Dialetti salentini: còcchia, ‘ccucchiare e scucchiare

di Armando Polito

 

La voce di oggi mi sembra emblematica della ricchezza semantica del dialetto rispetto alla lingua nazionale.

Questa volta parto dal latino còpula, che significa legame. L’analoga voce italiana si è specializzata nel significato di unione sessuale, alias coito, conservando, però, quello originario nella marca grammaticale (copula, appunto) che contraddistingue il verbo essere in unione ad un sostantivo o ad un aggettivo (nome del predicato). La voce latina, però oltre a còpula ha dato vita pure all’italiano  coppia attraverso la trafila còpula>*copla (sincope)>coppia ed al salentino còcchia attraverso la parallela trafila còpula>*copla>còcchia. Aggiungo che còcchia trova il suo uso quasi esclusivo in campo alimentare: la còcchia ti fiche (il fico tagliato a metà, seccato, poi richiuso dopo averlo farcito con una   mandorla tostata e buccia di limone prima di infornarlo); la còcchia ti friseddhe, per cui vedi la nota 3 in http://www.fondazioneterradotranto.it/2012/10/16/ma-chi-ha-inventato-la-frisella/.

Con riferimento agli umani il salentino usa coppia in locuzioni del tipo cce bbella coppia! (che bella coppia!) e in riferimenro alle bestie e ai capi d’abbigliamento paru (paio) in locuzioni del tipo ‘nnu paru ti cazzetti (un paio di calze).

Da còpula è nato in latino copulare, che significa genericamente  unire, mentre l’identica voce italiana ha assunto il significato sessuale già visto per copula.

Da copulare, con aggiunta in testa della preposizione ad (che indica direzione p scopo) è nato *adcopulare, da cui l’italiabo accoppiare attraverso la trafila *adcopulare>*adcoplare (sincope)>*accoplare (assimilazione)>accoppiare e nel dialetto salentino ‘ccucchiare attraverso l’analoga trafila *adcopulare>*adcoplare>*accoplare>‘ccucchiare (aferesi).

In aggiunta al significato base di unire ‘ccucchiare mostra una sfera semantica abbastanza estesa essendo usato nei seguenti significati traslati:

1) quello di ragionare in espressioni del tipo quiddhu no ‘ccocchia, cioè non è in grado di mettere insieme due concetti.

2) quello di trovare il tempo per andare da qualcuno o in un luogo in locuzioni del tipo itimu ci ‘ccòcchiu crammatina (vediamo se ce la faccio a venire domani mattina).

3) quello di risparmiare in espressioni del tipo àggiu ‘ccucchiatu centu eru (ho messo insieme cento euro).

4) quello di non avere denaro sufficiente per pagare o per dare il resto in locuzioni del tipo  noccòcchiu (non ce la faccio a pagare o a dare il resto).

Infine segnalo il contrario scucchiare (da ex privativo+copulare)usato:

1) nel significato di separare in locuzioni del tipo sta ssi li minavanu e l’aggiu scucchiati (stavano dandosele di santa ragione e li ho separati) e in forma riflessiva per indicare la fine di un rapporto affettivo o di affari in locuzioni del tipo s’onu scucchiati (si sono separati),

2) nel significato di scegliere in locuzioni del tipo sti ‘nieddhi mi piàcinu tutti ma tocca ‘ndi scòcchiu unu (questi anelli mi piacciono tutti ma mi tocca sceglierne uno).

2 Commenti a Dialetti salentini: còcchia, ‘ccucchiare e scucchiare

  1. DOC.: COCCHIA, ‘CCUCCHIARE E SCUCCHIARE. Una nota sul “Dizionario etimologico dei dialetti italiani” …

    Appena ebbe terminato d’ ascoltare l’ abbondante arringa dell’ illustre avvocato Enrico Cocchia, si racconta che Eduardo Scarpetta, padre di Eduardo, Peppino e Titina De Filippo, chiamato a rispondere in tribunale dell’ accusa d’ aver plagiato Gabriele D’ Annunzio, proruppe in un’ irrituale ma musicalissima apostrofe:

    “Neh, ma che cacchio m’ accocchia stu cacchio de Cocchia?”.

    Accocchia è voce del verbo accocchiare, è napoletano stretto e sta per “accoppiare”, ma anche “mettere insieme con difficoltà, affastellare un discorso di molte parole”. Quelle che, appunto, l’ esimio penalista del foro partenopeo accumulava per sostenere che “Il figlio di Iorio” di Scarpetta era una scopiazzatura de “La figlia di Iorio” scritta dal Vate. Vinse Scarpetta, ma non è questa la cosa più importante: a quasi un secolo di distanza (era il 1904), rotondo e fragrante, quell’ accocchiare lo troviamo fra le migliaia di voci che compongono il “Dizionario etimologico dei dialetti italiani”, familiarmente detto “Dedi”, curato per la Utet da Manlio Cortelazzo e Carla Marcato (pagg. 726, lire 220.000).

    Accocchiare, dunque, o anche accucchiare: parola che arriva nel napoletano dal latino adcopulare, seguendo una regola di trasformazione fonetica che ha molte altre applicazioni e che dà dignità strutturale al dialetto di salvatore Di Giacomo e Totò, insieme ad una serie di norme grammaticali e sintattiche che formano quel complesso di precetti propri di una lingua.

    Il Dizionario Utet è il primo grande repertorio lessicale dei dialetti italiani, che ha la pretesa di riunirne il più possibile, confrontandoli fra loro, scoprendo analogie, ricostruendo genealogie e prestiti, ricorrendo ad attestazioni letterarie, a tradizioni orali e a centinaia di glossari di singoli idiomi (un’ edizione ridotta è uscita nel 1992 con una scelta molto circoscritta di voci). E’ un gigantesco scrigno in cui è custodita una memoria che tanti italiani – quelli in particolare delle generazioni recenti – forse non sapevano più di possedere, ma che invece riemerge nella forma di un passato linguistico che si infila nelle maglie dell’ idioma che in maniera sufficientemente uniforme si parla da Bressanone a Lampedusa […]

    L’ uso della lingua italiana conquista posizioni che appena alcuni decenni fa erano impensabili, ma dal baule dei dialetti fuoriesce una grande quantità di modi, di morfologie e di costrutti, una competenza linguistica che sta lì come un deposito di cui si può disporre anche solo come consapevolezza propria, per non arrendersi all’ ineluttabile dominio degli idiomi di plastica (Cfr. Francesco Erbani, “Tutte le lingue degli italiani”: https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1998/07/14/tutte-le-lingue-degli-italiani.html).

    Federico La Sala

  2. A Novoli si diceva.
    Cocchia- Cummare ieni ca te tau na cocchia te oe. Aggiungo – Diu li face e poi li Ncocchia

    Cucchiare- Le tabaccare cocchiane lu tabaccu

    Scucchiare- Le fimmine allu rispicu se scucchiane le meiu spiche te ranu

    un saluto da Torino

    Ersilio Teifreto http://www.torinovli.it

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