Cosimo De Giorgi e le ortiche

Ortica, da cascinamolinotorrine.com
Ortica, da cascinamolinotorrine.com

 

      

di Maria Grazia Presicce

 

 

La Cantarinula [2], questa invadente e a prima vista pericolosa e inutile pianta, mi riporta alla mia infanzia,  allorchè la nonna, dopo avermi informata che nel pollaio c’erano i piccoli tacchini che non stavano niente bene, mi chiedeva di accompagnarla in giardino dove avrebbe raccolto le cantarinule che sarebbero state un toccasana per quei poveretti.

Ci inoltravamo nel giardino dirigendoci negli angoli più in penombra, che nonna conosceva, dove crescevano tantissime piante di verdi e rigogliose ortiche.

– Attenta, non toccarle che ti bruci! – mi avvertiva – portami solo il cesto. Eseguivo mentre, la nonna lesta, con la mano protetta da un guanto, ne staccava le tenere foglioline e le riponeva nel cesto.Tornate a casa, la nonna poneva una pentola con un po’ d’acqua sul fuoco e vi immergeva le cantarinule lasciandole cuocere bene poi, le faceva raffreddare e dopo averle ridotte in poltiglia le mischiava con un impasto di crusca. Il pasto per i tacchini era pronto e subito si provvedeva a farglielo mangiare. In effetti la cura funzionava davvero, giacchè il giorno dopo le bestiole stavano meglio!

E’ bastato questo ricordo a farmi incuriosire e indurmi a soffermarmi sugli interessanti ed esaustivi articoli sull’Ortica curati dall’esimio Dottor Cosimo De Giorgi ( 1842-1922) e riportati su un giornale dell’epoca (1868) “Il Cittadino Leccese”.

Riporto gli articoli così come sono stati scritti da questo valente salentino, che tanto ha donato al Salento con la sua attenta e minuziosa attività di ricerca in svariati campi scientifici, sperando che possano interessare, oltre che a me, anche ad altri lettori!

 

 

IL CITTADINO LECCESE n. 3, 20 luglio 1868

SULL’ORTICA

I

Due parole di Proemio – un escursione botanica – L’Ortica – La vipera, il pelo dell’ortica e il fucile ad ago – L’acido formico – l’orticazione

 

Molte città e molte provincie d’Italia, ci hanno dato l’esempio di esatte ed accurate statistiche, e dimostrano in tal modo, colla freddezza del calcolo e delle cifre la loro importanza economica, scientifica e politica, paragonate alle loro consorelle. Fu uno slancio nella palestra delle nobili istituzioni; fu il Pecile[3] dell’ingegno italiano.Bellissimi esempi di tal genere noi troviamo nelle monografie provinciali di Sondrio, di Pisa,di lucca, di siena, di Forlì e nelle comunali di Milano, di torino, di Napoli, di venezia.

Cittadini, professori, artigiani, autorità, tutti vi concorsero in pari tempo: e per la monografia statistica della provincia  di Pisa compilata dal prefetto Torelli, mentre la studiava costì fu stabilito un fondo apposito, onde agevolare le escursioni scientifiche ad una scelta di naturalisti del Paese.

Un lavoro di tal genere qui fra noi sarebbe, non dirò difficile, ma quasi impossibile; non già che si manchi di uomini adatti o di insigni capacità intellettuali, ma perché si difetta di associazione, e più ancora di quelle scuole speciali rivolte a scopo illustrativo e pratico, più che all’istruttivo e teorico. Intanto una amministrazione qualunque, è da sé sola impotente a fornirci una statistica completa senza il concorso della cittadinanza, libero ma armonico, che valga a supplire alle mancanze ed inesattezze di quella. E peggio ancora se tutto dee riversarsi sulle spalle d’un solo: che a bene svolgere il quadro in tutti i suoi particolari, fa d’uopo collegar fra loro il principio di associazione con l’altro della divisione del lavoro. se qui si desse un estensione maggiore agli studi tecnici, o se vi piace, pratici, noi potremo sperare una coordinazione di fini e di mezzi adatti all’uopo. Che intanto ciascun di noi porti un briciolino di scienza o di arte ad illustrare qualche parte della nostra Provincia, ed il lavoro sarà bello e avviato, mentre gli sforzi dei pochi sian pure titanici, venivano sempre paralizzati dalla immensa vastità della materia.

Questi pensieri io volgea nella mente nel Maggio or decorso, e formavano il tema di una serie chiaccherata tra me ed un giovinotto col quale ero uscito a diporto.ragionare con lui di cose mediche era lo stesso come dire al muro: un po’ scettico com’egli era per cotesta scienza-arte, non divide le sue idee che con Cartesio e Molière; né io gli tenea il broncio per questo; anzi sfuggivo dal fargli discorsi di cotesto genere. La via che battevamo era una di quelle vecchie vie comunali, striate dalle piogge , solcate per lungo dai carri a rammentarci le prime rotaje di Stephenson; ora sparsa di ciottoli giallo.scuri, ora smaltata di timo e di margherite; e su questa a mò di pannocchia i corimbi violetti del Pulegio silvestre.[4] Il cielo era limpido e azzurro cupo, velato presso l’orizzonte di tenui strati di nuvole color rosa pallido: un vento leggieroincrespava l’onda delle graminacee dei campi contigui, che dal verde traea al giallo d’oro, giunte quasi a maturazione  completa.da per tutto  una varietà di forme, di colori e di disposizione nel cielo, nei capi e nella via che percorrevamo: una ricchezza d’individui, una povertà di specie! E vagabondi eran pure i nostri  pensieri a seconda che toccavamoora l’uno ora l’altro argomento di storia naturale.giungemmo finalmente in un punto dove la via dilatandosi, sboccava in due tortuose callaje, che dipartendosi l’un dall’altra si perdeano fra meandri contornati da siepi di rovo e di agave americane. Quivi sovra un terreno sciolto calcareo-siliceo dominava regina dell’orbe vegetale, spontanea proditrice dell’incauto agricoltore una magnifica colezione di ortiche.sembran messe lì come a chiuderci il passo colle frondi lanceolate d’un verde-smeraldo più o meno cupo, coi fusti angolosi, fibrosi, resistenti, coi loro fiorellini erbacei pendenti a grappolo. E ci fermamo difatto, e rivolto all’amico:, guarda gli dicevo,una di quelle piante che i più non curano, ma alla quale fa capo lo scienziato per un verso, l’industre colono e il meccanico per l’altro ed egli di rimando: senza dubbio, mi rispose, ma quei benedetti peli non sono essi uno scoglio pericoloso per l’uno e per gli altri?- No no, mio caro , gli ingiunsi io, una volta che ne conoscerai la natura, vedrai come la scienza ha saputo evitar cotesti scogli pericolosi.

