Inchiostri galleggianti nella meccanica dei fluidi: intervista ad Antonio Massari

Gianluca fedele 

di Gianluca Fedele

Dopo aver avuto il privilegio di chiacchierare con Ercole Pignatelli e Tonino Caputo, finalmente ho un appuntamento anche con Antonio Massari, artista inimitabile, che assieme a Ugo Tapparini ed Edoardo De Candia hanno fatto la storia dell’arte di oltre mezzo secolo nel capoluogo salentino. La sua tecnica informale ha rappresentato un’avanguardia stilistica che in pochi hanno realmente colto ma che tuttavia continua a suggestionare. Ancora una volta è Sandro Tramacere l’artefice dell’incontro il quale, con una telefonata, riesce a mettermi subito in contatto col il pittore. Massari mi invita a raggiungerlo già il giorno dopo nella sua abitazione a pochi passi da Porta Rudiae.

Quando citofono una signora mi risponde che il professore non c’è e Aldo Lisi, che arriverà poco dopo con Massari, mi dirà: “ti ha fatto aspettare poco, di solito non arriva prima di un’ora più tardi rispetto all’orario dell’appuntamento!”.

L’attesa non mi è grave perché la casa è un museo fatto di opere d’arte bellissime, mobili antichi e fotografie d’epoca. Sul tavolo una cartolina commemorativa dedicata a Tapparini recentemente scomparso; mi omaggerà più tardi donandomene una.

Finalmente Massari mi raggiunge fumando il suo immancabile Toscano. È un uomo riservato e di poche parole, anche per questo lo ringrazio del tempo che mi ha voluto concedere.

 

Casa di Riposo Aresi di Brignano - Tempera su tela, 200 x 150, 1998
Casa di Riposo Aresi di Brignano – Tempera su tela, 200 x 150, 1998

 

D.:

Ritengo opportuno incominciare questa intervista con un ricordo su tuo padre, dal quale hai certamente raccolto una poderosa eredità artistica e morale. Chi era per te Michele Massari?

R.:

Michele Massari era un grande artista che poteva realizzare tutto ciò che pensava e ogni nuova sfida era da lui intrapresa con grande rigore: ingegneria, meccanica, architettura, scultura. Naturalmente anche pittura ma in realtà non ha dipinto moltissimo. Ricordo che quando mostrai a Pietro Cascella il libro su mio padre egli esclamò: “Ma questo è un pittore Pittore!” ripetendo la definizione e rafforzando il concetto. A me non restò che annuire con immensa soddisfazione.

Durante la dittatura però le sue posizioni politiche gli costarono dei sacrifici legati al fatto che si era rifiutato di prendere la tessera del partito fascista e di conseguenza perdette il posto di insegnante presso l’Istituto d’Arte. Io ero bambino quando fu costretto a vendere la villa che aveva in località Mater Domini e subito dopo siamo andati in affitto al civico nove di via di Vaste dove abitava anche Edoardo De Candia.

 

D.:

Con De Candia eravate quindi amici di giochi?

R.:

Non solo con Edoardo che era appena un anno più piccolo di me, e col quale perciò siamo diventati automaticamente amici, ma anche con tutti gli altri.

Mio padre era amico di Vittorio Pagano, celebre poeta e zio di Ugo Tapparini, così io e Ugo abbiamo stretto amicizia già all’età di dieci anni. Quando ci incontravamo, spesso io portavo con me Edoardo e Ugo ci raggiungeva insieme a Tonino Caputo. È iniziato così il nostro sodalizio, poi con l’età ognuno ha intrapreso rotte differenti: Tonino si trasferì a Roma insieme a Carmelo Bene, io a Milano mentre insegnavo a Bergamo; Edoardo addirittura visse da nomade e arrivò sino a Londra dalla quale ritornò a piedi dopo aver pernottato, nel tragitto, presso le abitazioni di vari amici.

Con Edoardo De Candia presso la Galleria Osanna di Nardò
Con Edoardo De Candia presso la Galleria Osanna di Nardò

 

D.:

Quando eravate insieme, cosa sognavate di fare da grandi?

