Lo stemma di Fabio Chigi, vescovo-fantasma di Nardò e poi papa, celebrato in versi

di Armando Polito

A chi volesse saperne di più sulla doppia apposizione che nel titolo accompagna il nome proprio e soddisfare la sua legittima quanto sana curiosità segnalo: 

http://www.fondazioneterradotranto.it/2015/02/06/iacopo-pignatelli-1625-1698-di-grottaglie-e-papa-alessandro-vii-gia-vescovo-di-nardo/

http://www.fondazioneterradotranto.it/2014/03/02/alessandro-vii-un-papa-gia-vescovo-fantasma-di-nardo-e-il-suo-vice/

http://www.fondazioneterradotranto.it/2016/03/12/gli-orologi-del-vescovo-e-la-donna-del-mistero/

Ad integrazione aggiungo questa sua immagine (tratta da http://dp.la/item/9a0b75032e5f05f8fc354875a6902f26) perché la didascalia sintetizza eloquentemente l’importanza del personaggio ed in un climax ascendente riporta le cariche da lui ricoperte (nulla, in confronto a quelle collezionate da parecchi politici dei nostri giorni …) ed assumono un significato sarcastico (certamente involontario agli occhi dell’incisore, ma per me molto significativo) le lettere maiuscole che fanno risaltare proprio il titolo più insignificante ai fini del risultato (né poteva essere altrimenti, a meno che il titolare non avesse il dono dell’ubiquità …).

Essa recita:

FABIUS CHISIUS/EPISCOPUS NERITONENSIS SEDIS/Apost(olicae) ad tract(um) Rheni et infer(iorioris) Germa(niae) part(em) Nunci(us) Ord(inarius)/una et ad tracta(ta) Pacis extraordina(rius) mediator

FABIO CHIGI VESCOVO DI NARDÒ Nunzio Ordinario della sede Apostolica  alla riva del Reno  (Colonia) e alla parte della Germania inferiore nonché straordinario mediatore ai trattati di pace

E passo ora al frontespizio dello Speculum imaginum occultae del gesuita tedesco Jacob Masen, uscito per i tipi di Kinch a Colonia nel 1650 e dedicato proprio al vescovo neretino (https://books.google.it/books?id=uNaj1k56G8QC&printsec=frontcover&dq=speculum+imaginum+veritatis&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjP65v_8efLAhVIuRQKHdpAAMMQ6AEILDAC#v=onepage&q=speculum%20imaginum%20veritatis&f=false).

Il volume fa parte di quella produzione che sinteticamente definirei emblematica, che tanto successo ebbe fino alla fine del XVII secolo e della quale in questo blog mi sono occupato a più riprese1. L’immagine presente non ha nulla a che fare con il nostro vescovo, essendo la marca tipografica dell’editore. Sul frontespizio torneremo più avanti, ora è sull’antiporta che fisseremo la nostra attenzione.

Spero che i dettagli più significativi in vista esplosa ne chiariscano sufficientemente la struttura e la lettura.

È giunto (finalmente!) il momento di parlare dello stemma vescovile che campeggia al centro, prima che qualche lettore infastidito pensi che mi sia dimenticato del titolo che io stesso ho dato al post.

Di quello che docrebbe essere il motto ho già detto. Per il resto lo scudo è, naturalmente, quello della famiglia Chigi (inquartato nel I e nel IV d’azzurro alla rovere sradicata d’oro; nel II e nel III di rosso ai monti a sei colli d’oro sormontato da una stella a sei punte dello stesso.

Altrettanto naturalmente il Chigi conserverà lo stesso stemma di base anche quando diventerà papa con il nome di Alessandro VII. L’immagine che segue è tratta da Ferdinando Ughelli, Italia Sacra, Coleti, Venezia, 1717, tomo I, colonna 1058, nella parte dedicata alla serie dei vescovi di Nardò.

