Raffaella Verdesca e i suoi Volti di carta, oggi a Copertino

Copertino, Piazza Umberto, ore 18

8 Marzo 2013 – Volti di carta

Ornella Castellano dialoga

con l’autrice Raffaella Verdesca

La raccolta “Volti di carta. Storie di donne del Salento che fu” è composta da venti racconti ispirati alla vita del popolo salentino nel secolo scorso.

Le fatiche e i sogni di contadini, vedove, soldati e gente comune vengono filtrati dalla sensibilità femminile, quella delle protagoniste, soggetti in primo piano o talvolta echi di sottofondo a vicende che un tempo scandirono la vita tanto nei centri rurali del tacco italico quanto nel resto della nazione. S’intrecciano folclore e storia dando vita a spennellate d’ingenuità contadina e di profonda saggezza umana. Il riscatto e l’emancipazione risiedono nelle mani delle donne, continua a pensare qualcuno ancora oggi, e le storie custodite in questo libro gliene danno piena conferma mettendo in luce il coraggio di mogli, sorelle, figlie e madri capaci di addolcire la brutalità delle ingiustizie e dei sacrifici con la forza del proprio essere culla di vita. E’ proprio questo prezioso messaggio di positività e coraggio che le donne portano in sé a trasformare la fine in un nuovo inizio, la sciagura in insegnamento e il dolore in dignità.

Non manca tra i righi il tocco poetico dei canti popolari, è particolarmente curato il divertimento nato dai paradossi, dalla semplicità dei personaggi, è vitale il tratteggio di personalità capaci di respirare anche a libro chiuso.

Se da una parte si lavora a sdrammatizzare, dall’altra si lascia intatto il lirismo del dolore e la sacralità della conoscenza, quella di chi deve lottare per sopravvivere e vivere per conquistarsi sereno e onore: le nostre radici sono l’assicurazione migliore sui nostri frutti.

Motivazioni

Da una valigia piena di vecchie fotografie e ricordi, salta fuori l’idea di raccontare storie utili a restituirci il valore del passato rivalutando quello del presente.

In questa raccolta si è lasciata la parola al Salento e ai ritratti che delle sue genti portano alla luce momenti di vita e voci di donna capaci di raccontarla.

Il periodo storico che fa da sfondo al libro è quello attorno alle due guerre, momento importante per enfatizzare la forte volontà popolare di ricostruzione dei princìpi e dei sentimenti contro il caos della miseria, della violenza e del sopruso sempre perpetrato ai danni dei più deboli.

Le donne di “Volti di carta”, all’apparenza parte integrante di quest’ultima categoria, raccontano invece gioie e dolori con l’integrità di un Titano, pronte a chiarirci gli orizzonti del nostro essere.

Siamo tutti figli di una madre e da questa abbiamo ricevuto e imparato la vita, la stessa che qui si cerca di non far dimenticare e soprattutto di fare amare secondo i giusti meriti.

 

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ph. Stefano Crety

Verdesca Raffaella è nata a Lecce e qui ha conseguito il diploma di maturità classica proseguendo poi i suoi studi pressola Facoltàdi Medicina e Chirurgia di Pisa.

Ha pubblicato i romanzi Chandra Mahal (Il Filo, 2005) e Deliri di una verità (Gruppo Albatros Il Filo, 2010) e le raccolte dei racconti All’ombra dell’Arca (Il Filo, 2007), Racconti per ridere- La lisca (Gruppo Albatros Il Filo, 2010) e Volti di carta- Storie di donne del Salento che fu (Gruppo Albatros Il Filo, 2012).

 

Scheda del libro:

Autore: Raffaella Verdesca

Titolo dell’opera: “Volti di carta – Storie di donne del Salento che fu

Editore: Gruppo Albatros Il Filo

Anno di stampa 2012

Formato: 21x14cm – 171 pagine

Numero illustrazioni: 26. Prezzo: 12 Euro.

Prefazione di Pier Paolo Tarsi. Patrocinio della Fondazione Terra d’Otranto

Cod  ISBN 978-88-567-5710-1

Il libro può essere ordinato all’indirizzo mail ordini@ilfiloonline.it  e in qualsiasi libreria italiana fornita da PDE.

