Dizionarietto etimologico salentino sulle malattie e stati parafisiologici della pelle, con alcune indicazioni terapeutiche presso il popolo di Nardò (3/3: OCCA ARDUTA-UECCHIU TI PESCE)

di Marcello Gaballo e Armando Polito

OCCA ARDÚTA Stomatite. Occa è dal latino bucca(m)=guancia, poi bocca, con aferesi di b– e passaggio –u->-o-; ardùta è participio passato di ardìre=ardere, dal latino ardère; la voce dialettale, a parte il passaggio –ì->-è- si è mantenuta più fedele, per quanto riguarda l’accento, alla voce originaria latina più dell’italiano àrdere. Vedi anche mpoddhe an bocca.

OLA Nevo congenito, voglia. La variante del Leccese (Aradeo e Cutrofiano) cula consente agevolmente di individuare l’etimo nel latino gula(m)=gola e le varianti vola del Brindisino (Brindisi, Mesagne, Ceglie Messapico, Oria, Ostuni) e vula del Leccese (Alessano, Lucugnano, Martano, Patù, Ruffano, Tiggiano e Tricase) attestano la forma intermedia da cui, per aferesi di v– è nata ola. Vale la pena ricordare che secondo la credenza popolare, la ola (di vino, di caffé, etc. etc.) era la conseguenza della relativa voglia, rimasta insoddisfatta, della gestante. Anche se la scienza ufficiale ha sempre riso di questa circostanza, il fenomeno non è inquadrabile in quella sfera indistinta dei rapporti tra soma e psiche che è alla base delle cosiddette malattie psicosomatiche? Se è così, c’è da aspettarsi una drastica diminuzione del verificarsi del fenomeno, così come è avvenuto, ormai da tempo fino alla totale scomparsa, delle tarantolate?

Naevus cerasus (voglia di ciliegia) e Naevus araneus (voglia di ragno). Da William James Erasmus Wilson, Portraits of diseases of the skin, op. cit. Due esempi, di nevi dovuti, secondo la ricordata credenza popolare il primo ad una voglia alimentare, il secondo alla puntura di un ragno.

 

PANERÍZZU Panereccio o patereccio. Dal basso latino panarìtiu(m), a sua volta dal classico paronýchia (o paronýchia)  greco paronuchìa composto da parà=presso e onux=unghia. Il passaggio dell’originaria –r– greca ad –n– nella voce del basso latino potrebbe essere l’indizio di un incrocio antichissimo con pane, la cui conferma potrebbe essere ravvisata nella terapia che prevedeva, oltre agli empiastri di foglie di malva fresche o secche tenuti in loco per almeno un’ora, anche l’applicazione di pane bagnato.

PANNA Cloasma gravidico. La voce corrisponde all’italiano panna nel significato traslato di pellicola, da panno, perché copre il latte come un panno, che, a sua volta è dal latino pannu(m).

PELLE SCARDE SCARDE Psoriasi. Scarda nel dialetto neretino indica la squama del pesce ed è dal germanico skarda=spaccatura. Per la geminazione nella locuzione del plurale di scarda vedi mpoddhe mpoddhe.

Da Robert Willan e Thomas Bateman, Delineations of cutaneous diseases, op. cit.

 

PIÁCA ‘MBIRMINÓSA Piaga infetta. ‘Mbirminòsa corrisponde all’italiano verminòsa [dal latino verminòsu(m)=corrotto, dal latino tardo vèrmine(m), dal classico vermis] con aggiunta in testa della preposizione in (che ha poi subito l’aferesi di i-) e passaggio v>b, il che ha comportato pure  il passaggio n>m.  

PITÍTA Pipita. Più fedele della voce italiana nell’etimo, che è il latino pituìta(m).  

PITUCCHI Pediculosi del capo. Il plurale del parassita per indicare per sineddoche (parte per il tutto)  l’inconveniente; come l’italiano pidocchio, dal latino tardo pedùculum, diminutivo del classico pedis=pidocchio.

