Wikipedia ed il toponimo Salento. Ovvero all’ombra dei copia ed incolla

di Nazareno Valente

salento

 

A prenderla in maniera scherzosa, verrebbe da dire che disquisire sul Salento comporta la stessa difficoltà di quando si parla del sesso degli angeli.

Quale zona essa effettivamente sia o sia stata, quali città comprenda, quale sia l’origine della sua denominazione geografica, qualsiasi quesito si ponga finisce per scatenare dibattiti senza fine in cui può pure capitare che le opinioni siano in numero maggiore degli interlocutori.

Limitando il campo d’azione, e senza avere la pretesa di risolvere l’irrisolvibile in poche battute, vediamo di riprendere il discorso sui contenuti presenti in Wikipedia esaminando proprio cosa sia lì riportato per il toponimo1 che individua la nostra terra.

L’enciclopedia in linea affronta la questione nella scheda dedicata appunto al Salento2 premettendo in maniera corretta che «il toponimo Salento ha origini incerte».

La disamina considera inizialmente la versione leggendaria che, veniamo a sapere, si basa sul «nome del Re Sale, un mitico re dei Messapi» il cui nipote, Malennio, «avrebbe fondato Sybar (primo nome della località costiera Roca, che significa Città del Sole), nonché Lyppiae (l’attuale Lecce) e Rudiae».

Passa poi alle possibili spiegazioni scientifiche del termine riportando tre diverse ipotesi.

La prima, ricavata da uno studio di Mario Cosmai3, farebbe derivare il coronimo da salum «inteso come “terra circondata dal mare”: i Romani, infatti, indicavano con Sallentini gli abitanti delle paludi acquitrinose che si addensavano intorno al Golfo di Taranto». E, per meglio precisarne il pensiero, si ricopia il brano del saggio in cui si afferma che: «Salento in messapico significa “mare”: ce lo conferma Plinio che dice “Salentinos a salo dicto” (cfr. il greco hals, halòs e il latino salum, mare)».

La seconda si rifà ad un autore greco, Strabone, che, a detta del compilatore della scheda, farebbe provenire il termine «dal nome dei coloni cretesi che qui si stabilirono, chiamati Salenti in quanto originari dalla città di Salenzia».

L’ultima è di un autore latino, Marco Terenzio Varrone, il quale lo desume da «un’alleanza stipulata “in salo”, ovvero in mare, fra i tre gruppi etnici che popolarono il territorio: Cretesi, Illiri e Locresi».

Lasciando da parte la leggenda, perché in quanto tale poco discutibile da un punto di vista storico, esaminiamo le altre teorie presentate.

Innanzitutto va rilevato il piglio forse troppo schematico con cui le informazioni sono state messe insieme, così da dare la sensazione che esse siano state raccolte qua e là alla rinfusa, senza un ben definito criterio di selezione e senza un qualsivoglia approfondimento critico. Soprattutto disorganica appare la trascrizione del pensiero di Cosmai che, così com’è riportato, risulta confuso e, per certi versi, incomprensibile.

In questa ipotesi sono infatti vari i punti che destano perplessità.

Dalle fonti narrative antiche non risulta, ad esempio, che i Romani identificassero i Sallentini con «gli abitanti delle paludi acquitrinose che si addensavano intorno al Golfo di Taranto», per cui l’asserzione non è suffragata da nessuna prova documentale.

Non si capisce poi quale significato l’autore effettivamente assegni al vocabolo sălum, dapprima letto come “terra circondata dal mare” e, in seguito, come “mare”.

La frase, Salentinos a salo dicto, per altro scorretta perché il verbo dovrebbe concordare con Salentinos e non con salo, non è attribuibile a Plinio ma semmai, nella forma corretta (Salentinos a salo dictos), a Verrio4.

