Spongano. Un presepe di anime e terre

Presepe di anime e terre. Un presepe vivo e attuale che parla, in silenzio, di anime all’anima

di Giuseppe Corvaglia

 

Il Presepe di Anime e Terre, inaugurato giovedì 20 dicembre e che potrà essere visitato fino al 13 gennaio 2019, è una mostra del fotografo Francesco Congedo, ospitata nella meravigliosa cornice dell’Ipogeo Bacile che mostra sempre più la sua duttilità e la sua capacità di accogliere arte in tutte le sue forme.

Le foto di Congedo ci mostrano un mondo di anime raccolte in questa cavità che, come grembo della madre terra, le accoglie come vita.

L’evento si giova delle atmosfere sonore di Giovanni Corvaglia, musicista elettronico, curatore pure dell’allestimento e della direzione artistica, che ci accompagnano come una sorta di tappeto volante, di cuscinetto che ci sospende in un mondo nuovo, sconosciuto, eppure assolutamente familiare, noto.

Il risultato è un presepe ideale che parla dello stupore che genera una nascita, che è vita, e di un mondo che è vita esso stesso. E la vita genera sempre stupore.

Il Presepe, che nasce come rievocazione della Natività e della Maternità, ci mostra un neonato e la sua Mamma, ma ci mostra anche tanti sprazzi di vita che comprendono attività quotidiane, emozioni significanti, rapporti e dinamiche sottese.

Nella Bethlem del Presepe si incontrano le figure più disparate, dagli abitanti ai mercanti e poi ancora pastori, Ebrei che arrivano per essere censiti, curiosi che vogliono vedere il Salvatore del mondo, come i Magi. E le foto di Congedo ci restituiscono con pregevole semplicità le più variegate ed eterogenee realtà del mondo di allora riunite attorno a quella stalla che ospita il neonato Redentore, con immagini di uomini e donne contemporanei a noi.

L’artista ci mostra una umanità con molteplici interpreti, diversi per etnia, classe sociale, costumi, pure bisognosa di salvezza, che non vuole dire ricchezza o consumismo, ma la ricchezza che serve davvero anche a noi: la pace, quella pace in terra agli uomini di buona volontà annunciata dall’angelo ai pastori.

Il centro della mostra ci presenta una madre bambina con il suo piccolo e due angeli, proprio come ce la descrive il Vangelo apocrifo quando arrivano i Re Magi a Bethlem. («… Nel vedere la stella, i magi si rallegrarono di grande gioia , ed entrati nella casa trovarono il bambino che sedeva in grembo alla madre… – Vangelo dello pseudo Matteo , Cap XVI, par. 1 e 2, “I vangeli apocrifi”, a cura di M.Craveri, Einaudi 1969).

Il presepe del mondo di Congedo è fatto di commercianti che propongono la loro mercanzia con un gesto o uno sguardo, da pastori seduti in cerchio attorno al fuoco, da comari affaccendate nelle loro incombenze quotidiane o colte in un attimo di sano ozio, da piccoli che resistono nel tipico stupore dei bambini pur avendo conosciuto anche i lati più truci e oscuri della vita.

Le immagini ci invitano ad un viaggio ideale tra l’Africa e l’Asia, ma al tempo stesso ci fanno scoprire un viaggio reale, quasi palpabile, che ci mostra una umanità vera e varia che può arricchirci se la sappiamo accogliere guardandola negli occhi e riconoscendo in quegli occhi l’anima, quella scintilla di divino che ci accomuna tutti. Farci prendere dalla paura dell’altro e chiuderci all’accoglienza, ci priva di quella ricchezza.

Il viaggio evocato dalle immagini ci arricchisce e ogni personaggio incontrato diventa parte di un mondo e cattura lo spettatore che, entrato quasi in comunione empatica col soggetto raffigurato, trova difficile staccarsi da quegli sguardi, da quei gesti, da quelle pose.

Queste fotografie, davvero evocative, sono un suggestivo presepe delle anime che, con le pregevoli musiche e l’ambiente che le accoglie, ci porta a meditare sul mistero della vita.

Di questi volti impressionano gli sguardi che il reporter ha saputo cogliere nella loro essenza, capaci di coinvolgerci, accusarci, accoglierci, respingerci, rapirci … Il percorso della mostra così delineato diventa un momento di conoscenza del mondo e dell’uomo, ma diventa anche un’ occasione per conoscere sé stessi.

Particolarmente interessanti sono le sculture luminose di Gabriele Pici che, con le loro forme ispirate alla natura e le loro lucine tremolanti, ci trasportano nella placida atmosfera tipica della notte di Natale e del presepe.

Una esperienza da gustare, da assaporare in ogni sua immagine visitandola, magari, anche più volte.

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