Noi osserveremo l’ortica colla scorta di quattro lenti armonizzate fra loro, e tu vedrai come questa ignobile pianta ci sarà maestra di molte belle cose. E come vidi che il giovanotto bramava saperne qualche cosa, seduti su di un masso di calcare compatto che sporgea da un muricciolo lì presso, dopo aver strappato dalla parte inferiore del gambo una pianticella d’ortica: vedi tu, gli soggiunsi io, queste frondi seghettate ai lembi ed irte di peli? Osserva ora questi peli con lente di piccolo ingrandimento e vedrai – cosa strana! – che han la punta ora curva ora rigonfia, ben di rado aguzza.

Vi fu un tempo che si credette tra la vipera e l’ortica ci corresse poco, per la causa della molesta sensazione che entrambe inducono sulla nostra pelle. Una glandola appositasegrecante un liquido acre e corrosivo ricco di Echidnina[5] alla base del dente uncinato nella prima: una serie di glandolette sotto epidermiche facenti capo nel per la seconda: e il tutto parea correre a vele gonfie-

L’odierna micrografia ha ripreso queste indagini di osservazione. Or bene: guardiamo un pelo di ortica con un ingrandimento di 150 diametri.

Vedremo una lunga vescichetta conica, rigida, lunga, che si approfonda e si incastona come la gemma di un anello in una zona di cellule esagonali costituenti l’epidermide, che qui vedi colorata di verde.il bottone dell’estremo superiore del pelo, ci si fa ora più manifesto, e ci rammenta quelle frecce degli Sciti e dei Parti[6] descritte dall’Esule di Sulmona[7]

Ma questo non è tutto. Se l’osserviamo attentamente con un ingrandimento sui 200 diametri, tu vedrai nell’interno di questo fuso vescicolare che forma il pelo dell’ortica, un liquido un po’ più denso dell’acqua circolare in varie direzioni animato da un movimento vibratile o Browniano.[8]

Cosicchè il pelo contemporaneamente la fa da condotto secretore, escretore e propulsore: – gli è un fucile ad ago carico di munizione! –

Fin qui giungeano gli studi dei nostri vecchi: ma il Naturalista, scrutatore della natura dei corpi,chiese all’analisi chimica la composizione del succo dell’ortica e vi trovò fra gli altri un acido speciale e corrosivo[9], del quale vo’ dartene un’idea.non so se mai t’è occorso di assistere a qualcuna delle guerre accanite che per Economia alimentare per quel benedetto struggle for life soglion darsi due legioni di formiche, per quindi dividersi le spoglie opime d’un granaio.Il prof. Savi[10]mi facea osservare un giorno di cotesti, un aurea disgustevole all’odorato che sorgea da quella tensione marziale. Le formiche rosse furone quelle che restarono padrone del campo valendosi, come accade fra gli uomini, del dritto della forza, e dei micidiali Chassepots[11]ch’esse posseggono nelle loro mandibole.Quell’aurea disgustosa, penetrante che tu avverti pure nel sudore e nella traspirazione cutanea, nella quale vi abbonda, è acido formico (HO,C2,HO2) l’ultimo e il più ossigenato della serie metilica.

Di tal che oltre l’azione irritante v’ha nel pelo dell’ortica anco l’azione chimica: di qui il dolore bruciante che le valse il nome di Urtica urens.di qui l’orticazione ch’esso produce e della quale si giova il chirurgo, se vuol produrre una revulsione istantanea e dolorosa sulla pelle.

Sarà, se ti piace un mezzo Auto-da-fè, ma in questo caso il principio di Machiavelli[12] ci torna a garbo.l’arrossamento no tarda a succedere, e talora una speciale eruzione cutanea che con termine greco noi diciamo Eritema papuloso o orticato.

Mentre così discorrevamo  quell’ortica che io tenea fra le dita e che pocanzi dura e rigida quasi sfidava chi avesse osato di lambirla impunemente, cominciava già a divenir vizza, floscia, cadente: la lieve peluria delle foglie e del fusto si reclinava sulla trama fibrosa del vegetale, e senza alcun danno, potemmo toccare le foglie – “or bene, soggiunsi io al giovinotto, or è tempo di appagra le tue brame, di dirti cioè qualcosa sugli usi molteplici che l’ortica presta alle industrie coloniche, alle arti, ed all’Economia animale.Ma tu cortese lettore mi perdonerai, se ti lascio sul più bello: tornerò un’altra volta a sollevarti dall’austerità delle cose scientifiche all’utile delle pratiche applicazioni.

 

Dott. Cosimo De Giorgi[13]

 

SULL’ORTICA

II

 

IL CITTADINO LECCESE, n.5, 3 Agosto 1868

 

Le orticacee – Specie di ortica – Usi industriali  dell’ortica presso gli egizi, i Cinesi e gli Americani – Le tele di Angers e la carta di Lipsia – e da noi?

 

Proseguiamo insieme, o lettore, la nostra escursione botanica: e qui mi permetterei una breve, ma utile disgressione. Allorquando tu entri in quel Museo grandioso che si dice Firenze, e in una sola galleria tu ammiri a centinaja accumulati capolavori di genii e di arte, e poi ti soffermi estatico dinanzi ad un quadro, che rapisce del pari i tuoi che gli occhi azzurri di qualche figlia di Albione:[14]se tu sei giovane, se hai cuore che senta il bello, se hai un po’ di onesta ambizione, la prima cosa che ti va naturalmente pel capo, è di sapere l’artista di quel lavoro, di qual famiglia esso sia, di qual patria, di qual nazione. E se poi arrivi a sapere ch’è un italiano, dimmi: non ti par d’essere come in casa tua superiore agli estraneii, che ti sono d’appresso? Dall’idea singola del quadro, tu risali allora alla Gran Madre, alla Saturnia tellers[15]che non altrimenti potea rivelarsi di meglio, che nello scalpello d’un Michelangelo, o nel pennello dell’Urbinate-[16]