PRUTICÉDDHU Gelone; la voce è una forma diminutiva da prutìre, corrrispondente all’italiano prùdere, da un latino *prùdere, dal classico prurìre. Da notare come la voce neretina appare come un incrocio del classico prurìre, del quale ha conservato l’accento, e di* prùdere, del quale ha assunto la dentale –d– (passata poi a –t-) al posto della –r– presente nella voce classica.  Terapia: immersione della parte interessata nell’ acqua di risulta dei rrupìni (lupini) e della rrupinèlla (lupinella) o in quella di mare; qualcuno rimediava pure bagnando con la propria urina o applicandovi le foglie bollite della sòrula (sorbo) o della lazzalòra (lazzeruolo) oppure strofinandovi le foglie del chiàpparu (cappero) raccolte con la mano sinistra (!).

PRUTÍTU Prurito. Participio passato sostantivato di prutìre, per il quale vedi pruticèddhu.

PUÉRRU Verruca. Come l’italiano porro, dal latino porru(m) di origine preindoeuropea, che, però, indicava solo l’ortaggio. Terapia: si era soliti ungere la verruca col latte ti fica (lattice di fico) ricavato dal frutto non maturo o dalle foglie o  applicarvici una buccia di pomodoro, che si teneva in loco per due o tre giorni con apposita fasciatura; chi aveva più stomaco vi strofinava una cozza nuta (Tandonia Sowerby, Férussac, 1823),  specie di lumaca senza guscio.

Da Max Leidesdorf, Lehrbuch der psychischen Kraukheiten, F. Enke, Erlangen, 1865

 

PUNGITÓRA Puntura di ape o di vespa. Stesso etimo dell’obsoleta voce italiana pungitura, che è da pungere, a sua volta dal latino pùngere. Terapia: prima di tutto estrazione del pungiglione, poi strofinamento della parte con uno spicchio d’aglio o applicazione di  un impasto formato da terra rossa e saliva.

RRANFATÚRA Graffio da unghia. Da rranfàre, a sua volta da ranfa=grinfia, che trova il corrispondente italiano nella voce di basso uso ranfia (zampa artigliata di un animale), dal longobardo *rampf.

(R)RAPPULISCIAMIÉNTU Atrofia cutanea senile. Da rappulisciàre, forma verbale incoativa con infisso –isc– da ràppulu=ruga, diminutivo dell’osoleto italiano rappa=ruga, grinza, a sua volta  dal gotico *rappa=rogna.

RASCIÚLU Orzaiolo. La voce italiana è dal latino tardo hordèolu(m), diminutivo del classico hòrdeum=orzo, per la forma simile a un chicco d’orzo, forse con influsso del tardo varìola=vaiuolo; la voce neretina ha seguito la seguente trafila: hordèolu(m)>*horadèolu(m) (epentesi di –a-)>*radèolu(m) (aferesi di ho-) *radìolu(m) (passaggio –e->-i-)>*radjòlu(m)(passaggio –i->j– e diastole)>*rasciòl(um) (passaggio –dj->-sci-)>rasciùlu (passaggio –o>-u-).

RIU Escoriazione in cui il sangue, coagulandosi, ha già formato la crosta. Per il Rohlfs corrisponde all’italiano letterario rio=malvagio, sfavorevole e ha, naturalmente la stessa etimologia: dal latino reu(m)=colpevole. Appare più probabile, tuttavia, che derivi dal latino rivu(m)=ruscello (dal verbo greco reo=scorrere), pur con riferimento alla fase della fuoruscita del sangue.

ROSSA Rosolia. L’uso di un aggettivo in forma sostantivata legato al sintomo più appariscente della malattia conferisce alla voce quel carattere allusivo che in italiano, per esempio, c’é in la bionda=la birra e in le bionde=le sigarette.

Da Robert Willan e Thomas Bateman, Delineations of cutaneous diseases, op. cit.
Da Robert Willan e Thomas Bateman, Delineations of cutaneous diseases, op. cit.

