Ventagli d’autore per santi patroni

ventaglio devozione san Pantaleone con sante marine

Il Vento Devoto

Ventagli d’Autore per Santi Patroni di Antonio Chiarello

Storia, immagini, collezioni di un oggetto devozionale

 

Dopo varie tappe nel basso Salento, la mostra itinerante “Il Vento Devoto” fa tappa a Novoli in occasione dei festeggiamenti per S. Antonio Abate e la relativa Fòcara.

Progetto artistico /editoriale ideato da Antonio Chiarello, è la rivisitazione in chiave artistica delle popolari “intalore”, ventagli che si vendono presso i santuari del Salento (e non solo) raffiguranti l’effigie dei Santi Patroni del luogo.

Per questa tappa l’autore ha preparato una speciale edizione in tiratura limitata del ventaglio con l’immagine della statua novolese da un lato, e dall’altro una sua personale rappresentazione della Fòcara.

La mostra, allestita nella chiesetta ottagonale di S. Oronzo in piazza Mercato, comprende la collezione dei ventagli storici, le rivisitazioni finora fatte dall’autore, una sezione fotografica sul suo utilizzo folklorico nel tempo, il tutto in una particolare installazione di luminarie e nastrini colorati (“zagareddhe”).

Accompagna la mostra il relativo volumetto che raccoglie gli scritti di Giuseppe Palumbo, presentato dal Prof. Eugenio Imbriani, demo-antropologo, e un’intervista all’ultimo costruttore di ventole Antonio Latino di Galatina.

Si inaugura martedì 10 alle ore 18, con i saluti di Gian Maria Greco, Presidente Fondazione Fòcara e del Sindaco di Novoli; a seguire interventi di Don Luigi Lezzi, parroco di Novoli, e presentazione di Eugenio Imbriani dell’Università del Salento.

chiarello

Luogo : Chiesetta Sant’Oronzo -piazza Mercato NOVOLI

Date :   dal 10 al 18 gennaio 2017

Orari : dalle 17 alle 20,30

A Diso (Lecce). Ventagli d’autore per Santi patroni

ventagli devozionali

‘Il vento devoto, Ventagli d’autore per Santi patroni’

mostra di Antonio Chiarello

Chiostro del Convento di Diso (Le), 27 Aprile-3 Maggio

di Paolo Rausa

E’ da anni che Antonio Chiarello raccoglie questi cimeli della devozione popolare, bandiere al vento cartonate multicolori, attaccate ad un’asta di legno, contornate di bordi cartacei a mo’ di cornici coloratissime, incollate. Insieme ai nastri colorati che sarebbero volati in aria come gli aquiloni, se noi ragazzini non li avessimo tenuti stretti nei pugni delle piccole mani o legati con il filo al manubrio delle bici. Uno spettacolo a vedersi. Sull’una e sull’altra faccia figure di santi, strappate dagli altari nel corso delle feste dei paesi vicini della ‘Contea di Castro’ – aggiunge Antonio. E con l’immaginazione corriamo ai tempi antichi, medievali, normanni forse e poi svevi, angioini, quando Castro contendeva il primato alla Terra d’Otranto, grosso modo la vecchia Messapia. Si invidiava chi per primo poteva esibire il ventaglio del Santo Patrono, ogni paese il suo, San Donato, San Rocco, la Madonna dell’Uragano, Alfio Filadelfio e Cirino, Filippo e Giacomo, i Santi Martiri, ecc.

Era già festa l’annuncio di recarsi alla Madonna di Sanarica. Qui giunti con il carro si faceva dapprima la visita in Chiesa e solo dopo si potevano comprare noccioline, un gelato, un giocattolo, la palla con l’elastico, o qualcosa del genere, molto semplice. Ma prima la liturgia sacra, durante la quale i fedeli si abbandonavano a gesti di invasati così da toccare con il corpo e con le mani, baciandolo, il santo, trascinandosi sul pavimento e sperando di trarre per sé la sua benevolenza che poteva soccorrere nelle mille difficoltà della vita.

Antonella Carrozzo, sindaca di Diso, ospita la mostra nel chiostro dell’ex convento, ora sede comunale. Don Adelino Martella, il parroco, ricorda gli aspetti devozionali parossistici nel suo libro sui ‘santi nosci’ e invita a considerare il valore di quei gesti, che ora non si comprendono più.

