Gli Arcadi di Terra d’Otranto (7/x): Antonio Caraccio di Nardò

di Armando Polito

Entrò nell’Arcadia il 2 maggio 16911 ed assunse il nome pastorale di Lacone Cromizio.  Per Lacone il riferimento potrebbe essere al greco Λάκων (leggi lacon), che significa della Laconia, spartano. Tuttavia, siccome è la seconda parte del nome pastorale che di regola contiene un riferimento toponomastico (e qui, oltretutto, sarebbe in ballo la Laconia e non l’Arcadia, anche se essa confina a nord con la prima), mi pare più probabile che Lacone evochi uno dei due protagonisti pastori del  quinto idillio di Teocrito [(IV-III secolo a. C.), l’altro è Comata], che si rimproverano vicendevolmente di furto, il primo della siringa, il secondo di una pelliccia. Quanto a Cromizio credo sia un a forma aggettivale di origine latina (Cromitius) dal greco Κρῶμι (leggi Cromi), una delle cinquanta città d’Arcadia che secondo la testimonianza di Pausania2 (II secolo d. C.) furono  fondate dagli altrettanti figli di Licaone. Cromo, appunto, fondò Cromi.

Per la vita e le opere rinvio alla biografia scritta dall’arcade Domenico De Angelis (di lui tratterò nella parte 12 di questa collana), dedicata all’altro arcade Tommaso Maria Ferrari (vedi la parte 5 di questa collana) ed inserita in Giovanni Mario Crescimbeni (a cura di), Le vite degli Arcadi illustri, Antonio de’ Rossi, Roma, 1708, parte I, pp. 141-168.

Per quanto riguarda la produzione arcadica (dunque successiva al 1690, data di fondazione dell’accademia; il Caraccio vi era entrato, come sappiamo, il 2 maggio 1691) riporto i versi iniziali dei componimenti inseriti in Rime degli Arcadi, tomo IV, Antonio de’ Rossi, Roma, 1717, pp. 147-174. Da un controllo effettuato, però, è risultato che essi erano già stati pubblicati tutti meno uno in Poesie liriche del barone Antonio Caraccio dedicate all’Eminentissimo e Reverendissimo Signor Cardinale Pamphilio, Tinassi, Roma, 16893. Di seguito i versi iniziali con la doppia indicazione della pagina del volume del 1689 e di quello del 1717 e, evidenziato in rosso, quello dell’unico componimento nuovo del volume del 1717.

O degli affanni, e de’ piacer compagna (p. 164/p. 147)

Non spente già di due leggiadre gote (p. 165/p. 147)

Or che sen vien alla città del Taro (p. 248)

Libera già fuor del suo mortal pondo (p. 191/p. 148)

Qui, dove scoglio in mar sorge eminente (p. 192/p. 149)

Benché, Donna gentil. dal tuo bel viso (p. 122/p. 149)

In quella età, che al gioco intenta,  e al riso (p. 2/p. 150)

Poi che l’emula imago alfin compita  (p. 134/p. 150)

Al marmo, all’urna, or che fa il biondo Dio (p. 21/p. 151)

Due luci adoro, e un dolce irato sguardo (p.3/p. 151)

L’egro timor, che l’invisibil vede (p. 20/p. 152)

Non sentii fuoco allor, che un guardo, un riso (p. 3/p. 152)

Mentre a i zefiri molli il crin sciogliea (pp. 13-19/ pp. 153-156)

Celebre ancor sotto le sacre piante (pp. 183-187/pp. 156-158)

È d’antico romor fresca memoria (pp. 172-178/pp. 161)

Oltre le mete, che segnò del Mondo (pp. 54-79/pp. 161-1749))

Mi limiterò, perciò, a riprodurre ed a commentare il testo dell’unico componimento che, per motivi cronologici, può considerarsi arcadico. Non posso non precisare. però, che queste distinzioni sono fittizie, in quanto tutta la produzione arcadica del XVII secolo segue, sostanzialmente, le linee guida di quella barocca.

Or che sen viene alla città del Taroa

Donnab, dal cui real fecondo seno

nascer vedremo, quai  vide già l’Ismenoc,

i figli cinti di nativo acciarod,

mentre un letto raccoglie in dolce, e caro

nodo, quinci la Parmae, e quindi il Renof.

Miri i due Regi Sposi il Ciel sereno

con aspetto felice insieme, e chiaro.

Non già qual di Peleo fece, e di Tetig

ne gli imenei fatali al gran Pelide,

o pur d’Alcmena a i talami segretih.

Bastano quei, che il gran Concetto vide

d’Alessandro lor’Avo,almi Pianeti,i

né Achille a Grecia invidiarem, né Alcidel. 

a Parma.

b Dorotea Sofia di Neuburg, prima principessa e poi duchessa di Parma in quanto moglie di Francesco Farnese.

c Fiume della Beozia sulle cui sponde avvenne una celebre battaglia tra i Tebani e i sette Capi immortalata da Eschilo nella tragedia I sette contro Tebe.

d acciaio; sta in senso etimologico per arma: dal latino aciarum, a sua volta da acies=punta.

e Riferimento ai Farnese.

f Riferimento alla terra d’origine della sposa.

g non già come fece nei confronti di Peleo e di Teti dalla cui unione nacque Achille dall’infelice destino (tra una vita anonima e lunga ed una gloriosa e breve, possibilità di scelta offertagli dagli dei, Achille scelse la seconda).

h In occasione dell’assenza del marito Anfitrione, Giove ne assunse le sembianze e trascorse con lei una notte d’amore la cui conseguenza fu la nascita di Eracle.

i Basta la protezione di quei nobili pianeti che vide il concepimento del loro avo Alessandro

l Epiteto di Eracle; dal greco Ἀλκείδης (leggi Alchèides), che significa discendente di Alceo, del quale Eracle era nipote.

