Il “Cavallino Bianco” di Galatina

La struttura fu progettata e costruita dall’ing. Armando Stasi

 

Il “Cavallino Bianco”

il teatro dei veglioni e degli spettacoli

 

La cerimonia d’inaugurazione avvenne il 3 febbraio 1949 alla presenza dei proprietari, del sindaco Carmine D’Amico e di un folto e qualificato pubblico

di Giorgio Lo Bue

 

Il Teatro Cavallino Bianco fu inaugurato il 3 febbraio ’49, con l’opera il Rigoletto di Giuseppe verdi, alla presenza dei proprietari e del sindaco di Galatina dott. Carmine D’Amico.

verdi-rigoletto

La costruzione fu progettata dall’ingegnere Armando Stasi, ma va anche detto che il primo progettista fu il barese Giuseppe Basile.

Il nome al cinema fu dato dalla moglie del socio Attilio Distante, dopo aver assistito, a Bari, a una commedia, dove vi era un piccolo cavallo bianco.

Il progetto architettonico non fu studiato nei minimi particolari, tant’è vero che, solo dopo averlo inaugurato, ci si accorse della poca profondità del palcoscenico, per cui si decise di ampliarlo sottraendo quattro-cinque metri alla strada.

L’entrata del cinema era alle spalle di quella attuale, esattamente in via Vallone. Durante l’estate i film erano proiettati nell’attigua Arena, avente una capienza di oltre trecento posti. Attualmente c’è un enorme palazzo, che soffoca la restante struttura e ne oscura la sua maestosità.

Un’altra curiosità era rappresentata dal ristorante-albergo adiacente al cinema, dove pernottavano artisti, cantanti e rappresentanti di commercio.

Anche il Cavallino Bianco, dopo gli anni 1970, subì la crisi epocale del cinema ma, nonostante il trend negativo, la struttura galatinese continuò a vivere grazie alla sua storia e alle numerose attività di intrattenimento, come le serate danzanti, gli indimenticabili veglioni, lo spettacolo del Living e altre interessanti manifestazioni pubbliche. All’inizio del nuovo millennio le attività sono andate via via scemando, cosicché è calato, tra la delusione generale della città, il definitivo sipario.

A voler fare una breve carrellata delle attività cinematografiche, culturali e di spettacolo più importanti, non possiamo non ricordare i grandi kolossal del cinema degli anni ’50, come “Ulisse”, “I dieci comandamenti”, “La Tunica”, “Ben Hur”, il “Re dei Re” e altri, che erano proiettati per diverse serate e ai quali assisteva un pubblico proveniente dai tanti paesi limitrofi.

Il fiore all’occhiello, però, è senz’altro rappresentato dai numerosi veglioni organizzati durante il carnevale. Chi non ricorda il Veglionissimo della Stampa, del Tennis, dello Studente, Azzurro, della Caccia, della Croce Rossa e altri minori? Il primo, organizzato da alcuni esperti giornalisti galatinesi, dalla metà degli anni ’50 e fino ai primi anni ’70, esibiva ogni anno la presenza di grandi cantanti, tra quali ricordiamo Domenico Modugno, Peppino di Capri, Mina, Ornella Vanoni, Tony Renis, Fred Bongusto, Rita Pavone, Alighiero Noschese  e altri non meno importanti. Quello della Caccia era il veglione del Circolo dei Cacciatori (alla fine della serata solitamente si sorteggiava un cinghiale o un daino), mentre quelli dello Studente e dell’Azzurro erano veglioni organizzati dagli studenti del Liceo Classico “Colonna” e dell’Istituto Tecnico Commerciale “Laporta”, mentre quelli del Tennis e della Croce Rossa rispettivamente dai soci del Circolo Tennis e dagli iscritti alla Croce Rossa.

Non va sottaciuto il Veglioncino dei Bambini, in auge dagli anni ’50 agli anni ’70, al quale partecipavano un mondo di bambini e di… genitori.

Non sono mancati i concerti di musica leggera e classica, le attività teatrali, i festival di voci nuove, come quello presentato dal popolare Pippo Baudo il 7 e l’8 giugno del 1969, così come non sono mancati appuntamenti culturali importanti, dei quali il più rilevante è stato senza dubbio quello del 1985 in cui ha visto il prof. Zichichi, celebre astronomo, trattare l’argomento “Scienza e fede al servizio della pace”.

Tra le altre attività culturali menzioniamo l’indimenticabile serata del 12 febbraio 1980. Un avvenimento eccezionale, forse il più importante della seconda metà del Novecento.

A Galatina giunse il “Living Theatre” per rappresentare il musical Antigone di Sofocle di Bertolt Brecht, per la regia di Judith Malina e Julian Beck.

