Il duomo della città di Taranto

di Raimondo Rodia

Il duomo della città di Taranto, dedicato a San Cataldo, fu edificato intorno al 1070 per volere dell’arcivescovo Dragone sulla vecchia cattedrale dedicata a Maria Santissima che nel 927 i saraceni avevano rasa al suolo unitamente a tutta la città.

La vecchia chiesa a sua volta era stata costruita , con una struttura modificata, al posto del tempio della Vittoria. Nel sottosuolo del duomo e più precisamente sotto l’abside sono stati ritrovati numerosi resti umani di epoche anteriori: ciò dimostra che quella parte dell’edificio era riservata a cimitero. Resti umani sono stati ritrovati anche nel sottosuolo degli edifici sorti intorno alla cattedrale e questo per il fatto che nella zona vi era stato il cimitero almeno fino all’editto napoleonico di Saint-Cloud del 1804 che aveva trasferito le sepolture fuori dalle mura.

Di recente, durante gli scavi che si stanno operando sono state scoperte due colonne che potrebbero appartenere alla preesistente chiesa di Maria Santissima che, come detto, era stata distrutta dai saraceni.

L’edificio, nel corso dei secoli, è stato rimaneggiato più volte in particolare nel 1596 e nel 1657 a causa di un incendio. La facciata conserva eleganti forme barocche, apportate da Mauro Manieri nel 1713. Alto il tamburo della cupola quasi bizantineggiante con un campanile che risale probabilmente al 1413 rifatto completamente da recenti restauri.

L’interno preceduto da un vestibolo quattrocentesco dove a sinistra si accede al battistero con fonte battesimale che consiste in una vasca monolitica bizantina rimaneggiata in epoca barocca sormontata da un baldacchino, formato da elementi medioevali ricomposti nel XVI secolo su colonne anticamente appartenenti al altare maggiore.

La chiesa si presenta a pianta basilicale a tre navate divise da sedici colonne di marmi policromi con capitelli bizantini e romanici, le navate laterali hanno il tetto a travi scoperte mentre il pavimento conserva parte dell’originario mosaico a grosse tessere, il transetto voltato a botte, da cui si eleva la cupola rifatta nel 1657.

Sull’altare maggiore c’è il ciborio risalente al 1653 e poggiante su quattro colonne di colore giallo antico.

A destra dell’abside si apre la ricca cappella di San Cataldo (detta anche del Cappellone) i cui lavori di rifacimento iniziarono nel 1657 e si protrassero fino all’inizio del XIX secolo in forme riccamente barocche. La cappella è chiusa da una ricca cancellata di ferro e bronzo.

Nel duomo vi sono un vestibolo quadrato ed una cappella ellittica coperta da una cupola affrescata da Paolo De Matteis nel 1713 con la “Glorificazione di San Cataldo”; nel tamburo sono affrescate sette storie della vita del Santo.

All’interno della cappella un ricco altare adornato da uno stupendo paliotto a tarsie marmoree, custodisce le reliquie di San Cataldo morto a Taranto nel VII secolo. Una statua in argento raffigurante il Santo durante le celebrazioni solenni viene illuminata da preziosi candelieri in corallo.

In fondo alla navata di sinistra della cattedrale si apre come fosse un corpo aggiunto il cappellone del Santissimo Sacramento. La manutenzione della cappella è a cura della confraternita del Sacramento, presente in cattedrale dal maggio del lontano 1540.

Attraverso una scala posta dinanzi all’Altare maggiore si accede alla cripta che si presenta a grandi arcate con volte a crociera a sesto rialzato rette da basse e tozze colonne. Nella penombra della cripta è possibile ammirare un sarcofago cristiano e mentre sulle pareti sono visibili i resti di affreschi bizantineggianti. Sovrapposta ad un affresco emerge una bella raffigurazione di San Cataldo dipinta forse nel XI secolo che rappresenta il santo vestito da vescovo che indossa un manto rosso ricoperto dal pallium crociato con al dito splendente l’anello vescovile.

Nel duomo è custodito un interessante tesoro: una crocetta aurea trovata nell’arca di San Cataldo attribuita al VII secolo, un bel crocifisso medioevale in avorio, un evangelario in pergamena, alcuni candelieri a croce in rame dorata e coralli rossi forse di fattura siciliana del XVII secolo nonché diversi reliquari.

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