È difficile dire se l’Ughelli riportò del nostro lo stemma papale e non quello vescovile per non averne trovato nessun esemplare da riprodurre, oppure, e sembra più plausibile, per il fatto che il Chigi era stato, com’è tuttora,  l’unico vescovo di Nardò diventato papa. Per completezza va detto, però, che non mancano esempi, come lo stemma, di seguito riprodotto, sul monumento opera del Bernini in Piazza  della Minerva a Roma, in cui le stelle sono ad otto e non a sei punte.

Lo Speculum imaginum veritatis occultae ebbe parecchie edizioni, tra le quali la più interessante è senza dubbio quella del 1681 uscita sempre a Colonia, stampata dagli eredi dello stesso tipografio che aveva stampato l’edizione del 1650. L’antiporta si differenzia solo nella parte centrale, dove non compare il nome del Chigi che era morto nel 1667.

Pure il frontespizio presenta la la stessa composizione tipografica del 1650, a parte l’inevitabile cambiamento di qualche dettaglio.

Perché, allora, questa edizione sarebbe interessante? Perché essa contiene un componimento in latino che celebra la figura del Chigi con un occhio incollato allo stemma di famiglia. Segue la riproduzione del testo in questione, cui ho aggiunto, di mio, la trascrizione a fronte e in calce  la traduzione e qualche nota.

__________________

1 http://www.fondazioneterradotranto.it/2015/10/23/gli-emblemata-di-gregorio-messere-1636-1708-di-torre-s-susanna-13/

http://www.fondazioneterradotranto.it/2014/06/17/un-manoscritto-per-lestate-ovvero-un-omaggio-del-1615-destinato-ad-un-leccese-e-finito-in-america-18/

http://www.fondazioneterradotranto.it/2015/02/11/una-nota-su-alberico-longo-di-nardo/

http://www.fondazioneterradotranto.it/2016/03/14/guardando-unantica-immagine-di-gallipoli/

http://www.fondazioneterradotranto.it/2013/08/11/quella-seconda-mensola-del-balcone-del-castello-di-nardo-26/

Giuggianello. Un insolito stemma borbonico

giuggianello7

di Lucia Lopriore

 

Sulla facciata della vetusta chiesa sotto il titolo della Madonna Assunta, ubicata nella ridente cittadina di Giuggianello,è affisso un insolito stemma borbonico.

La chiesa, risalente al XVI secolo, è nota anche sotto il titolo della Madonna dei Poveri, per l’esistenza del cimitero che si estendeva intorno, utilizzato fino al 1892, che accoglieva le salme dei cittadini più poveri della comunità, oltre a quelle degli associati alla Confraternita dell’Assunta.

Il prospetto principale, dalle semplici linee architettoniche, presenta un sobrio portale, posto in asse, con una piccola finestra rettangolare. La chiesa subì importanti modifiche nel 1782, quando Ferdinando IV di Borbone, giunto in visita nel Salento, si adoperò affinché fossero consolidate le fabbriche danneggiate dal terremoto del 1743. Al di sotto dello stemma è affissa l’epigrafe che celebra l’evento e recita:

 

D.O.M.

DEI PARÆ IN COELUM ADSUMPTÆ

TEMPLUM HOC, QUOD TUNC CONGRE*NIS

IUJANELLI FRATRES POSUERE,

NUNC FERDINANDI IV BORBONII REGIS

PRIDIE NONAS FEBRUARIAS RELIGIO

 FRATRUM ASSENSU ROBORAVIT

ANNO VULGARIS ÆRE

CD. D. CC. LXXXII.[1]

 

 

L’edificio, inoltre, è dotato di un campanile a vela con due fornici.

L’interno, ad aula unica rettangolare con copertura a stella, è scandito da tre arcate per lato nelle quali si aprono brevi cappelle. Sono presenti alcuni dipinti su tela fra cui una Natività. Sull’altare maggiore campeggia la statua della Madonna Assunta.

 

Descrizione dello stemma:

 

Scudo sagomato in cartiglio.

