Gli altari dell’Addolorata e della Natività nella matrice di Parabita.Storia di due tele andate perdute

di Giuseppe Fai

La chiesa Madre di Parabita è ricca di storia e di numerose opere d’arte, ma non tutte sono pervenute a noi oggi, a causa dei continui rimaneggiamenti che si sono succeduti nei secoli scorsi, oppure a causa di fenomeni di dispersione.

Il caso più eclatante è, senza dubbio, legato alla grande pala d’altare, realizzata da Teresa Palomba e custodita, fino al XIX secolo, nella cappella della Madonna Addolorata, raffigurante la titolare dell’altare.

Ripercorriamo, dunque, in breve, la storia di quest’altare e dell’opera un tempo lì custodita, su cui molto si è discusso e scritto.

foto 1 (ph Salvatore Leopizzi)

 

L’altare della Madonna Addolorata (Foto 1) fu eretto, insieme all’omonima cappella, nel 1745, dopo l’abbattimento dell’antico altare della Madonna del Monte Carmelo[1], su commissione di don Paolo Ferrari, le cui spoglie sono ancora oggi lì custodite.

Dopo la morte della duchessa di Parabita Lucia La Greca, tutto il patrimonio della famiglia Ferrari passò alla figlia della duchessa, Maria Antonia, ultima erede dei Ferrari, la quale, a sua volta, donò il feudo di Parabita al notaio Raffaele Elia di Ceglie Messapica[2]: il patronato dell’altare dell’Addolorata, dunque, passò alla famiglia Elia.

Quando poi Tommaso Ravenna (1866 – 1947)[3] sposò Anna Elia, sorella ed erede di Raffaele Elia Junior[4], il giuspatronato dell’altare dell’Addolorata venne unificato con quello della Natività, già dei Ravenna. Questo spiegherebbe perché l’arciprete Fagiani, nel 1942, in un questionario informativo per la diocesi, avrebbe scritto che a detenere il giuspatronato di questo altare era la famiglia Ravenna – Elia[5].

Il primo a parlare della tela commissionata da don Paolo Ferrari e del nome della sua autrice è Cosimo De Giorgi, il quale, nei suoi Bozzetti di viaggio, scrive che la tela custodita presso l’altare della Madonna Addolorata è opera di Teresa Palomba, datata 1746, “di mediocre fattura”[6].

Per quanto riguarda Teresa Palomba è interessante il recente studio condotto da Ugo Di  Furia nel terzo numero de  Il delfino e la mezzaluna, il quale mette in discussione sia la sua origine parabitana sia la paternità della tela dell’Addolorata, custodita nella casa canonica della matrice.

Di Furia ritiene infatti, che l’origine parabitana della Palomba sia dovuta a un’errata interpretazione dello studioso salentino Pietro Marti[7], considerando anche che Giuseppe Serino, nelle sue Memorie[8], non cita nessuna pittrice Teresa Palomba tra i personaggi illustri di Parabita.

Riguardo invece l’opera custodita nella casa canonica, che molte personalità locali hanno attribuito alla Palomba, secondo Di Furia potrebbe essere un’opera di Aniello Letizia[9].

A supporto di questa ipotesi bisogna considerare il fatto che le pale d’altare, rimosse nel corso del Novecento nella chiesa matrice, dalle loro originarie collocazioni, non hanno subito alcuna alterazione, diversamente da quello che, secondo alcuni, sarebbe accaduto a questa.

Sta di fatto che ad oggi, l’opera che è possibile ammirare presso l’altare dell’Addolorata non è più quella della Palomba ed è firmata G. Giorgino – Lecce, probabilmente risalente alla prima metà del Novecento (Foto 2).

foto 2 (ph Salvatore Leopizzi)

 

Che fine avrà fatto un’opera così importante?

