Eccidi e inganni dell’Unità d’Italia

RISORGIMENTO INSANGUINATO

 PARTE I

Eccidi e inganni dell’Unità d’Italia

 
di Antonella Randazzo

Esistono retoriche e simbologie assai efficaci a catturare l’animo umano. Fra queste, la retorica delle guerre patriottiche e nazionalistiche, che si basa sul racconto di eventi storici che suscitano orgoglio, commozione e senso di trascendenza morale. Per ottenere questo risultato, le autorità si mostrano disposte anche a mistificare gravemente i fatti, creando falsi eroi e false imprese eroiche. E’ il caso degli eventi che portarono all’Unità d’Italia, passati alla Storia come “Risorgimento italiano”. A scuola ci hanno raccontato che all’epoca gli italiani elaborarono diversi piani ideologici per raggiungere la tanto desiderata unità nazionale, e che personaggi illustri, come Giuseppe Garibaldi, Nino Bixio, Camillo Benso di Cavour e Vittorio Emanuele II, in perfetta sintonia con ciò che gli italiani volevano, operarono per unire il paese dopo secoli di dominazione straniera. Il periodo risorgimentale emerge dunque come un momento storico ricco di idee che infervorarono gli animi degli italiani, che praticamente all’unanimità desiderarono porsi sotto l’autorevole potere dei Savoia. Tutto questo è molto commovente e lusinghiero, peccato che sia frutto di una mistificazione degli eventi reali.
In realtà l’Unità d’Italia fu un evento voluto “dall’alto”, ossia dalle autorità dei paesi egemoni (Inghilterra e Francia), e i Savoia non guardarono tanto all’interesse e alla volontà della popolazione quanto ai vantaggi personali e a quelli dell’élite a cui appartenevano.
Anche all’epoca dei fatti c’erano molte persone che nutrivano dubbi sull’idea che Cavour o Vittorio Emanuele II avessero a cuore le genti del meridione d’Italia. Si raccontava che Cavour, che non era mai stato nel sud Italia, avesse riferito in Parlamento “non solo di aver fino allora creduto che in Sicilia si parlasse arabo ma che di quest’isola ben poco egli conosceva, essendogli invece più familiare la storia dell’Inghilterra”. (1) Anche Bixio non aveva mostrato molta considerazione per la Sicilia, quando aveva scritto alla moglie: “(La Sicilia) è un paese che bisognerebbe distruggere, e mandarli in Africa a farsi civili”.(2)
Di certo, sia Cavour che Vittorio Emanuele II non avevano alcun interesse a migliorare le condizioni del sud Italia, mentre ne avevano parecchio a difendere gli interessi dei proprietari terrieri e dell’oligarchia dominante. Lo stesso Cavour apparteneva alla ricca classe nobiliare terriera piemontese.
L’Inghilterra iniziò ad imporre il suo potere nel Mediterraneo in seguito alle guerre napoleoniche, e aveva l’obiettivo di accrescere il suo dominio.

I Borbone non si erano sempre mostrati completamente sottomessi alle autorità inglesi, e desideravano concludere accordi con l’Impero Russo, che voleva avere una base navale nel Mediterraneo. Anche la Francia mirava ad accrescere il proprio potere sull’Italia, creando un protettorato sullo Stato

RISORGIMENTO INSANGUINATO PARTE II. Elezioni e Plebisciti-burla

 
 
RISORGIMENTO INSANGUINATO PARTE II
Elezioni e Plebisciti-burla

di Antonella Randazzo

Il 21 ottobre 1860, come nelle migliori tradizioni “democratiche”, si svolse la votazione per l’annessione della Sicilia al Piemonte. Con la collaborazione della mafia, venne creato un clima intimidatorio. Su una popolazione di 2.400.000 abitanti, votarono soltanto 432.720 cittadini (il 18%). Dei votanti, 432.053 votarono “Sì” e 667 “No”. Il ministro Henry Eliot, ambasciatore inglese a Napoli, nel suo rapporto al governo scrisse: “Moltissimi vogliono l’autonomia, nessuno l’annessione; ma i pochi che votano sono costretti a votare per questa”.
E un altro ministro inglese, John Russel, comunicò: “I voti del suffragio in questi regni non hanno il minimo valore”. (17)
I Plebisciti-burla si svolsero anche nelle altre regioni. Si trattava di un metodo per far passare l’Unità d’Italia come voluta dal popolo, mentre in realtà non era così, ma questo doveva apparire.
In Campania le votazioni erano controllate dai camorristi, che bastonavano quelli che votavano “No”, e qualcuno morì misteriosamente. Camorristi, piemontesi e garibaldini votarono diverse volte per accrescere la quantità di votanti per il “Si”. Cesare Cantù spiegò come si svolsero a Napoli le operazioni di voto:

“Il plebiscito giunge fino al ridicolo, poiché oltre a chiamare tutti a votare sopra un soggetto dove la più parte erano incompetenti, senza tampoco accertare l’identità delle persone e fin votando i soldati, si deponevano in urne distinte i SI e i NO, che lo rendeva manifesto il voto; e fischi, e colpi e coltellate a chi lo desse contrario. Un villano gridò: Viva Francesco II! E fu ucciso all’istante”.(18)

In Toscana votò soltanto il 19% della popolazione. Come nelle altre regioni, votarono soprattutto gli appartenenti alla classe ricca o benestante. In Veneto venne dato l’ordine alle autorità di “assicurare S. E. che della medesima non mancherà di adoperarsi affinché la votazione abbia a riuscire di unanime accordo pella dedica a S.M. il Re Vittorio Emanuele II”.(19) I votanti veneti furono meno di 650.000 (641.000 votarono “Si” e 69 “No”) su

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