Strappate le catene agli schiavi: 22 arresti

di Veronica Valente

Arrivavano in Italia con la promessa di un lavoro regolare, con la speranza di un futuro migliore. Ma era una trappola. Centinaia di extracomunitari, una volta raggiunte le coste del Belpaese, sarebbero stati “catturati” da una spirale di soprusi, e spogliati di un bene che non ha prezzo: la dignità.

Qualche giorno fa è stato scritto un importante capitolo sui diritti dell’uomo. Le “catene” agli schiavi del nuovo millennio sono state tolte ed ora sono ai polsi dei loro aguzzini. Sono ventidue i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Carlo Cazzella – su richiesta del pm della Dda Elsa Valeria Mignone – ed eseguita la scorsa notte dai carabinieri del Ros, coordinati dal comandante Paolo Vincenzoni, e del comando provinciale di Lecce, sotto la guida del colonnello Maurizio Ferla. All’operazione “Sabr”, dal nome di uno dei caporali arrestati, sono riusciti a sfuggire in sei.

Gravissimi i reati caduti sulle loro teste, oltre alla riduzione in schiavitù, la Procura ipotizza: associazione a delinquere, tratta di persone, intermediazione illecita,  sfruttamento del lavoro, estorsione, violenza privata, falsità materiale e ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici,  falsità materiale commessa dal privato, favoreggiamento dell’ingresso di stranieri in condizioni di clandestinità.

Stando alle indagini, iniziate dal Ros nel gennaio del 2009, e continuate  fino ad ottobre dello scorso anno, l’organizzazione avrebbe speculato sulle condizioni di disagio degli extracomunitari reclutati, in gran parte, dall’Africa

La mandria è sfiancata…

di Gianni Ferraris

Nella notte fra il 22  il 23 maggio i R.O.S. dei Carabinieri hanno tratto in arresto 16 persone in varie regioni d’Italia. In Salento hanno agito a Nardò e Carmiano con una possente operazione. Oltre gli arrestati rimangono 6 latitanti. Nella mattina del 23 il Procuratore della Repubblica Cataldo Motta e alti ufficiali dei Carabinieri hanno indetto una conferenza stampa.

da irislavoro.it

“La mandria è sfiancata, mandatene altri” così un’intercettazione fra un datore di lavoro e i reclutatori. Il viaggio dei ragazzi africani deportati iniziava così, la civile Italia aveva bisogno di mandrie fresche da sfruttare, a Pachino come a Nardò per raccogliere angurie o pomodori o agrumi. La mandria serviva a sfiancare anche i mercati, a battere la concorrenza in ogni modo, non solo illecito, ma ignobile.

Nella conferenza stampa il Procuratore Cataldo Motta delinea scenari inquietanti per l’Italia del 2012. “Quando mi laureai studiai sommariamente il reato di riduzione in schiavitù” dice “pensavo appartenesse al passato remoto”.  Ha però dovuto imparare anche, il Procuratore, che non sempre il vero è verosimile: “Tratta di Persone” “Riduzione e mantenimento in schiavitù e servitù” “Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro” “Favoreggiamento di cittadini stranieri in condizioni di clandestinità” sono fra i reati contestati. Se confermati, siamo di fronte a reati ignobili, incivili, mutuati dallo stile delle mafie e delle baronie più retrive.