Di tutti questi comportamenti e speranze si caricavano anche i ventagli che riproducevano i santi da una parte e dall’altra del cartoncino cosicché si potesse disporre, nelle invocazioni, di un duplice soccorso. Salvatore Colazzo ed Eugenio Imbriani, pedagogista l’uno e demoantropologo l’altro nella Università del Salento, ripercorrono le attese dei fedeli nell’incontro con i santi, augurandosi sollievi alle loro condizioni nella risoluzione delle malattie, nella continuità del lavoro, nel favore di un’annata piovosa, nella aspettativa di un raccolto abbondante, ecc.

Antonio Chiarello e i ventagli devozionali
Antonio Chiarello e i ventagli devozionali

Un’arte che rischia di scomparire, legata com’è all’ultimo artigiano superstite, Antonio Latino di Galatina. E che Antonio Chiarello con le sue sette tavole cerca di riprodurre in limitati esemplari.

Un Salento che cerca di autodefinirsi nei suoi aspetti ancestrali, anche a fini di attrazione turistica, ma forse per ritrovare il filo della sua storia che rischia di essere irrimediabilmente smarrita e perduta.

inaugurazione della mostra
inaugurazione della mostra

Il vento devoto, Ventagli d’autore per Santi patroni, Storia Immagini Collezioni di un oggetto devozionale, Amaltea Edizioni, Lecce, 2016 pp. 48, € 10,00.

Orario della mostra: 17,00-22,00.

Taccuino di viaggio Otranto-Leuca e Bosco di Tricase con le tavole di Chiarello

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di Paolo Rausa

 

Castello Spinola Caracciolo di Andrano, sede del Parco Naturale Regionale Costa Otranto-Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, Antonio Chiarello da Ortelle (Le) attende promesse di visitatori, qualche artista della zona, dei paesani e altri come noi, già da tempo messi a conoscenza di queste illustrazioni ‘frutto di trent’anni di amore per il Salento’, confessa l’autore. Antonio ha esplorato in lungo e in largo ogni luogo, ogni anfratto di questa terra ‘magica’, come la definisce lui e ogni volta ha trovato motivo di meraviglia e di contemplazione per il fatto che la natura ha donato a questi luoghi tanta diversità, tanta bellezza e del come le opere dell’uomo per millenni si sono integrate nella loro semplicità con l’imponenza del paesaggio semplice ma stratificato nel tempo. Non è nuovo a queste osservazioni Chiarello, a osservare e riportare su carta, su tela, sulla pietra (le chianche) gli elementi più disparati che la natura ha voluto disseminare e la cultura edificare in questa lingua di terra protesa verso il mare, come scrive Plinio il Vecchio dell’Italia nella Naturalis Historia. Gli acquerelli sono la sua tecnica che più privilegia, ‘ perché ti consente nella tenuità dei colori di tornare alla tecnica antica, quella della mano libera’. Delicatezza e gentilezza sono i suoi tratti salienti e l’arcobaleno variopinto di colori, dove tutto confluisce, elementi naturali, specie vegetali tipiche e animali, a definire i caratteri del territorio ora tutelato dal Parco, ma molto ambito da chi vorrebbe ‘spingere indietro con contrafforti persino il mare per costruire nuovi palazzi’ – così scrive sdegnato da tanto osare contro le leggi della natura Seneca a Lucilio. Le tavole sono un susseguirsi di particolari ambientali dove il cielo si confonde con il mare, mentre il verde e il marrone delle campagne partecipano ad una sarabanda di storie incise nel lavoro dei muri a secco, nelle strade percorse dai carretti, ora a piedi, da Otranto (l’Odra messapica) e dal suo mosaico pavimentale con la riproduzione del Paradiso Terrestre riprodotto nelle figure semplici e ignude senza vergogna di Adamo ed Eva, da Faro a Faro, dalla Palascìa a quello de finibus terrae di S. Maria di Leuca, dove i due mari si incontrano, si scontrano e si amano come è nella storia degli uomini, e dove ‘i salentini dopo morti tornano con il cappello in testa’, ricorda il poeta Vittorio Bodini. In mezzo porti, torri, vedute mozzafiato, elementi fusi nell’opera della natura e degli uomini che il Parco intende tutelare, meravigliando e facendoci innamorare innanzitutto con la matita e i colori di Antonio Chiarello confluiti in questo taccuino di viaggio, un itinerario che, così sollecitati, ci muoviamo a intraprendere senza frapporre indugio. In esposizione al Castello di Andrano (Le) fino al 6 gennaio, info: tel. 328 4242206, Castello “Spinola–Caracciolo” Piazza Castello Andrano (Le), tel. 0836/925049, fax; 0836/926830, info@parcootrantoleuca.it.