 

Orticaria, scabbia, scarlattina, rosolia; da Friedrich Eduard Bilz, La nouvelle médication naturelle, Bilz, Parigi, 1898

 

(R)RUSSICAMIÉNTU Eritema da calore. Da rrussicàre, forma verbale frequentativa, con infisso –ic-,  da russu=rosso, dal latino russu(m). Vedi anche mpiccicacchiamièntu.

RUGNA Scabbia umana. Come il corrispondente italiano rogna, da un latino  *rònea(m), variante di arànea= ragnatela. Era difusa la convinzione che la malattia potesse essere causata per aver mangiato troppi rrupìni (lupini). Terapia: unguento di olio d’oliva e trattamento con lo zolfo abitualmente usato per irrorare la vigna.

Da Thomas Bateman, Delineations of cutaneous diseases, Longman, Hurst, Rees, Orme and Brown, Londra, 1817

 

SCANDÍA Rossore che appare all’improvviso in volto; la voce è da s– (dal latino ex=fuori) e dal verbo candère=essere infuocato.

SCRASCIATÚRA Graffio. Da scràscia=rovo, secondo il Rohlfs  ”da una base preromanica *scaràgia o *scràja”. In realtà va detto che scaragia comparirebbe in un testo latino (traduzione di un originale etrusco)  che Curzio Inghirami dice di avere rinvenuto a Scornello presso Volterra il 9 ottobre 1635 (Etruscarum antiquitatum fragmenta, Francoforte, 1637, pag. 177): Publicam pecuniam, aut sacram si quis abstulerit scaragia morte damnabitur  [Se qualcuno avrà sottratto denaro pubblico o sacro sia condannato a morte col rovo (?)]. Il punto interrogativo posto accanto a rovo in  traduzione era doveroso e perchè non siamo a conoscenza di simile supplizio nel mondo etrusco e perché il testo di cui ci dà notizia l’Inghirami è andato perduto, il che rende impossibile anche datarlo. Nella migliore delle ipotesi potrebbe il traduttore dall’etrusco aver operato una semplice trascrizione in caratteri latini (anche perché si tratta di una locuzione tecnica) e perciò scaragia potrebbe essere di origine etrusca. Poi, come se non bastasse, non è da negare assolutamente, vista la congruenza semantica e fonetica, un rapporto con l’albanese škjer o škjir=strappare (G. Rohlfs, Nuovi scavi linguistici in Magna Grecia, Palermo, 1972, pag. 139. Per finire, la nostra voce è apparsa, pur nella variante del caso, in altro distretto territoriale: scraja=scheggia (Giuseppe Cremonese, Vocabolario del dialetto agnonese, Bastone, Agnone, 1893, pag. 109; Agnona è una frazione di Carro, comune in provincia di La Spezia). Per il graffio procurato da un’unghia vedi rranfatùra. 

SCUCCULÁTU Affetto da alopecia. Da s– (dal latino ex) estrattiva e còccalu=cranio, dal greco kòkkalos=pinolo, diminutivo di kokkos=chicco, dal quale è il latino coccu(m)=nocciolo del frutto.

 

Ferdinand von Hebra, Atlas der Hautkrankheiten, Imprimerie impériale, 1858-1866, Vienna, 1858-1866

 

SENGA AN FACCE Cicatrice del volto. Senga è deverbale da signàre (dal latino signàre, da signum=segno), con metatesi –gn->-ng– forse per influsso del francese seing=scrittura.

SÉRCHIE Ragadi del seno. Secondo il Rohlfs sèrchia è dal latino saetula(m)=setola; secondo il Garrisi “forse da un incrocio tra i latini saetula e siliqua”. Considerando che silìqua è il baccello dei legumi non si capisce cosa c’entrino quest’ultimo e il precedente saetula. Si propone, perciò, la derivazione deverbale dal latino sarculàre=sarchiare (le ragadi possono essere ben considerate come una sarchiatura del capezzolo). Le sèrchie erano quasi sempre una controindicazione all’ allattamento per il vivo dolore che suscitavano nella donna con la suzione. Si cercava di farle cicatrizzare con il solito olio di oliva o con appositi medicinali. Qualcuno era solito trattare la parte con acqua in cui erano stati bolliti dei semi di mela cotogna.

