The drummer boy

di  Wilma Vedruccio

Suona il tamburo nella banda del paese, precede clarinetti e trombe, a passo di marcia avanza nelle strade e percuote con disciplina lo strumento nei giorni della festa del patrono.

A volte la banda si sposta nei paesi vicini, c’è sempre un san Vito, un san Giuseppe, un’Assunta da festeggiare. Un sant’ Antonio sempre.

Il ragazzo allora si alza presto allegramente, si acconcia con scrupolo nella divisa da bandista, saluta la madre e il cane e a passo svelto raggiunge gli altri nella vicina piazza del paese. Il viaggio in corriera lo riempie d’eccitazione… la campagna è bella e nel paese in festa ci sono senz’altro nuove ragazze da vedere. Alla fiera poi potrà comprare un berretto per il sole.

Prende in cura il suo tamburo, lo ripulisce e lo prova e intanto ascolta scherzi e lazzi dei compagni d’avventura. Mangia con appetito il panino con la mortadella insieme agli altri suonatori all’ombra del muro della chiesa prima dell’inizio delle funzioni. Beve alla fontana. Poi prende posto nella formazione. Avanti, insieme a due altri tamburini.

Vengono poi le cornette, i piatti, i clarinetti, le trombe ed i tamburi. Quando tutti son schierati è lui che dà il via battendo i primi colpi.

Iniziano così a sfilare gli ottoni lungo la via principale del villaggio mentre accorrono a curiosare i ragazzetti. Lui percuote con impegno sul tamburo attento a non sbagliar battuta ed ormai procede per le vie con pretenziosa andatura. Gli capita di dare a volte qualche colpo in più ma è perché s’ispira a delle gonne che svolazzano da un balcone insieme a maliziosi sorrisetti di ragazzine.

Più in là una vecchierella allunga il capo fuor dall’uscio quale tartaruga lasciando il resto nel guscio d’ombra della sua stanzuccia, lo guarda bonaria e balbetta “ bravu fiju miu , sona sona”.

Il tamburino, pieno di missione, interpreta Verdi e Rossini, Mascagni e pure Bellini, muovendo i muscoli delle mani con passione.

Certo gli piacerebbe suonar la tromba o il clarinetto, la sua anima avrebbe così più sfumature per inneggiare, ma ha il fiato corto e il canto ne verrebbe un po’ strozzato.

La pelle del tamburo invece risponde tonante alle sue sollecitazioni, il suono sembra uscire dalle viscere della terra e fa rintronare le vetrate  sul sagrato della chiesa.

Quando la banda tace lui si sgrava del peso del tamburo e lo mette a cuccia lì ai suoi piedi e poi s’incanta a guardare i piccioni che sul cornicione della chiesa prendono il sole, oppure gioca a lanciare messaggi silenziosi ai bandisti che durante la celebrazione se ne stanno oziosi. Quando il maestro richiama l’attenzione, lui dà il via al concerto e non perde un sol colpo, felice di creare la tensione necessaria ad ascoltare, poi, col fiato sospeso, le romanze.

L’odore delle noccioline abbrustolite gli solletica le narici, l’odore del torrone lo fa sognare e il suo tamburo diventa la pelle del cielo che rintrona tutta da occidente a oriente. All’ intervallo compra un palloncino colorato, lo lega al manico del tamburo e si mette a guardar le ragazzette in festa che, intorno alla banda, fanno mulinello scioccamente.

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