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Il Festival delle Culture Mediterranee al castello di Andrano (Le), dal 5 al 7 settembre

La NiKe violata, di Carlo Casciaro
La NiKe violata, di Carlo Casciaro

di Paolo Rausa

 

Un Festival d’arte in un castello lungo la costa salentina a sud di Otranto. Da qui si guarda a Oriente. Lo hanno fatto i romani inseguendo il sogno di Alessandro il Macedone, i locali nel 1480 timorosi delle galee turche che lasciarono un segno di sgomento. Da qui, dal Castello Spinola Caracciolo di Andrano, sede del Parco della Litoranea Salentina, da Otranto a Tricase fino a S. Maria de finibus terrae, dove – dice Bodini – i salentini dopo morti tornano con il cappello il testa, prende il via la proposta artistica del Festival che comprende una mostra d’arte contemporanea, concerti, teatro, cinema, letture e la degustazione di prodotti tipici biologici e dei vini delle più rinomate cantine del Salento. ‘Sarà proprio il regista salentino Edoardo Winspeare, che ha diretto molti film su questa terra, l’ultimo dei quali lo splendido ‘In grazia di Dio’, – ci comunica Maria Rizzello De Pierri, presidente della Associazione Culturale Mediterranea con sede ad Andrano e curatore artistico della Mostra e direttore artistico del Festival – ad inaugurare la mostra il 5 settembre alle ore 20,30.

diSegni d'Acqua, A. Chiarello
diSegni d’Acqua, di Antonio Chiarello

Una mostra che accanto ad una sezione storica con l’esposizione di opere di artisti di primo piano quali Picasso con la pregiata litografia ‘Arlecchino Mediterraneo’ e i dipinti di Guttuso, Manzù, Fiume, ecc. accoglie opere di artisti contemporanei provenienti da varie parti del mondo (Brasile, Spagna e Albania) e italiani, fra cui i salentini Casciaro e Chiarello, e inoltre  Caroli, Scanderebech, Schifano, Zingarelli, Carrozza, Malerba, Cacciatori e  Marzo.

Il Mediterraneo è il ‘Mare nostrum’ dei romani e prima ancora il mare su cui sono sorte civiltà, luogo di scambi fra gli etruschi, i fenici-cartaginesi, i greci con le loro colonie, e poi di tutte le varie civiltà che si sono susseguite con il loro carico di cultura e di violenza, sempre comunque ardenti per il desiderio di incontrare l’altro da sé per incantarlo e possederlo. Il mare dei miti, la Colchide, Medea, gli Argonauti, Odisseo polùmetis, dal multiforme ingegno, di letterati e di poeti. Kavafis, fra tutti con la sua Itaca, “Se Itaca è la mèta del tuo viaggio/formula voti sia una lunga via;/peripezie e scoperte la gremiscano…” Ma è Fernand Braudel, ne ‘Il Mediterraneo (lo spazio e la storia – gli uomini e la tradizione)’ a darne una sintesi: ‘Si può dire che il Mediterraneo realizza il proprio equilibrio vitale a partire dalla triade ulivo-vite-grano.’ L’olio, il vino e il pane, che non mancano sul nessun desco, in qualunque parte delle sue sponde, la loro mancanza e la loro ricerca  forniranno ispirazione alle opere esposte e alle varie proposte di riflessione: il 6 settembre alle 20,00 la visione del documentario ‘L’approdo delle anime migranti’ di Simone Salvemini, alle 21,00 la presentazione del libro ‘Adriatico: golfo d’Europa’ a cura di don Giuseppe Colavero, alle 21,30 la rappresentazione teatrale Kater di Francesco Niccolini del Teatro Thalassia. Il giorno successivo, 7 settembre, alle ore 21,00 incontro con l’autore di ‘Ama il tuo sogno’, Ivan Sagnet e alle ore 21,30 il concerto ‘Officine Zoè con Baba Sissoko’.

Da segnalare la grande tela di Carlo Casciaro dal titolo “la Nike violata’, una grande statua che emerge dal mare su un’intensità di azzurro illuminata da una pallida luna con il suo panneggio mosso dal vento, simbolo del pensiero greco di progresso e di civiltà ai cui piedi però giacciono corpi senza vita di migranti, barconi naufragati e un viso di donna terrorizzato che esprime l’angoscia di questi viaggi della morte in un mare che è sempre stato incrocio di civiltà, e la tela di Antonio Chiarello “di/Segni d’Acqua”- acrilico su tela cm.70×200, accompagnata dai versi di Girolamo Comi: ‘…Mare, un brivido etereo che riproduce l’immagine spirituale del Cielo’.

Un Festival da non perdere!

 

5-7 settembre, Castello di Andrano,

info: maria.depierri@gmail.com, 349 1963390, ore 20:30-24:00, ingresso libero.