R.:

Avevamo già scoperto la propensione per l’arte che assecondavamo in maniera differente, chi con gli studi e chi, come Edoardo naturalmente dotato, in maniera autonoma. Ma la nostra ingenua ambizione allora era quella di realizzare i cartoni animati, dai quali eravamo tutti molto attratti. Ricordo che un bel giorno Ugo si prese persino la briga di scrivere al direttore di una rivista per ragazzi al fine di conoscere le tecniche e le difficoltà dei disegni d’animazione e cercare magari di essere assunto in una redazione. Come risposta ricevemmo una frase indimenticabile: “I cartoni sono l’ottava fatica di Ercole”. Fummo così tristemente dissuasi da quei propositi fanciulli e ci dedicammo ad altro.

 

D.:

Ci sono altre persone alle quali sei legato?

R.:

Ce ne sono molte in effetti ma sicuramente una in particolare è la mia adorata sorella Anna Maria, che era un’artista brillante, oserei dire la più dotata tra tutti noi cresciuti in via di Vaste. Ella primeggiava in tutte le declinazioni della creatività, sia che dipingesse oppure che scolpisse.

Inoltre conservo dentro anche tanti ricordi della straordinaria Rina Durante con la quale ho condiviso anni indimenticabili e tanta gente pensava addirittura che fossimo fidanzati.

Costruzione e cattura delle onde
Costruzione e cattura delle onde

 

D.:

Citavi poco fa Carmelo Bene tra i membri del vostro gruppo, dipingeva anche lui?

R.:

Si, anche Carmelo fu nostro compagno di gioventù e, com’è noto, già da ragazzino riscuoteva enorme successo. Quando si trasferì a Roma inizialmente recitava nelle cantine e ad ascoltarlo tra il pubblico spesso c’erano personaggi del calibro di Pasolini, Sandro Penna e il nostro Vittorio Bodini col quale strinse una forte amicizia.

Per tornare alla domanda ti dirò quanto so, e cioè che Carmelo era andato presso la rinomata galleria leccese “Belle Arti” di Caiulo dove aveva speso circa un milione di lire in pennelli, tele, colori e tutto l’occorrente per dipingere. C’è chi sostiene anche che con tutto quell’occorrente avesse prodotto diverse opere. Che cosa rappresentassero i suoi quadri e dove siano ora conservati purtroppo non mi è dato di saperlo ma mi piacerebbe scoprirlo per il solo scopo di allestire una mostra collettiva dei quattro più uno.

 

D.:

Chi guarda distrattamente le tue “Carte assorbenti” probabilmente crede che siano il prodotto di un astrattista ma in realtà c’è molto di più. Come è nata l’idea di realizzarle?

R.:

Io sono un pittore figurativo ma la mia epoca, invece, è stata caratterizzata dall’astrattismo; ragion per cui, come ho avuto modo di scrivere, o ero fuori dalla mia epoca o ero fuori da me stesso.

Ho iniziato a sperimentare le carte assorbenti perché ricordavo una immagine che mi affascinava quando ero piccolo, e cioè le iridescenze della benzina sulle pozzanghere; da lì la necessità di trovare un sistema per catturarle e riprodurle. Dal 1963 ho trascorso trentacinque anni d’avanti alla vasca da bagno piena d’acqua facendo scorrere sulla superficie le “zatterine” galleggianti su cui vi era il colore. Dapprima ho tentato attraverso l’impiego delle tinte a olio verificando che esse galleggiano solo per il quaranta percento, il restante sessanta affonda nell’acqua. Quel poco che resta è inerte. Così sono passato alla tempera che galleggia al cento percento ma comunque inutile al mio scopo poiché le immagini restano quasi totalmente inattive. Infine ho sperimentato gli inchiostri di china che hanno un grande dinamismo: sono nate in questo modo le Carte assorbenti, un filone del quale, in campo artistico, vanto la primogenitura assoluta. Le reazioni che ne scaturivano erano frutto della meccanica dei fluidi, la versione più affascinante degli inchiostri galleggianti. A me non restava che immortalarle per ribadire come anche gli elementi sappiano disegnare.