 

“Volti di carta, Storie di donne del Salento che fu”, racconti di Raffaella Verdesca

di Paolo Rausa

Belle queste donne del Sud estremo, il Salento, la “Porta d’Oriente” come lo definisce l’autrice di questa raccolta di racconti che possiamo definire una vera e propria epopea. Coriacee, abituate a combattere sino allo stremo per difendere la propria dignità, violata nel corpo e nello spirito. Decise a riscattare la propria onorabilità sociale e familiare. Raffaella Verdesca ha già pubblicato diversi romanzi e raccolte di racconti. E ci ha già stupito con la sua inventiva narrativa. Ci colpisce ora in questi racconti la sua capacità di immedesimarsi tanto nei personaggi da prestare loro espressioni e modi di dire con l’uso di un linguaggio originale, adattato alla vita e alle vicende eroiche di queste donne che hanno fatto della resistenza civile la loro cifra vitale. L’emozione ci sorprende leggendo i ritratti di Annina, Assunta, Carmela, Rosetta, Mimina, Carmelina, Teresina, Immacolata, Crocefissa, Ippolita, ecc., sui cui volti  è sempre rigata la sofferenza e la preoccupazione del presente. Narrare le loro storie è stato un atto d’amore e di giustizia postuma, resa a sorelle che hanno fatto della loro esistenza un esempio di nobiltà, che non muore con loro. Ecco perché questi ritratti, così magnificamente delineati da Raffaella Verdesca,  li sentiamo così vicini ed esemplari, specie di questi tempi. Appartengono ad un’epoca  che è immediatamente precedente alla mia, quella di mia madre e di mia nonna, che ho conosciuto e ammirato. Sempre vissute del poco, rese vedove e orfane anzitempo dalle guerre e dalle malattie, queste

I volti di carta di Raffaella Verdesca

volti-di-carta

di Paolo Vincenti

“Mi affascina il mistero delle vite  / che si dipanano lungo la scacchiera  / di giorni e strade, foto scolorite  / memoria di vent’anni o di una sera..” e ancora “Mi piace rovistare nei ricordi  di altre persone, inverni o primavere  / per perdere o trovare dei raccordi  / nell’apparente caos di un rigattiere:  / quadri per cui qualcuno è stato in posa,  / un cannocchiale che ha guardato un punto,  / un mappamondo, due bijou, una rosa,  / ciarpame un tempo bello e ora consunto,  / pensare chi può averli adoperati,  / cercare una risposta alla sciarada  / del perché sono stati abbandonati  / come un cane lasciato sulla strada.  / Oggetti che qualcuno ha forse amato  / ora giacciono lì, senza un padrone,  / senza funzione, senza storia o stato,  / nell’intreccio di caso o di ragione”.

Questi versi di Francesco Guccini (“Vite”)  mi vengono in mente leggendo il libro “Volti di carta. Storie di donne del Salento che fu” (Albatros Il Filo 2012) di Raffaella Verdesca, che l’autrice mi ha donato, con una bellissima dedica, qualche giorno fa.

Si tratta di una serie di storie raccontate con perizia dalla Verdesca che hanno come protagoniste donne, vere o inventate, del nostro antico Salento. Ritratti di donne forti come le pietre salentine, coraggiose, abbarbicate con orgoglio e dignità a quella vita grama ma unica e quindi degna di essere vissuta fino in fondo.

Donne d’altri tempi, madri, sorelle, mogli, nonne, vissute in quell’arco temporale che è racchiuso fra le due guerre mondiali, quando la realtà “aspra e terragna” di un Salento contadino molto più povero di adesso, non aveva da offrire ai propri figli altro che sacrifici e sudore e lacrime per sbarcare il lunario, quando altri erano i valori su cui si fondava questa nostra società e

Volti di carta. Pezzi di storia da conservare nei “Silos della memoria”

di Pino de Luca

È che ognuno ha le sue paranoie. Tu ti sei studiato lo Zen, il Tao e lo Yoga, anni e anni di psicanalisi che ti sei fatto e ti sei fatta fare. Tutti urlano perché le fiamme saettano magari a cento metri e tu sei li, capace di mantenere la calma mente il fuoco ti lambisce il culo. Sorridi guardando il mondo isterico e ti bei del self control, godi pensandoti come Man the Food soprattutto foneticamente.

Una mail, un libro, e ti ritrovi a perdere le staffe, seduto con lacrime che ti rigano il volto perché qualcuno, anzi qualcuna, una Raffaella qualunque, vergando delle pagine con parole fluenti, ingenue e affilate, ha rimestato la tua memoria, ha portato a galla pezzi di dolore riposti faticosamente nell’oblio.

Un libro che si fa film, racconti che diventano letteratura, pezzi di storia da conservare nei “Silos della memoria” che costituiscono quell’immenso giacimento di riserve morali capaci di fare umani dei bipedi implumi, di rendere le loro aggregazioni corpo sociale.

