La coltivazione del tabacco da fiuto e da pipa nel Salento

di Antonio Bruno*

Cade a pezzi a quest’ora sulle terre del Sud
un tramonto da bestia macellata.
L’aria è piena di sangue,
e gli ulivi, e le foglie del tabacco,
e ancora non s’accende un lume.

 

 

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La coltivazione del Tabacco da fiuto “Sun di Spagna”nel Salento leccese

Nel Salento leccese si coltivavano i tabacchi per fiuto che necessitavano di irrigazione quotidiana e si caratterizzavano per avere le foglie con un rachide mediano grosso, fibroso e lungo più di un metro.
Il tabacco da fiuto era una coltura tipica del Salento leccese. Nel 1771, con editto di Clemente XIV, la congregazione dei monaci Cistercensi, con lo scopo  di bonificare i terreni paludosi circostanti il loro convento, iniziarono  a dare le terre in censo ai contadini ed a coloro che colpiti da condanna  si rifugiavano in convento per ottenere l’impunità; con i ricavi  ottenuti i monaci iniziarono la coltivazione di diverse piante e diedero  impulso alla coltura del tabacco.
Nella manifattura i monaci iniziarono la produzione, prima per loro  consumo e poi a scopo di commercio, della famosa polvere «Sun  di Spagna».
A Lecce con privilegio dato a Madrid il 17 dicembre 1682 si nominava un “Credenziere del Fondaco della Città di Lecce”.

Le varietà di Tabacco da fiuto coltivate nel Salento leccese

Nel Leccese, che comprendeva le province di Brindisi e Taranto, si  coltivavano le varietà Cattaro leccese, importato dai Veneziani,  il Cattaro forestiero, proveniente dall’Alsazia, il Cattaro  riccio paesano e il Brasile leccese, importato dalla Spagna  o da Napoli per opera di navigatori.
Le coltivazioni di queste varietà diedero luogo alle prime industrie  manifatturiere private, per la produzione delle polveri da fiuto. I numerosi  conventi nella provincia di Lecce contribuirono alla diffusione delle  polveri, soprattutto del «Leccese da scatola» prodotto  dai frati Cappuccini.

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La prima Manifattura tabacchi da fiuto del Salento leccese

Nel 1752, per editto reale di Carlo III di Borbone, veniva impiantata  a Lecce un’importante manifattura di tabacchi da fiuto in un ex convento  di Domenicani che, impiegando 20 molini «macinini» mossi  a mano, produceva polvere di gran lusso.
La richiesta del Cattaro leccese e del Brasile, utilizzate  nella lavorazione delle polveri, favoriva nella provincia la diffusione  della coltura del tabacco.

La Commissione di inchiesta sul tabacco del 1881

Nel 1881 una Commissione d’inchiesta sui tabacchi levantini coltivati nella Terra d’Otranto, secondo la quale “… se il regime di monopolio fosse assunto dallo Stato, ripartirebbe equamente ai produttori ed all’erario pubblico i vantaggi che oggi rifluiscono agli azionisti della Regìa.”
In quel periodo iniziava a diffondersi nel Leccese il contrabbando di tabacco, favorito in parte anche dal prezzo inadeguato corrisposto per le migliori qualità di tabacco, e dallo scarso numero di spacci presenti che rendevano talvolta difficoltoso il rifornimento di tabacco.

Le prime coltivazioni di Tabacchi orientali nel Salento leccese

Le prime coltivazioni di tabacchi orientali, dopo i campi sperimentali impiantati nel 1885 a Cori (Roma) e Cava dei Tirreni (Salerno), furono effettuate tra il 1890 e il 1898 nel Salento, in Sicilia e in Sardegna (Vizzini, Alessano, Poggiardo, Lecce, Iesi, Sassari, Palermo e Barcellona Pozzo di Gotto).
Le coltivazioni furono eseguite sotto la direzione del Prof. Orazio Comes, illustre botanico, docente di botanica e di patologia vegetale alla Scuola Superiore di Agricoltura di Portici, autore di celebri studi sulla coltivazione e sulla filogenesi del tabacco.