Ma ciò che più conta, poiché la voce sălum è comunemente tradotta con alto mare, e che il termine greco, (σάλος, salos), da cui trae origine rinvia al movimento impetuoso tipico del mare aperto, non si comprende quale nesso vi possa essere tra l’affermazione erroneamente attribuita a Plinio e le paludi acquitrinose tarantine, considerato che non vi è legame logico possibile tra l’alto mare (sălum) ed una zona paludosa. Anzi il moto ondoso che il mare aperto implica è del tutto in antitesi con la calma piatta che un acquitrino usualmente presuppone.

In definitiva le argomentazioni di Cosmai, quanto meno nella forma presentata su Wikipedia5, prestano il fianco a più d’una sostanziale critica, perché poco documentate ed, a volte, sconfessate dalle stesse fonti portate a sostegno.

La seconda tesi proposta, basata su una presunta affermazione di Strabone, è una vera e propria invenzione; temo riesumata, dopo anni e anni di giusto oblio, proprio dalla rete. Infatti il geografo pontico non ha mai parlato nella sua opera di questi fantomatici Salenti, originari della ancor più immaginaria città cretese di Salenzia e colonizzatori delle nostre contrade. Strabone si è limitato ad affermare sull’argomento le seguenti testuali parole: dicono che i Salentini siano coloni dei Cretesi («Τοὺς δὲ Σαλεντίνους Κρητῶν ἀποίκους φασίν»6), senza menzionare né i Salenti, né tantomeno Sallenzia.

In effetti, la bufala era già nota nei secoli scorsi tant’è che risulta scoperta, e stigmatizzata anche in malo modo, in uno scritto7 di Girolamo Marciano, un letterato vissuto tra il XVI e XVII secolo. «Un certo scrittore moderno in una sua descrizione del sito della Japigia dice che questi popoli furono detti Salentini da’ Salenti venuti da Salenzia»8, scrive piccato Marciano, per poi concludere «e senza rossore alcuno afferma ciò aver detto Tucidide e Strabone»9.

Ora, dal momento che il manoscritto di Marciano fu stampato solo nel XIX secolo e che in sede di stampa furono fatte aggiunte da Tommaso Albanese, non è dato di sapere chi abbia in effetti bacchettato lo scrittore moderno, se proprio Marciano oppure Albanese. Chiunque sia stato, non s’è preoccupato però di svelarne il nome che rimane, pertanto, a me sconosciuto. Certo è, che se la fake news è stata riesumata e poi riciclata su Wikipedia, qualche traccia dovrebbe pur aver lasciato in internet, anche se i miei tentativi per rintracciarla sono risultati del tutto vani.

Confesso che mi piacerebbe soddisfare questa piccola curiosità, che rivelerebbe pure l’autore dell’aspro rimprovero, per cui mi consento di lanciare un appello ai lettori invitandoli ad adoperare il loro talento di navigatori del web per risalire all’ideatore dei Salenti e della immaginosa notizia che, a distanza di tanto tempo, trova ancora fedeli seguaci.

L’ultima ipotesi — almeno quella — risulta invece confermata dalle fonti.

Nei commenti alle Bucoliche di Virgilio, lo Pseudo-Probo10 riporta infatti un frammento in cui Varrone narra la triplice origine Cretese, Illirica e Locrese dei Salentini e giustifica tale nome con la circostanza che il patto d’amicizia fu stipulato in alto mare («Salentini dicti quod in salo amicitiam fecerint»).

Da sottolineare, però, che così si spiega l’etnico (Salentini) ma non si ricava l’origine del coronimo (Salento), per cui la domanda iniziale rimane in ogni caso inevasa. Potremmo in questa sede cercare di formulare una risposta, tuttavia la questione è alquanto intricata e poco abbordabile in modo schematico. Per questo si ritiene più utile rinviare ad altro articolo, del resto già predisposto ed ormai prossimo alla pubblicazione11, che tratta l’argomento in maniera specifica.

