Dialetti salentini: scaddhare

di Armando Polito

Confesso che, se l’amico Pasquale Chirivì non mi avesse fatto dono del suo Con decenza parlando, uscito per i tipi di Kurumuny  a Calimera nel 20101, avrei continuato ad ignorare l’esistenza della voce dialettale del titolo, anche perché a Nardò non l’ho mai sentita. Questo, però, può essere pure dipeso dal fatto che ho avuto un’educazione piuttosto “casalinga” e ho dovuto attendere diversi anni per tirare due calci ad un pallone o scorazzare in bicicletta. Non è che prima non potessi muovermi, ma succedeva che ad ogni sudata mia madre letteralmente mi infarinava col borotalco, che ancora oggi odio, dovessi sentirne il vago odore anche sul corpo della più bella donna del mondo. Sto esagerando con un presunto trauma infantile e perciò è meglio che entri in argomento.

Alla voce in questione Pasquale dedica le pp. 77-78 del suo libro. Quale migliore espediente per faticare di meno ed evitare il rischio di essere impreciso che lasciare all’autore la definizione di scaddhare? Eccola: Una bicicletta scallata2 è una bici nella quale la catena metallica di trasmissione, che collega rigidamente i pedali con il mozzo della ruota posteriore trasmettendogli il movimento, esce dalla sua sede, ossia dalle ruote dentate, anteriore e posteriore, azzerando la trazione assicurata dal movimento delle gambe. 

Ma qual è l’origine di scaddhare che l’amico italianizza in scallare? Non è difficile arrivarci se si parte, come ho fatto io, dal presupposto (teorico, poi bisogna controllare se pure in pratica è così) che s- iniziale seguita da consonante nella stragrande maggioranza dei casi nel nostro dialetto (ma anche in italiano)è ciò che rimane della preposizione latina ex, che significa lontano da, fuori da. S-, così, può assumere un valore separativo o privativo o, al contrario, accrescitivo (questa volta partendo dal concetto base (lontano o fuori) ma sottintendendo dal normale. Supposto, dunque, che s- abbia uno di questi due valori, rimane da esaminare l’altro segmento, cioè caddhare. Sempre pensando a scallare, viene subito in mente, caddhu (callo) che nel nostro dialetto indica non solo l’escrescenza fastidiosa di mani o piedi ma anche, passando dal mondo umano a quello vegetale,  il pollone o succhione. Fare li sobbracaddhi (eliminare i calli che stanno sopra)è la locuzione che indica l’operazione di ripulitura di un albero dai succhioni. Può essere che scaddhare esprima lo stesso concetto con una sola parola e che, essendo impossibile per la bicicletta usare la locuzione citata, la nuova creatura abbia assolto a questa funzione particolare? Intanto va detto che il vocabolario  del Rohlfs registra scaddhare col suo significato agricolo e lo riporta non come voce colta sul campo ma inclusa nel Dizionario salentino leccese di Fernando Manno, opera manoscritta. Che il nostro  scaddhare sia, perciò, una metafora in cui la bicicletta quasi umanizzata rompe la astratta catena della fatica liberando quella concreta dai denti assimilati quasi a dei parassiti? Tutto è possibile e, se lo fosse anche nel nostro caso, all’inventore della metafora andrebbe rilasciata d’ufficio la patente di poeta.

C’è, però, un dubbio derivante dal fatto che nel nostro dialetto caddhu non indica solo il callo3, ma anche il cavallo4. Se caddhu stesse nel significato di cavallo, scaddhare avrebbe, allora, il suo esatto corrispondente italiano in scavalcare e qui la metafora coinvolgerebbe il mondo animale. Se così stessero le cose, la proposta di patente prima avanzata cambierebbe destinatario, ma uscirebbe, comunque, confermata la geniale inventiva di un popolo legata al mondo contadino. Mi chiedo quali metafore dialettali nasceranno nell’epoca del silicio e del silicone5

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1 Ci tengo a sottolineare che le indicazioni bibliografiche, com’è mio costume, non hanno il minimo intento pubblicitario.

2 Per ogni lemma dialettale Pasquale si è divertito a riportare anche la probabile traduzione italiana che ne farebbe la gente del popolo in base a quel fenomeno antico che si chiama ipercorrettismo e che, usato, come nel caso del popolo, per una sorta di compensazione di natura psicologica, produce sovente effetti esilaranti, per non dire comici.

3 Dal latino callu(m).

4 Dal latino caballu(m). La voce dialettale ha seguito la seguente trafila; caballu(m)>callu(m) per sincope>caddhu.

5 Altro che Silicon Walley e protesi mammarie! A Nardò, e non solo, il silicio era di casa già nel XVI secolo (vedi  https://www.fondazioneterradotranto.it/2013/09/13/la-chianca/).

Un commento a Dialetti salentini: scaddhare

  1. Sarei propenso per l’ultima soluzione, quindi scaddhare nel senso di non essere più “an caddhu”. Grazie per l’attenzione, ne sono onorato.

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