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L’introduzione dei tabacchi orientali nel Salento leccese

Come già scritto nel Salento leccese intorno al 1890 si introdussero le varietà orientali Xanthi Yakà e Erzegovina, provenienti dalla Macedonia e dall’Erzegovina, con risultati positivi. I tabacchi orientali devono avere foglie piccole e con la prevalenza del tessuto cellulare su quello fibroso. Ed ecco che vi è differenza tra il tabacco di varietà Cattaro e Brasile, coltivati per il fiuto, che deve essere irrigato per accelerare la vegetazione, con quello orientale che invece ha necessità di rallentare e ritardare la vegetazione per ottenere foglie piccole, elastiche, quasi trasparenti e molto aromatiche dopo l’essiccamento.
L’altro fattore che decretò il successo dei tabacchi orientali nel Salento leccese è stato il terreno che nel nostro territorio è nella maggior parte dei casi calcareo. Il terreno calcareo anche se di poca profondità risulta più adatto alla coltivazione del tabacco orientale rispetto al terreno ricco di humus.

Il Tabacco Salento da pipa

Dal tabacco Kentucky si ottennero tipi utilizzati per trinciati da pipa, come il Salento (ottenuto dall’incrocio con il Cattaro). Nel 1922 si iniziò la coltivazione sperimentale a Lucugnano (Lecce)

Per non dimenticare

Nelle enciclopedie che consultavamo noi studenti prima dell’avvento della rete, di internet alla voce Provincia di Lecce si leggeva che le colture prevalenti erano l’olivo, la vite e il tabacco. Il tabacco ha percorso le memorie di tutti, è stato presente e la raccolta del tabacco era compito delle donne. Si alzavano prestissimo la mattina per andare a raccogliere le foglie verdi, tutte della stessa misura.
Le foglie, perfettamente ordinate l’una sull’altra, venivano delicatamente poste nelle casse, trasportate dagli uomini con i carri in masseria. Al fresco, sotto i porticati, le donne, sedute in cerchio, infilavano le foglie ad una ad una in lunghi aghi piatti, “acuceddi”, facendoli poi passare sui fili di spago che formavano “li curdati”.
Si mettevano  a seccare su appositi cavalletti di legno (taraletti), da mettere al coperto la notte e portare al sole di giorno, ogni sera, ogni giorno, con gli occhi rivolti al cielo ogni tanto, quando comparivano le nuvole.
Guai se il tabacco si bagnava!  Le foglie, attaccate come erano l’una all’altra, si sarebbero ammuffite!
Era la nostra vita e siccome adesso non c’è più eccola scritta, così come ha fatto Vittorio Bodini…per non dimenticare….

Bibliografia

Giampietro Diana, La storia del tabacco in Italia. I. Introduzione e diffusione del tabacco dal 16° secolo al 1860
Cosimo De Giorgi, La coltivazione dei tabacchi orientali nelle Puglie

Emigrazione/ I leccesi a Civita Castellana (Viterbo)

di Alfredo Romano


Qualcuno si chiederà come mai molti leccesi abbiano scelto come luogo d’emigrazione Civita Castellana e non le tradizionali città del Nord. Non si tratta, innanzitutto, di una scelta, ma del risultato di una congiuntura economica nel mercato delle braccia.

La coltivazione del tabacco

Ci fu a Civita Castellana, dal dopoguerra in poi, una forte richiesta di manodopera specializzata nella coltivazione del tabacco. Il risveglio dell’economia ceramica aveva provocato una carenza di salariati e brac­cianti. I proprietari terrieri erano per ciò costretti a ripiegare su colture estensive, per lo più seminativi e pascoli che, se da una parte non ri­

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