Ortelle. Paesaggi e personaggi … con gli occhi (e il cuore) di Carlo Casciaro e Antonio Chiarello

Fiera di Ortelle-il cibo nei quadarotti

di Paolo Vincenti

 

Nell’ambito della manifestazione “Omaggio a Giorgio Cretì” che si tiene ad Ortelle sabato 31 maggio e domenica 1 giugno 2014 in Piazza San Giorgio, è allestita la mostra di pittura “Ortelle. Paesaggi Personaggi … con gli occhi (e il cuore) di Carlo Casciaro e Antonio Chiarello”, presso Palazzo Rizzelli sempre nella centrale Piazza San Giorgio.

L’occasione è di quelle importanti. Infatti, nel salotto buono della città, Ortelle rende omaggio ad un suo figlio illustre, Giorgio Cretì autore del romanzo “Pòppiti” con una serie di incontri e conferenze e finanche una riduzione teatrale dell’opera summenzionata a cura di Raffaella Verdesca e Paolo Rausa.

Ma torniamo alla mostra pittorica di Casciaro e Chiarello, Chiarello e Casciaro.

I due ortellesi offrono un viaggio attraverso i propri personali mondi pittorici che si incontrano e si specchiano in omaggio ad un altro ortellese del passato, appunto Cretì.

Nell’evenienza  della mostra, è stato pubblicato un catalogo, con lo stesso titolo e una doppia speculare copertina, realizzato con il patrocinio del Comune di Ortelle, dell’Università del Salento, del CUIS e della Fondazione Terra D’Otranto.

Anche il catalogo vuole essere un omaggio allo scrittore ortellese, come è manifesto dalla copertina che in una banda marrone nella parte superiore reca scritto “Per un antico (pòppitu) eroe. Omaggio a Giorgio Cretì”. Nella parte centrale della copertina, la foto di un bellissimo antico portale del centro storico di Ortelle. All’interno del volumetto, Casciaro e Chiarello si dividono equamente gli spazi: da un lato le opere dell’uno e dal lato opposto quelle dell’altro, realizzando una sorta di residenza artistica o casa dell’arte su carta.

Il libro è introdotto da una bellissima poesia di Agostino Casciaro, dedicata proprio ad Ortelle e da una Presentazione della critica d’arte Marina Pizzarelli. Quindi troviamo i volti di Carlo Casciaro, fra i quali, ultimi realizzati, proprio quello dello Pòppitu Cretì, in un acrilico su tela del 2014; poi quello di Agostino Casciaro, sotto il quale vengono riportati alcuni versi di Renato Grilli, e quello di Giuseppe Casciaro (1861\1941), pittore del passato e maggior gloria ortellese. Inoltre, l’opera “Ortelle”, acrilico su tela 2012, con una citazione di Franco Arminio, “Capriglia”, acrlico su tela 2014,con una citazione di Giorgio Cretì,  “Largo Casciaro”, acrilico su tela 2013 e infine una scheda biografica di Carlo Casciaro.

Di Carlo ho già avuto modo di scrivere:  <Dalla fotografia alla pittura, Carlo Casciaro  comunica attraverso la sua arte e mi sembra perfettamente integrato con  il microcosmo di una piccola e fresca cantina nella quale ha ricavato il suo studio e dalla quale osserva il mondo esterno,  senza spostarsi da casa, indagatore dell’anima, collezionista di memorie, archivista di emozioni.  Carlo è un viaggiatore fermo, un nomade stanziale, se mi si perdona l’ossimoro. Da Milano, dove ha vissuto e lavorato diversi anni, è ritornato al paesello, nella sua amata Ortelle, e qui ha ripiantato radici,  la sua è diventata  una scelta di fede, perché è facile essere attaccati al paese dove si è nati, ciò è naturale e scontato, ma quando invece lo si risceglie in piena consapevolezza,  dopo essere stati via per anni, e lo si rielegge a propria residenza,  questo ha un valore raddoppiato. Così  Carlo ha deciso di vivere qui, nell’antica Terra Hydrunti,  a fotografare vecchi e vecchine, parenti, amici, sdentati  e sorridenti personaggi schietti e spontanei  di quella galleria di tipi umani che offre l’ecclesia ortellese, a immortalarli nei suoi ritratti a matita e pastello e ad appenderli con le mollette a quei fili stesi nella sua cantina a suggellare arte e vita, sogno e contingenza>.

