L’arte del costruire nel Salento. Gli arnesi del mestiere

di Mario Colomba

Gli arnesi del mestiere (li fierri)

La descrizione delle modalità in cui si sono svolti quei lavori che hanno portato alle realizzazioni che noi oggi ammiriamo non può prescindere dalla conoscenza degli strumenti, delle attrezzature, degli utensili e, in una parola, del cantiere come si presentava, a mia memoria, dagli anni 50 in poi e che praticamente riproduceva le condizioni che si andavano ripetendo da qualche millennio con le stesse modalità.

Per questo è opportuno descrivere preliminarmente non solo l’atmosfera, l’organizzazione produttiva da cui scaturiva il prodotto finale, ma anche gli strumenti e le attrezzature che venivano impiegati nelle varie categorie di lavorazioni che si svolgevano in un cantiere edile:

 

  • per l’estrazione dei conci di tufo veniva adoperato:-   per i lavori di scavo venivano usati:   –   per il confezionamento della malta occorrevano:
  •    Il setaccio (farnaro o sitella o rezza a secondo della dimensione dei fori);
  •    il piccone (lu zappone) e la pala;
  •    il piccone (lu zueccu);

la calderina (recipiente metallico tronco conico della capacità di circa 11l. provvisto di due maniglie contrapposte fissate sul bordo superiore).

la pala, molto simile alla vanga;

Il ruezzulu (sorta di zappa con manico lungo   inclinato, di legno)

–   per lo squadratore occorreva:

una mannaia (mmannara di peso e dimensioni variabili; per la pietra leccese si usava quella più pesante) costituita da un’ascia a doppio taglio (uno più grande “occa” ed uno più piccolo “pinnulu”) con manico in legno leggermente ricurvo;

uno squadro metallico i cui lati misuravano circa 70 e 35 cm;

un metro a stecche ripiegabili;

una taglia (sorta di staggia in legno – tagghia)

–   gli attrezzi del muratore erano:

la cazzuola, (cucchiara –cucchiarottu)

il martello,

il filo a piombo, (costituito da piombo e mazzola)

la corda (firazzulu)

la livella (ma anche l’archipendolo; senza dimenticare che nelle località rivierasche si usava traguardare il piano orizzontale dei cornicioni col livello del mare, quando era calmo, all’orizzonte)

un metro a stecche ripiegabili.

una mannaia (mmannara).

 

Tratto dal volume :

Un commento a L’arte del costruire nel Salento. Gli arnesi del mestiere

  1. Successivamente, verso la fine degli anni cinquanta ,vennero utilizzate le attrezzature a scoppio, tipo l’uso della squadra -tufi, la betoniera e l’utilizzo della molazza per gli intonacatori .
    Che dire delle gettate ai solai fatte a mano dalla mattina alla sera con il fatidico capo-canale.
    Periodo di storia vissuta nel nostro Salento!

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