Gli Arcadi di Terra d’Otranto: premessa (1/x)

di Armando Polito

Il presente lavoro, in fieri per quanto riguarda alcuni autori (da qui la x provvisoria del titolo), si propone di dare un quadro per quanto possibile completo della partecipazione salentina alla famosa accademia fondata a Roma da Giovanni Mario Crescimbeni e Vincenzo Gravina il 5 ottobre 1690. Di seguito lo stemma come appare nei frontespizi di Istoria della volgar poesia, Chracas, Roma, 1698 e L’Arcadia, De’ Rossi, Roma, 1711, entrambe opere del Crescimbeni.

La difficoltà maggiore per chi affronta un’indagine simile è data dal fatto che gran parte della produzione strettamente arcadica dei singoli autori, costituita, fra l’altro di occasionali componimenti celebrativi, si presenta ospitata in raccolte altrui o in miscellanee, il che ne rende difficoltoso il reperimento. Per questa ragione ogni scheda sul singolo autore conterrà non solo le informazioni essenziali sul suo conto ma anche un’antologia dei componimenti sparsi, corredati, laddove mi è sembrato opportuno, delle mie note. Com’è noto, ogni socio dell’Arcadia (pastore) assumeva al momento di entrarvi  uno pseudonimo costituito da due elementi di derivazione greca (ma la forma suppone un intermediario latino): il primo spesso connesso con  un personaggio della poesia pastorale greca o latina (Teocrito, Mosco e Bione per la prima, Virgilio per la seconda), il secondo con valore aggettivale indicante per lo più derivazione geografica. Sempre proposito del secondo componente dello pseudonimo, non sono rari i casi della sua assenza nei cataloghi più datati, segno evidente che, col passare del tempo i nomi geografici connessi con la regione greca dell’Arcadia ancora disponibili diventavano sempre meno numerosi. Non sempre, come vedremo,  è agevole rinvenire la fonte dell’uno o dell’altro o, addirittura, di entrambi e, in assenza, a quanto ne so, di un lavoro specifico in tal senso, ho ritenuto opportuno farlo almeno per i nostri autori. E questo, probabilmente, è l’unico dettaglio originale della mia fatica. L’Arcadia al suo interno annoverava numerose sezioni (colonie) nate in tempi e luoghi diversi e proprio al luogo di origine o, in un certo senso, di competenza amministrativa o di formazione culturale o realizzazione professionale, era legata l’appartenenza di questo o quel pastore ad una colonia.

Così i pastori salentini appartennero alla colonia Sebezia fondata in Napoli il 17 agosto 1703 da Biagio Majola de Avitabile nativo di Agerola. Di seguito lo stemma tratto dalla sua opera Componimenti in lode del nome di Filippo V monarca delle Spagne, recitati dagli Arcadi della Colonia-Sebezia Il dì 2 di Maggio 1706 nel Regal Palagio e pubblicati per ordine di Sua Eccellenza dal Dottor Biagio Majola De Avitabile, Vice-Custode della stessa colonia, Parrino, Napoli, 1706.

La colonia prese il nome dal Sebeto, fiume che bagnava l’antica Napoli. La sua esistenza sarebbe provata da un obolo coniato a Napoli nel IV secolo a. C., che mostra al dritto una testa giovanile di divinità fluviale con corno in fronte, benda tra i capelli e intorno la legenda ΣΕΠΕΙΘΟΣ (leggi Sepeithos); al rovescio una ninfa alata  seduta su una hydria rovesciata e intorno, ΝΕΟΠΟΛΙΤΕΣ (leggi Neopolites).

Nello stemma della colonia arcadica napoletana il giovane dio è sostituito da un vecchio, operazione questa già avvenuta nel 1635  nella Fontana del Sebeto

e che sarà ripresa, con maggiore fedeltà rispetto allo stemma della colonia arcadica,  nella monetazione di Carlo III di Borbone (di seguito una piastra del 1734).

Per completezza va detto che lo stemma originale della colonia del 1706 subì un’evoluzione con l’aggiunta di Pan che impugna la siringa e di tre angeli (una sorta di sincretismo religioso tra il mondo pagano e quello cristiano), come attesta quello presente nel frontespizio di  Apertura della colonia Sebezia fatta in occasione del glorioso arrivo dell’Eccellentissimo Signore D. Giulio Visconti Borromeo, Arese, Cavaliere del Tefon d’oro, Consigliero intimo di Stato, Maresciallo etc., Vicerè, Luogotenente e Capitan Generale del Regno di Napoli, Firenze, 1733, che di seguito riproduco.