Mutando verso del catalogo, si ripetono la poesia di Casciaro e la Presentazione di Pizzarelli, e poi troviamo le opere di Antonio Chiarello. Fra i versi di Antonio Verri e Vittorio Bodini, sette acquerelli con una piantina turistica di Ortelle, cartoline e vedute panoramiche della città di San Vito e di Santa Marina e una “Vecchia porta + vetrofania” del 2011. Quindi, la scheda biografica di Antonio Chiarello.

Anche di Antonio, fra le altre cose, ebbi a scrivere: <Antonio Chiarello, “cuore messapo”, vuole raccontare l’anima vera del Salento… Il nostro autore porta dentro di sé uno smisurato amore per  questa terra di mezzo che sempre affascina chi fa arte e chi ha un animo sensibile disposto all’ascolto. Chiarello si sente per intero  figlio di questa terra bagnata dai due mari e dei suoi angoli nascosti, delle sue pietre parlanti, del culto dei suoi santi, delle sue grotte, dei suoi millenari monumenti, dei suoi alberi e delle sue case, di Castro e di Porto Badisco, del suo cielo incantato e incantatore,  di Santa Cesarea e di Otranto, dei gabbiani che volano basso, delle sue chiese e delle sue storie, che è bello continuare a tramandare come favole di bimbo, come perle di una collana di tristezza e di felicità intrecciate per l’indissolubile.

Tutto queste cose fanno il “Salento d’autore” di Antonio Chiarello, cioè la sua veduta del nostro paesaggio, che è poi l’interpretazione che ad esso dà un pittore-grafico-fotografo di vaglia come il Nostro. Nella sua avventura umana ed artistica, Chiarello ha avuto la fortuna di circondarsi di personaggi di primo piano della cultura salentina, quali, ad esempio, Antonio Verri, Donato Valli, Antonio Errico, Pasquale Pitardi, Fernando Bevilacqua, Rina Durante.  E allora, per accostarsi all’universo poetico di Antonio Chiarello, è bello andare a visitare questa mostra che conferma esattamente quanto diceva Ugo Foscolo, ossia che “L’arte non consiste nel rappresentare cose nuove, bensì nel rappresentarle con novità”.>  E quest’ultima citazione vale dunque, e anzi doppiamente, come invito per la mostra di Ortelle.

Omaggio a Giorgio Cretì. A Ortelle

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“Per un antico(pòppitu)eroe” è l’incipit che accompagna il progetto/omaggio a Giorgio Cretì, giornalista, scrittore, cultore della gastronomia e delle tradizioni popolari, scomparso lo scorso anno. Ortelle, sua cittadina natale, gli rende merito con due iniziative culturali, che hanno lo scopo di celebrarne la memoria e anche di far germogliare altri semi che Cretì seppe spargere amorevolmente in terre lontane dal suo Salento.

Le manifestazioni si svolgeranno in piazza San Giorgio, agorà del borgo di Ortelle, Sabato 31 maggio con l’illustrazione del progetto “Ortelle e gli ortellesi attraverso gli occhi di Giorgio Cretì e dei contemporanei”, un progetto promosso dal Comune di Ortelle che si è valso della collaborazione della “Fondazione Terra d’Otranto”, finanziato dal CUIS e sostenuto  dall’Università del Salento, Dipartimento Beni Culturali.

Dopo i saluti delle autorità,i familiari di Cretì illustreranno la bio-bibliografia,mentre il presidente della Fondazione Terra d’Otranto dott. Marcello Gaballo presenterà il volume antologico che comprende i due romanzi, racconti inediti e foto d’archivio dello stesso Cretì.

Il volume, riccamente illustrato, sarà distribuito ad ogni famiglia del Comune, con ciò rispettando la volontà di Giorgio Cretì e della stessa Fondazione Terra d’Otranto, a cui sono stati ceduti i diritti dei testi pubblicati.

Domenica 1 giugno, alle 21, si alza il sipario sullo spettacolo teatrale “Pòppiti”, tratto dall’omonimo romanzo di Cretì. Il testo scritto dalla scrittrice Raffaella Verdesca sarà rappresentato dalla Compagnia teatrale ‘Ora in scena’, diretta da Paolo Rausa. Le musiche e le canzoni della tradizione salentina saranno eseguite da P40 e Lucia Minutello, la coreografia daKalimbaStudio Dance. Il racconto è unaffresco di salentinità,una storia d’amore e di guerra ambientata a Capriglia, una masseria collocata nell’entroterra fra Santa Cesarea Terme e Vignacastrisi. Le vicende si svolgono nel 1911 e si intrecciano con la guerra di Libia.