Purtroppo oggi sarebbe impossibile ripetere le stesse operazioni in quanto la composizione chimica degli inchiostri non è più la stessa.

Le carte di Mozart (schermate prima del contatto con il colore)
Le carte di Mozart (schermate prima del contatto con il colore)

D.:

Oltre che per il colore deduco che ci sia stata una fase di studio persino per quanto ha riguardato i supporti cartacei e ogni altro mezzo adoperato allo scopo, è così?

R.:

Certamente. Ho cominciato con le carte assorbenti per essere sicuro della presa ma quando queste venivano sollevate dall’acqua il più delle volte si laceravano. Sulla carta normale invece la resa era perfetta. In seguito mi sono spinto oltre utilizzando finanche la pellicola Domo Pack.

Durante quel lungo periodo ho prodotto circa cinquanta generi grafici differenti adoperando per esempio sfere di polistirolo espanso per provocare reazioni elettrostatiche nelle particelle di china e realizzare così Le carte elettriche; oppure mi sono servito di ciuffi di capelli per la serie I capelli di Milvia. Con l’ausilio di schermi in carta velina invece ho realizzato I Frattili, Le carte di Mozart, Le traslazioni, ecc..

E poi spago, nastro, borotalco e tante altre materie hanno interagito e reso uniche le mie opere.

Luigi Piccolo Principe - ritratto, pastelli ad olio, 2000
Luigi Piccolo Principe – ritratto, pastelli ad olio, 2000

D.:

Osservando alcune opere della serie Le carte di Mozart, dalla sbalorditiva precisione geometrica, mi sorge spontaneo riflettere su come oggi questo genere di rappresentazioni sia perlopiù frutto di elaborazioni informatizzate. Nell’era dei personal computer l’arte rischia di perdere il contatto con la manualità?

R.:

Per me, che insegnavo Storia dell’Arte, il contatto con la materia è sempre stato fondamentale. Non c’è evoluzione nell’arte senza un approfondito studio dei meccanismi che determinano le trasformazioni. Tutto deve partire da qui, intervenendo fisicamente e in prima persona nell’opera, diventando compartecipante più che autore. Credo perciò che sia inadeguato, specie per un artista, delegare i propri pensieri a una macchina che li simula.

 

Edoardo De Candia (il presentimento della morte) - Ritratto. grafite. 1991
Edoardo De Candia (il presentimento della morte) – Ritratto. grafite. 1991

D.:

È stato utile, per l’artista, emigrare a Milano?

R.:

Nel 1970 da Bergamo mi sono trasferito a Milano e ho fatto ritorno nella mia Lecce solo da pochi mesi, posso dire quindi di aver trascorso nel capoluogo lombardo gran parte della mia esistenza. Lì, ho avuto l’occasione di conoscere grandi personaggi internazionali come il critico d’arte francese Pierre Restany e il direttore della Rivista D’Ars, Oscar Signorini. Grazie alla loro esperienza e all’impareggiabile supporto ho esposto in tutto il mondo: Stati Uniti, California, Giappone, Cina, Emirati Arabi Uniti, Israele, Russia, Europa del Nord, Inghilterra, Europa Centrale e naturalmente in tutta Italia.

 

D.:

Le Gallerie e il mercato dell’arte come hanno accolto la novità delle Carte assorbenti?

R.:

Purtroppo devo ammettere che in pochissimi hanno realmente creduto in quel filone della mia produzione. Eccezione fatta per amici come Giorgio Randone e la famiglia di Anna Maria Castelli che hanno collezionato molte delle mie opere, o per Marcello Ferrari dell’omonima Galleria, per il resto non posso raccontare di particolari successi o di proficue collaborazioni con le pinacoteche. Spesso addirittura mi ha pervaso la sensazione che vi fosse una sorta di preconcetto in questo ambito nei miei confronti perché meridionale.

Foglio immerso pendolarmente
Foglio immerso pendolarmente

D.:

Scorrendo le pagine dell’importante monografia edita da D’Ars nel 2010 mi sono ritrovato di fronte a decine e decine di ritratti e autoritratti, così mi sono chiesto da dove fosse scaturita, d’un tratto, la necessità di quel genere di rappresentazione figurativa che talvolta è anche natura morta.

