Sullo spettacolo di Taurino

di Pier Paolo Tarsi

(http://www.fondazioneterradotranto.it/2016/06/26/antonello-taurino-e-lo-scherzo-del-secolo-a-gallipoli/)

Foto di scena 1

Non giriamoci attorno e andiamo subito alla domanda che il pubblico pagante si fa di fronte a uno spettacolo comico: fa ridere? Si, fa ridere eccome, fa ridere tanto davvero. E già questo, a molti, potrebbe giustamente bastare, sebbene non a Taurino, sospettiamo. Per chi non si accontentasse potremmo dire qualcosa di più intorno a questo far ridere, per esempio potremmo chiederci: fa ridere tutti?

Qua le cose si complicano, e come spesso capita nella vita è proprio la sfiga, quella che ci segue anche a teatro, a regalarci le risposte e le intuizioni migliori sulle cose: in sala (in realtà il meraviglioso Chiostro di San Domenico a Gallipoli) c’era un solo ragazzino, uno solo. Indovinate dove era seduto? Già, alle spalle di chi scrive!

Non era uno spettacolo per lui, tant’è che dopo mezz’ora il ragazzetto parlottava ormai solo, faceva acrobazie scomposte e rumorose sulla sua sedia e delirava preoccupantemente, rifiutandosi ormai anche sua madre di spiegargli perché lei e l’amica se la ridessero tanto. Certo, non pareva un tipo molto sveglio per dirla tutta, ma questo, in ogni caso, ci dice qualcosa sul “come” arrivi a regalarci risate Taurino, ossia qualcosa sulla sua specifica vena comica che non ne fa uno spettacolo per tutti, seppur decisamente per molti. Un limite questo? Niente affatto, una caratterizzazione semmai, da cui partire per qualificare i modi dell’arte di Taurino in questo spettacolo scritto, costruito e interpretato da lui.

Arte, e niente affatto solo arte comica. Anzi, di fronte alla coscienza chiara di questo fatto ci mette la costruzione che Taurino tiene in piedi per quell’ora e mezza che vola, letteralmente: far divertire il pubblico è una cosa molto seria e le competenze da mettere a frutto sono davvero tante, da ricercare anche laddove non ce le aspetteremmo mai. Nell’universo e nella cassetta degli attrezzi dello storiografo per esempio: Taurino, dal mare di Gallipoli, ci trasporta sin dai primi minuti nel porto di Livorno, e lo fa come fosse uno storico di professione, con rigore di fonti, dettagli, documenti di ogni genere, e con in più la capacità di far divertire mentre per mano ci conduce a rivivere il processo da cui, sin dal 1500, emerge un’identità corale, lo spirito, la forma mentis del popolo livornese.

Ci svela così il farsi storico di quella tipicità ridanciana dei livornesi, inconfondibile, provinciale e un po’ sboccata, quel loro sguardo “vernacoliere” sulle cose che alleggerisce tutto, l’origine di quello scarto che rende la vita meno greve, meno pisana per dire, ché con la gravità, si sa, i pisani hanno sempre avuto i loro problemi. Con tali premesse, con questo ricorso ai modi di uno storiografo sui generis, Taurino ci immette nella cornice giusta per rivivere fino in fondo quanto accaduto nei giorni di una noiosa estate dell’84, per comprendere cioè il capolavoro assoluto, il fatto storico per eccellenza dell’uomo livornese, l’apoteosi di quel suo modo di stare al mondo e prendersene gioco: sono i giorni in cui tre ventenni prenderanno in giro la città, la nazione, il mondo intero. Complice il caso, magistrale regista di una storia che si complica ad ogni snodo, si arricchisce di toni e sfumature (persino giallistiche a tratti), di protagonisti, attori e profili più o meno comici – e tragici; e complice un Black&Decker ovviamente, quello con cui i tre realizzarono una delle tre finte teste di Modigliani ritrovate nel canale, intaccando la pietra e la reputazione dei più illustri studiosi.

Quello che ne seguirà sarà “l’undici settembre” della storia e della critica dell’arte italiana e non solo. E se credete che non ci sia nulla di peggio dell’undici settembre, è solo perché non ricordate cosa accadde il 13 settembre dell’84 in quel di Livorno: ve lo spiegherà Taurino, se vorrete.

