Vincenzo Corrado di Oria: chapeau allo chef!

di Armando Polito

Fosse vissuto oggi, avrebbe certamente monopolizzato l’attenzione dei mass-media ed in televisione vedremmo a tutte le ore lui e solo lui, e non solo in programmi di interesse culinario. Per l’occasione ci sorbiremmo certamente con maggiore piacere l’obbligata presentazione dell’immancabile libro appena uscito e, nonostante la serie imponente di titoli che ci ha lasciato, probabilmente ci annoieremmo di meno …

Invece Vincenzo Corrado nacque ad Oria nel 1736 e fu un uomo di grande cultura: anzitutto letterato e filosofo e poi (oggi sarebbe stato ricordato solo per questo …) gastronomo e tra i maggiori cuochi del suo tempo. Non sappiamo se aiutato dal patrimonio genetico o dalla sua stessa cucina salutare quanto geniale, mori centenario a Napoli nel 1836.1

Questo post ha un taglio esclusivamente bibliografico e per il resto si rinvia al saggio appena citato in nota 1. Si seguirà, come d’obbligo, l’ordine cronologico e non si perderà l’occasione di segnalare qualche dettaglio interessante rinvenuto in questa o quella pubblicazione, non esclusi i ritratti raggruppati all’inizio,  Nonostante l’elevatissima tiratura di ogni sua pubblicazione, molte sono di difficile reperibilità e nelle schede che seguono ho riportato solo quelle per le quali la rete ha consentito un contatto ravvicinato.2

1)

La prima risale al 1773. Ebbe un successo travolgente ed edizioni successive si ebbero nel 1778, nel 1786, nel 1794, nel 1806.

2)

A cinque anni di distanza (1778) uscì la seconda pubblicazione. Di seguito il frontespizio della seconda edizione uscita nel 1789.

Nell’antiporta il ritratto dell’autore.

Anche quest’opera ebbe grande successo, cui non fu estranea la pregevole composizione tipografica, in cui spicca la tavola finale con il disegno dell’autore, di seguito riprodotto.

Delle numerose edizioni successive va citata quella uscita per i tipi di Giordano a Napoli nel 1820, la cui antiporta reca anch’essa il ritratto del nostro.


Uria me genuit; Vincentius est mihi nomen/Corradus; qui sim sat mea scripta docent.

(Oria mi generò, il mio nome è Vincenzo Corrado; chi sia lo mostrano a sufficienza i miei scritti)

Modellato inequivocabilmente sul celebre epitaffio che Virgilio avrebbe dettato per sé in punto di morte (Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope. Cecini pascua, rura duces=Mantova mi generò, il Salento mi rapì, mi tiene ora Napoli. Cantai i pascoli, i campi, i condottieri) il distico elegiaco del Corrado non ha nulla di funebre, con la presenza dominante dei tre presenti (est, sim, docent), a differenza di quello virgiliano dove dominano i perfetti (genuit, rapuere, cecini).

3)

L’antiporta reca il ritratto dell’autore a quarant’anni.

Nel cartiglio si legge F(RA) VINCENZO CORRADO D’ETÀ SUA D’ANNI XL. La didascalia recita: IL CORRADO ORITAN VINCENZO È QUESTO./MECCANICO IMMORTAL, DI PREGI ONUSTO,/GALANTE IL CUOCO, E ‘L CREDENZIER DI GUSTO/OPRE SON SUE. TI BASTA. INTENDI IL RESTO.

A p. 10 un sonetto dedicatogli dal sacerdote Domenico Maria Pinto, canonico della Cattedrale di Oria, sotto lo pseudonimo si pastore d’Arcadia Frosinio Tueboate: Nato al Salento, sù gli ameni Lidi/del Sebeto, i pensieri, e ‘l piè fermai.3/Scorsi l’Italia4; e ovunque allor girai,/molto distinsi, molto intesi e vidi,/Volli dar gusto a’ Grandi; e tra’ fastidi,/la Scienza del mangiar, lor dimostrai./Pittagorico cibo indi additai,/ed or la cura d’Animai più fidi./Pe ‘l Meccanismo pur, spiccai un raggio/del mio Spirto, ed ardir; e scaltro, e destro/compor giocosi Versi, ebbi il Coraggio./Non sò, se ad altro far, spingermi l’Estro./Son vivo ancor. Per me basta un tal saggio./Che più si vuole alfin? Son io Maestro?

4)

5)

Le pp. 94-107 sono dedicate all’economia della Terra d’Otranto. Da p. 98 riporto la scheda relativa a Nardò: Nardò sta situata in deliziosa pianura, e cinta da fruttiferi giardini, d’annosi uliveti, e da odorosi aranceti, che sono le particolari produzioni dell’agricoltura, e della industria agraria, L’arte di tesser coltre da letto è quella che in Nardò porta più utile, giacché per la loro bellezza son ricercate dalla nazion propria, e dall’estere. Non lungi da Nardò trovasi il porto di Cesaria. Nel suo mare si fa pesca particolarissima di grosse carnute triglie, nelle quali v’è pure il sapore, e la solidità.

Lascio al lettore, non necessariamente residente locale ogni considerazione su quanto è cambiato in due secoli …

6)


Nell’antiporta ancora un ritratto.

7)

Il consueto ritratto dell’antiporta.

 

8)

________

1 La parola definitiva sulle date di nascita (1736) e di morte (1836) è stata messa sulla base di inoppugnabili dati archivistici da Luigi Neglia, L’oritano fra Vincenzo Corrado ossia “La scienza del mangiare”, in Studia humanitatis. Scritti in onore di Elio Dimitri a cura di Dino Levante, Barbieri Selvaggi Editori, Manduria, 2010, pp. 237-252.

2 Tale è il caso di Del cibo pitagorico ovvero erbaceo per uso de’ nobili, e de’ letterati, Raimondi, Napoli, 1781; Norma di educazione e governo per bachi da seta, Migliaccio, Napoli, 1789; Poesie giocose per commensali, s. n., Napoli, 1790; Trattato delle patate per uso di cibo e lettera sul giulebbe d’uva, Orsino, Napoli, 1798; Scuola di generale agricoltura, e pastorizia adattata alle varie provincie del Regno di Napoli, Orsino, Napoli, 1804; Raccolta di poesie baccanali per commensali e le varie imbadigioni della mensa, secondo i mesi dell’anno, Stamperia del Corriere, Napoli, 1811; l complimento pel primo dì dell’anno, Stamperia del Giornale delle Due Sicilie, Napoli, 1817; La scienza del ben vivere pe’ figliuoli educandi, Balatresi, Firenze, 1824; I pranzi giornalieri variati, ed imbanditi in 672 vivande secondo i prodotti delle stagioni, Corrado, Napoli, 1832.

3 A Napoli, dove si era trasferito da giovane  e dove nel 1775 era diventato monaco della congregazione dei Celestini.

4 Allude al viaggio che compì in visita ai monasteri al seguito di D. Cherubino Brancone, padre generale dell’Ordine.

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