La Puglia, Nardò in particolare, è capo zona con Pachino di questo infame

Ivan non lavora più nei campi di Nardò

di Gianni Ferraris

Ivan non lavora più nei campi di Nardò, è fuggito via.  Lui ha 26 anni, è arrivato dal Camerun per studiare  ingegneria al Politecnico di Torino, in estate invece scende al sud, in Salento a raccogliere angurie e pomodori per mantenersi gli studi. A Nardò sono decenni che i lavoratori neri fanno i braccianti nei campi. Da due anni, alla buon’ora, il comune, spinto dai sindacati, in primo luogo dalla CGIL, ha messo in piedi un campo di accoglienza fatto di tende blu. Non troppo vicino al paese, in realtà.  Passare vicino alla masseria Boncuri mette angoscia, li vedi a decine sciamare per strada verso il supermercato lontano, sotto il sole, quando non sono nei campi oppure muoversi per andarew chissà dove. Al sindaco di Nardò, Marcello Risi    non risulta quel che invece è noto ai ragazzi del campo e ai sindacati, Boncuri è sovrappopolato. Almeno 350 persone contro le 200 previste.  Inoltre, per quant origuarda la mancanza di acqua calda dice:  “ci stiamo lavorando, in settimana la faremo arrivare” solo che siamo in agosto, la stagione sta finendo, è da giugno che le cose stanno così.   Prima di andarsene, i negretti,  potranno farsi una doccia tiepida, forse.  E poi c’è la sciagura più infame, il caporalato che decide chi  dovrà lavorare, li porta nei campi e a fine giornata intasca 5 euro per il trasporto e altri per il lavoro procurato. Fatto sta che 12 ore sotto al sole a schiena piegata fruttano ai ragazzi non più di 20 euro. I proprietari delle terre non ne sanno nulla (?), per loro è tutto regolare.  I caporali sembrano cosa altra, diversa, lontana dai loro campi pieni di immigrati portati dai caporali.  E non sono bianchi i kapò,  macchè, sono scelti fra loro, i neri. Criminali ce ne sono di ogni colore. Le scorse settimane però qualcosa è mutato, Ivan si è messo alla testa dei suoi amici ed è diventato leader. Per la prima volta uno sciopero dei braccianti contro i caporali. Le loro t-shirt avevano una scritta: ingaggiami contro il lavoro nero. Hanno fatto un composto casino, sono arrivati dal prefetto di Lecce, sono stati ricevuti, hanno parlato.  Anche il PD, dopo lungo sonno provocato dal caldo, ha fatto, tramite la deputata Bellanova, una interrogazione parlamentare.  Ivan la sera prima della manifestazione pacifica davanti alla prefettura venne minacciato di morte dai caporali. Oggi, grazie a lui e ai suoi amici, esiste anche in Italia una legge contro il caporalato.  Però la notte fra l’11 e il 12 agosto Ivan ha dovuto fuggire. Dal tempo dello sciopero non trovava più lavoro e altre minacce proseguivano.   

Fantasmi neri che vagano per i campi profumati di origano e mentastra

di Gianni Ferraris

“Siamo qui per la dignità”.  Il volantino inizia con queste parole. Volti sorridenti, fra loro ci sono anche ragazzi di  Tecnova, che già subirono l’umiliazione di nuove forme di schiavitù. Oggi chiedono solo banale “dignità” nel mondo luccicante della movida e dei turisti con il naso all’insù pronti a meravigliarsi di cotanto passato e nobiltà che racconta il barocco leccese.

Loro, i ragazzi,  non sono arrivati qui per fare i turisti ma semplicemente per sentirsi persone.

“Chi ha gestito la vicenda Boncuri, noi delle brigate di solidarietà e l’Associazione Finis Terrae, ha trovato una situazione allarmante, campi stracolmi, sfruttamento, disservizi. E’ stato tutto molto complicato,  centinaia di braccianti che non hanno aiuti da nessuno. La sorpresa positiva è stata la coesione che questa drammatica situazione ha generato. Camerunensi, nigeriani, tunisini e ragazzi di altre nazionalità hanno avuto la capacità di fare corpo unico ed autoorganizzarsi in questa manifestazione. Il sindacato è praticamente di appoggio, anche se in forte sinergia.

Loro subiscono i caporali, sono sottopagati, non lasciamoli soli, informate, fate sapere”. E’ quasi una preghiera la sua. “ Ivan è stato minacciato di morte dai caporali, questa è la situazione.   Boncuri ha confini più vasti di quel che si crede, non è solo Nardò, arrivano anche da altri comuni i lavoratori. Ora siamo all’assurdo di un campo che dovrebbe contenere 200 persone, invece sono oltre 350, manca anche l’acqua calda, dovrebbe occuparsene l’amministrazione comunale,  tutto tace. I ragazzi chiedono il rispetto dei diritti fondamentali, il caporalato è un cancro”.