Antigone

Lo spettacolo fu organizzato dall’indimenticata Preside Paola Calabro, allora presidente del Circolo A.R.C.I. galatinese.

La tecnica usata dal Living era quella dello straniamento totale e assoluto e dell’interpretazione di un lavoro veramente originale e libero, che, oltre a ricevere un unanime apprezzamento dei numerosi spettatori, determinò una rivoluzione nelle loro menti, abituate a un tipo di spettacolo asfittico e stagnante e non educate alla decodificazione del linguaggio gestuale degli attori.

Gli attori del Living concepivano la vita strettamente connessa all’attività teatrale, il gruppo continuava a fare spettacoli per esplicitare la rivoluzione non violenta. D’altra parte la risposta che essi avevano dato agli studenti universitari prima di venire a Galatina era stata: «La rivoluzione passa attraverso una scelta individuale intima ma anche estetica: quella della vita, della poesia e dell’amore». Essi, quindi, intendevano per rivoluzione anche lo spettacolo nel quale l’attore e lo spettatore vivevano le stesse emozioni.

Insomma, attore, testo e pubblico si fondono insieme e realizzano, anche se per la sola durata dello spettacolo, il sogno e il modello di una società più libera e più giusta.

Un’altra presenza molto significativa a Galatina, è stata quella della Compagnia Teatrale Scenastudio, operante nella nostra città dal 1988 fino a giugno 2000. In questo periodo sono stati programmati importanti progetti teatrali, che hanno coinvolto il pubblico con spazi e linguaggi eterogenei e con spettacoli che sono andati dal teatro drammaturgico a quello comico o musicale. Questi progetti teatrali sono stati realizzati in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese, l’ETI, l’AGIS-CTA, con l’Amministrazione Provinciale di Lecce e con i Comuni di Galatina, Lecce, Calimera, Galatone, Gallipoli, Maglie, Melendugno, Nardò e Taviano.

Proprio per questo motivo, l’Amministrazione galatinese, sollecitata dall’interesse sempre più crescente dei suoi cittadini, istituì, nel 1987, la “Stagione Teatrale” annuale in collaborazione con la Cooperativa Teatrale Scenastudio, il cui direttore artistico era Antonio De Carlo.

La prima stagione teatrale ebbe inizio il 14 gennaio 1988 con la rappresentazione di nove famosi spettacoli. I prezzi furono molto contenuti per incoraggiare la gente a parteciparvi.

Gli spettatori non delusero l’attesa degli organizzatori: cominciarono a rispondere all’appello in duemilacinquecento, numero che andò aumentando negli anni successivi.

La prima opera rappresentata fu “Fatto di cronaca” di R. Viviani, regia di M. Scaparro e messa in scena dalla cooperativa “Gli ipocriti”.

Fra le altre opere presentate ricordiamo:

– “Lazzaro” (31.3.’89) e “Il berretto a sonagli” (14.4.’93) di Pirandello;

– “Le troiane” (29.1.’90) di Euripide;

– “Mandragola” (6.4.’90) di Machiavelli;

– “Sogno di una notte di mezza estate” (28.1.’91) di Shakespeare;

– “L’impresario delle Smirne” (8.1.’92) di Goldoni;

– “La scuola delle mogli” (7.4.’92) di Molière;

– “L’importanza di chiamarsi Ernesto” (20.1.’93) di Wilde.

L’ultima, organizzata in ordine di tempo e datata 3 aprile 2000, è stata “Due dozzine di rose scarlatte”.

Un’ultima annotazione. Il 6 giugno 2000 i maturandi dell’ITC “M. Laporta” di Galatina si esibirono, sotto la mia direzione, in uno spettacolo di teatro e pizzica.

Da questa data in poi il Cavallino Bianco è stato abbandonato all’incuria del tempo e, nonostante qualche anno fa sia stato acquistato dall’Amministrazione Comunale, nulla è stato fatto per ristrutturarlo, ammodernarlo e adeguarlo alle norme di sicurezza.

Ancor oggi, ahinoi, il Cavallino Bianco continua a poltrire e a dormire, aspettando che qualcuno con un miracoloso “bacio” lo svegli dall’ignavia umana e lo faccia risplendere come ai bei tempi, quando la sua fama di centro di cultura e di spettacolo si diffondeva in ogni angolo del Salento.

Noi siamo qui ad aspettare, nella speranza che quanto prima accada un miracolo. Ma si sa che i miracoli son fatti dai santi e non certamente dagli uomini, a meno che…

 

Pubblicatu su Il Filo di Aracne.

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