Nella storia della natura, come nella storia dell’arte e delle genti, le cose vanno ad un modo: v’ha una pagina che spetta all’individuo, un’altra che si estende nella specie e nella famiglia: lo studio dell’una guida al concetto sintetico dell’altra;come le mutazioni accidentali di quella , valgono talvolta  a deviare profondamente il tipo di questa: entrambe unite assieme formano il genio divinatore di Linneo[17]e di Cuvier,[18] come l’estro scrutatore Lyell[19]e dei Darwin![20]

L’ortica noi l’abbiamo fin qui esaminata come individuo: or sappi, o lettore, ch’essa è il nucleo d’una famiglia botanica delle più vaste e delle più naturali- dall’umile erba bruciante fino all’albero eccelso che fornisce nutrimento al filugello: dall’amaro principio che si nasconde nei calici spumanti di Cervogia,[21]al maestoso albero del pane[22] nell’Oceania: dalla polvere nera che stuzzica l’appetito al voluttuoso liquore del Vecchio della montagna;[23]dalla tessile canapa delle nostre valli Eridanine, al fico prelibato dei nostri giardini: noi troviamo vegetali differentissimi, ma che pur vivono sotto le stesse leggi, che si rivelano dalle radici, dal fusto,  nelle foglie e nei fiori. Vasto mi sarebbe il campo se qui  volessi parlarti delle orticacee sum-mentovate, né uscirei dal seminato: invece io vo’ tornare all’ortica erbacea; a studiare l’individuo nella specie, riservando a tempo migliore quella della specie nell’individuo.E qui mi giova fra le tante varietà di Ortica, descrivertene le principali: – L’Urtica urens – L’urtica dioica – L’urtica romana, –

L’Urtica utilis: le prime spontanee fra noi ed anco troppo comuni, l’ultima propria del Celeste Impero. La varietà dioica è la più grande, nasce lungo le strade di campagna, fra i ruderi di vecchi rottami di edifizii: si riconosce alle sue frondi grandi e lucenti, che si alternano sopra uno stelo rossastro, ed ai fiori maschi distinti dai feminei su tronchi diversi –

La varietà Urens cresce colla precedente, ma cerca i luoghi più coltivati, si infiltra nei giardini e nelle ville pubbliche, ha le foglie ellittiche,dentate, sparse da peli, coi fiori ascellari disposti a grappolo. – L’urtica romana,varietà annua erbacea, frequente nelle siepi e nei luoghi ombrosi, ha le foglie pari a quella della Melissa;[24] i suoi fiori sono monoici a piccoli racemi ascellari nelle foglie superiori, ed i semi come quelli del lino- L’urtica utilis è invece una varietà arborea a fusto fibroso testile[25], introdotto dalla Cina in francia, e da costì sulle sterili lande dell’Algeria –

Di tutte si serve il tecnologo, il colono, l’artigiano: – ed eccone i vantaggi.

Se ricorri alla storia troverai che gli antichi egizii, quel popolo laborioso, intraprendente, forte e navigliero, che morto nel vecchio, potremo dire sia risorto nel nuovo continente, si servivano delle fibre cauline dell’ortica per intessere drappi e intrecciare reti e nasse peschereccie.Il Cinese, altro popolo vecchio nella civiltà, ci offre dei bellissimi saggi di tele colorate intessute colle lunghe fibre dell’ortica utile: fibre che non la cedono ( dietro l’esperienze istituite dal Decaisnea[26]) per finezza al lino, e per tenacità a quella del canape, e si avvicinano un tantino a quelle delle nostre Agave americane- Quel grande uomo, poeta, filosofo e naturalista a un tempo alessandro Humboldt,[27] ci narra nei suoi lunghi viaggi nel Kamtschatcka[28] che durante le lunghe e rigide vernate di quel paese, spesso trovava in umili capanne una quantità di gente , intenta a filar delle lunghe sarte da cordami. Ebbene: era l’Ortica utile che forniva loro la materia prima, ed essi la coltivano con cura nei luoghi più selvaggi, che si rifiutavano a cultura migliore.

Così del pari ci narra, che nel fertile bacino del Mississipi ritrovò una varietà di ortica che si elevava  da 12 a 24 decimetri di altezza, ch’è tutto dire; mentre le nostre più eccelse ortiche si elevano a 4 o 5 decimetri, ed a stento. Raccolte nell’inverno, le vediamo ritorte a cordami senza le operazioni noiose e poco igieniche della macerazione, come si usa pel canape e pel lino- Nella guerra recente dell’America del Nord si fabbricarono sarte e cordami da marina colle fibre tessili di cotesta ortica americana, e raggiunsero lo scopo di una grande tenacità ed elasticità, sotto minor peso e minor volume – ma v’ha di più –Non è guari, nella società orticultoria di Angers furono premiate per incoraggiamento, delle tele di ottima qualità confezionate colle fibre della ortica comune.

Quanto più il cotone e la canape, per l’influsso di atmosfere e di guerre, cresceranno di prezzo, tanto più andranno in voga i succedanei a far loro concorrenza. E giacchè parlo di succedanei, spigolando qua e là nei periodici scientifici, ti dirò che in Lipsia, l’industre quanto dotta città della Sassonia, in mancanza di stracci nelle cartiere si è ricorso da circa 7 od 8 anni a questa parte, alle materie filamentose dell’ortica; e ne è risultata una carta da gareggiare in finezza e in bellezza con quella del legno e della paglia-

Cosicchè tu vedi bene, che il tecnologo può guardare l’ortica con una certa compiacenza . ma da noi, mi dirai, a che valgono cotesti vantaggi? Io indovino il tuo pensiero, o lettore, e so quel che vorresti dirmi: non son le materie prime che ci mancano, né le braccia, come altri crede: è la buona volontà che ci accompagna di rado: son le macchine, questi bracci materiali dell’industria che ne fanno difetto- Senza questo indirizzo bisogna contentarsi del vecchio, e sperare nell’avvenire – sappi intanto, che l’ortica può essere utile tanto all’uomo, che ai bruti: come e quanto ciò sia vero, te lo dirò un’altra volta-

Dott. Cosimo de Giorgi

 

SULL’ORTICA

III

 

IL CITTADINO LECCESE anno VIII, n.7, 24 Agosto 1868

 

Un succedaneo del pepe – Il verde innocente – L’industria colonica e l’ortica – il tempo della Gabale, e quello della verità!