In conclusione, Wikipedia compie in poche righe un bel po’ di sviste, riportando riferimenti in parte fasulli ed in parte errati o imprecisi, senza in aggiunta neppure riuscire a dare risposta al quesito inizialmente posto sull’origine del termine Salento.

Curioso infine il dover constatare che una teoria più è fantasiosa e più trova facile diffusione. Basterebbe infatti lanciare una ricerca con una stringa impostata con il falso passo di Strabone, per scoprire che un consistente numero di siti si è appropriato dell’informazione e, quel che è peggio, la divulga così com’è ritenendola del tutto corretta.

Non ci si sorprenda però troppo: i copia ed incolla passivi possono produrre effetti ancor più straordinari. Come meglio vedremo la prossima volta.

 

Note

1 Nel prosieguo si utilizzerà in alternativa al termine toponimo il vocabolo coronimo che, pur di minore uso, è più appropriato ad indicare il nome di un’area geografica.

2 Consultabile a questo link https://it.wikipedia.org/wiki/Salento#Toponimo (20.11.2017).

3 M. Cosmai, Antichi toponimi di Puglia e Basilicata, Levante, Bari 1991.

4 Verrio Flacco (I secolo a.C. – I secolo d.C.), Sul significato delle parole, fr. apud festo (II secolo d.C. – …), Sul significato delle parole libri XX, in Dacier, vol. II, Londra 1826, pp. 807-808.

5 Non avendo trovato il testo di Cosmai né in commercio, né nelle biblioteche regionali, ho potuto contare solo sulla versione fornita da Wikipedia.

6 Strabone (I secolo a.C. – I secolo d.C.), Geografia, VI 3, 5.

7 G. Marciano, Descrizione, origini e successi della Provincia d’Otranto, Napoli 1855, Stamperia dell’Iride.

8 G. Marciano, Cit., p. 63.

9 G. Marciano, Cit., p. 63.

10 Varrone, Antiquitates rerum humanarum,III fr.VI Mirsch, Apud ps –probo (I secolo d.C. – …), in Vergilii Bucolica, VI 31.

11 N. Valente, La penisola salentina nelle fonti narrative antiche, in Il delfino e la mezzaluna. Studi della Fondazione Terra d’Otranto, anno 5, n. 6, Nardò 2017.

 

4 Commenti a Wikipedia ed il toponimo Salento. Ovvero all’ombra dei copia ed incolla

  1. Anzitutto debbo dire di condividere pienamente le critiche che lei da qualche tempo muove al pressappochismo (a dir poco …) che informa tante schede di Wikipedia e mi fa piacere pure che abbia iniziato sistematicamente quella denuncia da me esercitata occasionalmente nei miei contributi su questo blog. Mi permetto, a tal proposito e solo per corroborare l’identico sentire su questo tema, di segnalare per il passato tra gli altri:
    http://www.fondazioneterradotranto.it/2015/05/13/giovan-battista-crispo-lillustre-gallipolino-che-secondo-wikipedia-avrebbe-trovato-e-salvato-a-napoli-larcadia-del-sannazzaro-12/
    http://www.fondazioneterradotranto.it/2014/01/13/torre-colimena-wikipedia-ed-altro/

    Sempre a proposito di bufale antiche e moderne: ci sarebbe mancato solo che il compilatore della scheda avesse riportato anche la notizia del fantomatico re Sale messo in campo nel XVI secolo, naturalmente senza straccio di fonte degna di questo nome, da Iacopo Antonio Ferrari nella sua Apologia paradossica uscita postuma per i tipi di Mazzei a Lecce nel 1768.