 

Blasone:  partito di due, troncato di uno: nel 1° d’Angiò; nel 2° ripartito di Castiglia e di Leon, innestato in punta di Granada; nel 3° d’Aragona-Sicilia; nel 4° dei Farnese; nel 5°di  Gerusalemme; nel 6° dei Medici. Sul tutto, di Borbone.

 

Timbro: corona reale di (…) abrasa in cima [di otto fioroni (cinque visibili) sulle punte].

Pende dallo scudo l’ordine del Toson d’Oro.

Il tutto poggiante su mensola sovrastante l’epigrafe.

 

Considerazioni:

lo scudo, ben conservato, al contrario della corona che lo sormonta che si presenta abrasa in cima, è di ottima fattura. Nella quinta partizione presenta un’anomalia derivante dal probabile utilizzo, come modello, del verso delle monete coeve. In queste testimonianze monetali, infatti, appare evidente che lo zecchiere abbia alterato la partizione originaria giacché si osserva l’arbitraria sostituzione della croce potenziata scorciata accantonata da quattro crocette scorciate (Gerusalemme) con una croce accantonata da quattro gigli. Un errore, questo, che modifica ed altera lo stemma borbonico e lo rende insolito.

Circa gli altri ordini cavallereschi, che solitamente pendono dallo scudo, mancano: l’Ordine Costantiniano, l’Ordine dello Spirito Santo, l’Ordine di S. Gennaro, l’Ordine Reale di Carlo III di Borbone.

 

Pubblicato su Il delfino e la mezzaluna n°2.



[1] Trad.: “Quando i confratelli di Giuggianello (si unirono) innalzarono questo tempio alla Madre di Dio Assunta in cielo, ora il 4 febbraio la religiosità di re Ferdinando IV di Borbone lo consolidò con l’approvazione dei confratelli, nell’anno dell’era volgare 1782”.

 

Lecce e gli strumenti della Passione di Cristo: araldica religiosa e reliquie

 

 

testi e foto di Giovanna Falco

 

Osservando la facciata della chiesa del Gesù, nota anche come del Buon Consiglio in via Francesco Rubichi a Lecce[1], si può notare come i dodici bassorilievi che decorano il fregio di coronamento dell’ordine superiore rappresentano i simboli della Passione di Cristo. Il fregio, ispirato all’ordine dorico, è costituito da tredici triglifi solcati non da tre, ma da cinque scanalature (probabile riferimento alle Cinque Piaghe di Cristo: le ferite al costato, nelle mani e nei piedi) e da dodici metope dove sono simbolicamente ritratte le scene salienti della Passione di Cristo, riprese dal Vangelo di Marco.

Con il prezioso contributo di Giovanni Lacorte sono riuscita a individuare i dodici simboli: Due palme (entrata in Gerusalemme); vessillo con la scritta SPQR e fusti d’albero sullo sfondo (arresto di Gesù); braccio con un sacchetto e una campana sullo sfondo (i trenta denari di Giuda); due profili di uomo (il bacio di Giuda); il gallo (Pietro rinnega Gesù); corona e canne incrociate (scherno dei soldati);

La Fondazione Terra d'Otranto, senza fini di lucro, si è costituita il 4 aprile 2011, ottenendo il riconoscimento ufficiale da parte della Regione Puglia - con relativa iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche, al n° 330 - in data 15 marzo 2012 ai sensi dell'art. 4 del DPR 10 febbraio 2000, n° 361.

C.F. 91024610759
Conto corrente postale 1003008339
IBAN: IT30G0760116000001003008339

Webdesigner: Andrea Greco

www.fondazioneterradotranto.it è un sito web con aggiornamenti periodici, non a scopo di lucro, non rientrante nella categoria di Prodotto Editoriale secondo la Legge n.62 del 7 marzo 2001. Tutti i contenuti appartengono ai relativi proprietari. Qualora voleste richiedere la rimozione di un contenuto a voi appartenente siete pregati di contattarci: fondazionetdo@gmail.com

error: Contenuto protetto!