Dalla “bulla” alla bolletta, dai bollini della spesa a quelli della provincia di Lecce, per ricordare che sta per scadere la “dichiarazione impianti termici”.

di Armando Polito

Bulla in latino aveva vari significati: bolla d’acqua, bolla di sapone, borchia di porta, bolla aurea, cioè un globetto di oro che i giovanetti patrizi o liberi (e chi sennò ? … ) portavano appeso al collo fino al diciassettesimo anno; ancora: bolla che i trionfatori (sempre gli stessi …) portavano al petto; infine, era ora!, bolla che si appendeva al collo degli animali. Superfluo dire come dal significato di bolla d’acqua, per rapporto di somiglianza, reale o metaforica, di forma, sono derivati tutti gli altri, compresa la più recente bolla speculativa.

Bullàre, sempre in latino, significa bollire o coprirsi di bolle; peccato che, uscendo dall’ambito culinario o medico, la voce abbia assunto nel latino medioevale il significato (Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, L. Favre, Niort, 1883, pag. 776) di bullam, seu sigillum literis, epistolae aut diplomati apponere (apporre la bolla o sigillo a delle lettere, ad un’epistola1 o ad un diploma). Non a caso bolla ancora oggi è il documento antico (papale o imperiale … tanto per cambiare) autenticato in tal modo e bolla si chiamava nella repubblica veneta il luogo in cui era custodita la cassa della cancelleria e si riscuotevano alcuni tipi di tasse.

Dal significato  medioevale è derivato quello moderno di bollare (anche in quello metaforico di apporre un marchio infamante o di criticare aspramente2) e, da questo, bollo, quello che attesta un pagamento.  Chi ha poi dimestichezza con la lettura del suo estratto conto sa cosa sia in concreto  la voce bollo  che vi compare assolto virtualmente.

Da bolla è derivato bolletta che in linguaggio strettamente tecnico indica la ricevuta di un versamento ma estensivamente anche il documento attestante un consumo e la relativa somma da pagare e dalla sua variante antica bulla (tal quale dal citato latino) è derivato bulletta che indica il piccolo chiodo con la capocchia larga usato specialmente da tappezzieri e calzolai; direttamente dalla voce latina, poi, è  il francese boule, dal cui diminutivo boulon è derivato l’italiano bullone.

Da bolletta è nato bollettario e bollettino. Quest’ultimo nel linguaggio tecnico è ancora sinonimo di bolletta, ma il suo significato più ricorrente è quello innocente di pubblicazione o breve trasmissione radiotelevisiva che comunica notizie su un determinato argomento; questa sua doppia anima ricalca esattamente quella del passato in cui significò documento che ingiungeva di pagare una tassa o di alloggiare truppe o ricevuta del Monte di Pietà e,in tempo di carestia, tessera che dava diritto a distribuzioni gratuite o ad avere lavoro (da cui, credo, l’espressione, ancora corrente, essere in bolletta; secondo altri probabilmente dall’uso di affiggere in pubblico la lista dei falliti).

Da bollo è nato bollino in cui, sorvolando sul significato di punto dei concorsi commerciali a premi (in cui il beneficio per il produttore è direttamente proporzionale al condizionamento psicologico del consumatore …), mi rimane quello (sempre quello!) di piccolo contrassegno di carta che s’incolla su un documento con diverse funzioni ma essenzialmente (e dillo subito, no?) per dimostrare l’avvenuto pagamento.   

E veniamo alla provincia di Lecce. Non credo di essere l’unico ad aver ricevuto (per posta normale e in data 3 dicembre u. s.) l’avviso all’inizio riprodotto e relativo alla dichiarazione impianti termici.

Lasciando da parte i punti precedenti, mi soffermo un attimo su quello che per me in testi del genere è stato sempre il più ghiotto, in questo caso sul 10 che reca il titolo sontuoso di OBBLIGHI E SANZIONI PER I MANUTENTORI INADEMPIENTI:  è prevista l’”espulsione definitiva, alla terza infrazione, dall’elenco delle ditte abilitate”: sarebbe come dire che, per esempio, per un insegnante il licenziamento dovrebbe scattare solo dopo che si è accertato che per la terza volta ha promosso un allievo in cambio di denaro o altro; infatti, non scatta, pur dovendo scattare, a rigor di logica e di etica, alla prima infrazione; senza considerare gli espedienti che l’avvocato suggerirà all’accusato perché quest’ultimo accampi l’attenuante che tutto è successo a sua insaputa, così l’espulsione non scapperà nemmeno dopo la centesima infrazione …

Passo ora al bollino e al bollettino della provincia. Incorporato nell’ avviso c’è anche un bollettino di versamento postale di 20 euro con la causale Dichiarazione impianti termici-Onere del bollino.

Inutile sottolineare come la provincia sia  stata capace di condensare in un unico pezzo di carta i significati più negativi e vessatori delle due voci. Per evitare confusioni, però, c’è il bollino verde, da utilizzare per gli impianti a norma di legge, quello arancione per gli impianti non a norma e quello rosso per gli impianti disattivati.  A parte l’arancione invece del giallo, spetterà ad una commissione di vigili urbani notificare le sanzioni?