(S)SANGULITTAMIÉNTU Esito di ferite multiple da taglio. Da ssangulittàre, da *sangulentàre, a sua volta dal latino medioevale sangulèntus, variante di sanguinolèntus; trafila: *sangulentàre>*sangulettàre (assimilazione –nt->-tt-)>*sangulittàre (passaggio –e->-i-)>ssangulittàre (raddoppiamento espressivo di s-).

Terapia: strofinamento sulla ferita della corteccia rossa del tralcio di vite o del baccello della fava verde, il succo di uva (meglio se acerba),  un pizzico di cenere, il velo della cipolla, la linfa del ficodindia, lu llippu1 ti lu lampasciòne (la vischiosità del muscari comosum) o la polpa fresca della pastanàca (carota); piu’ frequente era l’uso di porre la buccia del pomodoro o qualche goccia di aceto o, addirittura, la lingatera (ragnatela), di cui erano ben note le qualita’ emostatiche, mentre gli anziani esperti ricorrevano al seme pulvurulento della irsìcula2, un fungo bianco rotondeggiante, che si dice avesse la capacità di bloccare l’ emorragia e di far guarire piu’ in fretta la ferita;  altra pianta adoperata per bloccare le emorragie era l’erva ti tàgghiu (vulneraria).

SPINNATU Affetto da calvizie. Corrisponde all’italiano spennato, da spennàre, a sua volta da s– estrattiva (dal latino ex=lontano da) e penna [dal latino pinna(m)]. Terapia (particolarmente usata per la caduta stagionale dei capelli): strofinamento sul cuoio capelluto di alcune foglie di ortica cantarìnula (ortica) appena raccolta o lu ‘mpiastru (l’empiastro) ottenuto facendo bollire per dieci minuti foglie e steli della pianta; Si poteva anche usare l’ infuso di bucce di marange (arance amare), ottenuto facendole bollire con la lisciva, con cui si risciacquavano poi i capelli.

STAMPE STAMPE Pitiriasi. Da stampa con la stessa etimologia della voce italiana (da stampàre, a sua volta dal franco *stampon=pestare). Sulla geminazione della voce di base vedi mpoddhe mpoddhe.

Da Thomas Bateman, Delineations … op. cit.

 

TIGNA Tigna. Come si vede, è l’unica voce che coincide con la forma italiana, anche perchè la fonetica d’origine [latino tìnea(m)=tarlo] non lasciava scampo.

UÉCCHIU TI PESCE Tipo di callo caratterizzato da un’ipercheratosi centrale e una zona circostante di eritema che trae il nome dalla somiglianza con l’occhio del pesce. Terapia: uno spicchio d’aglio pestato e tenuto fermo sul callo con un cerotto per due o tre giorni; qualcuno, prima di applicarlo, lo metteva a bagno nell’ olio di oliva caldo.

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1 Dal latino lippu(m)=cisposità, connesso con il greco λίπος (lipos)=grasso; lampascione è dal latino medioevale lampagione(m), attestato anche nella variante lampadione(m).

2 Stesso etimo di issica (vedi), di cui è diminutivo; il fungo ha l’aspetto di un piccolo otre; trafila per irsìcula, partendo dal latino : vesica>vesìcula (diminutivo del precedente)>*vessìcula>*essìcula>ersìcula (dissimilazione)>irsìcula.

 

Per la prima parte: http://www.fondazioneterradotranto.it/2018/11/04/dizionarietto-etimologico-salentino-sulle-malattie-e-stati-parafisiologici-della-pelle-con-alcune-indicazioni-terapeutiche-presso-il-popolo-di-nardo-1-3-bruscatura-fuecu-ti-santantoni/

 

Per la seconda parte: http://www.fondazioneterradotranto.it/2018/11/09/dizionarietto-etimologico-salentino-sulle-malattie-e-stati-parafisiologici-della-pelle-con-alcune-indicazioni-terapeutiche-presso-il-popolo-di-nardo-2-3-gnuricamientu-nfucamientu-tii-facce/

 

 

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