Dialetti salentini: tuestu

di Armando Polito

Usato col significato di duro, corrisponde all’italiano tosto che, però, presenta una gamma semantica più estesa, usato com’è, oltre che con valore di aggettivo, anche con quello di avverbio (sinonimo di subito) e di sostantivo (adattamento dell’inglese toast). Il padre è il latino tostum, participio passato di torrère che significa disseccare, abbrustolire. Da tostum, poi, si è sviluppato il latino tardo tostare, da cui la voce italiana; dal participio presente torrens, più precisamente dal suo accusativo torrente(m) è nato torrente che, non a caso, tende a disseccarsi, salvo, poi, esagerare in senso opposto grazie alle piogge con gli esiti ben noti.

Derivato di torrere, ancora, è in latino l’aggettivo tòrridus, da cui il nostro torrido. Torrere, infine, è il padre dello spagnolo turrar, che significa arrostire, dal quale deriva turrón, padre dell’italiano torrone. Ritornando ai tre significati di tosto, aggiungo: quello dell’aggettivo (duro) contiene un riferimento al fatto che l’abbrustolimento comporta la perdita dell’acqua e quindi un rapido indurimento;  tale riferimento, con ulteriore slittamento dall’idea della rapida perdita di peso a quello dell’esiguo intervallo temporale, è pure in quello dell’avverbio (subito) ma già nell’italiano antico tosto è usato come aggettivo col significato di veloce, affrettato); quello del sostantivo (tosto adattamento dell’inglese toast) mi consente di stigmatizzare il fenomeno dell’anglofilia a modo mio: quanti sanno che toast è figlio del latino tostum, per cui il terzo tosto costituisce una sorta di ritorno inconsapevole alle origini, una sorta di perversione linguistica, sia pure indotta dall’ignoranza e consacrata dall’uso?

Chi ha la mia età ricorderà certamente lo spot pubblicitario che troverete alla fine del filmato al link https://www.youtube.com/watch?v=vOwIDgLv2bM. (Guardatelo e capirete perché vi propongo, per quanto riguarda il solo audio, la parodia che segue.

(avventore) – Un tosto, per cortesia! –

(barista) – Signore, si dice toast! –

(avventore) – Ho detto un toast –

(altri avventori) – Che figura! –

(avventore che entra subito dopo) – Un toast, prego –

(barista) – Il signore sì che se ne intende! –

A questo punto l’avventore dileggiato spiega come a proposito di toast e tosto stanno le cose e varca l’uscio congedandosi così:

– Che figura di merda avete fatto! E, se non avete ancora capito perché, vi segnalo questo link! – (quello di questo post).

 

3 Commenti a Dialetti salentini: tuestu

  1. Buogiorno alcuni scritti “Pane Tuestu”quannu nc’è oju e sale tutta l’erva ete comu pane.

    quando c’è olio e sale tutte le erbe sono come il pane

    ci te lla diittu ca lu pane è muddhruso, lu pane è sempre tuestu pe ci fatia;

    chi te l’ha detto che il pane è morbido, il pane è sempre duro a chi lavora

    è meju niuru pane ca niura fame

    è meglio il pane nero che la fame nera

    lu giudiziu è quiddhru ca te campa, lu pane, quantu pare ca te bbinchia;

    Il giudizio ti fa vivere, il pane invece ti sazia solo

    un saluto da Torino Ersilio Teifreto

  2. Caro Armando, felice di vederti di nuovo ogni tanto. Vuol dire che riprendi lentamente la tua consueta vita. Ne approfitto per dirti che con la parola di oggi, voi salentini siete nostri parenti perchè in piemontese si dice “tòst” (tosto, subito, presto) “A son tòst quatr ore” (Sono quasi le quattro) “Esse tòst al bon” (Esser quasi a posto) e via così. Con questa nuova alleanza tra salentini e piemontesi ti abbraccio contento e ti prego di salutarmi anche tua moglie.

    • In fondo, forse, le migliori alleanze, caro Sergio, sono figlie di fratellanze o di confronti linguistici. Ti ringrazio e ricambio il saluto, anche da parte di mia moglie, esteso ai tuoi.

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