Ma, da cittadino contribuente mi chiedo e credo di aver diritto ad una risposta (sia pure sotto forma di querela,  magari! …, dopo aver conosciuto, anche questo è un mio diritto, il nome e il cognome del padre o, più probabilmente, dei  padri di quest’altro geniale provvedimento) alle domande collocate in fondo a ciascuno dei punti che seguono:

1) Il bollino (acquistato dal manutentore che, logicamente, si rivarrà sul cliente), quando è verde sarà in numero di quattro copie uguali con immagine olografica (altro che tv a tre dimensioni!) e costerà 20 euro. Per quelli di altro colore non c’è descrizione dettagliata delle sofisticate caratteristiche fisiche del precedente né tanto meno accenno al suo acquisto (debbo dedurre che sia gratuito);  capisco che sarebbe il colmo falsificare un bollino per dichiarare un impianto non a norma, ma non capisco perché ancora una volta debba essere premiato chi ha contravvenuto alla legge, anche se dopo aver provveduto alla messa a norma dovrà sborsare pure lui i famigerati 20 euro (per quest’anno …). La domanda è questa: ma questo cazzo di bollino, oltre ad avere  caratteristiche che nemmeno una zecca (non l’animale …) è in grado di garantire, è in lamina d’oro o di qualche altro metallo pregiato?

2) Ancora una volta l’amministrazione (questa volta periferica …) scarica tutto sui manutentori onesti (quelli disonesti, come ho detto, avranno minimo tre anni di tempo per fare affari d’oro …) e sui cittadini onesti (quelli disonesti, e soprattutto quelli amanti del rischio, se ne impiperanno delle ispezioni di cui al punto 7, anche perché svolte a campione e non a tappeto e che riguarderanno, come recita l’articolo 10 del regolamento approvato in data 6/8/2012, almeno il 5% (!) degli impianti presenti nel territorio di competenza. La domanda è questa: ma debbono essere sempre i soliti fessi i soli a pagare?

3) Per la Nuova Salento Energia s.r.l. non sarebbe remunerativo già parte di quanto incasserebbe dalle ispezioni (al limite i relativi oneri previsti nella tabella n. 2 per l’utente non in regola, per quanto mi riguarda, sarebbero potuti ammontare anche al triplo) se operasse sistematicamente e come dovuto pur nei limiti di quel ridicolo 5%  (cosa che non dubito minimamente che sarà fatta), senza che la provincia s’inventi il balzello, novella papessa o imperatrice…,  del bollino solo per far cassa?  Tuttavia, a parziale sua discolpa,  giova ricordare il detto salentino lu pesce nfitesce ti la capu (il pesce comincia ad imputridire dalla testa), cui corrisponde nella fattispecie ciò che si legge al comma 3 dell’articolo 31 della legge (non provinciale o regionale, ma statale) n. 10 del 9 gennaio 1991:  I comuni con più di quarantamila abitanti e le province per la restante parte del territorio effettuano i controlli necessari e verificano con cadenza almeno biennale l’osservanza delle norme relative al rendimento di combustione, anche avvalendosi di organismi esterni aventi specifica competenza tecnica, con onere a carico degli utenti.

4) Caro Marcello (per chi non lo sapesse si tratta del padre di questa Fondazione, perciò mi permetto di omettere il cognome), tu e i tuoi collaboratori, poveri illusi!, avete pure promosso un sondaggio sul nome da dare alla nuova provincia. E io, altro illuso!, ho pure partecipato: mi è stato fatale, nel pensare un attimo a Terra d’Otranto, dimenticare che, comunque si chiamerà la nuova provincia, la situazione non migliorerà . Cosa fa presagire, infatti, la stampigliatura apposta in alto a destra nell’avviso,  in cui si legge: FASE TRANSITORIA PROROGA AL 15/12/2012?

E non mi riferisco solo al fatto che la stessa società, essendosi accorta, a cose fatte dalla provincia, che il 15 dicembre cadeva di sabato, ha spostato la scadenza al 17 successivo; peccato che ciò compare solo sul suo sito (http://www.nuovasalentoenergia.it/) : debbo credere che i manutentori  non trovino di meglio che passarvi tutto il giorno per farsi una cultura?

Vuoi vedere che adesso l’ispezione sarà estesa in via prioritaria anche a qualche titolare (ne basta uno, non dico chi …) di impianto con bollino verde? Se avverrà, non mancherò di aggiornare tempestivamente chi ha avuto la pazienza di seguirmi fin qui.

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1 Confesso che a me sfugge la differenza tra lettera ed epistola, ma qui, probabilmente, la distinzione sta nel numero (gruppo di lettere, lettera singola).

2 Per completezza ricordo la pittoresca locuzione in dialetto neretino bullàre l’uècchiu (fare nero l’occhio).

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