R.:

Molto semplicemente i ritratti nascono da un bisogno di immortalare la realtà, o anche i ricordi, come istantanee quasi. Infatti credo di aver tentato così di colmare in parte la lacuna dovuta al non essere stato mai troppo avvezzo all’arte della fotografia. Inoltre ci sono opere di quello stesso periodo che ritraggono grandi autori della letteratura, della poesia, della politica come Hemingway, James Joyce, Neruda, Salvador Allende e tanti altri che mi attraevano più per le loro biografie che per la produzione letteraria.

 

D.:

A proposito di letteratura, c’è un libro o meglio, il suo protagonista che in particolare ritorna spesso e in varie forme nelle tue raffigurazioni; mi sto riferendo naturalmente al Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry. Perché è così presente?

R.:

Il Piccolo Principe per me è quello che si definirebbe il libro del cuore. Ne ho amato ogni singola pagina, frasi, illustrazioni e copertina comprese. Il Piccolo Principe è certamente una favola per adulti e tutti dovrebbero leggerlo. L’ho fatto mio e l’ho portato alla conoscenza dei miei alunni anche se talvolta, a causa della loro giovane esuberanza, non nascondevano la noia nel doverlo studiare. Salvo poi contattarmi per ringraziarmi dopo anni come ad esempio una mia ex alunna, ora diventata dottoressa, che incontrandomi mi disse: «Professore, quando lei ci leggeva il Piccolo Principe… ma che rottura di palle! L’ho riletto adesso e… grazie Massari!» Tutto accompagnato da manate sulla schiena.

Hemingway - grafite, inchiostri galleggianti e carte olografiche. Colorato con a tecnica degli schrermi. 1999
Hemingway – grafite, inchiostri galleggianti e carte olografiche. Colorato con a tecnica degli schrermi. 1999

D.:

Ora che ti sei stabilito definitivamente a Lecce quali sono i programmi imminenti? 

R.:

Francamente da quando sono rientrato ho badato poco alla mia produzione artistica però conto di riprendere presto a dipingere. Le idee non mancano. Attualmente sto organizzando una mostra a Nardò (LE) presso la Galleria Osanna dell’Avvocato Riccardo Leuzzi.

I capelli di Milvia - La lettera esse (tutte le lettere devono essere costruite sull'acqua ribaltate)
I capelli di Milvia – La lettera esse (tutte le lettere devono essere costruite sull’acqua ribaltate)

 

Senza titolo
Senza titolo

 

Studio da Donatello (grafite) 1992
Studio da Donatello (grafite) 1992

L’arte di Antonio Massari, uno “straniero sulla terra”!

il moto perpetuo

di Paolo Vincenti

 

Notevole progetto, questo “Massari”, per le Edizioni D’Ars Milano (2010), voluto da Antonio Massari.

La mole imponente del libro e il prezzo elevato ne fanno un oggetto da collezione, certo non alla portata di tutti e infatti esiguo è il numero di copie stampate dalla Tipolitografia Gamba (di Verdello-Bergamo) su progetto grafico dell’arch. Monia Gamba.

Un progetto ambizioso voluto da un artista di fama internazionale, leccese di origine e lombardo di adozione, Antonio Massari, anche per celebrare la propria famiglia, dal padre Michele, del pari noto e apprezzato pittore ed eclettico artista, alla madre Antonietta Milella, alla sorella Anna Maria artista anch’ella.

Il libro infatti, un pregiato manufatto che è stimolante maneggiare, con un’opera di Massari del 1975, “Onde”, sulla prima di copertina, e sulla quarta una foto del 1973 che ritrae lo stesso Massari con Pierre Restany e Oscar Signorini, ha come sottotitolo “Sull’acqua… e sulla terra” e ci offe un focus sulla figura artistica, la vita e le opere di Antonio Massari, attraverso gli interventi critici, disposti in ordine sparso, di quanti lo hanno conosciuto e apprezzato, nella prima sezione, e numerosissime foto, nella seconda sezione.