Un’ipotesi di ricerca potrebbe essere ricavata dal confronto con un’altra opera scomparsa dalla nostra chiesa e che, a mio avviso, potrebbe essere ancora presente a Parabita, legata all’attuale altare della Sacra Famiglia, un tempo dedicato alla Natività di Gesù.

Un altare denominato della “Natività di Nostro Signore Gesù Cristo” compare, già a partire dal 1659, nella visita pastorale del vescovo di Nardò Girolamo De Choris[10], dove si specifica che l’altare fu commissionato da don Ottavio Castriota, sebbene l’arciprete Vincenzo Maria Ferrari, nel 1792[11], ne indichi erroneamente l’erezione nel 1661.

Per avere nuove notizie riguardo l’altare bisognerà attendere il 1827, quando, nelle notizie richieste dal vescovo Salvatore Lettieri per la Visita pastorale[12], si legge che l’altare della Natività si mantiene grazie a don Bartolo Ravenna (1761 – 1837)[13], il famoso storico gallipolino, il quale aveva acquistato i beni della famiglia che, fino a quel momento, aveva provveduto al mantenimento, cioè quella dei Castriota.

Un’altra notizia viene fornita da Giuseppe Serino, il quale scrive che a seguito dei lavori di ampliamento del corpo di fabbrica della chiesa, conclusisi nel 1853, Giovanni Ravenna (1812 – 1870)[14] aveva predisposto l’edificazione di un nuovo altare, dedicato anch’esso alla Natività di Gesù[15](Foto 3).

foto 3 (ph Salvatore Leopizzi)

 

Il 18 gennaio 1922 l’arciprete di Parabita chiede alla Sacra Penitenzieria Apostolica il privilegio per i defunti per l’altare di Gesù Bambino[16]: c’è da supporre, dunque, che intorno a questa data il titolo dell’altare cambi, mutando da Natività di Gesù a Gesù bambino, probabilmente a seguito del cambio della tela. Il soggetto ritratto è infatti  Gesù Bambino tra Maria e Giuseppe ed il dipinto è firmato da Luigi Scorrano (Foto 4).

foto 4 (ph Salvatore Leopizzi)

 

Il 15 febbraio 1929 lo stesso privilegio viene prorogato per altri sette anni e nella parte posteriore del foglio di richiesta della proroga viene annotato che essa è riferita all’altare della famiglia Ravenna[17].

Nel già citato questionario, compilato nel 1942 dall’arciprete Fagiani, inoltre, si può leggere che, in quell’anno, la famiglia Ravenna – Elia deteneva il giuspatronato non solo sull’altare dell’Addolorata, ma anche su quello della Natività[18].

Della tela originariamente posta sull’altare, raffigurante la Natività, come di quella della Palomba, si sono perse le tracce.

Tuttavia, un’ipotesi di ricerca, che vorrei qui esporre, riguarda una tela, collocata nella cappella di un palazzo, a Parabita, appartenente alla famiglia Ravenna, che potrebbe corrispondere alla perduta tela della Natività.

A farmi avanzare quest’ipotesi, sono essenzialmente tre elementi: la famiglia che custodisce questa tela è la diretta discendente della stessa famiglia Ravenna che, già nell’Ottocento, aveva ottenuto il giuspatronato dell’altare dalla famiglia Castriota; la forma della tela sembra combaciare con la cornice dell’attuale pala d’altare della Sacra Famiglia; la data riportata sulla tela, 1853, coincide con la data di edificazione del nuovo altare, voluto da Giovanni Ravenna, durante i lavori di ampliamento della chiesa parrocchiale.

Questa tela, inoltre, nell’angolo in basso a sinistra, reca la firma del pittore, un tale Andrea Stefanelli, forse un artista locale, e rappresenta la nascita di Gesù, con tre angeli e altre tre figure, un suonatore di flauto, una donna anziana e una giovane donna (Foto 5).

foto 5. Per gentile concessione della famiglia Ravenna di Parabita (ph Salvatore Leopizzi)

 

Qualora questa ipotesi fosse confermata comporterebbe che agli inizi del Novecento la tela della Natività sia stata sostituita con quella della Sacra Famiglia dello Scorrano, diventando di proprietà della famiglia che deteneva il giuspatronato dell’altare in questione.

