora capito come funziona, mancando qualsiasi antenna), livello di umidità e temperatura, sembra fatto apposta proprio per rendere più problematica, ai tipi come me,  la manomissione del termometro …

Per un giorno mi è andata bene, poi mia moglie, messa in allarme dai miei barcollamenti, ha pensato bene di eliminare ogni pretestuosa giustificazione legata al modo di dire prima citato con una semplice mossa: l’estrazione delle pile, che, oltretutto, sue testuali parole, mi liberava dalla schiavitù della lettura di uno strumento che non meritavo di usare.

Mamma mia, cce faùgnu! (mamma mia, che afa!)

di Armando Polito

immagine tratta da http://www.pu24.it/2012/06/20/nella-morsa-di-caldo-e-afa-diversi-malori/
immagine tratta da http://www.pu24.it/2012/06/20/nella-morsa-di-caldo-e-afa-diversi-malori/

 

Le stagioni intermedie negli ultimi anni si sono notevolmente accorciate sicché fra pochi giorni il titolo sarà probabilmente l’espressione più ricorrente, mentre già sono pronti i servizi da mandare in onda, in cui quasi giornalmente verrà ripetuta la solita raccomandazione, rivolta soprattutto ad anziani e bambini, di bere molta acqua. È proprio una bella soddisfazione pagare il canone annuale per sentire, fra le altre, anche queste banalità alle quali, per non farla troppo sporca replicando i servizi dell’anno precedente, è stata data una nuova veste che si riassume tutto nel nome diverso dell’esperto o del consulente di turno profumatamente pagato …

Il fastidio che provo quando mi trovo, mio malgrado, ad ascoltare questi bei consigli (mentre in alcune zone d’Italia la concentrazione di sostanze tossiche nell’acqua potabile ha superato, e da tempo, e di molto, i livelli consentiti , ma su questo gli esperti tacciono …) è superiore a quello che procura soprattutto a noi meridionali l’afa che solitamente si accompagna allo scirocco, cioè lu faùgnu.

L’astenia, il nervosismo, i disturbi del sonno sono i sintomi di questa vera e propria meteoropatia; e, siccome essi non sono certo propizi al pensare prima e allo scrivere poi, io ho pensato di far fesso il faùgnu bruciandolo sul tempo, anche se a questo punto qualche lettore rimpiangerà che il fenomeno non sia comparso anticipatamente …

Il corrispondente italiano di faùgnu è favonio, dal latino favònium, a sua volta da favère=favorire, perché col suo calore stimola lo schiudersi dei germogli e la crescita delle piante. Ha la stessa radice di favère il latino favor=favore, simpatia, da cui, a cascata, i nostri favore, favorire, favorevole, favoreggiare e favoreggiamento; dalla radice del supino (fàutum) di favère è derivato in latino fàutor=promotore, da cui il nostro fautore, nonché, sempre in latino, l’aggettivo fàustus=favorevole, da cui il nostro fausto. Connesso con favère è in latino pure favìlla=cenere ancora calda, scintilla (elementi che favoriscono lo svilupparsi del fuoco), da cui, tal quale, la voce italiana.

La prolificità di favère non si manifesta solo nelle lingue neolatine perché dal latino favònium è nato nell’antico alto tedesco, ad indicare lo stesso vento, phōnno da cui il tedesco moderno Föhn, che a sua volta è il padre, per adattamento, dell’italiano fon, il nome dell’apparecchio per asciugare i capelli. Ricordo ancora che in medicina si chiama sindrome del Föhn la meteoropatia i cui sintomi ho prima descritto.

Non sarò certo io a raccomandarvi di bere, quando sarà, molta acqua; piuttosto vi consiglio di affrontare il fastidio con il metodo omeopatico del  similia similibus curantur  (i simili si curano con i simili): combattete con il fon la sindrome del Föhn! (l’ho scritto tutto in corsivo perché potrebbe essere uno slogan da proporre a qualche dirigente RAI; in cambio del suo uso gratuito potrei essere esentato dal pagamento del canone …).

Ricordatevi, però, di far scattare l’interruttore nella posizione relativa all’emissione di aria fredda e controllate prima che nessuno l’abbia manomesso o altromesso …

* Armapò dei miei stivali, con l’interruttore che ho zampamesso tra poco sarai cotto!
* Armapò dei miei stivali, con l’interruttore che ho zampamesso tra poco sarai cotto!

 

… e nel frattempo ascoltate pure Faugnu, la traccia n. 7 (secondo me si poteva fare molto meglio …) di Lu servu de Diu, un album prodotto nel 2000 dai Sud Sound System.1

f3

 

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1 Tutto l’album all’indirizzo

http://www.youtube.com/watch?v=nurtukqH73k

la traccia n. 7 inizia da 17’ 20’’.

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