 

L ‘uomo, gli animali e l’ortica: – ecco il tema di quest’altra lettura a complemento della precedente- Torniamo daccapo verso il vecchio continente. Sulle coste della Guinea il seme dell’ortica vien sostituito a quello del pepe nero, indigeno di cotesti luoghi: ed in tal caso il succedaneo la vince sullo specifico- Difatti polverizzato e misto alle vivande, mentre riesce stimolante e digestivo, mentre stuzzica l’appetito non irrita lo stomaco, né lo eccita a maggior secrezione, come è del pepe ordinario e della mostarda- E qui mi viene un acconcio un tantino d’Igiene- Di tutti questi eccitanti, io ti consiglio, o lettore, di fare uso pochissimo: né il clima nostro, né le condizioni geografiche, né il modo di vivere, né i temperamenti qui predominanti ci richieggono questi alimenti nervosi, seppure non ce li vietano addirittura- l’ortica è poi un accessorio del nostro regime alimentare, e in Germania figura spesso sotto forma di condimento o di guarnizione come gli spinaci; mentre in Lorena si apprestano per cena, come un pasto leggiero, e a quel che ne dicono, saporoso- Ma qui è questione di gusti: epperò non intendo di toccarla- Rientriamo invece nella capitale della Grande Nazion, nella città fondatrice per eccellenza, quanto a prodotti alibili[29]: tu troverai le ortiche in caldo amplesso cogli spinnaci pur di crescere il volume dei condimenti: tu vedrai la loro parte colorante verde adopperata a colorire le confetture, e i dolciumi: nel che però dobbiamo lodar chi ne fa uso, perché val meglio un po’ di verde matto della clorofilla sui zuccherini, che il verde brillante dei venefici prepparati di Arsenico o di Rame.

Ma vantaggi maggiori li ritrae dall’ortica l’industria colonica; che la nostra pianta è un’eccellente foraggio. Io t’ho detto più in su, ch’essa vegeta spontanea nei terreni più aridi e più incolti, nelle siepi, nei giardini, nei boschi, e fra i ruderi di vecchi rottami di edifici: che la sua vegetazione è precocissima, essendo fra le prime piante che appaiono in primavera, e nel nostro clima, direi quasi, è perenne. Fiorisce, quando appena fan capolino dalle glumelle le spighe delle graminacee: precede di oltre un mese la comparsa dei più maturi fra i nostri foraggi, del trifoglio, della sulla[30] e della lupinella[31] e verdeggiasempre rigogliosa in estate, quando il calore e i venti sciroccali ci bruciano alberi e piante. Di qui l’utile che ne può ricavare  il colono e in tutte le stagioni. Si può sostituirla al fieno, si può mescolare alla paglia  destinata al nutrimento del bestiame, pel quale riesce un cibo più gradito di quello che nol sia lo italico Melitoto.[32]nell’estate si falcia e si fa essiccare, come il fieno, onde impedire l’orticazione della lingua sul palato delle bestie bovine. Per gli uccelli questa precauzione è affatto inutile: avrndo essi una speciale costituzione anatomica nelle loro papille linguali, per la quale ingozzano senza masticare;  epperò sono ghiotti anche dei semi caustici dell’Euforbia elioscopia-[33]in Normandia alle galline si danno le ortiche trinciate e mescolate alla crusca per disporle convenientemente alla cova. Ma è nell’inverno che si ha bisogno di un foraggio economico, e soprattutto per le bestie cornute. Ecco il consiglio che il signor Eloffe[34]dà ai suoi coloni – “ In sul finir della primavera, egli dice, sterpate le ortiche e fatene un’ampia provvigione, lasciatele disseccare al sole per 8 o 10 ore, e poi trinciatele come si farebbe col fieno. Volendo usarne, basta nella sera precedente immergerne nell’acqua calda la quantità di ortiche che si crederà sufficiente.Quest’acqua si lasci bere al bestiame; e quindi si daranno le ortiche cotte, miste al fieno e ad una “tenue dose di sal marino”- Il latte delle mucche sottoposte a questo regime,riesce così abbondante e più cremoso, e fornisce un burro eccellente.”

Vedi quindi, o lettore, quanta utilità in questa pianta, che tu rabbioso fai sterpare dalle siepi dei tuoi campi come inutile parassita: che tu forse non guardi nemmeno quando passeggi per le vecchie vie, e solitarie, se non è per isfuggirne il contatto. D’ora in poi, vorrei credere, la non ti farà più paura; ora che ne sai la natura, le insidie e le proprietà sue.

Due altre parole, e poi smetto – La nostra pianta, e mi duole dirlo, ha pure qualcosa del Talismano, e della Verga Magica:[35]è divenuta il punto di partenza di astute gabale di certi avidi speculatori. – Tu già m’intendi, che è fra le aule dorate di qualcuno adoratore di Mida[36] più che seguace di Galeno[37]ch’io voglio condurti, giacchè è costì nel principio dei bollori primaverili, che per mirabile artifizio la nostra povera erbetta con altre sue consorelle, è condannata a far da filtro del sangue e degli umori del pari che il Pagliano[38] il Leroy[39] e gli amari Robbi[40] e i famosi elisir – Penetriamo invece nel tempiodella verità: nudo, lindo e diafano nelle pareti, senza vanità, senza ostentazione,senza formule altisonanti: ma pur tanto bello! Ivi stanno registrate le osservazioni del borghigiano e dell’onesto scienziato, le esperienze dei medici e dei farmacisti. Lì sapremo che più che depurativa, l’ortica ha sempre goduto e gode la proprietà dell’emostatico interno: è un rimedio confidenziale di certi polmoni un po’ delicati, del quale forse ne avrà fatto la prova qualcuno dei miei lettori, e… per diversa cagione anco qualcuna delle mie lettrici.

Ma è tempo ormai di finirla coll’ortica; molto più che uscendo da quel tempio, sento di non esser più nel mio elemento. Quindi un saluto, una stretta di mani e addio!