L’intreccio delle vicende, narrato con padronanza della scena, è complesso e ricco di colpi di scena fino all’ultimo, ma all’attore riesce una difficilissima semplicità e di quanto fosse contorto il mosaico non ve ne accorgerete nemmeno. Giovano alla riuscita anche costanti ausili: sul palco vengono proiettate foto, reperti, stralci di giornali, la voce di Taurino riporta altisonanti giudizi di critici d’arte e pomposi discorsi di assessori “alla scultura”, creando spesso dissonanze assurde e comiche con quanto intanto l’occhio vede o lo spettatore viene scoprendo sui falsi di Modì.

Alla fine vi alzerete molto divertiti, ma anche pieni di dubbi e domande che Taurino stesso sollecita e lascia volutamente aperte: chi ha veramente fatto lo scherzo a chi? Tutto ciò è un dramma, tessuto da un destino un po’ beffardo, o una commedia voluta almeno in parte da uomini? Il problema dell’arte (e non solo) è l’essere o il riconoscimento? Il vero autore di un’opera d’arte è colui che sa tenere lo scalpello in mano (o il Black&Decker) o è il corale tessere di un riconoscimento in cui tutti siamo artefici, più o meno credibili o smentibili?

Antonello Taurino e lo “Scherzo del Secolo”. A Gallipoli

Foto di scena 1

TROVATA UNA SEGA!

Racconto su Livorno, Modigliani e lo “Scherzo del Secolo” dell’estate 1984

di e con ANTONELLO TAURINO

Lunedì 4 Luglio, ore 21.00 CHIOSTRO di San Domenico, GALLIPOLI (LE), 

Riviera Nazario Sauro

Quando il caso incatena gli eventi meglio di uno sceneggiatore hollywoodiano. Trent’anni dopo, il racconto per “Attore e proiettore” sulla perfetta sequenza di eventi di quell’estate ’84. La leggenda la conoscevano tutti, a Livorno: nel 1909 Modigliani pare avesse gettato nel Fosso Reale alcune sue sculture, deluso per lo scherno di amici incompetenti che lo avevano deriso per quelle opere. Ma quando nel 1984, per celebrarne i cent’anni dalla nascita, il Comune (a latere di una mostra organizzata in suo onore) ne azzarda tra roventi polemiche il temerario recupero, avviene la pesca miracolosa di tre teste che porta davanti ai Fossi di Livorno le Tv di tutto il mondo. Subito i maggiori critici d’Arte non hanno dubbi a sancire: “Sono dei capolavori, sono di Modigliani!”. Ma dopo un mese venne fuori che.. non eran proprio di Modigliani…
L’invasamento collettivo nel cortocircuito vero-falso e il mistero di alcune morti mai chiarite. Tre studenti burloni e un pittore-portuale dalla vita maledetta. Uno spaccato sociologico sull’Italia d’allora e tantissima memorabile comicità involontaria: ecco gli ingredienti di quello che fu definito “lo scherzo del secolo”.

Foto di scena 7

Per info e prenotazioni (fortemente consigliata, disponibilità posti limitata)

Tel. 3404023903; https://www.facebook.com/sipari.dipietra?pnref=story

Ingresso Euro 8.
-SPETTACOLO SELEZIONATO PER IL FESTIVAL “KILOWATT 2014”

-SPETTACOLO VINCITORE DELLA SELEZIONE “FESTIVAL TRAMEDAUTORE – 2015”

http://www.outis.it/trovata-una-sega/

http://www.piccoloteatro.org/events/2014-2015/tramedautore-trovata-una-sega

 

“Non credo di esagerare nel dire che “Trovata una sega!”  è uno spettacolo geniale. Divertentissimo, preciso, ironico, inventivo: arrivi alla fine e vorresti che Antonello Taurino, unico attore/affabulatore in scena, continuasse a parlarci in quel modo così canzonatorio”  

(D. Daria, “CORRIERE DELLO SPETTACOLO”)

 

“Meticolosamente storico ma senza noia, Taurino avvolge il pubblico nelle spire della sua affabulazione. Dopo pochi minuti ti prende e non ti lascia più. Tutto diventa più avvincente di un giallo: ricostruzione magistrale ma a ritmo frenetico. (…)“Trovata una sega!” è uno spettacolo pirotecnico, grazie a questo cantastorie apparentemente stralunato che divaga per affondare il colpo, scherza per poi commuovere all’improvviso. Un modernissimo affabulatore, uno spettacolo che è una continua sorpresa, se vogliamo, anche struggente.”

