Il brigante Chiavone

Il brigante Chiavone, di Michele Ferri e Domenico Celestino


di Rocco Biondi
Il libro, pubblicato nel 1984, si inserisce nel filone delle microstorie che privilegiano le storie locali in un limitato arco di tempo. Vengono presentati gli avvenimenti della guerriglia filoborbonica alla frontiera pontificia negli anni 1860-1862. La figura del brigante Chiavone è tenuta quasi sullo sfondo della corale reazione all’invasione ed annessione piemontese del Regno delle Due Sicilie. Clero e contadini, la stragrande maggioranza del popolo meridionale quindi, si oppongono ai galantuomini borghesi che per salvaguardare i loro privilegi si sono schierati con i piemontesi, che con l’alibi dell’attuazione del sogno liberale dell’unità d’Italia sono venuti al Sud per impossessarsi degli appetibili beni del Regno delle Due Sicilie. I briganti sono il braccio armato di questa resistenza.
Attorno ai briganti si gioca una partita che vede un non indifferente movimento di capitali, gestiti dalla Centrale borbonica che si era formata nello Stato Pontificio, dove aveva trovato ospitalità l’ultimo re di Napoli Francesco 2°, e che aveva come quasi impossibile obiettivo il ritorno del Borbone a Napoli. Insieme ai briganti lottarono tanti legittimisti stranieri corsi in aiuto di Francesco 2° e della regina Maria Sofia. Ma mentre i briganti combattevano per un loro miglioramento sociale, non sempre chiare sono le finalità dei legittimisti.
Teatro della guerriglia delle bande armate di Chiavone sono la parte meridionale dello Stato Pontificio e i confinanti Terra di Lavoro e Abruzzo Ultra. I briganti agivano nel territorio dell’ex Regno delle Due Sicilie, con epicentro a Sora, ma per sfuggire ai piemontesi si rifugiavano nel Territorio Pontificio, dove l’esercito francese dimostrava grande acquiescenza. Le abbazie di Casamari e Trisulti ed il convento di Scifelli offrivano ospitalità ai briganti.
Luigi Alonzi, detto Chiavone, era nato a Sora il 19 giugno 1825 da una famiglia di contadini. Per i suoi servigi a favore del re Francesco 2° era stato nominato guardaboschi del distretto di Sora e della Valle Roveto. Dopo l’invasione piemontese si diede alla macchia e riuscì a formare una nutrita banda di briganti, che lottò contro gli invasori. Nel periodo di maggiore auge la banda Chiavone, nominato comandante in capo da Francesco 2°, era suddivisa in otto compagnie e comprendeva 20 ufficiali, un chirurgo, 59 sottoufficiali e caporali, 7 trombettieri e 343 soldati, per un totale di 430 uomini.
Il libro è quasi un diario degli avvenimenti succedutesi tra il giugno 1860 ed il giugno 1862. Tanti fatti e tanti uomini si avvicendano in un biennio tragico per il meridione d’Italia. Oltre e più che capi e comandanti lasciano la loro traccia persone comuni e normali. Si sussegue, come in un martirologio, una

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