Salento: il sole, il mare, il vento

di Armando Polito

Ho riportato nel titolo  in traduzione italiana il nesso neretino Salentu: lu sole, lu mare, lu ientu per un motivo informatico/pubblicitario: i motori di ricerca privilegiano le parole di uso più comuni e non certo quelle più rare o, addirittura, dialettali; e poi un nesso italiano ha maggiori probabilità di suscitare interesse nel comune lettore più del corrispondente dialettale. Che, poi, il corpo del post sia tutto in dialetto, è un’altra storia sì, ma  raccontata attraverso proverbi e resa fruibile anche ai non indigeni dalla versione in italiano e  dalle note che la corredano. La foto di testa l’ho presa tempo fa dal web dimenticando di annotarmi il link. L’autore, se lo desidera, potrà farsi vivo e rivendicarne, con prove inoppugnabili, la paternità e chiederne eventualmente la rimozione. È vero, pensando al titolo del post, si vede solo il mare, ma sarebbe così increspato se non ci fosse nemmeno un alito di vento e così luminoso se non ci fosse il sole? Anche una foto può sottindendere qualcosa …

SOLE

Lu sole ca ti ete ti scarfa  (Il sole che ti vede ti riscalda). In senso metaforico: se vogliamo affetto è necessario farci conoscere; il che non significa mettersi in mostra o pretendere attenzione a tutti i costi. Per scarfa vedi http://www.fondazioneterradotranto.it/2017/08/07/due-verbi-salentini-questestate-fuoco-scarfare-sxarfisciare/ .

Quandu lu sole ponge l’acqua è bbicina (Quando il sole punge la pioggia è vicina), Il detto rientra tra quelli, per così dire, meteorologici, frutto di secolari osservazioni, la cui attualità, però, rischia di essere ridimensionata, e pesantemente, dagli ultimi cambiamenti climatici.

Sott’allu sole ti lugliu la capu vae a subbugliu (Sotto al sole di luglio la testa va in subbuglio). Valgono le stesse osservazioni fatte per il precedente e, magari solo fra poche generazioni, il fenomeno si verificherà in pieno gennaio …

 

MARE

A mmare cantatu no sscire ppiscare (Non andare a pescare in un mare decantato). Quasi un invito a non cedere alle lusinghe di informazioni eccessivamente seducenti (oggi diremmo della pubblicità ingannevole, anche se, a parer mio, tutta la pubblicità è uno dei tanti  inganni legalizzati del nostro tempo, tra cui, in primis, le banche e le assicurazioni…). Lo stesso concetto è espresso da un altro proverbio che suona così: A ddo’ sienti ca ‘nci so’ mote fogghe porta lu saccu picciccu (Dove senti che ci sono molte verdure selvatiche porta il sacco piccolo).

Ci a mmare vae, maru si ‘ndi ene, scazzatu, nutu e muertu ti la fame (Chi va per mare se ne viene triste, scalzo, nudo e morto di fame). Mi pare chiaro il riferimento alla scarsa redditività ed alla pericolosità del mestiere del pescatore.

La femmina ca no bbedde mai lu mare quandu lu edde li parse picciccu (Alla donna che non aveva visto mai il mare, quando lo vide, esso parve piccolo). Sinceramente non saprei dire se si tratta di un omaggio all’ immense potenzialità femminile o, al contrario, una frecciata alla sua incontentabilità o alla scarsa capacità di valutazione, beninteso presunte …

Maistrale: nné ceddhi ‘n terra nné ppisci a mmare (Maestrale: né uccelli a terra, né pesci a mare). Il vento di maestrale non favorisce né la caccia né la pesca. Chissà, visto lo stravolgimento generale, e non solo climatico, se non avverrà il contrario e pescatori e cacciatori saranno costretti a dotarsi di armi ancora più sofisticate e, soprattutto i primi, a correre rischi maggiori …

Sciroccu chiaru e tramuntana scura: mintite a mmare e no bbire paura (Scirocco col cielo chiaro e tramontana col cielo scuro: mettiti in mare e non avere paura). Con i cambiamenti climatici in atto ci sarà ancora da fidarsi?

 

VENTO

Chissà cosa avremmo dato nelle settimane di caldo infernale appena trascorse per un alito di vento! Eppure qui non posso fare a meno di notare che questo fenomeno, fastidioso soprattutto se continuato, trova la sua celebrazione in un numero schiacciante (rispetto al sole  e al mare) di proverbi. Perciò tenetevi forte, magari aggrappandovi alla sdraio della bella vicina o del bel vicino  di spiaggia oggetto (non la sdraio …) dei vostri famelici sguardi, con la scusa che, se l’erba del vicino è più verde, anche la sua sdraio non scherza quanto a stabilità … E chi non si trova in spiaggia ma, per dirne una su un tram? Vi si attacchi!