Dott. Cosimo De Giorgi

 

 


[1] Immagine da Google Cascina Molino Torrine :http://www.cascinamolinotorrine.com/ortica.html

[2] Armando Polito “ L’Ortica. Tanti nomi dialettali per una pianta “ che brucia”, Erbario di Terra d’Otranto, Fondazione terra D’Otranto.  http://www.fondazioneterradotranto.it/2012/10/29/lortica-tanti-nomi-dialettali-per-una-pianta-che-brucia/

[3] Era un quadriportico che delimitava un giardino con grande piscina centrale, http://www.tibursuperbum.it/ita/monumenti/villaadriana/Pecile.htm

[4] Mentha pulegium. E’ una pianta nana tipica del  Salento, ha fusto corto con foglie piccole  ricche di peli, grigiastre e poco dentate. Odore gradevole e forte. Nell’antichità  era molto conosciuta per allontanare le Pulci tanto che il suo nome “Pulegium” deriva dal latino “Pulex = pulce”. www.elicriso.it/it/piantearomatiche/menta/

[5] Sostanza attiva contenuta nel veleno dei serpenti, http://dizionari.hoepli.it/Dizionario_Italiano/parola/echidnina.aspx?idD=1&Query=echidnina

[6] Giovanni Amatuccio “ Peri toxeias: L’arco da guerra nel Mondo Bizantino e tardo-antico”, Copryrigt 1996 by Editrice Planetario, Bologna.  (Le frecce degli sciti e dei Parti, Libro VII, Cap. II,5., pag.53: Gli Sciti  avvelenavano le frecce con ciò che si chiama “ il veleno delle frecce” ( toxcon) destinato a provocare la morte rapida é…* Una persona degna di fede mi diete la seguente ricetta che produce lo stesso effetto. Prendete dell’euforbia …[…]

[7] Edward Gibbon “ Storia della decadenza e rovina dell’Impero Romano”  traduzione dall’Inglese, Milano per Nicolò Bettoni, MDCCCXX, vol. 3, cap. XVIII, pag. 349: (1) Aspicia et mitti sub adunco  toxica ferro/Et telum caussas mortis habere duas./ Ovid. Ex Pont. L.IV.ep.7.v.7 ( Trad.: Tu vedi che pure sono scagliati veleni sotto adunco ferro( la freccia)/ e che la freccia ha due cause di morte( il ferro della freccia e il veleno)/ http://books.google.it/books?id=OJZDAAAAcAAJ&pg=PA349&dq=ovidio+frecce+avvelenate++degli+sciti&hl

[8] Il termine moto browniano fa riferimento al moto disordinato delle particelle[…] presenti in fluidi o sospensioni fluide. www.wikipedia.org

[9] Si tratta dell’acido Formico presente in natura sia nei vegetali che in alcuni animali.[…] viene utilizzato, in piccole dosi, per accelerare la respirazione aerobica  e la fermentazione dei lieviti del pane. Da “alimentazione e salute-Additivi alimentari, http://www.my-personaltrainer.it/additivi-alimentari/E236-acido-formico.html

[10] Naturalista ( Pisa 1798-ivi 1871) professore di Storia naturale nell’università di Pisa(dal 1823);socio corrispondente dei Lincei (1870) enciclopedia Treccani, http://www.treccani.it/enciclopedia/tag/paolo-savi/

[11]  Lo Chassepot, noto anche come fusil modèle 1866 ( fucile modello) […] fu adottato dall’esercito francese nel 1866. Babylon 9 http://dizionario.babylon.com/fucile_chassepot/

[12] “ Il fine giustifica i mezzi” http://www.puntosufi.it/16dist.htm

[13] Dott. Cosimo De Giorgi ( Lizzanello (LE) 9 febbraio 1842 – Lecce 2 dicembre 1922) Alla sua professione di medico e di Educatore affiancò attività di ricerca e studio in svariati campi: paleontologia, paletnologia, archeologia, geografia, idrografia, meteorologia,geologia, sismologia, agricoltura ed igiene. http://it.wikipedia.org/wiki/Cosimo_De_Giorgi

[14] Antico nome ( probabilmente Celtico) della Gran Bretagna, attestato al 6°secolo A.C., a partire dal 4°secolo soppiantato da Britannia , www.treccani.it/enciclopedi/albione/

[15] La saturnia tellers è uno dei quattro rilievi figurati dei lati brevi dell’Ara Pacis.[…] rappresenta una grande figura matronale seduta con in grembo due putti e alcune primizie. www.wikipedia.org

[16] Raffaello Sanzio

[17] Carl Nisson Linneus […] noto ai più semplicemente come Linneo […] è stato un medico e naturalista svedese, http://it.wikipedia.org/wiki/Linneo

[18] Cuvier è stato un biologo francese, www.wikipedia.org/wiki/Georges_Cuvier

[19] Charles Lyell è stato un geologo scozzese, www.wikipedia.org

[20] C.R.Darwin è stato un naturalista britannico celebre per aver formulato la teoria dell’evoluzione delle specie animali e vegetali per selezione naturale agente sulle variabilità dei caratteri. http://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Darwin

[21] Maniera di beveraggio che  si fa di grano, di vena, d’orzo, e con menta,appio e altre erbe, ed è una specie di birra, http://www.dizionario.org/d/?pageurl=cervogia

[22] E’ questo il nome comune di un membro della famiglia delle ortiche(urticacee) Diffuso nelle isole dell’Oceania vi cresce spontaneo; è coltivato anche in vari paesi tropicali a scopo alimentari. Albero del pane http://www.ebooks-etexts.com/arte_estoria/varie/saggi/albero_del_pane.htm

[23]   Gli Albigesi di Giuseppe La Farina, romanzo storico, vol.IV,Genova, Stabil.Tipog. Ponthemier 1855, Giorgio Franz in Monaco, pag.138 http://books.google.it/books?id=32pLAAAAcAAJ&pg=PA138&dq=voluttuoso+liquore+il+vecchio+della+montagna&hl=

[24] Apois.it: La MELISSA ( Melissa officinalis ), comunemente chiamata anche cedronella per l’odore simile a quello del limone, è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Labiatae. Cresce facilmente dalla zona mediterranea a quella montana, nei boschi e nei luoghi freschi e ombrosi. http://www.apois.it/2009/12/la-melissa-unerba-che-fa-star-bene/

[25]  Tessile, Forma letteraria  antica

[26] Decaisnea: errore per Decaisne; Joseph Decaisne, botanico del XIX secolo.

[27] biologo, esploratore e botanico Friedrich Heinrich Alexander Freiherr von Humboldt nacque a Berlino, il 14 settembre 1769, http://biblioteca.liceorossi.it/node/409

 

[28] Penisola orientale della Russia, vicino all’Alaska e al Giappone

[29]  Alibile= nutriente; forma aggettivale dal latino àlere=nutrire; qui però sta per alimentari. Spiegazione prof. Armando Polito.

[30] Pianta erbacea perenne, emicriptofita, alta 80-120 cm.. Appartiene alla famiglia delle Fabaceae. Cresce spontanea in quasi tutti i paesi del Bacino Mediterraneo. http://it.wikipedia.org/wiki/Hedysarum_coronarium Nel Salento è chiamato fieno selvatico.

