Una veduta neretina dell’antica Noyon

di Marcello Gaballo e Armando Polito

Il S. Eligio del pittore neretino Donato Antonio D’Orlando custodito a Nardò nella chiesa della Beata Vergine del Carmine ha ispirato il titolo di questo lavoro1 con un suo dettaglio, anzi con due. Il primo è rappresentato da un paesaggio, il secondo dal testo che vi si legge sovrapposto a mo’ di didascalia. Partiremo proprio da questo facendo notare la sua divisione in due spezzoni: a sinistra la CITTÀ DI NOVI, a destra OME IN BELGI2. La divisione ha lo scopo di evitare che la sovrapposizione invada fino a renderla illeggibile la figura del pastore e del secondo gregge che lo segue, dettagli il cui valore simbolico in riferimento a S. Eligio protettore dei maniscalchi e dalle miracolose capacità veterinarie (si ricordi il miracolo della zampa riattaccata al cavallo, cui allude, forse, proprio il cavallo scalpitante che si nota in basso a sinistra) è, sia pure indirettamente, indiscutibile. Il testo, dunque,  va letto continuativamente: CITTÀ DI NOVIOMI IN BELGI. Noviomi è l’italianizzazione di Noyon, la città appartenente in epoca romana alla Gallia belgica (da qui il successivo IN BELGI) e della quale, com’è noto,  S. Eligio fu vescovo. Il nome latino largamente attestato nel XVII secolo per Noyon  era Noviomum, come mostra, per fare un solo esempio, il Noviomi (genitivo locativo, dunque solo per puro caso formalmente uguale al Noviomi del dipinto) che si legge in Josephus Geldolphus a Ryckel, Vita S. Beddae, Typis Cornelii Coenestenii, Lovanii, 1631, p. 4213. Una forma femminile, Novioma, è attestata in epoca medioevale; per esempio: nel Chronicon Ecclesiae Sancti Bertini di Giovanni Iperio (seconda metà del XIV secolo) in Recueils des historiens des Gaules et de la France, a cura di Martin Bouquet, Aux dépens des libraires associés, Paris, 1741, v. III, p. 5814.

Largamente attestato è pure l’aggettivo Noviomensis, come per Nardò Neritonensis da un nominativo Neriton o Neritonum, da cui le forme volgari Neritone e Neritono. Anche per Novionensis uno dei tanti esempi è in un manoscritto del 1190 pubblicato in Martin Marville, Trosly-Loire ou le Trosly des Conciles, Typographie D. Andrieux, Noyon, 1869, p. 2365.

Quanto fin qui detto basta ed avanza per affermare che lo scorcio paesaggistico raffigurato è proprio una veduta di Noyon. La posizione della didascalia appare anomala, ma, d’altra parte, non poteva essere collocata in posizione diversa, come le altre che si leggono ai piedi del santo, le cui caratteristiche grafologiche non appaiono perfettamente compatibili con quelle della didascalia della veduta.6

È d’obbligo, giunti a questo punto, chiedersi se la rappresentazione è di fantasia o se il D’Orlando s’ispirò a qualche modello e, presumibilmente, a quale. Abbiamo condotto la ricerca su due filoni. quello delle opere pittoriche e quello delle opere a stampa cronologicamente compatibili con il pittore, tali, cioè, che potesse averle conosciute personalmente. Il primo non ha dato alcun esito (nel senso che non siamo riusciti a reperire neppure un dipinto raffigurante Noyon), le cose sono andate un po’ meglio con il secondo, che ci ha offerto i documenti che di seguito riproduciamo, lasciando, comunque, ad altri più esperti il giudizio di probabile plausibilità di rapporto con la veduta neretina.

Cominciamo con un’incisione di Joachim Duwiert (1580 circa-1648), del 1611, pubblicata in Alfred Pontieux, L’Ancien Noyon, A. Sevin & C., Chauny, 1912.