    Credo che il “certo scrittore moderno” (ma perché non farne il nome?) fustigato in Descrizione, origine e successi … potrebbe essere Gaspare Papatodero (1732-1802) che in Della fortuna di Oria, Raimondi, Napoli, 1775, a p.33 scrive: “Furon detti quei popoli Salentini dalla loro Città detta Salentina come l’accennò Stefano: Σαλλεντία πόλις Μεσσαπίων. Τὸ ἐθνικὸν Σαλλεντινός. Sallentia Civitas Messapiorum, gentile Sallentinus.”.
    Il fustigatore, dunque, per evidenti motivi cronologici, non fu il Marciano ma l’Albanese. Tuttavia debbo dire che quest’ultimo, peraltro in modo confuso, attribuirebbe (se la mia identificazione è corretta) al Papatodero cose mai dette, in particolare l’attribuzione del toponimo “Salentia” (oltretutto nel Papatodero si legge “Sallentia, trascrizione latina del greco Σαλλεντία, che in italiano sarebbe “Sallenzia” …; poco importa ai nostri fini -l- o -ll- visto che quest’alternanza è molto ricorrente, ma la direbbe lunga sulla precisione di certi autori ) a Strabone ed a Tucidide, che il Papatodero, invece, mette in campo per altro.
    Il falso, paradossalmente, potrebbe averlo propalato proprio l’Albanese (e la sua reticenza potrebbe essere indizio d’invidia campanilistica …) perché la citazione da Stefano Bizantino (V-VI secolo d. C.), Ethnica (alla voce Σαλλεντία) fatta dal Papatodero è assolutamente corretta e perfettamente riportata. Oltretutto un Σαλεντία è già attestato in un frammento di Cassio Dione (II-III secolo d. C.) tratto da Giovanni Tzetze (XII secolo d. C.)da uno scolio all’Alessandra di Licofrone (IV secolo a. C.).

    “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”, diceva un noto personaggio. Nella fattispecie Il mio rammarico è che l’Albanese non possa difendersi, ma, mi si creda o no, se fosse stato ancora vivente, sarei stato ben lieto di espormi al pubblico ludibrio qualora fosse riuscito a dimostrare la sua buonafede; solo facendo il nome del misterioso “certo scrittore moderno” …

    • Mi scusi il ritardo ma è il giorno in cui i tre nipotini mi accudiscono… Sono d’accordo con lei il Papatodero è corretto: Sallenzia è citata come città salentina da Stefano e come regione in uno scolio di Tzetzes (anche se alcuni autori in quest’ultimo caso danno una lettura diversa del manoscritto). Per questo avrei ritenuto che l’Albanese (perché anch’io penso, come lei, che sia lui il fustigatore) si rivolgesse ad un autore nel tempo più vicino a lui e non al Papatodero. Almeno questo mi farebbe pensare quel “certo autore moderno” ed il fatto che sottolinei l’errore di collocazione di Salenzia (a Creta). In ogni caso la sua è un’ipotesi suggestiva. Rileggerò con attenzione il Marciano ed il Papadotero per avere un’idea più precisa in merito. La ringrazio per i link: mi farà piacere leggere il suo parere su Wikipedia.

  2. Gentile professore, ho letto e molto apprezzato il suo post che riporta un po’ di luce e di verità documentate sulle teorie che troppo superficialmente rimbalzano e si sedimentano in molti “luoghi” della rete.
    Mi permetta di ricorrere alla sua competenza e cortesia per sottoporle un dubbio che le mie lontanissime (e scarse) reminiscenze latine non m’aiutano a risolvere:
    assodata la conferma documentale della citazione di Varrone, ritiene che lo stesso abbia correttamente derivato “Salentini” da “salo”?
    Il mio, senz’altro semplicistico raccordo sarrebbe stato: “Saloini” o …”Salini” con, in quest’ultimo caso, evidenti conseguenze umoristiche o, se preferisce, indicative del tratto, talvolta salace del nostro carattere :)
    La ringrazio in anticipo per l’attenzione.
    Vanni Greco

    • Mi perdoni se le rispondo in ritardo. L’etnico, come sottolinea Strabone, era stato coniato dalla gente del luogo («ἐπιχώριοι») per cui non era di derivazione latina. Credo che Varrone intendesse solo riferirlo al termine latino corrispondente. Sono io a ringraziarla. Cordialità.

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