Cinque valenti pugliesi nel Pantheon dell’Unità d’Italia

 

di Giuseppe Massari

Io non so se i 150 anni dall’Unità d’Italia siano sufficienti per tracciare un sereno bilancio storico. Forse, è necessario ripercorrere le tappe della nostra storia italiana per capire i fermenti, le ansie che l’evento, non compiuto, per certi aspetti, portò con se.

Gli anni post unitari sono stati segnati da due guerre, da una dittatura, da una guerra civile, spaccato di rottura dell’unità che sembrava essere stata conseguita. Finalmente, le luci, gli albori di una democrazia nata sotto le insegne del riscatto, della rinascita con tutte le conseguenze che ne sono derivate;  con tutte le anomalie e le ambiguità connesse e tipiche di una nuova e giovane creatura.

In tutto questo lasso di tempo, la Puglia, credo, abbia avuto la sua parte decisiva per le sorti dell’intera nazione. Cinque fra i suoi migliori uomini hanno segnato, con la loro presenza e la loro attività politico sindacale, gli anni cruciali, anche se fra ombre e luci, della storia italiana ponendo la Puglia ai primi posti sulla strada di quello che doveva essere l’inarrestabile sviluppo.

Antonio Salandra in un dipinto conservato a Troia (ripr. vietata)

Da Antonio Salandra,  foggiano di Troia, capo del governo nazionale  dal 21 marzo 1914 al 18 giugno 1916, dopo essere stato ministro

Le macchine del tempo. Orologi e meridiane in Puglia

TEMPO E OROLOGI: MERIDIANE E MACCHINE DEL TEMPO A GRAVINA E CITTA’ DI PUGLIA E BASILICATA

 

di Giuseppe Massari

Fedele Raguso e Marisa D’Agostino, un tandem consolidato sul piano storico e culturale per la città di Gravina. Due storici e due ricercatori di storie patrie, e di tutto il vasto tessuto murgiano, da cui sono emersi, grazie ai loro precedenti studi, personaggi quali Canio Musacchio e Arcangelo Scacchi. Sindacalista e collaboratore di Di Vittorio il primo, mineralologo, il secondo. Un territorio nel quale ha approdato l’Arcangelo Michele, fino ad inabissarsi nei meandri scoscesi e rupestri, dove solo lo Spirito è capace di poggiarsi e fermarsi, per condividere la storia comune di popoli diventati protagonisti grazie alla penna di questi due instancabili studiosi. Dopo tanto peregrinare sono giunti alla loro decima fatica editoriale con la quale hanno voluto fermare il loro tempo per parlare, far parlare gli artefici del tempo: gli orologi, le meridiane. Un lavoro dedicato alla loro città di origine, alla città verso la quale continuano a svolgere il prezioso lavoro di conoscenza, di approfondimento. Gli orologi più importanti della città. Non solo come monumenti, non solo arredo e corredo di una città che ne annovera tre fra i più significativi, anche da un punto di vista storico ed architettonico, ma di oggetti, compagni di viaggio, di speranza, di attesa, di lavoro, di riposo, di inquietudine, di solitudine.

Con le loro storie, hanno segnato la vita dei gravinesi. Di ogni ceto sociale, perché il tempo è l’unico a non fare discriminazioni. Passa per tutti. Tutti sono segnati dalle fatiche del tempo. Dai ristori che ognuno riesce a ritagliarsi.

Queste tre testimonianze, situate in luoghi diversi della città, hanno avuto il privilegio di seguire le sorti di coloro che, forse affidavano le loro ansie, le loro preoccupazioni, il buon o il cattivo andamento degli affari.

l’orologio della villa

Uno era situato nei pressi della villa comunale, dove, di solito , gli operai, i

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