Il j’accuse di Marcello Gaballo. Lettera aperta ai cittadini di Nardò

di Marcello Gaballo

Domenica pomeriggio, 24 luglio 2011. Sono stato invitato a guidare un gruppo di circa 150 persone, tutte convenute a Nardò per un convegno nazionale. Con me anche l’architetto Giancarlo De Pascalis, con cui ho illustrato alcuni dei monumenti in città.

Il gruppo il giorno prima aveva visitato Lecce ed Otranto, riservando la conclusione del soggiorno salentino alla nostra città, preferita a Gallipoli per la festa in corso che lì si teneva.

Non mi soffermo sull’esigenza dei partecipanti di trovare un rivenditore di cartoline e souvenir, impossibile a soddisfarsi per essere venuti in un giorno festivo.

Voglio invece riferire delle considerazioni offerte al sottoscritto tra uno spostamento e l’altro.

L’itinerario prevedeva la visita alla chiesa di Santa Chiara, da qui alla chiesa di Sant’Antonio, quindi piazza Salandra, San Domenico e la Cattedrale. Un breve tour, rapportato alle circa 2 ore e mezza a disposizione.

Se soddisfazione, almeno questo è apparso, hanno avuto dall’illustrazione dei monumenti, diverse sono state invece le lamentele per le condizioni urbane e il mancato decoro.

Piazza Sant’Antonio piena di rifiuti, Via Muricino con le erbacce da entrambi i lati, auto a tutta velocità in Piazza Salandra, essendo le restanti parcheggiate in ogni dove nei pressi della chiesa di San Domenico, la cui facciata è stato impossibile guardare per l’incapacità agli ospiti a potervi sostare anche per pochi minuti.

Dovunque sacchetti di immondizia depositati, ubriachi ad occupare le panchine della piazza, astemi in canottiera e pantaloncini corti, con ventri esorbitanti a prendere il sole che da un bel pezzo era tramontato.

Eppure avevo anticipato nella prima tappa che Nardò è il secondo comune dopo Lecce per numero di abitanti ed estensione del territorio;16 Kmdi costa meravigliosa; tradizione culturale millenaria; frazioni attivissime; terra fertile e ubertosa; arte in ogni dove.

Mi son dovuto rimangiare tutto, convenendo con i presenti, accorsi da ogni parte d’Italia, che questo è il profondo Sud, l’arretrato e incivile entroterra salentino, che d’estate si preoccupa solo di far apparire linde e

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