Volti di Carta si chiama il Libro di Raffaella Verdesca. Non ho sbagliato a scrivere Libro perché di Libro si tratta, con la lettera maiuscola. Letto a pezzi, finito e voglia di riprenderlo da capo. Spremuta di Arneo condita con pezzi di

Piccolissime porzioni di un’antica civiltà contadina. Prefazione a Volti di carta

di Pier Paolo Tarsi

 

Se un albero scrivesse l’autobiografia,

non sarebbe diversa dalla storia di un popolo

Kahlil Gibran

«Prendi una cosa qualsiasi e scoprirai che è legata a tutto il resto dell’universo». L’uomo che un secolo fa scrisse questa frase – così semplice eppur così densa di significati – si chiamava John Muir. Americano di origine scozzese, fu un attivo naturalista ed ecologista ante-litteram, abituato a esplorare paesaggi selvaggi e a lottare col pensiero e con l’azione per la loro salvaguardia da ogni contaminazione. Capace di comprendere gli elementi come inestricabilmente intrecciati e sussistenti solo in relazione l’un con l’altro, Muir voleva insegnarci con quelle parole come ogni cosa in natura si riveli legata all’altra e sussista in equilibrio dinamico solo come parte di un tutto, non potendo affatto esistere se non come elemento di un sistema che la trascende e la ricomprende. La vita, infatti, si genera e si sostiene ovunque solo nel mezzo di relazioni ininterrotte tra anelli e momenti tutti assolutamente essenziali: solo quando ogni frammento è interconnesso al resto di cui fa parte, e finché ne fa parte, siamo di fronte al meraviglioso fluire del complesso naturale vivente. Quanto fin qua accennato chiarisce anche la ragione fondamentale per cui alterare o, peggio ancora, annientare – come tuttavia l’animale sedicente sapiens continua imprudentemente a fare – un solo tratto di questo continuum, una sua sola infinitesimale parte, significhi in realtà mettere a repentaglio l’intero, il tutto, l’ecosistema, il cosmo organizzato. «Qualunque cosa tocchi, lo fai a tuo rischio e pericolo» chiosava appunto lo stesso Muir a conclusione del pensiero con cui abbiamo inaugurato queste nostre riflessioni: distruggere una qualunque porzione dell’esistente, anche quella più apparentemente ininfluente, significa offendere tutta la vita intera. In natura, allora, nulla è secondario, nulla è inferiore o, peggio ancora, inutile, inessenziale: nella parte – anche la più piccola – vi è sempre contenuta la dignità, la nobiltà e la stessa possibilità di esistenza del tutto.

Perché, si starà forse chiedendo il lettore, introdurre un libro di materia narrativa con questi accenni? Che attinenza hanno queste affermazioni sulla vita naturale con le pagine che seguono? Perché indugiare in tali argomenti? Proviamo di seguito a rispondere a tali legittime domande, mostrando come

Ecco l’ultimo libro della nostra Raffaella: Volti di carta

      Volti di carta

Storie di donne del Salento che fu

 

La raccolta “Volti di carta. Storie di donne del Salento che fu” è composta da venti racconti ispirati alla vita del popolo salentino nel secolo scorso.

Le fatiche e i sogni di contadini, vedove, soldati e gente comune vengono filtrati dalla sensibilità femminile, quella delle protagoniste, soggetti in primo piano o talvolta echi di sottofondo a vicende che un tempo scandirono la vita tanto nei centri rurali del tacco italico quanto nel resto della nazione. S’intrecciano folclore e storia dando vita a spennellate d’ingenuità contadina e di profonda saggezza umana. Il riscatto e l’emancipazione risiedono nelle mani delle donne, continua a pensare qualcuno ancora oggi, e le storie custodite in questo libro gliene danno piena conferma mettendo in luce il coraggio di mogli, sorelle, figlie e madri capaci di addolcire la brutalità delle ingiustizie e dei sacrifici con la forza del proprio essere culla di vita. E’ proprio questo prezioso messaggio di positività e coraggio che le donne portano in sé a trasformare la fine in un nuovo inizio, la sciagura in insegnamento e il dolore in dignità.

Non manca tra i righi il tocco poetico dei canti popolari, è particolarmente curato il divertimento nato dai paradossi, dalla semplicità dei personaggi, è vitale il tratteggio di personalità capaci di respirare anche a libro chiuso.

Se da una parte si lavora a sdrammatizzare, dall’altra si lascia intatto il lirismo del dolore e la sacralità della conoscenza, quella di chi deve lottare per

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