[31] trifoglio bianco; Hedysarum coronarium

[32] Il Melitoto è una pianta frequente e al margine del bosco e dei prati.essa appartiene alla famiglia delle leguminose e ha piccoli fiori gialli con un profumo gradevolmente dolce che ricorda il miele. www.erboristeriadulcamara.com/meliloto.htm

[33] Euphorbia helioscopia è una pianta erbacea  annuale

[34]  ARTHUR ELOFFE naturalista preparateur et professeur de taxdermie “ L’ORTIE” SES PROPRIETES ALIMENTAIRES, MEDICALES, AGRICOLES ET INDUSTRIELLES, PARIS CH.ALBESSARD ET BERARD, LIB.-EDITEURS, 8, Rue Guènè gaud Mèmè maison à Marseille, 25, rue Pavillon 1862, cap.III, pag.21  http://books.google.it/books/about/L_ortie.html?id=lJqJ511KAbEC&redir_esc=y

[35] La verga Magica era un incantesimo di grande potere, il cui scopo era di proteggere chi la porta con sé dai nemici visibili ed invisibili, blog di Wicca www.magiawicca.wordpress.com/2008/09/30/lincantesimo-della-verga-magica/

 

[36] Mitico re della Frigia. E’ proverbiale il suo “ tocco d’oro”la capacità di trasformare in metallo prezioso qualsiasi cosa toccasse. Questo potere gli era stato donato da Dionisio. http://it.wikipedia.org/wiki/Mida

 

[37] Galeno di Pergamo è stato un medico greco antico, i cui punti di vista hanno dominato la medicina europea per più di mille anni. http://it.wikipedia.org/wiki/Galeno

 

[38]    si tratta dello Sciroppo Pagliano in Giurisprudenza del Regno, vol.12, parte II, pag.108 http://books.google.it/books?id=2ahFAAAAcAAJ&pg=RA3-PA108&dq=sciroppo++PAGLIANO+1860&hl=it&sa=X&ei=ezzvUJeaOYnQtAbepYFw&ved=0CDIQ6

 

[39]  Si tratta di un Purgativo. “Disputazione medica e filosofica” Biblioteca Regia Monacensis, Napoli, dalla Stamperia e Cartiera del Fibreno, Largo San Domenico Maggiore, n.3, 1830 http://books.google.it/books?id=EOc8AAAAcAAJ&pg=PA47&lpg=PA47&dq=sciroppo+leroy&source=bl&ots

 

[40] Marrobbio: Il marrobio è una pianta che cresce in tutta la nostra penisola nei luoghi incolti oppure lungo le strade. Può raggiungere i 60 cm di altezza; le foglie sono biancastre e lanose e i fiori, riuniti a modo di spiga, sono di colore bianco. http://www.esseresani.it/come-curarsi-col-marrobio-105718.html

 

Ancora sulle ortiche…

Ancora su “la cantarìnula”

 

di Armando Polito

nome italiano: ortica

nome dialettale neretino: irdìcula e cantarìnula

nome scientifico: Urtica urens L.

famiglia: Urticaceae

 

Etimologie:

ortica viene dal latino urtìca(m),che per alcuni filologi è di origine sconosciuta, da altri viene connessa col verbo ùrere=bruciare.  Se quest’ultima proposta è ineccepibile sul piano semantico, a prima vista appare inconciliabile con la fonologia, anche perché il supino (modo dal quale normalmente si formano sostantivi ed aggettivi derivati) di ùrere è ustum (da cui ùstio/ustiònis=ustione) e nulla giustificherebbe  un ipotetico passaggio *ustìca>urtìca; si tratterebbe, insomma di una vecchia1 paretimologia (etimologia popolare) periodicamente rimessa in campo senza alcun fondamento scientifico.

irdìcula suppone un latino  *urtìcula, diminutivo del precedente urtìca, con normalissimi passaggi u->i– (probabilmente non è da escludersi pure l’incrocio con verde) e –t->-d-. Lo stesso nome designa pure l’ortica marina; irdìcula è ben distinto da irsìcula che è il nome di un fungo e che è diminutivo del latino tardo bursa=borsa (per evidentissima analogia di forme), dal greco byrsa=pelle conciata. Per cantarìnula, Urens e Urticàceae vedi il post La cantarìnula del 9 dicembre 2010, di cui questo è integrazione (http://www.fondazioneterradotranto.it/2012/10/29/lortica-tanti-nomi-dialettali-per-una-pianta-che-brucia/).

Talvolta capita di incontrare persone a prima vista poco simpatiche, scostanti, per non dire sgradevoli e di scoprire, dopo averne approfondito la conoscenza, che dietro quella scorza di rozzezza si nascondeva un tesoro di umanità. Capita pure a uomini e donne di incontrare qualche esemplare dell’altro sesso (o, con i tempi che corrono, dello stesso…) e di restare lì per lì attratti, anzi fulminati dal suo sex-appeal, salvo ricredersi non appena il presunto campione di bellezza comincia ad aprir bocca (e non certo per una dentatura non impeccabile…) e, al contrario, scoprire il fascino sottile di chi, pur non essendo esteticamente in regola, ha tanti pregi da far dimenticare l’unico difetto (se di difetto si tratta…). Se dovessi indicare una pianta che immeritatamente evoca nei suoi confronti un iniziale atteggiamento negativo da parte dell’uomo, senza esitare farei il nome dell’ortica. Il suo aspetto è, tutto sommato, insignificante ma sono i tricomi (peli) delle foglie e del fusto che, contenendo una sostanza irritante, ne rendono antipatico un incontro ravvicinato. Poi, come si sa, la voce si sparge e la reputazione è rovinata per sempre, tanto che urticante diventa sinonimo, più usato, di irritante, e orticaria indica una patologia nella cui eziologia entrano svariate sostanze, in qualche caso, addirittura, di difficile identificazione. Né la pianta può rallegrarsi di essere stata assunta a simbolo di sentimento spiacevole addirittura da Dante (Divina commedia, Purgatorio, XXXI, 85):  Di penter sì mi punse ivi l’ortica, tanto meno sentendosi usata in nessi come ci crescono le ortiche (in riferimento ad un terreno incolto) e gettare la tonaca alle ortiche (spretarsi).