Nei due giorni è possibile visitare la mostra “Ortelle /Paesaggi Personaggi” con opere dei pittori locali Carlo Casciaro e Antonio Chiarello e la “lettura” fotografica di Pòppiti a cura di Stefano Cretì, allestita nell’atrio e nelle sale di Palazzo “Rizzelli”, in piazza San Giorgio.

Info: Comune di Ortelle, 0836 958014, www.comune.ortelle.le.it

 

Paesaggi e personaggi a Ortelle

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“ORTELLE. PAESAGGI/PERSONAGGI  …con gli occhi (e il cuore )  di Carlo Casciaro e Antonio Chiarello“ è il titolo di una mostra pittorica a quattro mani  che si svolgerà a Ortelle dal 23 al 27 aprile .

Allestita negli affascinanti sale di Palazzo “Rizzelli”, in Piazza S.Giorgio, aprirà di fatto le celebrazioni per il progetto “Ortelle e gli ortellesi attraverso gli occhi di Giorgio Cretì e dei contemporanei” attuato dal Comune di Ortelle insieme al Cuis, all’Università del Salento(Dipartimento Beni Culturali)  e alla Fondazione Terra d’Otranto.

Tale evento si terrà il 31 maggio e il 1 giugno p.v. con un nutrito e articolato programma in fase di ultimazione.

La mostra pittorica è quindi l’anteprima di questo omaggio a Giorgio Cretì,”antico (pòppitu)eroe” ortellese scomparso l’anno scorso.

L’esposizione sarà inaugurata significativamente ,il 23 aprile in concomitanza con la festa patronale di S.Giorgio con la seguente scaletta:  ore 19- Saluti  del Sindaco Francesco Rausa e dell’assessore alla cultura Antonella Maggio.

A seguire Con/tibuto poetico di Marina Pizzarelli (Critica d’arte) e lettura della poesia “Ortelle” dalla voce del suo autore Agostino Casciaro.

Le opere in mostra  anche se diverse per stile e tecniche sono un atto d’amore per il borgo natio da parte dei due artisti  e un tributo sia ai loro “illustri compaesani” Giorgio Cretì e Giuseppe Casciaro, che agli umili “pòppiti” che hanno popolato Ortelle e le amene campagne.

L’esposizione sarà visitabile dal 23 al 27 aprile  e poi nei due giorni  31 maggio  e 1 giugno con i seguenti orari: 17-21 feriali  e 10-13,  17- 21 festivi.

 

Paesaggi e personaggi a Ortelle attraverso le pitture di Carlo Casciaro e Antonio Chiarello

casciaro3di Paolo Rausa

 

Sono visti con gli occhi e con il cuore – ci tengono ad aggiungere i due artisti ortellesi – i Paesaggi rurali e gli angoli più pittoreschi di Ortelle e i Personaggi che li hanno attraversati come meteore, lasciando la scia del loro passaggio, perciò li hanno ritratti in una mostra pittorica, gioco forza a quattro mani,  gli artisti Carlo Casciaro e Antonio Chiarello e li hanno esposti in più giorni, ma non tanti, dal 23 al 27 aprile.

Dove? In una magione dall’architettura imponente che sovrasta piazza San Giorgio a Ortelle, nientemeno che il Palazzo Rizzelli. Ampi saloni, volte geometriche, pareti dipinte, una vista dai suoi balconi che spazia sulle marine di Castro e di Santa Cesarea Terme.

Mostra ancor più significativa perché anticipa e prepara il progetto di omaggio ad un figlio illustre di Ortelle, quel Giorgio Cretì che ha onorato il suo paese con l’amore e la penna scrivendo racconti, romanzi (Pòppiti sarà ripubblicato e presentato la sera del 31 maggio in piazza mentre il giorno dopo sarà rappresentato lo spettacolo teatrale tratto dal romanzo), libri di ricette salentine, del sud, e di alcune regioni del nord, dove ha vissuto, compilati non solo come espressione del gusto ma come strumento di conoscenza di un territorio e della agri-cultura praticata come strumento di armonia con la natura e non di sfruttamento e stravolgimento.

Questo il senso di una vita, questo il senso del progetto complessivo che i due artisti ortellesi introducono con questa mostra pittorica: “Ortelle e gli Ortellesi, attraverso gli occhi di Giorgio Cretì e dei contemporanei”, promosso dal Comune di Ortelle, dall’Università del Salento (Dipartimento dei Beni Culturali), dalla Fondazione Terra d’Otranto e cofinanziato dal CUIS e dal Comune di Ortelle.

E’ stata scelta per l’inaugurazione dell’esposizione la data del 23 aprile, in coincidenza con la festa patronale di S. Giorgio.

