SACRUCORI – opere di Adriano Radeglia

SACRUCORI

opere di Adriano Radeglia

dal 20 al 24 aprile 2011

PALAZZO TAMBORINO Corte dell’Idume 1 – angolo via Guglielmo Paladini – LECCE 

In occasione della settimana santa le stanze inferiori dello storico Palazzo Tamborino ospitano la personale di Adriano Radeglia, SACRUCORI.
L’artista in questa sua produzione fonde le principali espressioni della sua arte, opere in terracotta policroma e olio su tela che parlano di sacro

Uno sguardo al costato trafitto dalla lancia che è l’ultima ferita al corpo di

Adriano Radeglia e le creature che bussano alle porte di chi dorme

Adriano Radeglia, artista pugliese, Mesagne classe 1974.

Diplomato al Liceo artistico della città di Brindisi con indirizzo architettura, ha seguito corsi tesi alla valorizzazione di attività artigianali della propria terra. Dopo un lungo periodo dedicato intensamente alla pittura, che ancora oggi è parte della sua espressione, si avvicina alla materia, l’argilla.

Inizia a creare e rivisitare oggetti tradizionali di uso domestico giocando su una nuova chiave decorativa, attraverso la quale l’evoluzione lo ha portato ad un interesse per il design d’arredo: forme inedite che non di rado si ritrovano a coprire una veste di “utilitá” quotidiana, come lampade o contenitori.

È cosí giunto all’attuale produzione artistica, in una sincronia istintiva tra cuore, mente e mani: le CREATURE, sculture in terracotta policroma che raccontano del mare e della terra.

Intrecci di spine e petali sinuosi, ventose o morbidi uncini danno vita a corpi che appartengono alla terra come all’acqua, non esiste specie nè sesso.

Sono esseri contrastati di colore che assumono anima con lo spiegarsi della propria luce e dello scuro. Tutto diviene movimento al tempo stesso fermo.

Queste le Creature “rubate” alla natura, sembianze naturali oppure aliene?

 

C R E A T U R E

a cura di Antonio Esperti

 

Come nasce una forma vivente? Come si rigenera? Di cosa ha bisogno? Cosa leva e cosa offre il suo corpo? Quali relazioni disegna e a quale scopo? Qual è il suo respiro? E i suoi sogni? Come si muove? Quali sono i suoi appetiti, le paure? Ama?

Mi è difficile raccogliere tutte le dimensioni, le vite, gli sguardi, le domande che bruciano dentro il sangue e le opere, la ricerca di Adriano Radeglia.

Sono le sue “Creature” a narrarsi da sè: lapilli commossi, entità volitive che cantano pre-visioni remote; unità prime socialmente autonome che

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