Pasqua in una miniatura del XV secolo

di Armando Polito

L’1mmagine riproduce  il foglio 1r di un codice del XV secolo contenente il testo del Vespro miniato da Cristoforo Maiorana e custodito nella biblioteca dell’Università di Valencia (http://weblioteca.uv.es/cgi/view7.pl?sesion=2017041208341014319&source=uv_ms_0391&div=5). Il Maiorana miniò  fra l’altro un codice realizzato per Anfrea Matteo III Acquaviva, conservato nella Biblioteca Nazionale di Francia (Latin 2082); purtroppo, non ho alcun dato per affermare che anche quello cui faccio riferimento oggi abbia avuto lo stesso destinatario. Lo posso solo ritenere probabile è questo è un buon pretesto per accampare un ipotetico legame, sia pure indiretto, con la Terra d’Otranto, in cui quella famiglia ebbe un ruolo di primissimo piano.

Il lettore più acculturato mi perdonerà ora la parte che segue, destinata soprattutto ai più giovani, parecchi dei quali, non per colpa loro, ignorano anche il significato attuale di miiniatura, che designa la riproduzione in scala ridotta di un qualsiasi oggetto (per un edificio o un paesaggio il suo sinonimo è modellino o  plastico). E il derivato miniaturizzazione trova nei nostri tempi l’esempio più appariscente (anche se, a ben pensarci, per vedere i dettagli bisognerebbe ricorrere al microscopio …) nei circuiti integrati che, tra l’altro, hanno trasformato quegli armadi che un tempo erano i pc in oggetti che stanno in un taschino.

Ma miniatura all’origine, quando i pc non erano neppure roba da fantascienza, indicavano l’arte e la tecnica di ornare, decorare, illustrare oggetti, in primis l’antenato del libro, cioé il codice.Miniatura deriva da miniato, participio passato di miniare, secondo una tecnica di formazione molto usata  che sfrutta il participio passato di un verbo, come per colto>colltura e coltura, fatto> fattura, chiuso>chiusura, etc. etc.

Miniare, a sua volta, deriva da minio, il colore che fin dall’antichità e poi nel medioevo era il più usato in questo tipo di decorazione. Insomma, il concetto dominante oggi di riduzione dimensionale non ha nulla a che fare con termini come minore o mignon,

È intuitivo che la miniatura accresceva enormemente il valore del codice, non solo perché richiedeva l’intervento di veri e propri artisti (e quindi la lievitazione dei costi) ma anche perché l’importanza dell’immagine, oggi fondamentale, anche allora non era trascurabile. Essa era, perciò, riservata a quella che oggi diremmo edizione di lusso. L’avvento della stampa a partire dalla metà del XV secolo decretò inesorabilmente la fine della miniatura, anche se le prime edizioni ricalcavano la stessa struttura dei codici (compresa la numerazione di quelle che poi sarebbero state le pagine con un numero progressivo preceduto da f(oglio) e seguito da r(etto) per la prima facciata, da v(erso) per la seconda. E, laddove la fedeltà all’originale si spingeva al massimo, le nuove miniature venivano realizzate partendo da un’incisione su lastra di rame.

Ancora oggi, in tempi in cui le acrobazie grafiche (magari realizzate con un software …) ci bombardano,  i nostri occhi restano ammaliati dall’apparente semplicità delle antiche miniature e qualcuno proverà le stesse emozioni  che suscita una pittura naïf.

Quanto fin qui detto non vuole condizionare nessuno, è solo il mio omaggio personale e laico ad un evento religioso (e ad sua espressione artistica) che invita, comunque, a riflettere anche chi, come me, di ogni religione ha un concetto , per restare terminologicamente in tema, poco ortodosso …

E dopo l’immagine di testa, il cui testo recita in alto (sono le parole iniziali dell’antifona che nel Vespro precede il salmo 109) In die resurrectionis domi/ni nostri iesu christi: adventus dii (Nel giorno della resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo: l’avvento del dio) e in basso Angelus autem domini descendit de celo et accedens revolvit lapidem: et  sedebat super …(Poi l’angelo del Signore scese dal cielo e avvicinandosi fece scivolare la pietra; e sedeva su di essa …), chiudo  con un’operazione che ha il sapore dell’ossimoro, la figura retorica che più efficacemente rappresenta la contraddittorietà della nostra natura, cioè  l’ingrandimento della miniatura.

Ah, quasi quasi me ne dimenticavo: comunque sia, buona Pasqua!

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