La seconda incisione è di Claude Chastillon (1559/1560-1616), topografo reale dal 1592.  Le sue incisioni sono custodite in parecchi musei prevalentemente francesi; questa fu pure pubblicata postuma, insieme con altre tavole, in Topographie françoise ou représentation de plusieurs villes, bourgs, chasteaux, maisons de plaisance, ruines et vestiges d’antiquitez du royaume de France, designez par dessunst Claude Chastillon et mise en lumière par Jean Boisseau, Paris, 1641. Di seguito il frontespizio e la tavola che ci interessa.

Dello stesso incisore è conservata a Noyon nel Musée Jean Calvin un’altra veduta.


Riportiamo, infine, per completezza documentaria un’ultima tavola, anonima, la cui data di pubblicazione non sembrerebbe compatibile con il D’Orlando. Tuttavia va detto che nulla esclude che detta tavola sia stata pubblicata sciolta precedentemente. È inserita in Les plans et profils de toutes principales villes et lieux considerables de France, Sebastien Cramoysi, Paris, 1638.

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1 Pubblicato in Decor Carmeli.Il convento, la chiesa e la confraternita del Carmine di Nardò, Mario Congedo editore, Galatina, 2017, pp. 147-150.

2 M. Cesari in La Puglia il manierismo e la controriforma, a cura di Antonio Cassiano – Fabrizio Vona, Congedo, Galatina 2013, p. 255 la riporta, ma legge IMBELGI, ipotizzando che si tratti di una veduta di Nardò.

3 Hunc vitae canonem sequebantur olim Hospitalariae Parisiis et Noviomi in Francia … (Seguivano un tempo questo canone di vita le Ospitaliere a Parigi ed a Noyon in Francia).

4 Intereà decedente Achario Episcopo urbis Noviomae, ad Episcopatum eiusdem urbis venerabilis vir Mummolinus provehitur … (Frattanto alla morte di Acario vescovo della città di Noyon diventa vescovo della medesiuma città il venerabile uomo Mummolino …). Noviomae è genitivo di Novioma e, come giustamente fa notare in nota il curatore, Mummolino non subentrò ad Acario ma proprio ad Eligio, il futuro santo.

5 … ecclesie beate Marie Noviomensis … ( … alla chiesa della beata Maria di Noyon …).

6 Le tre didascalie del bordo inferiore sono prive di riquadri iconologici di riferimento e sono ancora visibili perfettamente le linee-guida.

Nella prima si legge: TRONCATI LI PIEDI DI QUATRO CAVALLI,/[LA] BENEDITIONE LI FÈ SANI; segue un segno interpretabile come un adattamento rettilineo del lau buru (la croce basca), un altro che raffigura un animale (si direbbe un cane) e un altro ancora, articolato in due elementi, di problematica lettura, anche se ci potrebbe essere una valenza araldica. Tuttavia non è da escludere che la sua funzione sia puramente decorativa e che i segni finali delle due altre didascaklie ne rappresentino la progressiva semplificazione. Nella seconda: S. ELIGIO, FÀ TRONCARE IL PIEDE D’UN CAVALLO DEL RÈ DAL/MINISCALCO, CH’ERA FEROCISSIMO LO FÈ SANO ET HUMILE; segue un segno per il quale vedi la precedente didascalia. Nella terza: S. ELIGIO, PREGATO DA MOLTI MASSARI, ET MOLI/SANITÀ AL LOR BESTIAME; segue un segno che appare come l’estrema semplificazione di quello finale della prima didascalia; MOLI e lo spazio libero all’inizio di quest’ultima’ultima didascalia potrebbe essere un indizio, più che della mutilazione, dell’incompiutezza dell’opera.