Eppure, improvvisamente il cervello si illumina e diventiamo più tolleranti nei confronti di quest’erba solo a leggere su un flacone shampoo alle ortiche. Ormai di fronte ai componenti più strani che si leggono sulle etichette non battiamo ciglio e compriamo sulla fiducia. Nel caso del nostro shampoo, però, non si tratta di una fiducia mal riposta, sempre che nel flacone ci sia veramente una parte di estratto di ortica…

Ho cominciato a parlare delle proprietà della nostra erba partendo, in senso letterale, dalla nostra testa. Sarà meglio, però, cambiare rotta e cominciare, come al solito, dalla testa di altri, ma in senso metaforico.  Di Plinio si disse nel primo post2, ma l’uso dell’ortica in tempi antichi trova conferma, oltre che nella letteratura scientifica, anche in quella propriamente detta: Catullo (I° secolo a. C.): “Qui mi sconquassarono il raffreddore e la tosse insistente finché non mi rifugiai nel tuo [del podere] seno e mi curai a lungo col riposo e con l’ortica”3. In Giovenale (I°-II° secolo d. C.) compare come sinonimo di evento nefasto: “Da dove, o Gradivo [Marte], questa ortica toccò i tuoi nipoti?”4 e di libidine “…eccitazione del desiderio che langue e pungenti ortiche del ricco…”5.

Petronio (I° secolo d. C.), dal canto suo, sembra anticipare Donatien-Alphons-François de Sade: “Enotea tira fuori un fallo di cuoio e dopo averlo cosparso di olio, pepe in polvere e seme pesto di ortica comincia ad inserirmelo pian piano nel didietro. Subito dopo la crudelissima vecchia mi spalma quell’intruglio sui genitali, mescola succo di nasturzio con abrotano e dopo avermi lavato i genitali con questa miscela prende un fascio di ortiche verdi e comincia a darmi lente frustate dall’ombelico in giù”6.

Tornando ad immagini più usuali, le proprietà medicinali dell’ortica trovano ospitalità anche tra i precetti della Scuola medica salernitana (XII-XIII secolo), che, comunque, nulla aggiunge a quanto detto dai precedenti autori: ”[L’ortica] procura il sonno agli inquieti, elimina pure il vomito e il suo ripetersi, il suo seme con miele cura i sofferenti di coliche. Cura anche la tosse cronica se è bevuto spesso. Elimina il raffreddore, il gonfiore del ventre e giova a tutte le malattie articolari.” 7

Nulla hanno aggiunto (d’altra parte sarebbe stato veramente difficile, anche se non manca qualche criminale che, magari, pretende di guarire con l’ortica anche il cancro, entrando in concorrenza con chi in tempi recenti ha preteso di farlo col bicarbonato… ) neppure gli studi fitoterapici moderni, sicché, per riassumere, la nostra erba è utile per depurare il sangue e la pelle, contro emorragie (emottisi, epistassi, metrorragie), anemia, astenia, diabete, emorroidi, reumatismi, artrite, gotta, disturbi dell’apparato intestinale, per facilitare la diuresi, per aumentare la secrezione della bile e favorire la funzionalità epatica, per aumentare la secrezione lattea, contro il mal di denti e l’afta, contro la calcolosi renale, contro la forfora e la caduta dei capelli, contro l’acne.

Anche in cucina l’ortica si prende la sua brava rivincita nella preparazione di minestroni, zuppe e frittate, anche se pare che la sua morte più gloriosa sia nella preparazione del risotto (solo il comune amico Massimo Vaglio potrà confermarlo o meno).

Non è finita: secca è ottima per l’alimentazione del bestiame, avendo un valore nutritivo superiore a quello del fieno e stimolando, a quanto pare, il sistema immunitario (altro che farina animale…), oltre che in grado di aumentare, come già s’è detto per la donna, la secrezione lattea; piantata con altre specie officinali ne accresce il contenuto di olii essenziali;  è un ottimo fertilizzante e tiene lontani gli afidi.  Fino alla metà almeno del XIX° secolo, infine, se ne ricavava una fibra tessile rozza ma resistente8.

Mi sono accorto che questa integrazione, come il post principale,  rischia di essere un po’ troppo seriosa. La chiuderò, perciò, con un graffito pompeiano; sento il dovere, però, di mettere in guardia il lettore più sensibile (o puritano?) avvertendolo che poi, se continua a leggere, non deve mostrarsi scandalizzato per un gioco di parole, di quasi duemila anni fa, appena appena volgare (roba, comunque, come si diceva una volta, da educande se raffrontata con certa altra spudoratamente presentata in tv e sovente spacciata per arte…).

C.I.L.9, 8899

Questo graffito fu rinvenuto al n. 4 dell’insula 5 della regio 3 sul muro di un edificio sepolcrale. Si tratta di due distici elegiaci, dei quali seguono la trascrizione e la traduzione (trascuro, per questa volta, la scansione metrica):

HOSPES ADHUC TUMULI NI MEIAS OSSA PREC[ANTUR]

NAM SI VIS (H)UIC GRATIOR ESSE CACA

URTICAE MONUMENTA VIDES DISCEDE CACATOR

NON EST HIC TUTUM CULU(M) APERIRE TIBI

O PASSANTE, LE OSSA DEL TUMULU CHIEDONO ANCHE CHE TU NON VI FACCIA SOPRA LA PIPÌ.10

PERCIÒ, SE VUOI FARE COSA PIÙ GRADITA, CACA.

TU STAI VEDENDO IL SEPOLCRO DI ORTICA11:

QUI PER TE NON È SICURO APRIRE IL CULO!

Insomma, l’ortica fu (e forse lo è ancora oggi…)  in grado di ripristinare, col suo energico intervento,  perfino il rispetto dei morti!

_______

1 Antonius Nebrissensis, Dictionarium redivivum, Escribano, Madrid, 1778,  pag. 835, alla voce Urtica: Etiam Urtica genus piscis marini inde nomen habens, quod tactu uredinem excitet, quemadmodum eiusdem nominis herba (L’ortica è anche un genere di pesce marino che prende il nome dal fatto che al tatto procura bruciore, come l’erba che ha lo stesso nome). L’urèdinem del testo è il caso accusativo di urèdo che è dal tema di ùrere (ur-)+il suffisso –edo; se il tema di urèdo fosse stato ured– avremmo potuto ipotizzare la seguente trafila: *urèdica (ured+il suffisso aggettivale –ica)>*urdìca (sincope della sillaba tonica, fenomeno di per sé raro)>urtìca (passaggio –d->-t-), ma il problema è che il tema di urèdo non è ured– ma uredin-. D’altra parte, ad avvalorare l’ipotesi della paretimologia, vengono in soccorso le varianti dialettali salentine ardìca (Alessano e Spongano e Otranto) dove è evidente l’incrocio tra i latini urtìca e ardère=ardere (stesso concetto di ùrere). Ancora più inaccettabile, poi appare la proposta a suo tempo formulata da Francesco Ambrosi, Flora del Tirolo meridionale, Sicca, Padova, 1857, pag. 146: Il nome Urtica deriva dal latino urere (bruciare), e da tactus (tatto), riportandosi al bruciore che produce la pianta toccandola.