Considerando la testimonianza dell’arciprete Fagiani, la commissione delle due nuove tele, del Giorgino e dello Scorrano, potrebbe essere della stessa famiglia Ravenna – Elia, che nel 1942 provvedeva ancora al mantenimento dell’altare.

Pertanto bisognerebbe chiedersi se anche la tela della Palomba, sostituita con quella del Giorgino, abbia subito la stessa sorte della Natività dello Stefanelli.

Naturalmente ci troviamo di fronte ad un’ipotesi di ricerca, poiché al momento nessuna fonte che ho avuto modo di consultare fa riferimento esplicito a questo avvicendamento di tele avvenuto nel ‘900 nella matrice di Parabita.

 

Note

[1] Stato delle Chiese e luoghi Pii della Terra di Parabita descritto dal Rev. Sign. Arcip.te D. Vincenzo M.a Ferrari della stessa Terra in esecuzione delli ordini e a tenore delle istruzzioni date in Santa Visita a IX.obre 1792 da Monsig.re Illmo D. Carmine Fimiani Vescovo di Nardò, Archivio Storico, Parrocchia San Giovanni Battista, Parabita, 1792.

[2] A. De Bernart (a cura di), Paesi e figure del vecchio Salento, Barra, Congedo Editore, 1980, Volume I, pp. 66-67.

[3] O. Seclì, Parabita. Origini storia genealogie di novantanove cognomi, Parabita, Tipolitografia Martignano, 1992, p. 173.

[4] A. De Bernart, op. cit., p. 67.

[5] Questionario per la parrocchia in generale, Archivio Storico, Parrocchia San Giovanni Battista, Parabita, 1942.

[6] C. De Giorgi, La provincia di Lecce. Bozzetti di viaggio, Galatina, Congedo Editore, 1975, p. 242.

[7] U. Di Furia, Opere inedite in terra salentina di Antonia e Teresa Palomba, sorelle pittrici, in “Il delfino e la mezzaluna. Studi della Fondazione Terra d’Otranto”, a. III n°3, , p. 108.

[8] G. Serino, Memorie sulla Terra di Parabita e sue antichità, 1855, in A. D’Antico (a cura di), Parabita. Memorie e sue antichità di Giuseppe Serino, Alezio, Tipografia Corsano, 1998.

[9] U. Di Furia, Opere inedite in terra salentina di Antonia e Teresa Palomba, sorelle pittrici, op. cit., pp. 108-109.

[10] Visita Pastorale di Geronimo De Coris, Archivio Storico Diocesano “Mons. Domenico Caliandro”, Nardò, 1659.

[11] Stato delle Chiese e luoghi Pii della Terra di Parabita descritto dal Rev. Sign. Arcip.te D. Vincenzo M.a Ferrari della stessa Terra in esecuzione delli ordini e a tenore delle istruzzioni date in Santa Visita a IX.obre 1792 da Monsig.re Illmo D. Carmine Fimiani Vescovo di Nardò, cit.

[12] Notizie volute da Monsignor Vescovo D. Salvatore Lettieri per la Santa Visita. Parabita, Archivio Storico Diocesano “Mons. Domenico Caliandro”, Nardò, 1827.

[13] O. Seclì, op. cit., p. 173.

[14] Ibidem.

[15] G. Serino, op. cit., p. 28.

[16] Privilegi e altari, Archivio Storico, Parrocchia San Giovanni Battista, Parabita, 1922.

[17] Privilegi e altari, Archivio Storico, Parrocchia San Giovanni Battista, Parabita, 1929.

[18] Questionario per la parrocchia in generale, cit.

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