 

Pubblicato nel volume “Decor Carmeli”:

Decor Carmeli. Il convento, la chiesa e la confraternita del Carmine di Nardò

6 Commenti a Una veduta neretina dell’antica Noyon

  1. L’EUROPA, GIOVANNI CALVINO E IL “RICORDO” NERETINO DELL’ANTICA NOYON …

    CONSIDERATO CHE LA VEDUTA NERETINA DELL’ANTICA NOYON ( http://www.fondazioneterradotranto.it/2017/09/13/veduta-neretina-dellantica-noyon/) è un quadro dei primi anni del Seicento del prolifico pittore Donato Antonio D’Orlando
    (1562 – 1636), custodito nella Chiesa della Beata Vergine del Carmine di Nardò, a “due passi (tra l’altro) dalla Chiesa di Santa Maria di Casole a Copertino (http://www.fondazioneterradotranto.it/tag/santa-maria-di-casole/) resta DA PENSARE (a mio parere) CHE siamo in piena Controriforma (o, se si vuole, Riforma cattolica) e l’operazione portata avanti anche dai vescovi della chiesa salentina è decisamente in contrapposizione polemica con i Protestanti e, in questo caso particolare, con i calvinisti, con Giovanni Calvino (https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Calvino), nato nella “nuova” NOYON (https://it.wikipedia.org/wiki/Noyon), che considerava una superstizione la venerazione dei santi e delle loro immagini.

    Federico La Sala

  2. Caro Federico, trovo profonda ed Intrigante l’ipotesi che la scelta del soggetto e dello sfondo comporti la sovrapposizione zione di tre piani crono-ideologici: la Noyon di S. Eligio, quella di Calvino e le suggestioni di quella che, in quanto patria di quest’ultimo, poteva evocare ai tempi del D’Orlando, per cui il suo S. Eligio sarebbe una sorta di manifesto di “politica allineata”. Al di là della frequenza di S. Eligio come soggetto nelle rappresentazioni artistiche e la, direi scontata, adesione del clero neretino alle decisioni del Concilio di Trento (cose che renderebbero puramente casuale la presenza di Noyon), sarebbe veramente decisivo trovare uno straccio di documento che metta in luce la sovrapposizione da te ipotizzata e che io ho, spero correttamente, parafrasato. Per fare un solo esempio: uno scritto (magari un atto notarile) in cui il committente (chiunque esso sia stato) o altri manifesti senza mezzi termini i suoi ideali e il messaggio (destinato a diventare sempre meno diretto col passare del tempo) che l’opera avrebbe dovuto trasmettere. Ad ogni buon conto: grazie per questa tua altra preziosa “attenzione”.

  3. L’EUROPA, I CARMELITANI DI NARDO’ E L’ ECUMENISMO CATTO-SPAGNOLO …

    Caro Armando, sarebbe bello e “veramente decisivo trovare uno straccio di documento che metta in luce la sovrapposizione”, ma – se permetti – fino a un certo punto: io oso pensare (perciò ho citato la vicinanza al “problema” della Chiesa di Santa Maria di Casole: http://www.fondazioneterradotranto.it/2017/03/24/santa-maria-casole-copertino-le-sue-sibille/) che le tre cose siano legate insieme – a partire dal presente storico di D’Orlando e di Chi gli ha commissionato l’opera: l’alto livello di consapevolezza teologica e politica della Chiesa salentina dice della stessa volontà ideologica (politica e religiosa) della Spagna e del Regno di Napoli e della Chiesa cattolica (con i Carmelitani calzati, e scalzi – è il tempo di Teresa d’Avila e Giovanni della Croce) di aggirare gli ostacoli, vincere i “protestanti”, e tentare di realizzare ( in una fase – agli inizi del ‘600 – ormai al tramonto) una dimensione ecumenica europea catto-spagnola!