Dopo una Presentazione di Antonio Cassiano, Direttore del Museo Sigismondo Castromediano di Lecce, compare il primo di una serie di interventi critici sulla pittura di Massari da parte di Pierre Restany, il quale coniò la definizione forse più nota, cioè “il meccanico delle acque” con riferimento a quei suoi arditi esperimenti delle carte assorbenti che rappresentano solo una fase, per quanto celebrata, della sua intensa carriera artistica. Un creativo infatti compie un cammino di continua evoluzione e si spinge verso sempre nuove realizzazioni, coltiva poco il ricordo delle gesta passate ma è invece proiettato per sua indole verso il futuro; appena terminata un’opera, ne progetta un’altra, e lascia ai critici e ai biografi, ai galleristi e ai mercanti d’arte, insomma agli addetti ai lavori, il compito di analizzare, raccogliere, selezionare, compendiare, valutare, catalogare. E nel caso specifico di Antonio Massari questo assunto è ancor più vero, essendo egli perennemente in transizione, mai la sua arte adagiata sui risultati raggiunti o atrofizzata in un assolutismo che esclude  la novità e porta la noia.

Nel libro troviamo un testo critico poetico di Grazia Chiesa, un altro di Rina Durante e numerosi interventi di Massimo Jevolella che definisce Massari “operaio di sogni”, parafrasando Quasimodo sui poeti. E un poeta meridionale, infatti, viene definito ,Massari, per il quale il quadro nasce da un’esigenza forte, insopprimibile, che ha ben poco di programmato e di teoretico ma che affida molto, quasi tutto, al caso. Lorenzo Madaro scrive delle note sulle opere più recenti di Antonio Massari, poi un intervento di Mario Marti, diversi scritti dello stesso Massari, come il bellissimo “Stelle-acqua-stelle”, di Ercole Pignatelli, di Giovanni Rizzo, di Lino Paolo Suppressa, di Antonio Verri, di Maurizio Nocera, deus ex machina di questa operazione editoriale.

Interessante da un punto di vista bibliografico, in fine di libro, la Nota autobiografica e l’elenco cronologico di tutte le realizzazioni  di Massari, dalle Microonde alle Carte geometriche, dalle Carte di Giotto alle Carte del Cinema, da Entropia alle Acque rampicanti.

Massari ha esposto per personali e collettive in moltissime città italiane e all’estero.

Fra i protagonisti dell’avanguardia artistica salentina degli anni Settanta, avendo aderito, insieme a F.Gelli, I.Laudisa, T.Carpentieri, A.Marrocco e V.Balsebre,  al Movimento di Arte Genetica fondato da Francesco Saverio Dodaro, nella prima parte della sua carriera, Massari ha praticato le tortuose strade dello sperimentalismo con le famose “Carte assorbenti”. Ma, come spiega Maurizio Nocera in una poetica nota sull’arte dell’amico, “Esaurite tutte le possibilità delle carte assorbenti (mille anni in avanti), può prendere tre diverse vie: insistere e diventare il falsario di se stesso, farla finita con tutto, o ritornare alla pittura figurativa (cento anni indietro)”. Massari ha scelto questa ultima strada. La prima carta assorbente, come spiega lo stesso autore, era nata nel 1963 a Clusone, sulle Alpi di Bergamo, seminando gocce di inchiostro direttamente sull’acqua, dopo l’esperienza dei “Frammenti”, delle “Onde” e delle “Macchie”; e da allora “per trentacinque anni ho dimenticato di togliere la polvere”, scrive, ed ha continuato con la sua ricerca che ha portato alle “Carte elettriche”, con le sfere di polistirolo espanso, poi ai “Frattili o Carte di Mozart”, con gli schermi di carta velina, alle “Carte di Turandot”, con gli schermi di spago o di nastro, alle “Carte di San Pietro”, all’ “Omero di Raffaello”, alle “Carte di Aloysia Carmela”, alle “Pulsar”, con gli schermi di borotalco, alle “Carte Genetiche”, ai “Capelli di Milvia”, con capelli umani, ai “Percorsi spaziali”, ecc. Si trattava di “poemi sperimentali”, come li ha definiti Ercole Pignatelli, che costituivano “la silente rivoluzione di Massari”.