I sonetti che iniziano, rispettivamente, con In quella età, che al gioco intenta,  e al riso e con

Poiché l’emula imago alfin compita saranno inseriti, in ordine inverso, in Rime dell’avvocato Giovanni Battista Zappi e di Faustina Maratti sua consorte coll’aggiunta delle più scelte di alcuni rimatori del precedente secolo, Hertz, Venezia, 1723. A parte il fatto che quest’opera ebbe una serie infinita di edizioni fino a quella napoletana (manca il nome dell’editore) del 1833, il che contribuì, sia pure indirettamente,  a perpetuare la memoria del Caraccio arcade, va ricordato che Faustina Maratti (o Maratta) era la figlia di quel Carlo un dipinto del quale il Caraccio aveva celebrato nel sonetto iniziante per Poiché l’emula imago alfin compita, per il quale vedi http://www.fondazioneterradotranto.it/2019/09/07/antonio-caraccio-di-nardo-e-le-sue-ecfrasi/?fbclid=IwAR1c54p-fX6hDfK46_im2yti5qOFwpe3YnQQC9OkD_rV-fWvh1tBEgIz444. 

 

CONTINUA

Per la prima parte (premessa) http://www.fondazioneterradotranto.it/2019/07/08/gli-arcadi-di-terra-dotranto-premessa-1-x/

Per la seconda parte (Francesco Maria dell’Antoglietta di Taranto:

http://www.fondazioneterradotranto.it/2019/07/15/gli-arcadi-di-terra-dotranto-2-x-francesco-maria-dellantoglietta-di-taranto/

Per la terza parte (Tommaso Niccolò d’Aquino di Taranto): http://www.fondazioneterradotranto.it/2019/07/23/gli-arcadi-di-terra-dotranto-3-x-tommaso-niccolo-daquino-di-taranto-1665-1721/

Per la quarta parte (Gaetano Romano Maffei di Grottaglie) http://www.fondazioneterradotranto.it/2019/07/31/gli-arcadi-di-terra-dotranto-4-x-gaetano-romano-maffei-di-grottaglie/   

Per la quinta parte (Tommaso Maria Ferrari di Casalnuovo): http://www.fondazioneterradotranto.it/2019/08/16/gli-arcadi-di-terra-dotranto-5-x-tommaso-maria-ferrari-1647-1716-di-casalnuovo/

Per la sesta parte (Oronzo Guglielmo Arnò di Manduria, Giovanni Battista Gagliardo, Antonio Galeota e Francesco Carducci di Taranto): http://www.fondazioneterradotranto.it/2019/08/26/gli-arcadi-di-terra-dotranto-6-x-oronzo-guglielmo-arno-di-manduria-giovanni-battista-gagliardo-antonio-galeota-e-francesco-carducci-di-taranto/

Per l’ottava parte (Donato Capece Zurlo di Copertino): http://www.fondazioneterradotranto.it/2019/09/21/gli-arcadi-di-terra-dotranto-8-x-donato-maria-capece-zurlo-di-copertino/

Per la nona parte (Giulio Mattei di Lecce): http://www.fondazioneterradotranto.it/2019/09/28/gli-arcadi-di-terra-dotranto-9-x-giulio-mattei-di-lecce/ 

Per la decima parte (Tommaso Perrone di Lecce): http://www.fondazioneterradotranto.it/2019/10/03/gli-arcadi-di-terra-dotranto-10-x-tommaso-perrone-di-lecce/ 

Per l’undicesima parte (Ignazio Viva di Lecce): http://www.fondazioneterradotranto.it/2019/10/11/gli-arcadi-di-terra-dotranto-ignazio-viva-di-lecce-11-x/ 

Per la dodicesima parte (Giovanni Battista Carro di Lecce):

http://www.fondazioneterradotranto.it/2019/10/18/gli-arcadi-di-terra-dotranto-12-x-giovanni-battista-carro-di-lecce/

Per la tredicesima parte (Domenico De Angelis di Lecce):

http://www.fondazioneterradotranto.it/2019/10/21/gli-arcadi-di-terra-dotranto-13-x-domenico-de-angelis-di-lecce-1675-1718/

Per la quattordicesima parte (Giorgio e Giacomo Baglivi di Lecce):

http://www.fondazioneterradotranto.it/2019/10/26/gli-arcadi-di-terra-dotranto-14-x-giorgio-e-giacomo-baglivi-di-lecce/

Per la quindicesima parte (Andrea Peschiulli di Corigliano d’Otranto): http://www.fondazioneterradotranto.it/2019/10/31/gli-arcadi-di-terra-dotranto-15-x-andrea-peschiulli-di-corigliano-dotranto/

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1 L’Arcadia del Canonico Giovanni Mario Crescimbeni, Antonio de’ Rossi, Roma, 1711, p. 331.

2 Periegesi della Grecia VIII, 3, 4.

3 L’opera reca l’imprimatur di Tommaso Maria Ferrari, altro arcade salentino, per il quale vedi http://www.fondazioneterradotranto.it/2019/08/16/gli-arcadi-di-terra-dotranto-5-x-tommaso-maria-ferrari-1647-1716-di-casalnuovo/.

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