Ricette con ceci e orzo. La farinella

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di Massimo Vaglio

 

La Farinella

La farinella è un prodotto tipico di Putignano avente origine contadina che viene preparato con orzo e ceci tostati, ridotti in farina e salati. In passato questo sfarinato ha rappresentato un’importante fonte di sopravvivenza assieme ai fichi secchi per i contadini che lavoravano i campi e conservato in dei sacchetti di tela  accompagnava quotidianamente il consumo verdure e cipollotti. Negli ultimi decenni, questo piatto, la cui tradizione si andava perdendo è tornato a far parte della tradizione di Putignano e viene servito nei giorni del Carnevale preparato in varie versioni, dolci e salate.

 

Farinella calda

Ingr. : farinella di ceci e orzo, cipolla, pomodori maturi, olio d’oliva, prezzemolo, pepe nero.

In una casseruola portate a bollore dell’acqua con una cipolla, dei pomodori maturi tagliati a piccoli pezzi e del prezzemolo tritato. Successivamente condite con sale, pepe nero o peperoncino in polvere e olio di frantoio. Quando la cipolla è cotta, togliete la casseruola dal fuoco e versate il brodo vegetale ottenuto in un piatto fondo aggiungete la farinella mista di ceci e orzo a poco a poco e stemperatela lentamente con il brodo fino a quando il piatto avrà assunto una consistenza uniformemente cremosa.

 

Dolcetti di farinella

350 g di burro,  oppure olio extra vergine di oliva, 400 g di zucchero, 500 g di farinella di orzo, 500 g di farinella di ceci, 2 uova, scorza di arancia e limone grattugiata, cannella, latte q.b.

Lavorate in una ciotola il burro a pomata aggiungendo man mano zucchero, uova, la scorza di limone e arancia e la cannella. Mescolate diligentemente e versate sul tutto le due farine e continuare a rimestare fino a far amalgamare tutti gli ingredienti aggiungendo latte se l’impasto dovesse risultare troppo duro. Fate riposare l’impasto per un’ora. Quindi riprendetelo, formate dei dolcetti a piacere e cuoceteli in forno a 150° per 15 minuti circa.

Bilancio del carnevale gallipolino 2011

LA NUOVA MASCHERA  DEL CARNEVALE GALLIPOLINO

 

di Gino Schirosi

 

Tra le maschere italiane della commedia dell’arte, accanto alle due note figure di popolani cialtroni e inaffidabili, come il napoletano Pulcinella (scaltro e volubile) e il veneziano Arlecchino (ambiguo servitore di due padroni), hanno pure un loro ruolo Colombina, Balanzone, Pantalone, Stenterello, Gianduia e Brighella, altrettanto famosi per altre categorie di vizi o virtù. Inoltre, a margine di tanti illustri sconosciuti, esistono nella nostra regione Farinella (Putignano), Ze Peppe (Manfredonia), Paulinu (Grecìa salentina) e Titoru, voce volgarizzata da Teodoro (“dono di Dio”), singolare maschera storica della tradizione popolare carnascialesca di Gallipoli. Ognuno di questi tipi o caratteri ha una sua storia particolare con una metafora da raccontare. Il carnevale gallipolino, in particolare, ha ruotato da sempre attorno alla figura del Titoru, sebbene figlio di una storiella del tutto fantasiosa, ancorché paradossale, apparentemente avulsa nell’atmosfera gioiosa di popolo.

La nostra manifestazione, senza peccare di campanilismo, è la più nota nel Salento, quest’anno nella sua 70^ edizione (per avversità climatiche dirottata a sabato 12 e domenica 13 marzo). Come nel 2010 hanno fatto da corona carri allegorico-grotteschi di singolare valore artistico, gruppi mascherati e personaggi di varie caratterizzazioni socio-etno-antropologiche, con figurazioni storiche e attuali, sfarzose e popolane. Coinvolgendo alla pari uomini e donne, adulti e non, è stato un carnevale dignitoso che ha continuato la sua tradizione imponendosi tra tanta concorrenza ogni anno sempre più ferrata nell’ambito della provincia, miseramente falliti i tentativi di consorziare similari avvenimenti dell’hinterland.

A conferma del suo successo il nostro carnevale, ribadendo il suo solito volto col medesimo programma collaudato, è stato ulteriormente rivalutato

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