Come si conviene alle migliori trasmissioni televisive, anticipo il contenuto della prossima puntata che aprirà la serie degli Arcadi di Taranto e provincia con Francesco Maria dell’Antoglietta. Si passerà poi agli Arcadi di Brindisi, Lecce e relative provincie. Se già questa premessa appare poco stimolante, prego il lettore di dirmelo chiaramente in un suo commento; gli sarò immensamente grato per avermi fatto capire che è meglio che l’in fieri resti tale per sempre …

Un commento a Gli Arcadi di Terra d’Otranto: premessa (1/x)

  1. GLI ARCADI DI TERRA D’OTRANTO, VIRGILIO, E IL “VECCHIO DI CORICO”. A SOLLECITAZIONE E CONFORTO DELL’IMPRESA…

    RICORDO CHE L’ARCADIA, come “paesaggio spirituale”, FU SCOPERTA NELL’ANNO 42 O 41 a. C. e che “questo mondo è stato scoperto da Virgilio” (cfr. Bruno Snell, “La cultura greca e le origini del pensiero europeo”, Einaudi, Torino 1977), SU QUANTO SIA IMPORTANTE “dare un quadro per quanto possibile completo della partecipazione salentina alla famosa accademia fondata a Roma da Giovanni Mario Crescimbeni e Vincenzo Gravina il 5 ottobre 1690”, E CHE “il contenuto della prossima puntata … aprirà la serie degli Arcadi di Taranto e provincia con Francesco Maria dell’Antoglietta” (cfr. http://www.fondazioneterradotranto.it/2019/07/08/gli-arcadi-di-terra-dotranto-premessa-1-x/) , forse, è BENE RIVEDERE E RILEGGERE il precedente lavoro di Armando Polito, dal titolo “Taranto, piazza Ebalia: le origini di un toponimo” (cfr. http://www.fondazioneterradotranto.it/2019/01/08/taranto-piazza-ebalia-le-origini-di-un-toponimo/#comments ), E TENERE presente che a Taranto, presso le torri della Rocca Ebalia, avvenne l’incontro di Virgilio con il “vecchio di Corico” ( http://www.fondazioneterradotranto.it/2019/01/08/taranto-piazza-ebalia-le-origini-di-un-toponimo/#comment-212046) e, ancora, che nella mitologia greca Corico era anche il nome di uno dei primi re di Arcadia (https://it.wikipedia.org/wiki/Corico_(mitologia)).

    A SOLLECITAZIONE E CONFORTO DELL’IMPRESA, inoltre, ritengo che sia da non perdere di vista la importante considerazione (data anche la precedente attenzione rivolta alla presenza delle Sibille agli inizi del Seicento in terra salentina: cfr. “Santa Maria di Casole a Copertino e le sue Sibille” – http://www.fondazioneterradotranto.it/2017/03/24/santa-maria-casole-copertino-le-sue-sibille/) relativa allo “stemma originale della colonia del 1706” che “subì un’evoluzione con l’aggiunta di Pan che impugna la siringa e di tre angeli (una sorta di sincretismo religioso tra il mondo pagano e quello cristiano), come attesta quello presente nel frontespizio di Apertura della colonia Sebezia fatta in occasione del glorioso arrivo dell’Eccellentissimo Signore D. Giulio Visconti Borromeo, Arese, Cavaliere del Tefon d’oro [TOSON D’ORO, fls], Consigliero intimo di Stato, Maresciallo etc., Vicerè, Luogotenente e Capitan Generale del Regno di Napoli, Firenze, 1733” (http://www.fondazioneterradotranto.it/2019/07/08/gli-arcadi-di-terra-dotranto-premessa-1-x/).

    QUANTO POI “IL PRESENTE LAVORO, IN FIERI” possa essere utile ALL’INTERNO DI UNA RIFLESSIONE E DI UNA PIU’ AMPIA RICERCA, è bene tener presente il recente lavoro di Monica Ferrando, “Il regno errante. L’Arcadia come paradigma politico” (Neri Pozza Editore, Vicenza 2018).

    Buon lavoro…

    Federico La Sala

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