A parlare è Francesco delle brigate della solidarietà. Ed i numeri sulla popolazione del campo ci vengono confermati telefonicamente da  Gian Luca Nigro dell’Associazione Finis Terrae.

Antonella Cazzato, segretaria confederale CGIL precisa “Ovviamente ogni forma di protesta nasce per volontà dei lavoratori che non sopportano più. Nel nostro territorio è la prima volta che gli immigrati occupati in agricoltura decidono di scendere in piazza. Il lavoro del sindacato è, si, di sostegno, ma abbiamo il compito di organizzare la protesta cercando le soluzioni dei problemi. Senza la mediazione del sindacato rischierebbero di essere voci  senza ascolto”.

“Caporalato, parliamone, non ci sono gli ispettorati del lavoro che controllano?”

“Abbiamo da tempo denunciato un calo di attenzione da parte della politica, delle istituzioni e dell’attività ispettiva.  Questi lavoratori, di fatto, sono invisibili. Abbiamo chiesto da sempre di organizzare un’accoglienza dignitosa,   a Boncuri volevamo uno sportello dell’occupazione che permettesse una vigilanza contro i caporali. Ai datori di lavoro chiedevamo invece il rispetto delle paghe e delle condizioni di lavoro. Il contratto prevede che a loro carico   ci siano: vitto, trasporto, alloggio ed acqua. Nulla di tutto ciò esiste, parliamo di sfruttamento vero e proprio. Per non dire delle paghe irrisorie”.

Annotiamo che la paga dovrebbe essere tra i 6 e i 10 euro a cassone di pomodori, mentre ora per riempire un cassone di 100 chili vengono pagati 3,5 euro. In più alla fine della giornata il caporale    rapina ai ragzzi  3 euro più altri 5   per il trasporto. Una giornata di oltre 10 ore di lavoro sotto il sole, dunque, frutta agli immigrati lavoratori stagionali meno di 20 euro.

Diritti, appunto. Abbiamo raggiunto telefonicamente il Sindaco di Nardò, Marcello Risi, che assicura dia aver fatto accertamenti personalmente nel campo e che non gli risultano problemi si sovrappopolazione. Secondo il Sindaco le tende  a sei brandine, e quelle più piccole con meno posti letto, sono piene, ma non si va oltre. “Il problema dell’acqua calda esiste, in realtà, ed è in fase di risoluzione”.

Anche se siamo in agosto e una doccia fredda non fa poi così male, in fondo è pur sempre un servizio essenziale.  Inoltre, secondo Risi, il problema caporalato  è in mano interamente agli immigrati, “Non è un’attività criminosa gestita da italiani”.

Qualcuno saprà pur qualcosa fra datori di lavoro, controllori e osservatori, sembra però un muro di gomma contro il quale rimbalzano le responsabilità. Loro, i lavoratori, sono davanti alla prefettura, a ritmare con i loro tamburi il tempo che scorre e la rabbia pacata che hanno dentro. Caporali, sfruttamento del lavoro, migliaia di uomini invisibili che vagano per i campi a raccogliere angurie e pomodori, sembra un altro mondo, diverso dal luccichio delle sagre strapaesane e delle feste della taranta. Sembra il passato remoto. Eppure siamo nel 2011, in terra di Salento, con mare, sole, jentu che chiamano vacanzieri. Nel Salento dell’assenza dei politici a portare solidarietà. Neppure uno si presenta per tutta la mattina. Siamo quasi in ferie, e poi, diciamolo, i poveretti del PDL hanno già dovuto rinunciare al pellegrinaggio in Terra Santa, volete che perdano tempo qui in strada? Gli altri… beh, lasciamo andare. Tentiamo di dare visibilità ai fantasmi neri che vagano per i campi profumati di origano e mentastra. Ora anche di rabbia.

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