Lu pasulu (il fagiolo): non solo un legume

di Armando Polito

È tipico della parola poetica la magica capacità di superare le barriere spaziali e temporali in cui essa nell’uso comune e quotidiano si dibatte. Purtroppo con l’istruzione e la cultura  sempre più in decadenza si corre il rischio di veder spacciato per creatività l’uso improprio, quando non colpevolmente arbitrario, di una parola per un’altra, visto che l’ignoranza dilagante  ha compromesso  l’esigenza fondamentale per il vivere comune  di attribuire ad ogni parola se non un significato rigidamente univoco almeno una gamma semantica ampia quanto si voglia, ma pur sempre circoscritta ad alcune categorie concettuali.

in qualsiasi campo per comunicare è indispensabile usare lo stesso codice e solo l’artista , che dei singoli segni conosce vita, morte e miracoli, è l’unico che ha il diritto e quasi la missione-dovere di violarlo. Ed è dagli esiti felici o infelici di questo provvidenziale reato che emerge la sua grandezza, che è direttamente proporzionale al tasso di originalità e alle modalità della sua gestione.

Senza scomodare, però, i poeti, qualcosa di simile avviene nell’uso comune con parole per le quali valgono più definizioni, tutte, comunque, legate fra loro e aggiuntesi col tempo al significato originario, di solito unico e legato al concreto.

 

Il caso di fagiolo sotto questo punto di vista appare emblematico e, siccome il discorso teorico fin qui fatto vale per l’italiano  (come per qualsiasi altra lingua) e per il dialetto, il nostro esame sarà condotto su un doppio binario.

Per quanto riguarda la voce italiana riporto evidenziato col riquadro rosso il lemma così com’è trattato nel Vocabolario Treccani on line.

Visto il significato di partenza, è proprio il caso di dire che la pianta ha dato buoni frutti. Anche in passato, però, non era stata da meno,                 anzi quello presente è un patrimonio in gran parte ereditato.  In greco ϕάσηλος (leggi fàselos) significava non solo fagiolo ma anche battello, barca (bisogna pensare alla forma del baccello),  mentre il quasi gemello φασήολος (leggi fasèolos) appare usato solo nel senso primitivo. Lo stesso avviene in latino per con quelle che in pratica sono la trascrizione delle corrispondenti parole greche:  phasèlus (fagiolo o barca) e phasèolus (fagiolo).

E il significato traslato di imbarcazione per phaselus trova la sua consacrazione poetica in Catullo1 e in Virgilio2, rievocata dal carducciano faselo (Odi barbare, I, XV, 28) e dal panziniano  fasello (Pagine dell’alba, p. 161 dell’edizione Mondadori del 1942).

Passiamo ora al dialettale pasulu, che, ancor più fedelmente della voce italiana, mostra la sua origine da phasèolu(m) col passaggio in testa dall’aspirata (ph-) alla sorda (p) e –eo->-u- attraverso un passaggio intermedio –eo->-o-, come si nota in pasola (specie di oliva grossa e tonda).

Il ϕάσηλος/ φασήολος greco e il phaselus/phaseolus latino messi in campo per l’etimologia sembrano un anacronismo rispetto al fatto, notorio, che il fagiolo comune (Phaseolus vulgaris L.) venne introdotto con la scoperta dell’America. Nell’immagine che segue una delle varietà attuali più diffsuse: il Borlotto.

Vero, ma esso soppiantò quasi completamente l’antica specie di origine africana (Vigna unguiculata L.) conosciuta nel mondo greco e romano. Ed essa resiste ancora oggi dalle nostre parti (se altrove non so) e ha il nome di pasuli cu l’uècchiu   (fagioli con l’occhio).

Per quanto riguarda i significati, a parte, naturalmente, quello botanico primitivo e la pasola prima ricordata, il plurale (pasuli) indica  anche, come in italiano, i testicoli del gallo. Curioso vedere come nel composto spasulatu la s– è sì privativa ma non, come qualcuno potrebbe pensare, attribuendo alla voce il significato di evirato. I pasuli di cui si parla qui non sono quelli del gallo, ma, ancora una volta, il nostro legume diventato (forse per somiglianza di forma con alcune gemme, più che con le monete metalliche, se non  direttamente per il suo rilievo economivo antico) sinonimo di denaro. Curioso anche il fatto che l’altro legume, il pisello, al plurale (pisieddhi) è usato anch’esso come sinonimo di soldi ma non esiste una voce spisieddhatu  gemella di spasulatu)  E così spasulatu è quello che in italiano diremmo poveraccio o, con una circollocuzione, chi sta al verde; da non confondere con i vegani o con chi, daltonico, distratto o imbranato, blocca il traffico al semaforo suscitando l’ira di automobilisti certamente non daltonici ma abituati a passare col rosso o , bene che vada, quando manca un millesimo di secondo , Formula1 docet …, allo spegnimento del giallo …

E chiudo con il proverbio Ci si anta sulu no mbale nnu pasulu (Chi si vanta da solo non vale un fagiolo). Non riesco a decidere se  qui pasulu è da intendersi come il vegetale (con uno solo che ci fai?) oppure come il dettaglio anatomico del pollo quasi confuso con l’analogo dell’uomo o come entrambi . Potenza creativa delle metafore ingenuamente ambigue della civiltà contadina!

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1 Carmina, IV

2 Georgicon libri, IV, 289

Un commento a Lu pasulu (il fagiolo): non solo un legume

  1. “Fae nette ciciri, pisieddhri e pasuli “

    I fagioli abbassano la pressione
    Rispetto alla soia i fagioli hanno un contenuto più basso di proteine e per assimilarne al meglio i nutrienti bisogna consumarli insieme a riso o pasta integrali. Con questo abbinamento, infatti, si ottiene un apporto proteico e di aminoacidi ottimale. Studi recenti sui fagioli rivelano che il consumo abituale di questo legume migliora la pressione e riduce il peso.

    Li pasuli cu le cotiche te maiale cu llu passutu te prummitoru, aiu e cipuddhra
    Pasuli cu la trippa
    Li abitanti te San Cesareo vengono chiamati mangia pasuli
    Pasuli cu lli spunzali
    Nna pignata te pasuli cu nnue’cchiu
    un saluto
    Ersilio Teifreto Novolese classe 47

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