E dopo questo lungo periodo di pittura “transurrealista”, come la definisce Giovanni Rizzo, facendo riferimento alla poesia surrealista di Tristan Tzara, anticamera del surrealismo, insieme al realismo magico e alla pittura metafisica, dopo una lunga e stimolante fase affidata ad una casualità dirompente, che portò alle “opere figurative involontarie”, Massari passa alla pittura figurativa e in essa riemergono i ricordi di una vita intensamente vissuta. In queste composizioni pittoriche, diciamo tradizionali, c’è spazio per la propria infanzia e adolescenza trascorsa a Lecce, per i volti degli amici perduti, dei suoi famigliari. Infine, l’ultimo periodo della sua carriera è caratterizzato dai “Collages”, composti su piccoli cartoni e che rappresentano come i pezzi di un puzzle che è la vita di Massari. “Il resto è silenzio”, con le parole dello stesso artista, che si autodefinisce “ la persona sbagliata al posto sbagliato, sempre”.

Artista di fama internazionale, dicevamo, ma dal carattere fortemente schivo, Massari non è solo pittore, ma anche scrittore. Pensiamo ai libri “Les buvards se chès” con prefazione di Pierre Restany (Parigi 1980), “Edoardo”(Edizioni D’Ars, 1998) sulla figura dell’amico Edoardo De Candia,  “Io sono straniero sulla terra”(Edizioni D’Ars ,1999), “29 giugno 2000”, con Grazia Chiesa, Maurizio Nocera (che all’amico Massari dedica lo stupendo poemetto “La contrada del poeta”), Mario Marti e Pierre Restany (2000). In quest’ultimo libro l’esperienza umana di Massari si intreccia con quella di un altro Antonio, de Sant Exupèry, autore del “Piccolo Principe”, opera molto amata da Massari.

Nel 2001 inoltre Massari ha vinto il premio Perbacco assegnato dall’editore Manni con il racconto “C’era una volta Palazzo Costa”. Meravigliose le foto che costituiscono il vero valore di questo libro che, nulla togliendo all’importanza dei testi, si caratterizza come un documento per immagini, se è vero che queste testimoniano più e meglio delle parole la parabola artistica di un instancabile creativo sempre attento e curioso. E testimoniano anche quella temperie culturale che alcuni anni fa ha creato un cenacolo artistico degno di grande rilievo in quanto, in scatti tolti alla realtà di tante sere di condivisione artistica e umana, troviamo, insieme a Massari, personaggi del calibro di Maurizio Nocera, Ada Donno, Edoardo De Candia, Antonio Verri, Fernando De Filippi, Ercole Pignatelli, Anna Maria Massari, Grazia Chiesa, Rina Durante, Vittore Fiore, Aldo D’Antico, Franca Capoti,Massimo Melillo, Sergio Vuskovic Rojo, Silvio Nocera,Salvatore Luperto, e tanti,tanti altri. Foto in bianco e nero della prima giovinezza di Massari, trascorsa nella sua amata Lecce, nella casa di Contrada Rapesta, Sant’Oronzo fuori le mura, con la sorella Anna Maria, Grazia Chiesa, Rita Guido, Gigi Giannotti, e poi foto delle sue opere, tante, dei Frammenti, delle Onde, delle Macchie, foto prese da varie esposizioni tenute dall’artista e del pubblico che vi ha partecipato, molte allo Studio D’Ars di Milano con il grande amico Oscar Signorini, delle copertine dei suoi libri e dei manifesti pubblicitari delle sue mostre, nella sua casa studio di Milano, foto con Pietro Martino e Ilderosa Laudisa, Mimmo Caramia, Caterina Ragusa, Marisa Romano, Lino De Matteis, Luigino Sergio, a casa di amici con Maurizio e Ada, Luigi Chiriatti e Marisa Palermo Chiriatti, foto dei suoi dipinti, eccetera. Per concludere con le parole di Maurizio Nocera “il cammino di Massari è tortuoso, di sofferenza, si, ma occorre andare oltre le porte del nulla, sui piccoli mondi appesi alle stelle per uscire dal vuoto(spinto), e cercare, e trovare il sorriso di una cometa”.

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