La cerimonia di apertura prevede alle 19,00 i saluti del Sindaco Francesco Rausa e dell’Assessore alla cultura Antonella Maggio, a seguire il contributo poetico della critica d’arte Marina Pizzarelli e di Agostino Casciaro, con la lettura della sua poesia dedicata a Ortelle.

Le opere in mostra,  diverse per stile e tecnica per la poliedricità degli artisti, rappresentano un atto d’amore per il borgo natìo  e un omaggio, modesto ma significativo, ai loro illustri compaesani Giorgio Cretì e Giuseppe Casciaro, e ai tanti pòppiti, inteso proprio come villani, contadini,  che hanno costituito il nerbo sociale che ha consentito di preservare il paesaggio rurale ortellese e salentino.

Apertura dal 23 al 27 aprile, il  31 maggio  e 1 giugno con i seguenti orari: 17,00/21,00 nei giorni feriali, 10.00/13.00 e 17.00/21.00 nei giorni festivi.

Info: tel. 0836 958014, fax 0836 958748, www.comune.ortelle.le.it.

Ortelle. Antonio Chiarello, figlio devoto della Terra Madre

ANTONIO CHIARELLO: DI SOLE E D’AZZURRO

 

di Paolo Vincenti

“Antonio Chiarello, classe 1955, vive in un eremo del basso Salento: Ortelle. Adora il sole e la terra. Dipinge e fotografa. Spesso e volentieri ama librarsi in voli pindarici con: poesie, cartoline, fiori, libri, nuvole, brochure, aquiloni, gabbiani, lune, … sogni! Una moglie e due figli lo riportano poi con i piedi per terra”.

Antonio Chiarello, pittore e fotografo, vive e lavora nel paese di San Vito e della sagra del maiale: Ortelle. Proprio alla Fera de lu Porcu, che si tiene ogni anno nel suo paese in ottobre, una delle sagre più antiche e conosciute di Terra d’Otranto, egli ha dedicato molte energie, con le sue fotografie, con le sue pitture, con preziosi consigli, e coinvolgendo anche i suoi amici e compagni di viaggio come Antonio Verri, Fernando Bevilacqua, Rina Durante, Agostino Casciaro, Pasquale Pitardi e Antonio Errico.

Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Lecce, Chiarello utilizza, per le sue Pittoriche visioni del Salento , la tecnica dell’acquerello; e l’acqua, elemento primordiale, liquido vitale, è spesso  presente nei suoi lavori, come conferma la mostra Di/Segni d’acqua, sette tavole per un luogo di mare, tenuta ad Otranto nel giugno del 2001. E nell’acqua e nella terra si sostanzia il nostro Salento, Terra Madre alla quale Chiarello, figlio devoto, dedica  ogni suo sforzo, ogni idea, tutto il suo tempo , attraverso la sua opera di promozione territoriale portata avanti con tenacia ed impegno fin dal 1987, anno della sua prima mostra,  Salento immaginifico, tenuta nel Castello di Otranto. La sua arte chiama a raccolta anche gli altri  elementi, del vento –  insopportabile  scirocco d’Africa-, dell’aria  – il cielo salentino, un cielo spesso mago e ingannatore- e  del fuoco – il sole del Salento, che spacca le pietre e brucia questa  nostra terra rubra – .