Cielu russu: o acqua o ientu o frùsciu (Cielo rosso: o pioggia continua o vento o brevissima caduta di pioggia). Per quanto riguarda l’attualità del proverbio vale quanto detto per gli altri di natura metereologica e perciò, ogni volta che ne capiterà uno, sìintenda sottintesa questa riflessione. Frùsciu corrisponde all’italiano flusso, dal latino fluxu(m).

Ci vuei acqua, cerca ientu (Se vuoi l’acqua cerca il vento).

Ddiu cu tti quarda ti tramuntana e ientu, ti omu e femmina ca parlanu lientu (Dio ti guardi da tramontana e vento, da uomo e donna che parlano lentamente). Il proverbio appare basato sulla contrapposizione tra gli elementi climatici che sono pericolosi quando sono veloci e violenti e alcuni atteggiamenti umani in cui la lentezza, la pacatezza e la calma potrebbero nascondere un inganno (la lentezza nel parlare può anche essere sintomo di qualche serio problema …).

È mmegghiu fumu ti cucina cca ientu ti marina (È meglio il fumo della cucina del vento proveniente dal mare). Bisognerebbe ascoltare il parere di qualcuno rimasto vittima della frittura del suo coinquilino cinese …

La femmina cangia cchiù ti li ienti (La donna cambia più dei venti). Sembra la traduzione in salentino di La donna è mobil qual piuma al vento

Li fùmuli li ccocchia lu ientu, li cristiani li ccocchia Ddiu (Gli iperici li accoppia il vento, gli uomini li accoppia Dio). Per fùmuli vedi la nota 2 in http://www.fondazioneterradotranto.it/2016/03/22/la-divinita-il-diavolo-e-la-donna-in-alcuni-proverbi-salentini/.

Lu ientu ti fissura ti porta a ssipurtura (Il vento di fessura ti porta a sepoltura). Un ottimo deterrente contro i danni dovuti a spifferi, correnti d’aria  ed affini, proprio quei rimedi che, in mancanza di strumenti più sofisticati, abbiamo agognato in questo infuocato passaggio da luglio ad agosto 2017.

Lu ientu ti marina ‘ndi mena la megghiu cima (Il vento proveniente dal mare butta giù la migliore cima).

Mueru e mmueru cuntente, basta cu nno bbèsciu lu ientu ti punente (Muoio e muoio contento, basta che non veda il vento di ponente). Sarà, ma credo che i più preferirebbero sopravvivere anche se si trovassero nell’occhio di un ciclone.

Ttre ggiurni mena ientu lu sciroccu e quattru li continua la tramuntana (Il vento di scirocco spira  per tre giorni continui, la tramontana per quattro).

2 Commenti a Salento: il sole, il mare, il vento

  1. In Piemonte non avendo il mare, troviamo un solo proverbio affine ai vostri ed è quello della “fissura”. Anche in piemontese il prverbio dice “Aria ‘d filura a pòrta a la sepoltura” “Vento di fessura porta alla sepoltura”:Direi che questo proprio ci appaia. Non abbiamo il mare, ma nonostante questo, la Liguria non essendo poi così lontana, ogni tanto ci manda qualche folata di troppo e quando questo succedde sono guai per gli orti. Infatti. “S’a-i pìja ‘l marin a l’é la fin” cioè “Se arriva questo vento marino è la fine” perchè le verdure si inaridiscono e sono da buttare.

  2. Eggià, il vento è il più citato, ed è giusto che così sia. Il mare è là, amato e forse temuto quando non lo si rispetta, il sole è là, più o meno caldo ma c’è, loro, mare e sole, esistono a prescindere da tutto. Nel mare c’è vita, nel sole c’è vita. Il vento però, lui non c’è, arriva atteso, temuto, umido, fresco , tramontana, libeccio che arriva dalla Libia (dicevano gli antichi) scirocco, quello maledetto che è carico di umidità. Ti alzi al mattino e sai che mare e sole sono lì, magari incazzato il mare e cupo il sole, ma sono lì. I venti invece non sai se ci sono, quanto sono forti, quanto ti entrano dentro e ti fanno volare alto o ti deprimono. Il vento (i venti) arrivano improvvisi, inattesi, sono misteriosi. Forse incutono timore, chissà. “Mi sento fiacco, sarà lo scirocco?” “Mi sento euforico viva la tramontana”. Oppure, per dirla con Saffo “Scuote l’anima mia Eros | come vento sul monte | che irrompe entro le querce | e scioglie le membra e le agita, | dolce, amaro, indomabile serpente.”

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