    Come sono state “ricordate” e richiamate in vita le Sibille (garante, l’autorità di Lattanzio e soprattutto sant’Agostino prima, – cfr.: http://www.fondazioneterradotranto.it/2017/08/28/laffresco-di-santagostino-nella-cattedrale-di-nardo/, e l’autorità di Michelangelo e Teresa d’Avila dopo, – http://www.lavocedifiore.org/SPIP/breve.php3?id_breve=659), così è stato richiamato in vita – in questo caso e in questo tempo – il Sant’Eligio dell’antica Noyon (garante, il vescovo e i carmelitani della Chiesa della Beata vergine del Carmine di Nardò).

    Trovare uno “straccio di documento”, che possa chiarire ancor di più e meglio le ragioni del lavoro di D’Orlando, credo che entro questo “quadro” sia senz’altro più facile. O no?

    Federico La Sala

  4. Certo. Purtroppo, però, le visite pastorali a proposito dell’opera non lasciano trapelare alcuna notizia e l’unica luce potrebbe venire, ripeto, da qualche atto notarile. Tutto ciò, naturalmente, non esclude che la chiave di tutto si trovi nascosta in qualche documento, magari non catalogato, ancora conservato nel polveroso scaffale di qualche archivio …

  5. … della curia vescovile, o degli ordini carmelitani (calzati e scalzi, fortemente attivi soprattutto nella seconda metà del Cinquecento e i primi del Seicento).

  6. L’EUROPA, NOYON, LA CHIESA, IL “DECOR CARMELI” …

    RICORDATO CHE MENTRE D’ORLANDO “RICORDAVA” SANT’ELIGIO DELL’ANTICA NOYON, ALTRI (COME TOMMASO CAMPANELLA, GIORDANO BRUNO, KEPLERO, GALILEO GALILEI E, ANCORA, GIOVANNI D. ROCCAMORA, E NEWTON, cfr. le mie note in http://www.fondazioneterradotranto.it/2017/06/05/roccamora-ovvero-vino-storia-cultura/) “RICORDAVANO” ALTRE FIGURE COME I PROFETI E LE SIBILLE E “GUARDAVANO” A UNA FUTURA “NOYON”, a un’altra Europa, a un’altra Terra.

    OGGI A CHI CHIEDERE LUMI SU CHI HA COMMISSIONATO ALLA FINE DEL SEC. XX E ALL’INIZIO DEL XXI IL “QUADRO” (LIBRO!) DEL “DECOR CARMELI” (cfr.: http://www.fondazioneterradotranto.it/2017/07/13/decor-carmeli-convento-la-chiesa-la-confraternita-del-carmine-nardo/)?

    Credo che non bisogna andare solo per notai e archivi. Basta ricordare il lavoro e lo spirito del Vescovo Antonio Rosario MENNONNA e di papa GIOVANNI PAOLO II (cfr. le mie note all’intervista a Elio Ria, http://www.fondazioneterradotranto.it/2017/09/01/intervista-elio-ria-autore-del-libro-nome-del-prete/) e ricordare, in particolare, che GIOVANNI PAOLO II non solo elevò nel 1980 a Basilica minore la Cattedrale di Nardò (cfr. le mie note in http://www.fondazioneterradotranto.it/2017/08/28/laffresco-di-santagostino-nella-cattedrale-di-nardo/) ma anche che era TERZIARIO CARMELITANO ed era “di spirito prof-etico dotato” (come Francesco d’Assisi, Gioacchino da Fiore, e Dante, terziario francescano)!

    E ieri come oggi la situazione del l’Europa come del l’intero Pianeta Terra non è affatto rosea! Nel 1618 iniziarono le guerre di religione, la guerra dei Trent’anni (Pace di Westfalia, 1648), nel 2017/2018 cosa inizierà la Terza Guerra mondiale, come ha già visto e detto da papa Francesco)?!

    Lo spirito del lavoro della Fondazione “Terra d’Otranto” fa ben sperare. E’ un ottimo, incoraggiante e incoraggiabile segnale: guarda al futuro, e nell’ottica di una nuova ermeneutica e di un nuovo principio di carità (“charitas”)!

    Federico La Sala

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