I due grandi crocifissi di Presicce

di Andrea Erroi

 

Presicce città d’arte. Credo che questo più di altri epiteti identifichi a pieno il piccolo centro del basso Salento, che sorprende il visitatore per la bellezza del suo borgo, le sue chiese, la quantità e la qualità di opere d’arte in esse racchiuse.

La parrocchiale, una delle più belle chiese tardo barocche di terra d’Otranto, vanta diversi manufatti di importazione napoletana; il pregevole altare marmoreo, i manufatti di argenteria, la statuaria lignea, come la superba scultura dell’Assunta, sono solo alcuni esempi.

Nel XVIII sec. i contatti di Presicce con la capitale erano garantiti dalla nobiltà locale: ricche famiglie e personaggi eclettici che a Napoli avevano le loro residenze e dal clero, spesso imparentato con essa.

In questo vivace contesto culturale e di profonda devozione, si colloca l’arrivo a Presicce del grande crocifisso ligneo della chiesa del Carmine.

L’opera è attualmente posizionata lungo la navata della chiesa che sino al 1809 faceva parte del monastero dei Carmelitani; in origine, però, era sicuramente collocata su di un altare oggi scomparso e sostituito dagli altari tardo settecenteschi.

I dettagli emersi con il recente restauro permettono l’attribuzione (secondo il prof. Giovanni Petrucci) al celebre scultore Francesco Antonio Picano: la scultura, intagliata nel legno di tiglio, mostra infatti un elevato livello qualitativo, caratterizzato da una poderosa volumetria del corpo sapientemente modellato, nella plasticità dell’intricato panneggio e del cartiglio del titulus crucis.

 

Il Cristo è raffigurato con il capo ruotato sulla spalla destra, con gli occhi sbarrati ma ormai esanime, reca infatti la ferita del costato, i capelli sono modellati con ampie ciocche una delle quali scende sulla spalla.

Il restauro, si è svolto in tre fasi : quella cognitiva ( studio dell’opera e analisi stratigrafica), quella conservativa ( rimozione degli strati sovrapposti ed estranei all’opera, consolidamento della materia originale e disinfestazione dagli organismi xilofagi) e quella di integrazione (i fori dell’azione dei tarli, le crepe e le lacune interpretabili sono stati risarciti plasticamente e cromaticamente).

Il manufatto presentava numerose ridipinture, tre edizioni pittoriche sovrapposte celavano la policromia originale,completamente recuperata, caratterizzata da un incarnato molto chiaro sul quale si aprono le ferite, costituite da misurati rivoli di sangue.

 

Decisamente diversa rappresentazione del Cristo in croce è quella custodita in S.M. degli Angeli: anche in questo caso siamo di fronte ad un crocifisso in legno policromo realizzato per un ordine religioso, ma la spiritualità francescana dell’autore, fra’ Pasquale da San Cesario, lo caratterizza profondamente.

Nella raffigurazione decisamente cruenta del Crocifisso, l’espressione è affidata non tanto alla qualità dell’impianto scultoreo, quanto invece alla comunicatività accessoria di laceranti ferite, che si ripetono con insistente ossessività su ogni parte del corpo di Cristo.

La figura pende dolente dalla grande croce nera caratterizzandosi per un modellato asciutto e rigido dove l’idea della realtà è unicamente suggerita da particolari espedienti: le vene e i tendini in forte rilievo, il sangue che sgorga abbondantemente dal costato ( realizzato con cera rappresa su dei fili), le numerose piaghe che lacerano l’inerme corpo (intorno alle piaghe, a simulare la pelle lacera, vi è della pergamena, stuccata e dipinta) e la colonna vertebrale che sporge da una vistosa piaga del dorso, con un gusto quasi compiaciuto per il macabro ma che in realtà riassume la profonda religiosità francescana, contemplativa della Passione, caratteristica che si trova peraltro in tutte le coeve realizzazioni interne all’ordine dei francescani riformati ( opere di Umile da Pietralia, Angelo da Pietrafitta).

A sottolineare questi sentimenti di pietà e contrizione che l’opera doveva suscitare nel fedele vi sono i tre angeli dolenti che con il calice raccolgono il sangue del Salvatore.

Anche per il gruppo scultoreo di S. M. degli Angeli è stato necessario un intervento di restauro, che si è svolto in tre fasi : quella cognitiva con le analisi stratigrafiche, quella conservativa e quella di integrazione. I manufatti (croce, crocifisso, cartillio e tre angeli dolenti) presentavano diverse ridipinture e riverniciature annerite, che celavano quasi completamente la policromia originale, diverse problematiche conservative interessavano il supporto ligneo (legno di noce) e l’aderenza di strati preparatori e pellicola pittorica.

Il precario stato conservativo dell’opera è da ricondursi alle travagliate vicende che ha conosciuto il complesso francescano, dalla soppressione risorgimentale, all’alluvione del 1957 ed il successivo abbandono. Durante gli anni di oblio i tre angeli furono trafugati, per poi essere ritrovati nel 1998 dalla Guardia di Finanza, mentre il crocifisso fu trasportato nella parrocchiale.

Dopo i restauri dell’edificio il gruppo scultoreo è stato riassemblato e ricollocato sul suo altare, nella seconda campata della chiesa.

Scriveva p. Bonaventura da Lama nel 1724: << ..In mezzo alla prima nave, a man sinistra, quando si entra in chiesa, v’è un Crocefisso scolpito da un nostro laico fr. Pasquale da S.Cesario, col P.S. Francesco inginocchiato che piange teneramente la morte di Cristo.>>, della scultura di S. Francesco non vi è più traccia ma consola il fatto di aver ricostruito, se pur parzialmente, una porzione di storia del complesso.

Il restauro è un momento tanto delicato quanto straordinario nella vita di un’opera d’arte: momento caratterizzato da una serie di operazioni atte ad arginare il naturale degrado della materia costitutiva l’opera stessa, riparare i danni inferti da interventi precedenti o dall’uso stesso dei manufatti, il recupero estetico dei contenuti formali.

È inoltre un momento unico anche per lo studio dell’opera, infatti è durante l’intervento che emergono importanti informazioni riguardo la tecnica di esecuzione, la storia manutentiva e la datazione dei vari materiali adoperati.

Il restauro eseguito su questi due crocifissi, assai simili per dimensioni ed epoca, ma tanto differenti per la tecnica esecutiva e l’interpretazione della Crocifissione stessa, ha permesso di comprenderne meglio la storia, recuperando la loro antica bellezza che il tempo aveva svilito, garantendo la loro conservazione per le generazioni future.

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