(Paolo Leone, “CORRIERE DELLO SPETTACOLO”)

 

“Possibile che il racconto di un fatto di cronaca locale livornese dell’ 84, diventato l’evento mediatico mondiale dell’anno, faccia pendere dalle labbra di Antonello Taurino l’intera platea di un Teatro? Sì, se si tratta di un’esilarante e calibrata scrittura che porta sulla scena il fake più famoso della storia d’arte (…). La realtà può superare la fantasia sembrano dire i “Ma come?! No, non è possibile!” e le risate incredule del pubblico dinanzi alla concatenazione, drammaticamente casuale, di “TROVATA UNA SEGA!”

(Manuela Margagliotta, “PAPERSTREET”)

 

“La celebre storia delle finte teste di Modigliani viene restituita con ironia a dispetto di un pattern di informazioni, accadimenti e livelli mediatici molto complesso (…). Il “test” funziona, in platea, e nei passaggi più assurdi, ma reali, sono numerosi i bisbigli, gli scuotimenti di capo, i «non ci posso credere» (…). Taurino in scena solo con un tavolo, un leggio e un fondale con  foto d’epoca si muove con passo deciso tra contraddizioni e paradossi di una bolla mediatica d’altri tempi”

(Andrea Pocosgnic, “TEATRO&CRITICA.net”)

Clicca qui o copia il link qui in basso e ricopialo nella barra in alto per vedere  PROMO  (2’  min.) e INTERVISTA (5’ min.)

https://www.youtube.com/watch?v=QvgAzjJ7o8E

https://www.youtube.com/watch?v=DJkOMASYEOI

 

Locandina web

“Ero nato sui mari del tonno”. Omaggio al poeta gallipolino Vittore Fiore. Tutto il programma

Lupo Editore

LUG Liberal’arte – Gallipoli

Città di Gallipoli

Presentano

ERO NATO SUI MARI DEL TONNO

La letteratura a Gallipoli in omaggio a Vittore Fiore

Dal 18 al 21 agosto a partire dalle 20,00

Riviera Nazario Sauro 137 (Gallipoli, Lecce)

Fare un giro nella città di Gallipoli vuol dire tuffarsi in un mondo dove il nuovo e il vecchio si incontrano proprio su una delle coste più belle d’Italia: la costa ionica. Grazie alla sua posizione sul mare incontaminato e il suo clima mite proprio di queste latitudini del nostro Paese, la città ha guadagnato una incredibile reputazione turistica e non solo per l’estate.

Ma Gallipoli non è solo meta di turismo oramai conosciuta a livello nazionale e internazionale, ma diventa anno dopo anno un luogo in cui creare e fare cultura.

Il chiostro del Convento dei Domenicani sito in Gallipoli, realizzato intorno al XV secolo e racchiuso tra via Rosario, via Ferrai e Riviera Nazario Sauro, rappresenta un’importante anello di congiunzione tra la presenza dei Basiliani nella città di Gallipoli ed il successivo arrivo dei frati Domenicani e per anni è stata la cornice ideale per l’organizzazione di eventi musicali, teatrali ed artistici nel centro storico di Gallipoli.

Il meraviglioso edificio, dopo anni di chiusura, ha recentemente ritrovato tutto il suo fascino, grazie al progetto Comunale “Liberal’arte”, pensato per attività formative, informative e culturali, nell’ambito del programma regionale Bollenti Spiriti e farà da location ad un ciclo di serate culturali a “Km0” che vedranno protagonisti scrittori, musicisti, artisti e aziende di prodotti enogastronomici locali.

“ERO NATO SUI MARI DEL TONNO” alla sua prima edizione sarà un momento di alto livello culturale e che nel tempo sarà un punto di riferimento per le

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