Il “Bignamino del Salento per turisti”

di Pier Paolo Tarsi

Il “Bignamino del Salento per turisti”. Eccolo per voi. Fatene buon uso, io tanto vado in montagna quest’anno, orcozio.

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ph Gianni Carluccio

 

Verso est
Per iniziare, da Lecce potrete raggiungere in poco tempo le splendide scogliere quanto le rinomate spiagge di San Foca, della poetica e messapica Roca, dell’animata Torre dell’Orso, della delicata Sant’Andrea e ovviamente d’Otranto, la superba e azzurra perla dell’adriatico, patria degli 800 Santi Martiri decapitati dai Turchi nel 1480, custode per antonomasia delle memorie dei nostri avi e sorgente perenne della cultura greco-latina, bizantina e mediorientale della nostra terra, da secoli, appunto, denominata Terra d’Otranto.

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Procedendo verso Sud sulla litoranea, vi inoltrerete subito nel tratto di costa più suggestivo della penisola salentina: con sullo sfondo le montagne d’Albania che si stagliano all’orizzonte, sarete rapiti dall’impeto di una bellezza indicibile che vi accompagnerà lungo tutto il tragitto. Come fosse un filamento argentato, la strada inanella le varie perle lucenti che si susseguiranno al vostro sguardo.

Grotta della Zinzulusa, Castro
Grotta della Zinzulusa, Castro

 

Dapprima giungerete a Porto Badisco e Castro, dove tutta la storia dell’Occidente è transitata: dall’uomo primitivo, che ci narra ancora di sé nelle grandi grotte della costa – come la grotta Romanelli, quella dei Cervi o, più oltre, l’onirica Zinzulusa in cui potrete inoltrarvi per una visita guidata tra stalattiti e stalagmiti -, ai Messapi, ai Greci e ai Latini, il cui padre Enea qui trovò il primo approdo per generare poi la grandezza di Roma antica.

Complesso di pajare con forno (foto nicola febbraro)
Complesso di pajare con forno (foto nicola febbraro)

 

Proseguendo, tra muretti a secco che tratteggiano giardini pensili a strapiombo sul mare, tra malinconiche e solitarie antiche torri che vegliano da secoli dall’alto, tra pagghiare e furnieddhi che si confondono con il roccioso e fiabesco paesaggio lunare, tra colorati fichi d’India che si inerpicano allegramente sulle opere dell’uomo e della natura, incontrerete dunque il fascino mediorientale e moresco di Santa Cesarea Terme, il mare purissimo e le scogliere di Marina di Andrano, di Tricase Porto, di Marina Serra e così via.

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ph Emilio Nicolì

 

Tra queste località, spiagge dorate si fanno ovunque spazio, circondate da pinete e vegetazione lussureggiante, riparate ad ovest da alture pietrose (le specchie) e declivi di terre ricoperte da ulivi (le serre), sulle quali sorgono costellazioni di poetici borghi, assopiti nell’incanto dell’immediato entroterra. Superate le vertiginose altezze del ponte Ciolo, giungerete infine a scorgere l’estremo faro della splendente Santa Maria di Leuca, il cui bianco riflesso vi preparerà allo spettacolo ultimo e sommo: il sublime incontro con l’infinito Mediterraneo.

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Da Nord a Sud
Nell’entroterra si ergono alti i dorati campanili barocchi di Lecce: dalla superba regina, ammantata dei suoi ricami scolpiti nella pietra leccese e nel carparo, seguendo la direttrice Nord-Sud potrete attraversare tutta la provincia salentina, lambendo incantevoli paesi e cittadine, veri e propri scrigni di bellezza artistica, di storie e di ricchezze enogastroniche.

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Qui potrete ad esempio degustare i prelibati vini di Leverano o esplorare le artistiche meraviglie di Nardò, visitare Copertino, la città del santo dei voli, San Giuseppe, o ancora assaggiare i tipici dolci pasticciotti di Galatina, luogo benedetto da san Paolo e meta delle tarantate alla ricerca della liberazione dalla possessione.

centro storico di Galatina
centro storico di Galatina

 

Procedendo incontrerete Martano, il più popolato dei nove comuni che costituiscono nel loro insieme la Grecìa, una rilevante porzione di Salento che si distingue per la sua specificità culturale e linguistico-dialettale di diretta discendenza greca, rinomata tra i salentini stessi per la peculiarità della sua natura incontaminata, per la bellezza antica e preservata dei suoi borghi, per la ricchezza culturale e paesaggistica rispettate e tramandate, per il suo patrimonio linguistico, culinario ed enogastronomico.

Da qui, ancora, potrete immergervi nell’eleganza di Maglie o nelle ronde scatenate e sensuali di Melpignano, sede della celebre Notte della Taranta; potrete cenare tra gli antichi menhir dell’entroterra idruntino o più a Sud, nelle tipiche trattorie del borgo incantato di Specchia o dei dintorni, fino a ridiscendere ancora nell’estremo punto della terraferma italiana, finibus terrae, la suggestiva Santa Maria di Leuca, là dove l’Italia finisce nel punto in cui il mar Ionio e l’Adriatico si incontrano per fondersi in un immenso abbraccio mediterraneo.

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Verso Ovest
Con la stessa facilità, da Lecce vi potrete immettere in una manciata di minuti sulle principali vie di collegamento in direzione Ovest, puntando verso la costa ionica, verso i rinomati lidi di Porto Cesareo e l’incanto delle sue isole selvagge che da sempre proteggono e custodiscono le sue vivaci riviere.