2 Nel mondo greco l’ortica era chiamata knide (da knizo=grattare, infiammare, tormentare) o akalèfe (probabilmente parola composta la cui prima parte è da ravvisarsi nell’antica radice ak- indicante cosa che punge).  Vale la pena di riportare solo le testimonianze poetiche. Per la prima:  Teocrito (III° secolo a. C.), Idilli, 7, 110: “Che tu possa grattarti con le unghie tutto il corpo e possa dormire nell’ortica…” e Nicandro (probabilmente II° secolo a. C.), Antidoti, 201-202: “E dopo aver tritato finemente semi di pepe e di ortica, distribuiscili…”. Per la seconda: Aristofane (V°-IV° secolo a. C.), Vespe, 884: “…che tolga l’ortica alla sua ira…”.

3 Carmina, XLIV, 15: XLIV, 13-15 Hic me gravedo frigida et frequens tussis/quassavit usquedum in tuum sinum fugi/et me recuravi otioque at urtica.

4 Saturae, II, 127-128: Unde/haec tetigit, Gradive, tuos urtica nepotes?

5 op. cit., XI, 165-166: inritamentum Veneris languentis et acres/divitis urticae…

6 Satyricon, 138: Profert Oenothea scorteum fascinum, quod ut oleo et minuto pipere atque urticae trito circumdedit semine, paulatim coepit inserere ano meo; hoc crudelissima anus spargit subinde humore femina mea, nasturcii succum cum abrotono miscet perfusisque inguinibus meis viridie urticae fascem comprehendit omniaque infra umbilicum coepit lenta manu caedere.

7 Regimen sanitatis, LXV: Aegris dat somnum, vomitum quoque tollit et usum/illius semen colicis cum melle medetur./Et tussim veterem curat, si saepe bibatur./Frigus pulmonis pellit, ventrisque tumorem,/omnibus et morbis subvenit articulorum.

8 Pietro Monti, Vocabolario dei dialetti della città e diocesi di Como, Società tipografica de’ classici italiani, Milano, 1845, pag. 166, alla voce  Ortichetta: Tela grossolana e brunastra di lino simile alla tela, che si fece talvolta della scorza filata delle ortiche; Francesco Ambrosi, op. cit. in nota 1: I fusti macerati danno un tiglio [fibra] chìè analogo negli usi a quallo della canapa e del lino.

9 Per i non addetti ai lavori: è l’acronimo di Corpus Inscriptionum Latinarum, la più ampia raccolta di iscrizioni latine.

10 L’abitudine degli antichi (?), nonostante, allora come ora,  la legge non lo permettesse, di soddisfare per strada i loro impellenti bisogni è attestata da altri graffiti  e da avvisi ufficiali presenti all’angolo delle strade. Come potevano sottrarsi a questo vizietto i cimiteri che, di regola, erano siti fuori porta? Sull’argomento vedi il post La mondezza a Pompei in http://www.vesuvioweb.com/new/IMG/pdf/La_mondezza_a_Pompei.pdf

11  Il nome, non è, come si potrebbe pensare, inventato per l’occasione come deterrente per l’eventuale maleducato: una Maria Urtica è attestata a Roma (CIL VI, 22200), un Publius Urtica ad Aquino (CIL X, 5536), una Attia Urtica ad Assisi (CIL XI, 5455), e, fuori d’Italia, una Auruncia Urtica in Gallia narbonese (CIL XII, 4598) e Aurelia Urtica in Tripolitania (AE 2003, 1922); attestato, ove non bastasse, anche il diminutivo  Livia Urticula a Roma (CIL VI, 29562). Tutto ciò, naturalmente, rende ancor più pregnante il gioco di parola e più sottile l’ironia cui contribuisce anche la forma poetica del testo che, oltretutto, è la parodia dell’epitaffio posto sul cippo di Giulia Fericula e del marito Evaristo a Roma (CIL VI, 2357): HOSPES AD UNC TUMULUM NI MEIAS OSSA PRECANTUR/TECTA HOMINIS SET SI GRATUS HOMO ES MISCE BIBI DA MI (O passante, le ossa sepolte di un uomo chiedono che tu non orini presso questo tumulo. Se sei un uomo di buoni sentimenti versa (del vino), bevine e offrimene!).

L’ortica. Tanti nomi dialettali per una pianta “che brucia”

La cantarìnula

 

di Armando Polito

 

nome italiano: Ortica maggiore

nome scientifico: Urtica urens L.

famiglia: Urticaceae

nomi dialettali salentini: cantarìnula (Nardò), ardìca (Alessano, Spongano), ardìcula (Neviano, Erchie, San Vito dei Normanni, Cisternino, Mottola, Massafra, Palagiano), ardìchele (Ceglie Messapico, Martina Franca) ardìchela (Ostuni), irdìca (Galatone), irdìcula (Veglie), àrdeche (Taranto), urdìca (Aradeo, Castrignano del Capo, Collepasso, Galatina, Miggiano, Presicce, Sogliano, Specchia), lurdica (Cutrofiano, Parabita, Vernole, Surbo), vurdìca (Salve).

Etimologie dei nomi: l’italiano, il primo componente dello scientifico e quello della famiglia sono dal latino urtìcam, probabilmente connesso col verbo ùrere=bruciare; il secondo componente del nome scientifico (urens=che brucia) altro non è che il participio presente del verbo latino appena ricordato; per quanto riguarda i nomi dialettali salentini, mentre ardìca, ardìcula, ardìchele, ardeche si collegano al verbo ardere1 (da notare in ardìcula e ardèchele l’aggiunta di un suffisso diminutivo) urdìca è direttamente dal detto latino urtìcam;  lurdica, poi, è sua figlia per agglutinazione dell’articolo (l’urdica>lurdìca>la lurdìca) cui potrebbe essere non estraneo un incrocio con lurdu, come pure vurdìca che registra

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