Il Salento d’autore di Antonio Chiarello sono l’infinito blu del mare e le  vertiginose scogliere  di Castro e di Santa Cesarea, è il volo dei gabbiani su Otranto,  i frantoi ipogei e le pitture rupestri dei basiliani, la luna e il cielo stellato su Poggiardo, la cripta dei Ss.Stefani di Vaste; il Salento d’autore di Antonio Chiarello è il mare “un brivido etereo che riproduce l’immagine spirituale del Cielo” (G.Comi, “Cantico del Mare” ) e la terra “spaziosità di tombe e d’ombre” (Comi, “Cantico del Suolo”) di questa nostra vecchia amata odiata regione iapigia; è la cripta della Madonna della Grotta di Ortelle, primo incontro della mattina per Chiarello  ed ultimo della sera prima di rincasare; gli  ulivi secolari,  la chiesetta bizantina di San Pietro e il Faro della Palascia di Otranto; il Salento di Chiarello è Sant’Antonio, sono le grotte di Porto Badisco, le cave di Cursi,  è la  Cattedrale di Otranto e il suo mosaico pavimentale; insomma, parafrasando Italo Calvino ne “Le città invisibili”, il Salento per Chiarello non sono solo “le sette o le settantasette meraviglie” che offre, “ma è la risposta che dà ad ogni tua domanda”. Il viaggio nella sua terra ha portato Chiarello a tenere varie mostre, come: Ortelle: Luci e Colori, nel 1989 a Ortelle, e poi Visioni di Sanarica, nel 1990, nella Casa Canonica di Sanarica, Olea Eurpoaea, dedicato all’ulivo, all’Euro Art Expo di Verona, nel 1991, e Post vedute, a Santa Cesaria, sempre nel 1991. Ha realizzato inoltre alcuni cofanetti fotografici su Castro e su Santa Cesarea. Il procedimento fotografico utilizzato dal nostro autore, questo post-vedutismo chiarelliano,  viene definito “scrittura con la luce” da Donato Valli, che coglie la confluenza dell’esperienza estetica di Chiarello in quella letteraria di Girolamo Comi, poeta molto amato dal Nostro. Nel 1993, Chiarello tiene, presso il Museo Diocesano di Otranto e poi presso il Frantoio Ipogeo di Cursi, la mostra Lapides Sacri: Frammenti di religiosità rupestre, forse la punta più alta della sua carriera . Dice il Pittore Pitta Santi all’Uomo dei curli che “alle soglie del terzo millennio, nella Madonna de a Crutta, si accorse di essere figlio di Bisanzio, e allora si mise a pittar Santi e Madonne, memore di un’infanzia spesa giocando in un eremo abitato da silenzi muffe e licheni. Continuò a cercare in quel suo pittar Santi il Segno primigenio. Con questi Frammenti di Religiosità Rupestre volle partecipare a tutti un unico messaggio: Salviamo gli ultimi resti!”: una interessante ed originale rassegna sulla pittura basiliana, con presentazione di Marina Pizzarelli. Nel 1996, Chiarello tiene la mostra  S’era pittore jeu…, ode in sette tele per un cuore messapo, a Muro Leccese;  nel 1998,  è la volta di Di/Segni D’acqua –dodici tavole per Santa Cesarea– e Di/Segni D’acqua –sette tavole per Badisco-, mentre nel 1999, tiene a Larissa (Grecia) la mostra Finibus Terrae, Acquaforte per Rassegna grafica. Dice Antonio Errico: “Dove la terra e il mare hanno per confine solo la vertiginosità di uno strapiombo; dove i colori dell’aria e dell’acqua sono la magia di una confusione; dove dalle torri di guardia l’immaginazione può scorgere ancora flotte turchesche verso l’orizzonte, è lì che Antonio Chiarello scruta con lo sguardo, è lì il punto in cui cerca i colori. Dove il Salento ha la fisionomia del mito, dove ogni cosa muore e risorge nello stesso istante, dove le leggende non sono mai finite, in quei posti dove vibra una voce strana e strabiliante, che viene da una fantasia e una suggestione, in quei posti Antonio Chiarello trova i motivi per le sue narrazioni di colori.” Nel 2005, Chiarello ha realizzato la mostra devozionale Sant’Antonio, giglio giocondo, che è partita da Spongano ed ha avuto un grosso successo. Si tratta di una mostra onomastica che Chiarello ha voluto dedicare prima di tutto a se stesso, in occasione dei suoi cinquant’anni, e poi a tutti coloro che si chiamano Antonio. Con la voce recitante di Agostino Casciaro e la musica dei Menamenamò che eseguono inni popolari dedicati a Sant’Antonio, santo molto popolare in tutto il Salento, questo progetto- ex voto raccoglie tredici carte devozionali, che il suo creatore vuole far portare in giro per la provincia di Lecce in tutti i paesi dove vi sia il protettorato o almeno una devozione per Sant’Antonio. Da diversi anni, inoltre, l’artista realizza un calendario d’autore per le Terme di Santa Cesarea. Sue opere sono in molte collezioni private e pubbliche. Ma sono ancora tanti i progetti che ha in mente di realizzare Chiarello, cuore messapo. Continuerà ancora a raccontare l’anima autentica del Salento, i suoi dolmen, i suoi menhir e, seguendo le sue stesse parole, “i suoi paesaggi abitati da fichi, oleandri, carrubi, dal geco e dalla tarantola, capperi, fichi d’India, vite e gran selve d’olivi. Immensi, millenari, biblici Olivi. E tutt’intorno cullati dal liquido primordiale: il Mare. Un mare di leggende, un mare di paure, un mare di speranze… Bassi agglomerati di calce sotto un immenso cielo, dove l’uomo dialoga ancora con la terra ascoltandone il sibilo lungo di millenaria cultura. Tutto questo e tanto altro ancora èla Terra D’Otranto, dove finisce la terra e lievitano leggeri i Sogni.”

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