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Da qui, sedotti dal parco naturale di Porto Selvaggio, estasiati dalle scogliere popolate di luci e imbandite per gli aperitivi di Santa Caterina, incantati dal profumo orientale di Santa Maria al Bagno e dalle antiche fortificazioni diroccate delle Quattro Colonne, verrete attratti dalla magia di Gallipoli, con i suoi lidi in festa, con lo splendore del suo centro storico e i profumi irresistibili delle tradizionali ricette a base di pesce appena portato a riva dai pescatori.

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Più a Sud ancora, potrete rigenerarvi nel mare cristallino e sulle spiagge di miriadi di lidi che si susseguono da Marina di Mancaversa e Torre Suda, passando alle marine della messapica e dorata Ugento, o più oltre ancora, fino a Pescoluse, le cosiddette “Maldive del Salento”.

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Potrete ritemprarvi all’ombra delle antiche sentinelle costiere, le severe e imprendibili torri che nei secoli passati vegliavano sulla Terra d’Otranto cingendola tutta, difendendola dalle incursioni di pirati e saraceni provenienti dal mare: ai piedi dei colossi di pietra scoprirete graziosi villaggi e romantici approdi come Torre Mozza, Torre Pali o San Gregorio, poco prima di giungere nuovamente là dove l’alto faro sovrasta le sontuose e nobili ville moresche di Leuca.

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4 Commenti a Il “Bignamino del Salento per turisti”

  1. Ottima sintesi che merita di essere apprezzata e diffusa, resistendo alla campanilistica tentazione di segnalare le mancate citazioni e che potrebbe, invece, esser meglio indirizzata elaborando descrizioni nuove e aggiuntive per arricchire non solo la capacità di valorizzare la nostra terra, ma soprattutto di coglierne noi stessi, e sempre meglio, la sua bellezza. Grazie a Pier Paolo Tarsi.

    Una solo rettifica, non di parte, però mi permetto: per convenzione geografica, la separazione tra Mare Adriatico e Mare Ionio è stabilita dal Canale d’Otranto, per cui bagnarsi a sud della Palascia vuol dire farlo nello Ionio, anche se l’opinione comune continua a considerarlo Adriatico.
    Un saluto, Vanni Greco

  2. Il reportage/depliant di Pier Paolo susciterà sicuramente la rabbia di qualche titolare di agenzia turistica rimasto deluso dopo la consegna del prodotto che da tempo aveva ordinato a colui che gli avevano spacciato come un mago nel suo campo, prodotto col quale pensava di battere la concorrenza. Però quello di Pier Paolo è, come lui stesso lo definisce, un bignami, che è l’unico nome comune nascente dal cognome del suo editore, vale a dire la consacrazione antonomastica, in campo editoriale, del “semplice e subito”, ma esposto ai rischi di una struttura essenziale, e lineare, oltre che di una troppo facile presa. Come in tutte le sintesi anche qui sembrano, e sottolineo sembrano, essere trascurati alcuni dettagli non irrilevanti, che in troppe occasioni dal vivo creano un contrasto stridente tra la bellezza dei luoghi e l’inciviltà di chi ci vive o li frequenta, magari, solo saltuariamente. Conoscendo Pier Paolo, non di persona ma, quel che è più importante, dal pensiero che desumo dalla coerenza suoi scritti (anche quelli leggeri, per così dire, facebookiani), credo che il suo depliant, al di là delle splendide foto, nasconda un’ironia di fondo, non voglio dire sarcasmo, quasi impalpabile e discreta per non negare una speranza nella quale, probabilmente, nemmeno lui crede più; e per rendermene conto mi basta e avanza l'”orcozio” iniziale …

  3. Grazie Vanni per le tue bellissime parole, davvero generose. Fai bene a precisare la convenzione sul confine Adriatico-Ionio, è una delle convenzioni che pur dovendo accettare non mi riesce di fare per una serie di ragioni più legate all’immaginario a cui si prestano gli scogli di Leuca e la visione del mare da là. Armando…ormai conosce l’etimologia del mio dizionario intimo. E’ proprio come scrivi, ahimé, ahinoi..una lacerazione che hai denudato e scoperto. Un abbraccio a entrambi.

  4. Da bambino, uno zio che amava – di tanto in tanto – prendersi affettuosamente gioco di me, per poi rivelarmi subito la verità con un ampio sorriso bonario, una volta al cinema, alla mia domanda se Stanlio ed Ollio fossero ancora vivi, disse di no; e alla domanda successiva sulle cause della morte, rispose sicuro: “Cu lli fungi!”.
    Lo stesso zio, in altra occasione, mi rivelò che a Santa Maria di Leuca, dove s’incontravano, appunto, Ionio ed Adriatico, si poteva vedere la differenza di azzurro che caratterizzava nettamente i due mari…
    Anche quella volta, sorridendomi, mi invitò a coltivare il dubbio su quello che ascoltavo, anche quando i racconti apparivano verosimili.
    Oggi penso che quelle piccole lezioni abbiano lasciato una traccia non del tutto marginale sulla mia personalità, come anche sul mio senso dell’ironia.
    Eppure Pier Paolo, ti garantisco che quando, ormai adolescente piuttosto smaliziato, sono stato per la prima volta “sugli scogli di Leuca”, la mia memoria non ha potuto fare a meno di rammentare quelle parole e mi sono sorpreso a cercare quella linea di demarcazione fra i due mari, accusando una certa delusione nel non vederla. Poco dopo, però, al suo posto, ho trovato l’immagine del sorriso furbo dello zio al quale la sera, al mio rientro, ho riportato il racconto della mia gita, confermandogli, ovviamente, che a Leuca quella linea divisoria era sempre lì, perfettamente al suo posto. E lui: “Certo che era lì, te lo avevo detto”.
    Potere della parola che sa uscire dal recinto dell’anonimato per diventare immagine suggestiva, evocativa, sfiorando, talvolta, l’incanto della poesia.

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