Teatro| Va in scena “Capatosta”

Capatosta [photo Marco Caselli Nirmal]
Capatosta [photo Marco Caselli Nirmal]

di Tore Scuro

Il sangue di una città ferita e divisa. Per il Festival della Terra delle Gravine, giovedì 4 agosto (ore 21.30), all’Antica Fornace di Laterza (in via Minghetti), va in scena “Capatosta” di Gaetano Colella, regia Enrico Messina, con Gaetano Colella e Andrea Simonetti, composizione sonora Mirko Lodedo, scene Massimo Staich, disegno luci Fausto Bonvini, datore luci Vito Marra, produzione Crest – Teatri Abitati, in collaborazione con Armamaxa teatro. Durata 60 minuti. Ingresso libero. Info: 099.8297911.

Capatosta [photo Marco Caselli Nirmal]
Capatosta [photo Marco Caselli Nirmal]
Siamo nello stabilimento più grande d’Europa, l’Ilva. Siamo in uno dei tanti reparti giganteschi della fabbrica, Acciaieria 1 reparto RH. Qui l’acciaio fuso transita per raggiungere il reparto della colata e gli operai sono chiamati a controllare la qualità della miscela. La temperatura è di1600 gradi centigradi. Due operai sul posto di lavoro. Il primo è un veterano, venti anni di servizio alle spalle e un carattere prepotente, di chi si è lavorato la vita ai fianchi e il poco che ha lo difende coi denti, compreso il suo piccolo desiderio: fuggire da Taranto, coi suoi figli, per non tornarci più. Il secondo è una matricola, un giovane di venticinque anni appena assunto nello stabilimento. I due potrebbero essere padre e figlio.

In questo stabilimento dal 1962 ci sono generazioni di operai che si avvicendano, si confrontano, si scontrano e si uniscono. I padri hanno fatto posto ai figli e ai nipoti senza che nulla sia intervenuto a modificare questo flusso di forza lavoro. Si sono tramandati saperi ed esperienze così come usi e abusi, leggi tacite e modi di fare. Sembra che in questo scenario nulla sia destinato a mutare, che i figli erediteranno fatica e privilegi dei padri. Ma è davvero così?

Grazie al parere concorde di due giurie, composte da operatori teatrali e da spettatori attivi, lo spettacolo del Crest ha vinto il bando nazionale Storie di Lavoro 2015, premio organizzato dall’Associazione Ventichiavi Teatro di Roma. La motivazione: «“Capatosta” ha avuto la capacità di raccontare la realtà della più grande fabbrica d’Europa e di tutte le sue contraddizioni attraverso lo sguardo profondo di chi questa realtà la conosce perché la vive tutti i giorni. Molto è stato scritto e narrato sulla vicenda dell’Ilva di Taranto ma “Capatosta”, seppur intimamente radicato sul territorio (lo spazio teatrale in cui opera Crest è proprio di fronte all’Ilva) trascende i confini della singola vicenda e diventa un racconto sul rapporto tra bene individuale e collettivo, osservando la vicenda dai diversi punti di vista del cosiddetto mondo operaio. “Capatosta” riesce a uscire dai confini del teatro civile e pone lo spettatore in una posizione scomoda: farsi domande e non trovare risposte. Lo fa grazie ad una struttura drammaturgica dialogica e a due bravissimi interpreti, alternando sapientemente momenti drammatici a momenti comici».

Nato a Taranto nel 1977, il Crest, acronimo di collettivo di ricerche espressive e sperimentazione teatrale, porta avanti in un ambiente difficile – sia socialmente che culturalmente – un discorso teatrale coerente e innovativo, raccontando vite complicate, sogni ostinati, incontri tra culture e condizioni differenti, cercando di coniugare i linguaggi della tradizione con quelli della ricerca teatrale contemporanea. E’ stato finalista al Premio ETI Stregagatto con gli spettacoli “La neve era bianca” (1999), “La mattanza” (2000), “Cane nero” (2001) ed ha prodotto lo spettacolo vincitore del Premio Scenario 2005, “Il deficiente”. Dopo 30 anni di attività “senza fissa dimora”, dal 2009 la Compagnia dispone di mille metri quadrati di “teatro da abitare”, il TaTÀ, nel quartiere popolare ed operaio per eccellenza della città, il rione Tamburi appunto, il più contiguo alle svettanti ciminiere Ilva.

Capatosta [photo Marco Caselli Nirmal]
Capatosta [photo Marco Caselli Nirmal]

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